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venerdì 8 dicembre 2017

Il termine "immacolata" riferito alla Madre di Dio

È sempre bene osservare le motivazioni di chi si oppone alla fede tradizionale non per scendere sullo stesso terreno degli oppositori (sarebbe un errore!) ma per capire la radice di tali motivazioni. Sostanzialmente tale radice ha un nome greco: apistìa, ossia un atteggiamento naturalmente agnostico.

Tale apistìa è divenuta il presupposto di molti biblisti odierni ed è con tale presupposto che essi commentano la Bibbia e le principali feste liturgiche cristiane. Essi, a loro volta, influenzano le predicazioni nelle chiese cattoliche.

Dovrebbe essere noto a tutti che il termine "immacolata" (ἄσπιληè identico sia nell'uso liturgico occidentale che orientale e si associa alla Madre di Dio anche se le due parti della Cristianità non lo spiegano nel medesimo modo a causa dell'antropologia agostiniana che pone accenti differenti rispetto a quella patristico-greca (*)

Se la spiegazione non è la stessa, il presupposto è comunque il medesimo: il peccato originale o la condizione che rovina l'umanità (e l'intero mondo) partita dalla disobbedienza adamitica. Che si creda o meno alla storicità di tale evento primordiale, dovrebbe essere evidente a tutti che ne viviamo ogni giorno le conseguenze che si concretizzano nell'azione delle passioni umane malvagie, nella decadenza, nella malattia e nella morte, realtà non volute da Dio ma introdotte nel creato come sfregio alla creazione stessa.

L' "immacolata" è sostanzialmente la sottrazione di una creatura dallo sfregio di tale situazione decadente, nonostante essa sia stata ugualmente soggetta alla morte come tutti noi ma, a differenza nostra, successivamente assunta in Cielo con Cristo. Questa è la fede antica in cui una sua parte si connette inevitabilmente con un'altra al punto che o tutto sta in piedi o tutto cade. 

Non così nella vulgata di diversi biblisti attuali i quali si pongono in modo totalmente diverso. Si veda solo a titolo di esempio cosa riporta Franco Barbero nel suo blog da me già citato a proposito dell' "immacolata concezione" della Madre di Dio. 
Egli, a differenza di molti, ha il coraggio di dichiarare apertamente le sue posizioni ma, non dimentichiamolo!, è ampiamente e silenziosamente condiviso nel cosiddetto Cattolicesimo  progressista. 

In queste posizioni si nota di fatto la negazione della decadenza e della morte come eventi non voluti da Dio e che sfregiano la natura creata. Di conseguenza, tali realtà sono naturali, ossia volute originalmente da Dio nella natura stessa. 
Ne segue che, allora, la stessa redenzione effettuata da Cristo, com'è tradizionalmente spiegata, non ha alcun senso (**). Essa, annullando gli effetti del peccato originale nell'umanità e nella creazione, si è resa visibile nella resurrezione di Cristo come "primizia di coloro che muoiono in Cristo" (cfr. 1 Cor 15, 20 ss.). L'umanità continua a patire le conseguenze del peccato primordiale e continua a morire ma trova in Cristo la speranza e la conferma in cui tutto questo sarà annullato. Il battesimo è l'immersione dell'individuo nel mistero della morte-risurrezione di Cristo in modo che, in lui, tale mistero possa agire al momento opportuno e, nel momento presente, possa contribuire a combattere efficacemente le passioni negative con la collaborazione umana. 

Partendo da un elemento attribuito alla Madre di Dio (l'essere immacolata) si giunge per logica conseguenza all'affermazione o alla negazione della base stessa su cui si appoggia il Cristianesimo.  
Ma vediamo cosa riporta Franco Barbero:

«... Questo umoristico dogma è una bestemmia anche perché non esiste nessun peccato originale, nessuna colpa originale, che segni la nostra vita dal suo primo giorno. Semmai nasciamo nella condizione umana in cui crescendo ogni giorno dovremo scegliere tra il bene e il male: ecco il senso del mito di Genesi.Il gesuita Andrés Torres Queiruga riferendosi al Catechismo della Chiesa cattolica osserva: ″Nel trattare le origini della razza umana… viene riconosciuta la natura simbolica/allegorica dei racconti della Genesi, ma nello stesso tempo si afferma che il racconto di Genesi 3 'espone un evento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo' (n° 390). È come se più di un secolo di dibattito attorno alla natura mitologica di questi racconti non avesse mai avuto luogo″. (Quale futuro per la fede, Ldc, Torino 2013, p. 43). Coerentemente egli conclude: "Una volta riconosciuto il carattere mitico-simbolico del racconto della Genesi, non ha senso cercare un'azione storica come causa della situazione attuale, attribuendole, per esempio, l'ingresso delle malattie o del male nel mondo" (Ibid., p. 44).
Va da sé che il dogma del peccato originale, come quello dell'immacolata concezione, non sono parte della fede cristiana e non hanno fondamento biblicoMi spiace per Maria, la mamma di Gesù. Il suo cammino di donna credente è per me una grande testimonianza: essere la madre di un ″profeta crocifisso″ non fu facile. Solo la sua profonda fiducia in Dio le permise di arrivare al cenacolo con gli apostoli e le apostole). Coprirla di dogmi significa seppellire la sua fede sotto il manto del privilegio».

Le posizioni di Barbero sono tutt'altro che isolate! Dovrebbe dunque essere chiaro a tutti che qui ci troviamo dinnanzi ad un Cristianesimo "decristianizzato" (o demitizzato, come questi autori amano dire), il quale ha in gran parte invaso le strutture della Chiesa cattolica e sta creando una nuova religione in cui Cristo non è più un uomo-Dio ma un "profeta crocefisso". Tale "nuova Chiesa cattolica", che progredisce a vista d'occhio mentre i vescovi cattolici dormono, sta pure architettando un modo per unire a sé le altre confessioni cristiane in un'unione veramente dissacratoria ed empia, come avrebbe qualificato ogni antico Padre o autorità ecclesiale. Questo è bene considerarlo sempre più e, dinnanzi a ciò, hanno poca importanza i "buoni sentimenti" e i "vantaggi umani" di chi vuole a tutti i costi, per forza e convenzionalmente un'unità senza Cristo. Il Cristo di costoro, infatti, non è il Cristo della tradizione biblica ed ecclesiale (anche se essi si autoproclamano come i migliori biblisti!) e, di conseguenza, la chiesa che costoro stanno infiltrando con successo nel Cattolicesimo non è affatto una Chiesa cristiana ma una specie di "setta umanistica e razionalisticamente illuminata". Il Cattolicesimo di ieri (quello che, agli occhi di un ortodosso, credeva comunque a qualcosa) è, infatti, in grandissima parte già morto. 

_________

(*) Per Agostino d'Ippona, il peccato dei Progenitori si eredita nei discendenti attraverso il rapporto sessuale. Cristo, non essendo nato come ogni uomo ma per opera dello Spirito Santo ne è dunque esente. La Madre di Dio, essendo predestinata a partorirLo, era stata concepita senza peccato originale. In questa spiegazione ci sono due elementi-chiave: la trasmissione del peccato originale e la predestinazione della Vergine Maria.
Nella spiegazione patristica greca, invece, pur parlando di un peccato primordiale, origine di tutti i mali presenti, si sottolinea che tale peccato è responsabilità unica di chi lo ha commesso, essendo legato ad un'azione personale e, in questo, non ereditabile. Ciò che i discendenti ereditano è, invece, il caos da esso determinato e con cui devono fare i conti. La Vergine Maria nasce nella condizione di questo caos come tutti ma, al momento del suo libero acconsentimento a divenire Madre di Dio, viene purificata dallo Spirito Santo e resa "immacolata". Notiamo in questa seconda spiegazione l'assenza della predestinazione e il legame del peccato unicamente con chi lo ha commesso. 
Entrambe le spiegazioni, pur mosse da presupposti differenti, giungono alla conclusione che la Madre di Dio è "immacolata", ossia esente dalle negatività umane, per poter essere un degno talamo per l'umanità di Cristo. Tutto ciò è visto come mitico dai biblisti razionalisti odierni.


(**) Ho presente la spiegazione che veniva data fino a cinquant'anni fa nel Cattolicesimo e che deriva, sostanzialmente da Anselmo d'Aosta: disobbedienza-peccato-offesa di Dio-punizione-riparazione dell'offesa fatta da Cristo-redenzione.
Prima di Anselmo, la redenzione viene spiegata dai Padri senza usare le categorie giuridiche di "offesa-riparazione" e si basa sulla seguente sequenza: disobbedienza-peccato-introduzione del caos e della morte-avvento di Cristo come restauratore dell'ordine primordiale-redenzione.
Questa seconda sequenza è quella a cui faccio riferimento e che chiamo "spiegazione tradizionale". La base di partenza in entrambe le spiegazioni, è sempre una precedente realtà ordinata in seguito alterata e sconvolta da un evento che la Bibbia chiama "peccato". È questa base di partenza che, di fatto, oggi viene negata e conseguentemente ciò comporta pure la perdita d'identità del peccato stesso. Forse anche questo spiega la verticale caduta di moralità tra il clero e i laici in molti ambiti cristiani e la giustificazione di condotte, fino a non molto tempo fa, condannate. 

4 commenti:

  1. posso fare un appunto? Anselmo si parla molto del peccato come offesa a Dio e quindi la Redenzione come 'riparazione', ma parla a lungo anche della Redenzione come progetto di Dio al fine di riportare l'uomo come era prima della caduta

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  2. Ovvio che sì, si possono (e si devono) fare appunti, se non altro perché questo indica attenzione a queste tematiche.
    Un autore come Anselmo quando affronta un argomento religioso non è certo il primo a farlo. Ci si deve dunque aspettare da lui un eco di quanto lo precede, ed è logico che sia così. Tuttavia uno studioso si chiede: cos'ha portato di peculiare a quanto già detto precedentemente? Ed ecco la questione della offesa e della riparazione, la "lettura giuridica".
    Quindi non meraviglia che anche Anselmo parli di restaurazione dell'ordine precedente alla caduta dei Protoplasti ma si deve polarizzare l'attenzione sulla novità da lui rappresentata. Ed è su questa novità che poi si costruisce un certo Cristianesimo latino.

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    1. a mio avviso l'eccessiva polarizzazione di Anselmo sul tema della soddisfazione giuridica all'offesa fatta a Dio è una 'colorazione tematica' (almeno questa è l'idea che mi sono fatto leggendo il primo libro del 'Cur Deus Homo') simile a quella di certi Padri (ho trovato simili espressioni anche in Cirillo, ovviamente Aselmo usa un linguaggio medioevale con termini presi dal diritto feudale), come altri Padri e teologi insistono di più sulla redenzione come ripristino dell'ordine precedente e deificazione/santificazione dell'uomo più che sulla necessità della riparazione/espiazione fatta da Gesù per i nostri peccati
      però i due pilastri della Redenzione, ovvero l'espiazione e la deificazione, sono sempre stati affermati
      però prima la Riforma Protestante ha negato il secondo (seguita in parte da un certo mondo cattolico), e dopo è saltata anche la prima

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  3. Quello che manca nei padri e in quelli greci in particolare, è la mentalità giuridica con la quale si legge l'evento redentivo e questo alla fine è determinante. Su altro versante, ma similmente al nostro argomento, un certo pessimismo antropologico presente in Agostino di Ippona è presente anche in Massimo il Confessore. Ma tra i greci questo pessimismo non ha mai attecchito, contrariamente all'Occidente dove, con Lutero, si è addirittura esasperato.
    La realtà non è mai b/n ovunque per cui le contrapposizioni possono essere rischiose ma è un dato di fatto che mentre certe tematiche si affermano in Occidente come il pessimismo antropologico (nel luteranesimo) e la giustizia divina offesa (contro il luteranesimo), in Oriente queste cose pur affermate estemporaneamente da qualche autore, non si affermano.

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