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martedì 31 gennaio 2017

Il vocabolario cristiano, il vocabolario laico

Via Martiri della Libertà a Trieste
Chi è avezzo al mondo delle lettere sa che le parole sono come dei manichini i quali, a seconda delle epoche, possono essere vestiti con mode differenti. La tendenza prevalente, all'interno di una società, contribuirà a dare a determinati termini un certo significato quando gli stessi, prima di quella tendenza potevano avere un ben diverso campo semantico.
È il caso della parola "liturgia" che, prima dell'avvento del Cristianesimo, significava qualsiasi attività compiuta per il bene sociale. In quel periodo era "liturgia" anche riparare una strada.
L'avvento del Cristianesimo e la sua affermazione nella società hanno fatto in modo che per "liturgia" si intendesse la più elevata opera per il bene sociale: il culto cristiano!
Questo, ovviamente, quando il Cristianesimo aveva la forza d'incidere nella società.
Da alcuni secoli questa forza si è persa e il Cristianesimo odierno, soprattutto in Occidente, non ha più capacità d'influire. Subisce, semmai, influenze ad esso estranee in modo sempre più massivo.
Lo notiamo, ad esempio, dal modo in cui usa il termine "martire".
Nell'epoca pagana la "martirìa" significava una qualsiasi testimonianza, anche quella fatta da chi, davanti ad un giudice, voleva scagionare un uomo da una colpa.
Nei primi secoli cristiani la "martirìa" per eccellenza divenne la testimonianza di Cristo da parte di coloro che venivano, perciò, processati e condannati a morte.
Da lì in poi, il termine "martire" ha significato prevalentemente, e forse unicamente!, colui che effonde il proprio sangue per testimoniare Cristo.
Oggi al termine "martire" si danno altri significati, decisamente laici: è "martire" colui che muore per la libertà o per la giustizia in senso generico e puramente umano.
Che il mondo laico, lontano dal Cristianesimo, modelli le parole a suo piacimento non deve meravigliare nessuno ed è cosa che rientra perfettamente nella norma, esattamente come il Cristianesimo stesso lo ha fatto a suo tempo.
Ma che il Cristianesimo assuma acriticamente questa modalità è come chiedere ad un banchiere che faccia il postino e al postino che faccia il macellaio. Sono cose completamente fuori posto!
Il peggio è che oggi nessuno se ne accorge e pensa che il fatto sia regolarissimo.
In tal modo, se qualcuno cerca nel web i nomi di santi e di martiri in un sito cattolico, finirà per trovare anche qualcosa del genere.


All'interno della sezione "Santi e Beati" esiste una sottosezione di "testimoni" con la qualifica di "martiri della giustizia". Nella fattispecie si riporta il caso di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Che questo uomo sia stato un testimone di giustizia in senso laico e che sia stato perciò stimabile, non ci sono dubbi. Il problema è porlo, però, in un quadro nel quale ci sono o dovrebbero esserci solo i testimoni di Cristo i quali hanno una valenza ben diversa. Infatti a me consta che Carlo Alberto Dalla Chiesa, benché probabilmente buon cristiano, sia stato ucciso unicamente per questioni di mafia, non di fede! Mettere questo stimabile signore in un elenco di santi (il sito si occupa di questo) è un problema perché indica l'irruzione di una logica unicamente laica all'interno di un quadro cristiano quando, nei primi secoli cristiani, avveniva l'esatto contrario. 

Con l'esatto contrario, la società non cristiana veniva cristianizzata; oggi, per contro, è la Chiesa ad essere secolarizzata.

Un inizio del genere lo si vide quando Giovanni Paolo II insistette ed ottenne che il francescano padre Kolbe fosse iscritto nell'albo dei martiri, nonostante non fosse stato ucciso in odio alla fede ma per un motivo esclusivamente politico. Si videro, allora, anche i cattolici più tradizionali adeguarsi a questa innovazione che rompeva con un'antica tradizione.

D'altronde, esiste chi, nell'ambito più vasto del Cristianesimo, ha da tempo precorso questa medesima strada.
In tal senso, sfogliando il Prayer Book della Chiesa anglicana e osservando il calendario liturgico troviamo, sì, martiri cristiani antichi (ad esempio la martire romana Agnese) ma, pure, "preti poeti" (George Herbert),  "riformatori sociali" (William Willberforce), "moralisti" (Samuel Johnson). Senz'altro ottime persone, quest'ultime, ma possono esserlo state ugualmente senza Cristo. Uno può essere un buon riformatore sociale a prescindere dal Vangelo, questo è certo! Tuttavia, il Vangelo e la Chiesa e, conseguentemente, l'elenco dei santi richiederebbero "qualcosina" di più...

Quel "qualcosina" che oramai anche nelle nostre regioni si è perso con il rischio reale di trasformare il Cristianesimo in una dolcificata pappetta umanistica. Anche il vocabolario ecclesiastico, dunque, finisce per seguire i nuovi significati che la società laica gli da ed essere morbidamente e senza dolore mutato, relativizzando, alla fine, la vera "martirìa" in Cristo, unica cosa che costituisce l'essere e il motivo per cui è stata fondata la Chiesa.

sabato 28 gennaio 2017

Il giorno della memoria, la memoria dei santi, la memoria delle ingiustizie...


Un appunto riguardo al "giorno della memoria", visto che esiste ancora chi si meraviglia come mai nessuno commemora la memoria degli indiani trucidati in America dagli avi degli attuali americani o altri eventi simili.

La memoria dell'umanità sugli eccidi e le ingiustizie rimane viva grazie a chi oggi è discendente di gruppi o di persone trucidate o che hanno subito ingiustizia. 

Se oggi non ci fossero più tali discendenti anche la memoria scomparirebbe come, per ipotesi, se non ci fossero più cristiani, pure la memoria dei santi scomparirebbe. Succederebbe un po' come nell'odierna Turchia dove nessuno sa chi era Giovanni Crisostomo! 
In effetti di tali oblii il Cristianesimo è pieno perché ha subito diverse fratture nella sua storia, anche se certi suoi ambienti cercano di nasconderle.
Si pensi a quando, con la discesa dei Normanni in Italia meridionale, intere diocesi sono state violentemente strappate dalle loro radici grecaniche e, col tempo, è andato smarrito o camuffato il culto dei santi che potevano collegare le popolazioni invase alla memoria storica precedente! È avvenuto un vero e proprio genocidio cultural-religioso sul quale oggi si glissa per non turbare le attuali dirigenze religiose che si sentirebbero delegittimate, poverine! Così, tanto per fare un esempio che riguarda almeno in parte quanto affermato, intere chiese dedicate a sant'Antonio il Grande, eremita egiziano, sono state lentamente "convertite" a sant'Antonio da Padova e oggi quando si parla di santa Caterina, quasi nessuno associa tale nome alla santa di Alessandria d'Egitto ma alla religiosa tardo medioevale senese.

Tuttavia, esiste un'altra condizione che influenza potentemente la "memoria": se i discendenti hanno una particolare forza economica e politica la memoria dei patimenti dei loro avi si "rafforza" rispetto alle ingiustizie subite dagli avi di quei discendenti che socialmente ed economicamente contano poco o niente... 

Insomma, la cosiddetta "memoria" è più legata a influenze economico-sociali e politiche che a cause ideali o religiose anche se, abbastanza ipocritamente, la si vuol far passare idealisticamente e religiosamente!
Così la presenza di certe "memorie" è direttamente proporzionale alla forza economico-sociale di quei gruppi che le veicolano e, in un certo senso, esse se ne servono per affermare e verificare il loro peso nel mondo attuale. Non mi sembra di fare discriminazione alcuna, affermando tutto ciò, ma solo di leggere la realtà per ciò che è, nella sua cruda e immediata evidenza..

martedì 24 gennaio 2017

Solidarietà ad Alessandro Gnocchi

Alessandro Gnocchi è un giornalista cattolico molto tradizionale, Tra il pensiero di Alessandro e il mio ci sono delle differenze, bene inteso, ma desidero spezzare una lancia in suo favore per lo scritto che possiamo trovare qui e che ho letto con particolare gusto.
In sintesi, si può dire che lo scritto di Alessandro denuncia una semplice cosa, da me più volte indicata: il clericalismo.
Il clericalismo è quel modo di essere e pensare per cui dei chierici (ma anche certi laici!) si ritengono al centro del mondo, detentori di un unico sapere e di un'interpretazione che solo loro sanno essere la migliore. Il problema, però, non nasce da qui ma dal fatto che trattano chi non è in consonanza con la loro linea come un minus habens, non sapendo relazionarsi in altra maniera se non quella dettata dall'alterigia di chi pensa di avere un certo potere sugli altri.
Alessandro nota questa piaga in qualche prete della fraternità tradizionalista san Pio X, cosa che io avevo già colto parecchi anni fa.
Il clericalismo è un patologico orientamento spirituale autoreferenziale ed è pure una tremenda malattia psicologica perché isola il soggetto che l'ha contratta, impedendogli di capire il mondo e le ragioni altrui. Nel particolare caso, un clericalista non può capire le ragioni di Alessandro che, in questo scritto, mostra un'intelligenza tutt'altro che mediocre e dipana gli argomenti in modo tale da meritare di essere almeno un poco ascoltato.

Non entro in merito ai particolari esposti da Alessandro ma segnalo il suo scritto perché alcuni giorni fa uno stimato intellettuale di mia conoscenza mi raccontò un fatto piuttosto simile capitato, questa volta, con un prete ortodosso. L'intellettuale si scusò con un pope per non poterlo aiutare in determinati suoi impegni accademici. Il pope, invece di prenderla di buon grado, se ne uscì dicendogli indispettito: "Lei non sa chi sono io!". L'assurda risposta significava che un essere a lui inferiore non doveva dirgli di no! Anche il pope merita, come il pretino tradizionalista, la scrollata di Alessandro: "Piccolino, ma chi cacchio credi di essere tu?...". Anche in questo caso tra il pope e l'intellettuale c'è qualche decennio di differenza, come tra Alessandro e il pretino della fraternità san Pio X. Anche in questo caso si può dire: "Raramente ho visto toccare vertici del ridicolo così alti e con simile facilità".

Il fatto è che tutti costoro, pur nella differenza di riti liturgici e di teologie, hanno la stessa testa che li porta a rompere con un requisito importante della tradizione cristiana di cui teoricamente si fanno araldi e unici difensori: l'umiltà.

Essi dimenticano che sant'Agostino, pur essendo vescovo, diceva: "Sono cristiano con voi" e questo con lo faceva allontanare da una supponenza della quale, purtroppo, si sono imbevuti troppi chierici odierni, cattolici o ortodossi che siano. Certi ortodossi, poi, sono in realtà divenuti cattolici modernisti nello spirito, poiché mondanizzati come tutti gli altri. Concepiscono, allora, la loro missione come un incarico che conferisce loro onore e potere e nulla più.
I pii fedeli, intanto, si sentono sempre più soli ma tanto, a loro, chi pensa?

L'essenzialità della Chiesa e lo smarrimento dei cristiani

Sull'Agenzia Ansa (vedi qui) leggo la notizia di un parroco, tale don Giulio Mignani, rettore di una chiesa spezzina, il quale in una sua omelia domenicale ha difeso l'amore gay, appoggiato entusiasticamente dai suoi parrocchiani (o da diversi tra essi).
Sotto la notizia, immancabile!, il commento da stadio dei lettori, alcuni fervorosamente d'accordo, altri livorosamente contro.
Tanto per contrastare meglio le cose e rendere la notizia più piccante, il giornalista riferisce che il vescovo diocesano ha cercato di porre un "freno" all'entusiastica iniziativa del giovane parroco.
Di fatto, quella chiesa per la messa domenicale è divenuta occasione di un comizio politico-sociale. Per alcuni è giusto così, dal momento che è necessario stare tra i cosiddetti "ultimi" della società o tra quelli che vengono discriminati.
Ma è davvero bene fare tutto questo, ossia trasformare la chiesa in una piazza?

Per avere una risposta equilibrata cerchiamo di capire quale sia il fine istituzionale della Chiesa.
Il fine per cui la Chiesa è stata istituita non è parteggiare per una forma di amore o per un'altra (per quanto si possa trovare un chiaro indirizzo scritturistico su questo argomento), ma indicare qualcosa di superiore all'umano e preparare le persone per qualcosa di cui, nei suoi membri migliori, la Chiesa stessa ha avuto esperienza.
La nascita per il Paradiso (del quale nessuno parla più) prevede che la gestazione su questa terra avvenga in un certo modo e in quel modo il cristiano non può non avere intuizione di ciò che lo attende in seguito. 
Se ciò non succede, qualcosa da qualche parte è andato storto. Se poi non si crede più a tutto questo e non si vede nel nostro orizzonte alcun membro ecclesiale spiritualmente eccellente, tutto decade e diviene solo pura contingenza: la Chiesa per i poveri contro i ricchi, la Chiesa per i ricchi, la Chiesa a favore dei gay, la Chiesa per un ordine sociale e la famiglia contro i gay, ecc. 
Iniziano, allora, le dispute tra partiti opposti come allo stadio. Nel nostro caso, il campo si divide in due sezioni: i moralisti che difendono la legge (quasi fosse un fine cristiano e non un puro mezzo!) e i possibilisti e i lassisti che la relativizzano o la uccidono perché vedono unicamente il proprio bene individuale (o individualistico), qui e ora.
Personalmente non so che farmene di tutti costoro (come di certi siti catto-tradizionalisti che sono sempre particolarmente informati di cose gay, quasi fossero l'agenzia clericale dell'arcigay!). 
A me costoro non interessano perché mi infondono l'impressione d'aver uno sguardo totalmente chiuso nella loro individualità, nella difesa del loro pezzettino di terra sul quale appoggiano i piedi, che sia pro o contro i cosiddetti gay, pro o contro i poveri o i ricchi, ecc. 
Ho realmente l'impressione che per questi partiti non ha molto senso se il Paradiso esiste o no poiché tutta la loro attività ha un orizzonte unicamente intramondano.
Alla fine, gli opposti si raggiungono e si assomigliano. Sia i moralisti sia i possibilisti (o lassisti) sembrano davvero figli di un'unica mamma e non è un caso se, talora, attivisti antigay passano nel campo opposto (come fu per mons. Charamsa).
Se queste Chiese, trascinate dalla mentalità secolaristica, confermano gli  uomini in un'individualità chiusa in se stessa (in nome di diritti umani o della legge morale, per favorire o limitare i cosiddetti gay), hanno cessato di servire al loro vero scopo, lo scopo per cui è stata creata la Chiesa stessa: stabilire una comunicazione tra questo e il mondo dell'Al di là poiché è là che, o prima o poi, tutti andremo e la terra, per quanto bella, è una semplice preparazione. Ma queste cose non preoccupano più nessuno e le conseguenze si vedono chiaramente, purtroppo!

mercoledì 18 gennaio 2017

La mutazione antropologica e la simulazione religiosa

Credo che non si possano negare delle solari evidenze con le quali ci scontriamo ogni giorno. 

Una di queste evidenze è una vera e propria mutazione antropologica: l’uomo odierno non è per nulla identico a quello di alcune generazioni fa ed è molto diverso da quello di solo 100 anni fa. 

Su ciò è stato scritto molto ma forse non si è posta sufficiente attenzione al rapporto esistente tra questa mutazione e la sfera religiosa, come cercherò di fare a breve. 

La mutazione antropologica pone sotto i nostri occhi un uomo psicologicamente molto fragile ma con grandi pretese. La fragilità non consente all’uomo odierno di avere profonde radici in qualsiasi ambito. Questo spinge le istituzioni stesse ad abbassare il loro livello. Ad es. un tempo un buon liceo poteva dare quanto ora, con difficoltà, cercano di dare le facoltà umanistiche universitarie. Se pure in tutti i tempi gli studenti hanno cercato le vie più facili e meno faticose, oggi siamo giunti a livelli un tempo impensabili. 

Mio malgrado io stesso me ne sono accorto. Un giorno mi si avvicinò una laureanda sui sessant’anni chiedendomi una bibliografia per una sua tesi in storia bizantina. Avendo a che fare con i libri, le consigliai di leggere alcuni titoli ricordandole che è bene compulsare anche opere in lingua straniera. La signora con grande indifferenza mi disse di non avere tempo per leggere e tanto meno per imparare l’inglese, volendo prendere prima possibile la laurea. Ad un certo punto fu esplicita e mi chiese se, pagandomi, gliela scrivevo io. Ovviamente rifiutai e non solo perché mi parve disonesto ma perché costei in questo modo non avrebbe imparato nulla e la sua laurea non sarebbe stata che carta straccia. Poco dopo incontrai il docente, suo relatore, il quale esprimendo una finta rassegnazione, mi rivelò l’esistenza di gente peggiore che lui, nonostante tutto, aveva felicemente laureato. 

Gente fragile (e furba!), con grandi pretese, in possesso di titoli che non significano nulla ma che impressionano i grulli… 

Di fatti del genere ne ho visti abbastanza. Mi limiterò a citare l’ultimo capitatomi in questi giorni. 

Sono stato cercato da una signora che s’interessa di musica bizantina. Pare che costei organizzi concerti e sedute di musicoterapia. Ogni tanto mi giungono notizie sulle sue frequenti attività. Non discuto la sua buona fede ma ho più di qualche perplessità sul suo metodo, visto quanto segue. Qualche giorno fa chiese se avevo i cosiddetti “microtoni bizantini”, cosa che per me, tutt'altro che esperto di canto bizantino, era quasi arabo. Alla mia risposta evasiva la signora insistette. La sua insistenza mi fece ricordare che ben 17 anni fa, in un sito internet da me curato e poi dismesso (me lo sono ritrovato letteralmente rubato in un altro indirizzo), avevo aperto una pagina sui toni bizantini in cui avevo messo le scale bizantine con dei files sonori esplicativi. La signora, evidentemente, aveva ricevuto una buona informazione. 
La cosa strana è la seguente: com’è possibile che una persona, teoricamente esperta di canto bizantino, non sia in grado di conoscere e riprodurre da se stessa le scale bizantine e me le chieda? Costei diffonde effettivamente l’idea di non essere una sprovveduta in tal campo! La cosa mi ingenera notevole stupore. 
Infatti è come trovarsi dinnanzi ad un docente di letteratura italiana, o supposto tale, che chiede al primo passante incontrato la sequenza alfabetica dando l’impressione di non sapere se la A vada prima o dopo la Z! 

Temo che siamo dinnanzi ad un altro caso di grandi pretese con scarsi fondamenti (le scale musicali sono l’ABC del canto e si imparano bene prima di ogni altra cosa, soprattutto prima di dirigere un coro! Sarebbe infatti ridicolo che un direttore d’orchestra non fosse in grado di cantare un “do-re-mi-fa-sol-la-si-do”!). 

Alla fine anche questo caso, forse, s’iscrive tra i molteplici e diversificati esempi dei simulatori. 

Se trasportiamo queste caratteristiche in ambito religioso gli effetti sono devastanti. Già qualche decennio fa i monaci atoniti ripetevano a certi pellegrini: «Che andate cianciando di “luce divina” e trasfigurazione se prima non siete in grado di vivere i comandamenti?». Nel frattempo l’ andazzo della simulazione religiosa, del facile cianciare per farsi credere “qualcuno”, si è diffuso ovunque e abbiamo pure visto fin troppo clero incapace di vivere i comandamenti…

Ultimamente, vista l’impossibilità di volerli vivere, si sta iniziando a teorizzare una via religiosa anche per chi non li vuole vivere, come se questo possa essere possibile! Evidentemente, pure qui siamo nel caso di una simulazione, anzi di una vera e propria alterazione! 

Liturgie simulate (e alterate), religiosità simulata (e alterata), conoscenze simulate (esistono “esperti religiosi” o “guru” sia cattolici che ortodossi, privi di seri titoli di studio che girano l’Italia per ingannare i grulli di turno), clero falsificato e Chiese false si stanno facendo largo in modo sempre più evidente pure all’interno delle Chiese istituzionali. L’era della plastica ha, in effetti, finito per plastificare pure lo spirito in chi glielo permette!