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lunedì 27 novembre 2017

Intervista "fuori dai denti"...




In questo post riporto la breve intervista rilasciata da un monaco russo-ortodosso sulla situazione religiosa in Russia. Apparentemente sembra che ci sia una forte rinascita religiosa e i numeri paiono confermarlo. Sostanzialmente le cose non sembrano così, almeno da quanto riferisce questo monaco. L'intervista mi ha colpito per il modo franco, quasi brutale, di descrivere la realtà per dire in sostanza che la grande resurrezione religiosa della Russia in fondo non è gran cosa: alla fine i veri credenti sono quelli che seguono Cristo sulla croce e sono sempre pochi e i capi del mondo fanno esclusivamente i loro interessi ovunque e chiunque siano. Riporto di seguito la traduzione dell'intervista stessa.

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In questi giorni, spesso ascoltiamo dichiarazioni specialmente dalla gerarchia clericale e da molti patrioti che citano i testi patristici su come la Russia risorgerà, che ci sarà il pentimento [1], che il fiorire della Russia negli ultimi 15 anni non è ancora l'ultimo. Sono interessato al suo parere personale al riguardo.

Gli idioti danno alla luce solo altri idioti. Una persona intelligente non può nascere da un idiota. C'è una quantità così piccola di persone sagge, una così piccola quantità di persone fedeli! La nostra maledizione dura già da quattro generazioni attraverso il sangue. Quando passerà? Chi porterà un cambiamento? Sono abbastanza dubbioso su questo. Non importa quanto lei senta sul pentimento, quante persone si recano nei luoghi sacri; essi non sono affatto risorti!

Pensa pure che la maledizione dell'omicidio dello zar sia ancora sul popolo russo?

Sì.

Padre, non pensa che l'attuale post perestroika sia come una ripetizione di quanto è successo dopo il 1917? La gerarchia ripete [il comportamento già mostrato]: allora ha voltato le spalle allo zar, ora sta fondamentalmente voltando le spalle alla Russia, ai suoi stessi pastori. Non le è venuto in mente ciò?

Sì, la Russia è già tradita. Tradita e venduta. Chi ci governa? Non c'è un solo russo nel governo della Russia. Noi russi siamo in ginocchio e a chi chiediamo la carità? Agli ebrei (2). Loro ci governano. Di quale morale possiamo effettivamente parlare? È impossibile e persino inimmaginabile scendere a compromessi con queste autorità. Fanno qualunque cosa senza chiedercela. Non siamo esseri umani per loro. Così dorano le nostre cupole, ma come? Tormentando e respingendo la fede; questo è terrificante. Ci fanno fare cose che non dovrebbero esserci.

Come vede il futuro della Russia? La gente si pentirà?

Non posso davvero dirglielo! Se le persone volessero pentirsi, non cercherebbero le maniere facili. Lavorerebbero sodo. Ma ora cercano solo la via facile. Di quale pentimento possiamo parlare? Nessuno vuole prendere il peso su se stesso, nessuno vuole aiutare se stesso e i propri figli.

Ora, molti capiscono che è sbagliato accettare i nuovi passaporti, i documenti e soprattutto la tessera plastificata, ma prendono comunque tali cose perché si chiedono: "Come sopravvivere senza di loro?", Anche se sanno che l'apocalisse ci avverte (a causa del numero 666 che sta su queste cose) (3). Quindi, anche se capiscono, rifiutano la croce?

Sì, è esattamente questo. Quindi quale pentimento può esserci in un sistema anticristico? Noi non amiamo Dio ... Seguiamo Dio solo prima che Egli sia crocifisso, ma quando è appeso alla croce ci pare qualcosa di dolente e qui torniamo indietro e diciamo: "No, questa non è la nostra strada". Nonostante ciò ci rechiamo a prendere il pane [eucaristico].

Secondo lei, padre, ci saranno altre soppressioni come nel 1917? Il 1917 si ripeterà?

Ovviamente! tutto sta andando lì. Chi tollererà il suo nemico all'interno del suo stato? Il nemico sarà espulso! Noi [cristiani] siamo il nemico.

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Note

(1) Per pentimento si intende uno stato di vita modesto e umile, contrito dinnanzi a Dio, nel timore di Lui. Per il Cristianesimo ortodosso questo è essenziale e dev'essere vissuto ogni giorno. Non si tratta, tuttavia, di un atteggiamento negativo perché è sempre accompagnato dal fiducioso abbandono a Dio e dalla gioia che deriva per la presenza della sua grazia. Dall'intervista si nota come i chierici tendono a fare discorsi trionfalistici senza una reale profondità spirituale.  

(2) L'affermazione è interessante e dovrebbe essere verificata. Ciononostante credo che il centro di questa intervista non sia la rivelazione (per altro nota) che un piccolo gruppo di persone tiene in pugno gran parte del globo ma l'atteggiamento di quanti si dicono cristiani. Sono, costoro, coerenti? È questo che io guarderei, non tanto chi regge le sorti delle nazioni che, poco o tanto, cura interessi assolutamente mondani e quindi già potenzialmente anticristici.

(3) Il Cristianesimo ortodosso, a differenza di quello occidentale, è molto sensibile ai simboli religiosi come, d'altronde, avveniva in Occidente secoli fa. La cifra "666", già presente nei codici a barre dei prodotti da acquistare, sta per essere introdotta in molte nazioni anche nei documenti identificativi. Questo urta la sensibilità ortodossa che associa immediatamente tale cifra al simbolo che identifica la bestia infernale descritta nel libro dell'Apocalisse. Ma anche rimanendo indifferenti a tale simbolo, che senso ha volerlo mettere  ovunque, perfino per identificare le persone? Evidentemente chi lo fa ha forti ragioni per cui non sente nessuno e imponendosi sembra credere a tali simboli contrariamente alle masse che ne sono indifferenti. Questo stesso fatto pare quanto meno strano. E, d'altronde, l'Europa che per non "offendere" i mussulmani nasconde i crocefissi, rimane totalmente indifferente a chi si sente contrariato dalla cifra simbolica "666". Non è anche questo strano?

5 commenti:

  1. Devo essere sincero, l'intervista mi lascia perplesso... troppo intrisa di complottismo, antigiudaico e apocalittico. Anche in àmbito Cattolico molti identificano "il marchio della bestia" con le carte di credito o i documenti d'identità e ciò francamente lo ritengo assurdo.
    Per quel che riguarda la visione del cristianesimo nemico della patria non capisco come possa pensarlo in Russia! Dove il presidente visita il Monte Athos, si fa il segno della croce e si inchina davanti alle icone! Si vede che non conosce la situazione qui in Europa...

    nikolaus

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  2. L'intervista ha degli aspetti che mi hanno stimolato, per questo l'ho proposta.
    Ciò che noi riteniamo "assurdo", come la simbologia del 666, è in realtà eloquente in quel sistema culturale per il quale i simboli hanno ancora valore. Se noi lo riteniamo assurdo, e confesso che pure a me questo ha all'inizio meravigliato, è perché abbiamo superato (e di molto!) il legame con i simboli con i quali - tra l'altro! - è costruita tutta la liturgia cristiana antica. Non si tratta di "superstizione", si badi bene, ma di legame con i simboli. E quando nell'Apocalisse si scrive che "nessuno potrà comperare o vendere senza il segno della bestia" c'è chi lo legge letteralmente per quel motivo.
    Poi, anche non credendoci, perché i sistemi economici si incaponiscono ad usarlo oramai ovunque? E' solo una questione tecnica o esiste qualcosa di più? In realtà sospetto che mentre il mondo Cristiano ha in gran parte perso il significato dei simboli, questi vengano usati da altri e non casualmente. Il mio è un sospetto rinfocolato dal fatto che mentre ci si inchina all'esigenza mussulmana di non vedere crocifissi nelle classi scolastiche, non ci si inchina affatto dinnanzi a queste cose.

    Il nodo dell'intervista a me più interessante è quello per cui "non esiste conversione" laddove "si sceglie sempre la via più facile". È la via larga descritta nel Vangelo che porta alla perdizione. Questa capacità di analisi contro corrente, soprattutto dinnanzi ad una Russia in apparente fioritura religiosa, mi affascina assai perché è tipicamente monastica (l'ho trovata perfino nell'Athos) e va al cuore del problema. Mentre generalmente la classe clericale (e la cultura clericale del Cristianesimo) punta al trionfo, ai numeri, all'apparenza senza andare troppo nel sottile, il monachesimo che punta all'essenziale finisce per avere uno sguardo che, se vogliamo, "rompe le scatole", ma in senso profetico, rivelatorio. Per il monaschesimo autentico sta a cuore l'essenzialità, la conversione del cuore, non le apparenze! Questa è una grande lezione!

    La questione dei governanti la lascio in sospeso ma non partirei come dice lei con il negarla. Le cose che non si capiscono non si devono negare ma riporle in attesa del giorno in cui le capiremo meglio. Che poi una élite tenga in pugno la finanza di gran parte del globo dovrebbe saperlo pure lei ed è a questa che si può giustamente attribuire una "suadente silenziosa dittatura" come denunciava pure Giovanni Paolo II... Per queste "dittature" secolarizzanti i cristiani (autentici!) sono certamente dei nemici. E pure su questo il monaco non si è sbagliato.

    Alla fine credo che non capiamo certi discorsi monastici proprio perché viviamo immersi in contesti culturali e religiosi di caratura assai diversa. Io stesso per capire certe cose ci ho messo parecchio, segno che il nostro mondo ha annacquato parecchio il Vangelo ...

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    1. grazie per la risposta. Ci rifletterò su.
      nikolaus

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    2. Lo sguardo monastico è normalmente diverso da quello clericale, se è autentico. Le faccio un altro esempio. In Grecia è nata la moda di fare pellegrinaggi alle reliquie portandole ovunque. L'iniziativa nasce dalle singole diocesi ed è promossa dai vescovi locali. Essi dicono che tutto ciò è una occasione per rinfocolare la fede del popolo. Pensano, così, di fare pastorale.
      In teoria questo è vero. In pratica, però, le cose stanno diversamente.

      Prima di tutto, queste cose iniziano a parere strane perché non sono eventi "una tantum" ma sempre più frequenti. Sembrano perciò creare una sorta di "sagra religiosa" dove il fine diviene l'evento per se stesso, lo spettacolarismo, circondato dal magnifico quadro estetico di prelati e sacerdoti rivestiti dei loro magnifici paramenti.

      Diviene un evento dove si "conta" il numero degli intervenuti, ci si conta per sentirsi tanti e potenti, dimenticando in questo l'esortazione di san Gregorio il Teologo che diffidava di tali atteggiamenti. Se non si crede a quanto dico, si vada pure su siti tipo www.amen.gr www.romphea.gr e si noteranno sagre clericali a non finire alla faccia dell'interiorità e della "fuga mundi"!

      Alla fine le reliquie possono divenire un pretesto perché il lato concreto e, perché no?, quello pure finanziario sono più interessanti. Senza soldi stanziati anche dallo Stato (e sappiamo quanto esangue sia lo Stato greco attuale) queste cose non si farebbero! Prova ne sia che in Grecia hanno fatto almeno due pellegrinaggi di reliquie (portate da Venezia) la cui attribuzione è molto dubbia. È dunque evidente che agli organizzatori non interessava aver a che fare a tutti i costi con reliquie vere ma solo verosimili e questo è MOLTO GRAVE!

      Se ci si ferma alla superficie (e la cultura clericale tende a fare ciò sia in Occidente che in Oriente) non si vede quanto sta sotto.

      Se si inizia a vedere quanto sta sotto è ovvio che si rompe le scatole a qualcuno ma, allo stesso tempo, ci si mette in condizione di avere una prospettiva più profonda. E, nel caso delle reliquie, tale prospettiva è la seguente: il santo ha i suoi resti mortali incorrotti perché la grazia da lui acquisita lo ha reso possibile. Anche io, dunque, devo dispormi allo stesso modo e farmi trasformare dalla grazia.

      Se non si fa così, si fa puro feticismo ed è quanto meno ridicolo che il mondo ortodosso - che dichiara feticisti i cattolici quando adorano l'Eucarestia nell'ostensorio - poi faccia lo stesso con le reliquie!

      Se l'iniziativa non porta alla persona ma rimane allo spettacolo c'è qualcosa di molto storto. Per questo il monaco nell'intervista ad un certo punto dice: "Noi non amiamo Cristo...".

      Infatti, anche nell'Ortodossia, per un certo formalismo clericale, ci si ferma alla superficie, tranne in quei posti e in quelle persone dove la tradizione vive e con essa la visione profonda delle cose.

      Vede, qui non si tratta solo di "rifletterci su". Si tratta di fare qualcosa, almeno per se stessi perché altrimenti, come dicono nell'Athos, siamo così sciocchi "da perderci la terra e pure il Paradiso"...

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  3. Che poi, lo si deve proprio notare, è stato proprio l'oblio per i significati dei simboli che in Occidente si sono ridotti i Kyrie eleison della Messa da 9 a 6. La cosa non ha creato alcuna opposizione, che io sappia, proprio perché oramai tale linguaggio, che invece era molto eloquente nel Medioevo latino, con la modernità divenne formalismo per poi poter essere tranquillamente opinato e sostituito.
    Questo è un particolare, certo, ma se lo estendiamo a tutto il dominio liturgico comprendiamo perché oggi siamo immersi in una mentalità molto diversa e per molti aspetti opposta a quella del passato.
    Solo che... non ce ne accorgiamo!

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