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lunedì 27 novembre 2017

Intervista "fuori dai denti"...




In questo post riporto la breve intervista rilasciata da un monaco russo-ortodosso sulla situazione religiosa in Russia. Apparentemente sembra che ci sia una forte rinascita religiosa e i numeri paiono confermarlo. Sostanzialmente le cose non sembrano così, almeno da quanto riferisce questo monaco. L'intervista mi ha colpito per il modo franco, quasi brutale, di descrivere la realtà per dire in sostanza che la grande resurrezione religiosa della Russia in fondo non è gran cosa: alla fine i veri credenti sono quelli che seguono Cristo sulla croce e sono sempre pochi e i capi del mondo fanno esclusivamente i loro interessi ovunque e chiunque siano. Riporto di seguito la traduzione dell'intervista stessa.

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In questi giorni, spesso ascoltiamo dichiarazioni specialmente dalla gerarchia clericale e da molti patrioti che citano i testi patristici su come la Russia risorgerà, che ci sarà il pentimento [1], che il fiorire della Russia negli ultimi 15 anni non è ancora l'ultimo. Sono interessato al suo parere personale al riguardo.

Gli idioti danno alla luce solo altri idioti. Una persona intelligente non può nascere da un idiota. C'è una quantità così piccola di persone sagge, una così piccola quantità di persone fedeli! La nostra maledizione dura già da quattro generazioni attraverso il sangue. Quando passerà? Chi porterà un cambiamento? Sono abbastanza dubbioso su questo. Non importa quanto lei senta sul pentimento, quante persone si recano nei luoghi sacri; essi non sono affatto risorti!

Pensa pure che la maledizione dell'omicidio dello zar sia ancora sul popolo russo?

Sì.

Padre, non pensa che l'attuale post perestroika sia come una ripetizione di quanto è successo dopo il 1917? La gerarchia ripete [il comportamento già mostrato]: allora ha voltato le spalle allo zar, ora sta fondamentalmente voltando le spalle alla Russia, ai suoi stessi pastori. Non le è venuto in mente ciò?

Sì, la Russia è già tradita. Tradita e venduta. Chi ci governa? Non c'è un solo russo nel governo della Russia. Noi russi siamo in ginocchio e a chi chiediamo la carità? Agli ebrei (2). Loro ci governano. Di quale morale possiamo effettivamente parlare? È impossibile e persino inimmaginabile scendere a compromessi con queste autorità. Fanno qualunque cosa senza chiedercela. Non siamo esseri umani per loro. Così dorano le nostre cupole, ma come? Tormentando e respingendo la fede; questo è terrificante. Ci fanno fare cose che non dovrebbero esserci.

Come vede il futuro della Russia? La gente si pentirà?

Non posso davvero dirglielo! Se le persone volessero pentirsi, non cercherebbero le maniere facili. Lavorerebbero sodo. Ma ora cercano solo la via facile. Di quale pentimento possiamo parlare? Nessuno vuole prendere il peso su se stesso, nessuno vuole aiutare se stesso e i propri figli.

Ora, molti capiscono che è sbagliato accettare i nuovi passaporti, i documenti e soprattutto la tessera plastificata, ma prendono comunque tali cose perché si chiedono: "Come sopravvivere senza di loro?", Anche se sanno che l'apocalisse ci avverte (a causa del numero 666 che sta su queste cose) (3). Quindi, anche se capiscono, rifiutano la croce?

Sì, è esattamente questo. Quindi quale pentimento può esserci in un sistema anticristico? Noi non amiamo Dio ... Seguiamo Dio solo prima che Egli sia crocifisso, ma quando è appeso alla croce ci pare qualcosa di dolente e qui torniamo indietro e diciamo: "No, questa non è la nostra strada". Nonostante ciò ci rechiamo a prendere il pane [eucaristico].

Secondo lei, padre, ci saranno altre soppressioni come nel 1917? Il 1917 si ripeterà?

Ovviamente! tutto sta andando lì. Chi tollererà il suo nemico all'interno del suo stato? Il nemico sarà espulso! Noi [cristiani] siamo il nemico.

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Note

(1) Per pentimento si intende uno stato di vita modesto e umile, contrito dinnanzi a Dio, nel timore di Lui. Per il Cristianesimo ortodosso questo è essenziale e dev'essere vissuto ogni giorno. Non si tratta, tuttavia, di un atteggiamento negativo perché è sempre accompagnato dal fiducioso abbandono a Dio e dalla gioia che deriva per la presenza della sua grazia. Dall'intervista si nota come i chierici tendono a fare discorsi trionfalistici senza una reale profondità spirituale.  

(2) L'affermazione è interessante e dovrebbe essere verificata. Ciononostante credo che il centro di questa intervista non sia la rivelazione (per altro nota) che un piccolo gruppo di persone tiene in pugno gran parte del globo ma l'atteggiamento di quanti si dicono cristiani. Sono, costoro, coerenti? È questo che io guarderei, non tanto chi regge le sorti delle nazioni che, poco o tanto, cura interessi assolutamente mondani e quindi già potenzialmente anticristici.

(3) Il Cristianesimo ortodosso, a differenza di quello occidentale, è molto sensibile ai simboli religiosi come, d'altronde, avveniva in Occidente secoli fa. La cifra "666", già presente nei codici a barre dei prodotti da acquistare, sta per essere introdotta in molte nazioni anche nei documenti identificativi. Questo urta la sensibilità ortodossa che associa immediatamente tale cifra al simbolo che identifica la bestia infernale descritta nel libro dell'Apocalisse. Ma anche rimanendo indifferenti a tale simbolo, che senso ha volerlo mettere  ovunque, perfino per identificare le persone? Evidentemente chi lo fa ha forti ragioni per cui non sente nessuno e imponendosi sembra credere a tali simboli contrariamente alle masse che ne sono indifferenti. Questo stesso fatto pare quanto meno strano. E, d'altronde, l'Europa che per non "offendere" i mussulmani nasconde i crocefissi, rimane totalmente indifferente a chi si sente contrariato dalla cifra simbolica "666". Non è anche questo strano?

domenica 26 novembre 2017

Alla radice dell'allergia per il Sacro


I miei affezionati lettori non ne abbiano male se, dati gli attuali procellosi tempi, sono spesso costretto a fare analisi di fatti un po’ deprimenti. 
Come un medico deve individuare l’origine di una malattia per poterla combattere meglio, così nel Cristianesimo è necessario individuare la vera origine di ciò che lo rovina nella speranza di sollevarlo almeno un po’ fosse solo in noi stessi.
Credo sia illusorio avvicinarsi alle cause senza individuarle precisamente perché si fornirà una cura sempre inadeguata: sarà come cercare di curare il mal di testa con dell’acqua zuccherata. Individuata la vera causa siamo in grado di riparare tutte le distorsioni che provengono da essa.

Quando nel mondo cattolico notiamo un’allergia al sacro, che si manifesta in liturgie sciatte, nelle quali viene meno la forma rituale e s’inseriscono sempre maggiori improvvisazioni secolarizzanti, il motivo di fondo non è tanto il semplice rifiuto della dimensione sacrale. Questo stesso rifiuto è generato da altre cause che stanno più a fondo. Diverse volte in questo blog ho evidenziato che esiste un corretto modo d’intendere il sacro, legato dunque all’interiorità umana vivificata dalla presenza della grazia divina. Il sacro non è perso solo perché di fatto manca una reale esperienza di tale grazia ma anche da un altro motivo alla base di tutto: l’approccio alle Sacre Scritture.

Tutto inizia dalla predicazione, al punto che san Paolo dice: “Come potranno credere in lui, se non ne hanno sentito parlare?” (Rm 10, 14). 
La fede inizia dall’ascolto ma anche dal modo in cui viene proposta la Rivelazione.
Tradizionalmente la Bibbia è letta nella Chiesa. Non a caso il luogo princeps di tale lettura è la Liturgia. Questo perché la Sacra Scrittura sgorga dalla Tradizione ed è la Tradizione che offre gli strumenti per poterla leggere e capire. La Tradizione è per la Scrittura come il castone è per il diamante (1)
La Sacra Scrittura staccata dalla Tradizione e dalla Chiesa diviene un libro come un altro, soggetta, dunque, a libere interpretazioni.
La rivoluzione di Martin Lutero è stata proprio quella di sganciare la Bibbia dalla Tradizione collegandola strettamente con la libera interpretazione dell’unico soggetto che la legge. Quest’evento storico è stato radicale perché si contrapponeva ad una situazione altrettanto radicale: la situazione ecclesiale determinata dalla teologia cattolica del XV secolo, divenuta una costruzione artificiale di asserti filosofici spesso fine se stessi, tali da attirare le ironie di Erasmo da Rotterdam (2). L’arrivo di Lutero ha determinato un rigetto di tutto questo mondo basso medioevale che si smarriva discettando, come si dice, sul “sesso degli angeli”.

Tuttavia, la Bibbia staccata dalla sua Tradizione e dalla Chiesa, come luogo d’interpretazione e di riconoscimento del messaggio biblico, ha iniziato a determinare una pletora d’interpretazioni tra loro contraddittorie e la conseguente suddivisione del movimento protestante in moltissime piccole comunità senza comunione vicendevole. Il riformatore tedesco, nell’intento di guarire una malattia, asportando degli organi malati, ha creato una serie di problemi a catena che, forse, non immaginava nemmeno.
Tra i vari approcci determinati dalla libera interpretazione della Bibbia, abbiamo anche quelli del protestantesimo liberale. “Tra il 19° e il 20° secolo, si è [...] sviluppato un movimento denominato protestantesimo liberale, che ha valorizzato la ricerca razionale e ha cercato il dialogo con la cultura e la filosofia moderne. Alcuni studiosi hanno avviato un’indagine storico-critica sulla figura di Gesù, sull’attendibilità storica dei Vangeli e sul modo in cui l’uomo moderno vive l’esperienza di fede, al di là degli elementi mitici presenti nei testi biblici” (3).
Con questi presupposti l’interpretazione biblica si è sentita libera di contraddire qualsiasi pacifica acquisizione di fede trasmessa dalla Tradizione. Oggi il cammino degli esegeti che si riferiscono a quest’interpretazione razionalista è molto progredito.
Da tale lavoro chi ne esce completamente “ridimensionato” è Cristo stesso, il quale viene totalmente spogliato da qualsiasi attributo divino in nome di una lettura seria e scientifica dei Vangeli.
Uno dei diffusori di tale lettura antitradizionale in Italia è senz’altro Franco Barbero. Nonostante il Vaticano gli abbia ufficialmente proibito di esercitare il sacerdozio, costui continua nella sua attività sacerdotale animando una fitta rete di relazioni che si riferiscono anche alle Comunità di Base e mantenendo i contatti con moltissimi sacerdoti cattolici. Si può ben dire che egli rappresenti la punta di un iceberg sommerso perché le sue idee tentano enormemente il mondo cattolico, oramai privo di reali e vitali collegamenti con la Tradizione.
Oggi il  Cattolicesimo è tentato ancor più perché chi ne sta al vertice, non interessandosi di teologia e di esegesi biblica, lascia aperta ogni via interpretativa. Con Bergoglio pare veramente che tutto sia possibile al punto che il Cattolicesimo sembra ripiombato negli anni 70!
Sono queste idee sulla Sacra Scrittura che, a mio avviso, snervano totalmente la vita cristiana tradizionale, dichiarano morta ogni sacralità, promuovono come buona ogni genere di prassi scelta “in coscienza”. Se il clero svilisce la Liturgia, rovescia i significati della Scrittura, insegue i piaceri del mondo, promuove un’architettura che non è più sacra (4), è da qui che si deve partire perché una predicazione della Bibbia convinta e verace in senso tradizionale produce, al contrario, frutti opposti.

Ma che dice Franco Barbero?
Le sue idee non sono un mistero poiché ha già prodotto molti pamphlet nei quali ama dire che solo l’eresia è unautentica liberazione. Il suo ultimo libro è un programma già dal titolo: Confessioni di un eretico.
Faccio un breve riassunto di alcune sue idee e saranno più che sufficienti, a chi è fermamente ancorato nella Tradizione, per stupirsi e rattristarsi assai (5).

  • I Vangeli non riportano i fatti e i detti di Gesù, se non in parte residuale, perché riflettono, di fatto, le preoccupazioni delle comunità cristiane primitive. In essi si può attingere al Gesù della fede”, perché il “Gesù della storia” è praticamente quasi un mistero.
  • Gesù, il Nazzareno, era un uomo come noi che incorreva in errori, rimanendo chiuso nel particolarismo ebraico, ma che conosceva anche conversioni, aprendosi ad un universalismo salvifico che comprendeva tutti.
  • Gesù riceve il titolo di Dio solo dalle comunità cristiane e, soprattutto, da san Paolo che opera, così, una rottura con il messaggio evangelico originale predicando un “suo” Vangelo diverso e distinto da quello di Gesù ma che, poi, s’impone.
  • Ben presto il Cristianesimo si riveste di riti e usi pagani finendo, così, per tramandare nei secoli un’immagine diversa da quella suggerita dal Nazzareno.
  • Oggi è necessario ripristinare il Cristianesimo autentico spogliando il Vangelo da miti e interpretazioni sacralizzanti con i quali la Chiesa ha ingannato per secoli i fedeli.

Nessuno si meraviglia che esista una sorta di rapporto tra il messaggio di Cristo e le esigenze delle comunità primitive ma quello che qui si vuole dire, in nome della serietà scientifica, è che queste ultime, alla fine, confezionano un Cristianesimo differente da quello voluto da Cristo. San Paolo, in tal senso, è un autentico falsario, così falso da essere stato una vera e propria “bestia nera”.
Il tentativo di ripristinare un ideale “vangelo originale” determina di fatto una desacralizzazione degli stessi Vangeli che divengono semplice parola umana, elaborabile e interpretabile secondo criteri che prescindono sicuramente dalla fede e si collegano a pure ragioni “razionali”.

Mi si dirà che queste interpretazioni sono estremiste e, tutto sommato, appartengono solo ad una piccola élite di studiosi che non è in grado d’influenzare la massa. Sono convinto del contrario. Infatti, i frutti da esse determinato e che ci circondano praticamente ovunque, provengono esattamente da quell’albero, da quel preciso modo di pensare anche se non sempre si giunge a tutte le sue logiche conseguenze. Se la Scrittura non è più Sacra, se Cristo non è più Dio, se san Paolo impone un Vangelo posteriore e almeno in parte falsificato, è ovvio che il metro e la misura di tutto diviene la propria coscienza, una coscienza che prescinde totalmente dalla Tradizione e dai riferimenti da essa proposti, una coscienza scusata perché legata ad una interpretazione “razionale e scientifica”.
Questo spiega il “Cristianesimo fluido” proposto da Bergoglio, la rovinosa prassi morale di chierici e laici, la dissacrazione della liturgia, l’interpretazione secolarizzata della Bibbia, la morte degli ordini contemplativi, ecc.
Tale lettura si vuole imporre a tutti i costi in nome di una “serietà scientifica” che scredita ogni altro tipo e genere di approccio [poi i suoi assertori si dichiarano pure apostoli del pluralismo!]. Quello che pare passare inosservato è che i presupposti di tale lettura non paiono proprio “oggettivi” se si ritiene come punto di partenza che i miracoli, ad esempio, non possono assolutamente essere esistiti perché... i miracoli non esistono!

Il male è profondo ma i vescovi tacciono. Risiedono tranquilli nei loro palazzi e non vogliono che nessuno ricordi loro che ci sono dei problemi. Così facendo, però, tradiscono brutalmente il motivo per cui sono stati ordinati.

Questa prassi dissacratoria, che sta devastando l’Occidente, si volgerà o prima o poi anche alle Chiese orientali ree di essere ancora in una fase “mitica”, “sacrale” e “ascientifica”. Sono i protestanti che c’interessano non gli ortodossi, rimasti legati al passato, diceva il teologo Luigi Sartori (1924-2007), rivelando con ciò tutto un terreno di coltura nel quale può cadere e fiorire rigogliosamente quel tipo di seme!
E c’è da scommetterci che alcuni chierici ortodossi, succubi dell’Occidente per un atavico complesso d’inferiorità, gli apriranno le porte esponendo pure il loro gregge alla devastazione.
(Ho fatto a tempo a vedere studenti ortodossi di teologia venerare il pensiero sartoriano non accorgendosi affatto di alcuni suoi inquietanti presupposti, per cui non mi meraviglio di nulla oramai!).

Il desiderio di creare una “teologia postpatristica”, che si riscontra qua e là soprattutto in Grecia, promette già bene in tal senso come promette bene l’impressione imbarazzante data da troppi vescovi ortodossi, desiderosi di vivere in pace nei loro palazzi, lontani da qualsiasi tipo di problema quasi fossero elevati all’episcopato esclusivamente per i propri interessi. Ma in ciò Oriente e Occidente oramai si affratellano sempre più!

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NOTE

(1) La lettura della Bibbia nella Chiesa prevede la conoscenza dell’interpretazione biblica nella letteratura patristica perché la fede dei Padri è in grado di vivificare anche quella attuale. Domanda: quale istituzione teologica cattolica (scuola o seminario) percorre il Nuovo Testamento (per non parlare dell’Antico) facendosi accompagnare dall’interpretazione patristica? Nessuna, che io sappia! I corsi di patrologia sono fatti sommariamente e vengono concepiti, per lo più, come un’anticamera alla vera teologia. Il passato, che costituisce con il presente che lo veicola la Tradizione della Chiesa, è di fatto bellamente respinto. L’omiletica riflette questo stato di cose: non ci sono riferimenti alla spiritualità ascetico-patristica se non in rarissimi casi. Le riflessioni che accompagnano il commento alle Scritture rivelano, per lo più, un vero e proprio scisma dal passato e dalla Tradizione ecclesiale, un allontanamento che neppure la teologia scolastica avrebbe mai pensato di fare. Tommaso d’Aquino, infatti, cerca di fare riferimento per quanto può e come meglio riesce alle fonti cristiane antiche, seppur inserendole in una griglia di lettura e in un metodo innovativo.  

(2) La Tradizione della Chiesa è un insieme d’insegnamenti provenienti da personalità ecclesiastiche autorevoli e universalmente riconosciute. È vero che negli scritti dei Padri ci possono essere valutazioni o osservazioni legate al loro tempo e che non possono più riguardarci, come ad esempio le conoscenze mediche di allora. Ma è altrettanto vero che essi, per quanto riguarda l’insegnamento e la testimonianza di fede, sono tutt’altro che superati. Non capirli e servirsi delle loro opere in modo strumentale per costruire una filosofia puramente speculativa ha portato la teologia del XV secolo ad una crisi tale da essere stata rigettata in toto, compresi anche quegli aspetti tradizionali che avrebbero dovuto essere conservati. Oggi, nonostante gli scritti dei Padri compaiano nelle letture dei breviari cattolici, sono di fatto lettera morta perché la teologia non attinge più alla loro prospettiva di fede e, di conseguenza, neppure l’omiletica.

(3) Questa definizione assai generica e semplificata da, però, l’idea di cosa sia tale movimento i cui presupposti sono penetrati profondamente nello stesso mondo cattolico. Vedi qui

(4) “È indubbio che, dopo il Concilio, sulla nostra teologia ha agito l’influsso del protestantesimo liberale e dello scientismo: entrambi si propongono in ogni modo di ridurre l’ambito del mistero. Nei Paesi germanici la teologia soffre di un complesso di inferiorità verso la critica biblica protestante, nei Paesi latini verso la cultura laicista. Questa caduta della sensibilità al mistero si vede persino nell’architettura delle chiese moderne, incapaci di cogliere il senso religioso: quella “vibrazione”, ad esempio, espressa mirabilmente dai rosoni nelle cattedrali romaniche e gotiche. Nelle cattedrali medievali, tutto era simbolo sapiente che i fedeli, anche se ignoranti secondo le categorie accademiche, sapevano cogliere, appagando così quel bisogno religioso che è in ogni uomo. Misure, proporzioni, scorci: pensi che, in quelle cattedrali mirabili, la luce era filtrata in modi ispirati alla sapienza dell’alchimia di cui pochissimi avevano la formula. La liturgia cristiana d’oggi, invece, ha dimenticato che la liturgia deve essere sposa fedele dell’arte; anzi, la liturgia stessa è arte che deve fare appello alle emozioni e ai sentimenti che stanno al fondo di ogni uomo. Si è ignorato che emozioni e sentimenti hanno pari (se non superiore) importanza del nostro aspetto intellettivo. Oltretutto, ponendo l’accento sulla sola dimensione della ragione si perde quella universalità delle emozioni e dei sentimenti che unifica la razza umana: prova ne sia che posso innamorarmi di una persona di una qualsiasi razza o cultura. È anche nei vuoti aperti da questo razionalismo, che da qualche tempo contrassegna pure il cattolicesimo, che si insinuano le sette e ogni forma di occultismo ed esoterismo” Vedi qui

(5) Traggo questi punti dalla lettura di qualche post del seguente blog.

mercoledì 22 novembre 2017

Preghiera, digiuno, sonno

Sembra che il papa argentino in uno dei suoi ultimi interventi abbia proferito la seguente frase: "Possiamo pregare da soli e se, mentre diciamo il Padre nostro, ci addormentiamo, come faccio io, al Signore piace lo stesso". È una frase molto accomodante e giustifica le persone, come spesso Bergoglio fa.
Ma cosa dice la tradizione ascetica antica della Chiesa? Usa tutto un altro linguaggio! Prima di tutto la veglia (quindi l'andare contro il sonno) è associata sempre al digiuno ed entrambe servono per sostenere la preghiera. Digiuno (secondo una regola equilibrata) e veglia sono il segno di un cuore che ama veramente Dio e che non si lascia sopraffare dalla trascuratezza come succederebbe in caso contrario. La veglia infatti esprime la vigilanza del cuore, come le vergini sagge che rimangono in piedi con il lume acceso ad attendere il Signore.
È evidente che andare contro questa mentalità, giustificando la trascuratezza, come pare si faccia nella frase sopra riportata, significa porsi, magari senza saperlo, contro l'antica tradizione ascetica della Chiesa e, alla lunga, minare la preghiera stessa senza la quale non c'è più vita cristiana. È qui che vogliamo arrivare?
Comunque sia, osserviamo cosa dice in proposito uno dei migliori patrologi viventi. 

Il digiuno e l'astinenza ai quali il monaco è chiamato non sono dunque una semplice moderazione nel bere e nel mangiare, tali da farci evitare ogni eccesso, né una semplice osservanza di regole esteriori, per quanto queste siano necessarie e debbano essere osservate fedelmente nello spirito che le ha redatte; il senso dell'astinenza deve ancora spingerci a tagliare con fermezza, con un generoso slancio spirituale e con con la libertà d'animo che offre l'assenza di ogni ricerca mascherata di se stessi, tutte le nostre "volontà proprie" e tutte le nostre voglie di cercare la nostra soddisfazione nell'alimentazione. La debolezza di salute obbliga forse l'uomo moderno ad utilizzare maggior moderazione rispetto al passato per quanto riguarda il digiuno in senso stretto. Ma esistono pure forme di digiuno che gli sono particolarmente necessarie: la restrizione dell'uso di eccitanti, di tranquillizzanti e di diversi prodotti farmaceutici di cui si ha, talora, un abusivo consumo in certe realtà comunitarie.
Seguendo la Scrittura, i Padri stabiliscono uno stretto legame tra il digiuno e la preghiera. Da una parte, in effetti, il digiuno (come d'altra parte il servizio effettivo del prossimo) da consistenza e autenticità alla nostra preghiera [...]. La nostra contrizione, la riconoscenza della nostra miseria e il nostro amore al Signore rischierebbero di essere più teorici, immaginari e sentimentali che reali, se non fossero vitalmente simbolizzati dal digiuno; grazie a quest'ultimo la nostra preghiera può divenire più veridicamente un atto che procede dal nostro cuore, dal fondo più intimo del nostro essere e nella quale siamo interamente impegnati. E, d'altra parte, il digiuno è un ausilio indispensabile della preghiera contemplativa perché sviluppa in noi il senso delle realtà spirituali e il gusto di Dio. Ecco perché il digiuno ha una grande affinità con il silenzio e il raccoglimento: i giorni in cui digiuniamo devono essere giorni di maggior silenzio e, al contrario, una giornata di ritiro non può di certo concepirsi senza digiuno.
Ecco perché al digiuno i Padri associano ordinariamente le veglie. Il digiuno sviluppa in noi il gusto di Dio e tale gusto ci incita a prevalere sul nostro sonno, a sacrificare una parte del nostro riposo corporeo, per prolungare o anticipare il nostro intrattenimento con Dio. Nulla lo esprime meglio se non le veglie, la vigilanza dell'attenta anima in modo che il torpore spirituale non la invada e attenda ardentemente il divino incontro,  tali visite dello Sposo quali preludi a quella dell'ultimo giorno.
"Da quando si inizia a digiunare, dice sant'Isacco di Ninive, si è immediatamente spinti dallo Spirito Santo ad intrattenersi con Dio. Un corpo che digiuna non sopporta passare la notte intera nel letto poiché il digiuno porta naturalmente a vegliare in compagnia di Dio" (Sant'Isacco di Ninive, Trattati Mistici [in inglese], Wensinck, p. 161)

p. Placide Deseille, Nous avons vu la vrai lumière
L'age d'Homme, Lausanne 1990,  p. 86.

venerdì 17 novembre 2017

Ortodossi ... "eretici"???

Ho ricevuto la e-mail di un lettore il quale è rimasto sconcertato perché in alcuni blog cattolici tradizionali le Chiese ortodosse sono insistentemente definite “eretiche”. Il benevolo lettore, cattolico pure lui, si è giustamente posto un quesito: da dove, costoro, hanno tratto tale impietosa qualificazione?
Gli ho risposto privatamente ma mi è parso utile condividere parte di questa risposta a tutti perché se è vero che “raglio d'asino non sale in Cielo”, oggi molti scambiano il raglio di asini per verità celesti.

La questione che si vuole precisare è tutt'altro che secondaria e rivela, a mio avviso, realtà profonde. Nel campo della religione, esistono, infatti, molte cose che non si dicono ma che sono non meno vere di quelle dette. Una di quelle non dette è proprio il perché nel Cattolicesimo non si definisce "eretici" gli ortodossi.

Gli accusatori partono dall'assunto che uno scisma protratto nel tempo diviene inevitabilmente eresia. Il principio di suo non è sbagliato ma non può essere calato come un letto di Procuste su tutto perché, in questo caso, rivelerebbe un atteggiamento ideologico (cosa che tende a serpeggiare tra i tradizionalisti cattolici), atteggiamento per cui l'idea è superiore alla realtà! Al contrario, nel Vangelo si nota che Gesù Cristo prima di essere un'idea è una realtà concreta: il Logos fatto carne!

La realtà storica ci mostra che il Cattolicesimo ufficiale (nei pronunciamenti pontifici e magisteriali) non si rivolge mai all'Oriente con il termine di "eretico". Semmai questo termine lo troviamo nella polemica anticattolica da parte ortodossa. Basterebbe consultare i documenti storici più rappresentativi per essere confortati in merito.

Nel mondo cattolico di un tempo ho trovato termini come "foziano", "scismatico orientale", "dissidente orientale", mai "eretico". Conviene, in tal senso, verificare la cosa anche partendo da qualsiasi dizionario di apologetica precedente agli anni '60. del XX sec. Lì troviamo ampia conferma a quanto detto. Ma si può pure fare una ricerca nel Denziger o, più estesamente, nelle encicliche papali riferite all’Oriente cristiano.

Collegata al concetto di eresia o scisma c'è tutta la questione della validità sacramentale. Una comunità cristiana eretica finisce per avere dei sacramenti invalidi, una solo scismatica ha i sacramenti validi. Ora, dal solo punto di vista cattolico, mi risulta che  da tempo immemorabile è stata sostenuta la validità sacramentale della Chiesa ortodossa.

Che convinzione è sottesa a tutto ciò?

Alcuni anni fa papa Ratzinger ventilò una proposta personale: nel caso in cui l'Oriente ortodosso si fosse riunito a Roma, non gli si doveva imporre nulla più di quanto aveva creduto lungo il primo millennio. Poi, ovviamente, quest'idea cadde nel vuoto. Bella o brutta che sia, tale idea rivela, però, un "non detto": in Oriente si crede all'essenzialità della fede, tutto quello che si è aggiunto in seguito è peculiare all'Occidente e non è così essenziale da essere imposto all'Oriente.
Uno può dissentire da ciò ma, secondo me, in questa precisa idea c'è il motivo di fondo per cui, lungo i secoli, in Occidente non si è mai definita "eretica" l'Ortodossia greco-slava.
Paolo VI pensava la stessa cosa fino al punto da definire come theologoumena il successivo sviluppo dogmatico nel Cattolicesimo del secondo millennio. Anche qui si può dissentire ma non vi si può non vedere sottesa la stessa mentalità di papa Ratzinger.
Prima del Concilio Vaticano I e del dogma dell'immacolata concezione, le idee istituzionali in merito non differivano da ciò. 

Ora, per tornare ai nostri “amici” accusatori, penso che essi si muovano osservando il Cattolicesimo da una prospettiva rigorosamente tridentino-romana come se fosse “sempre” stato così. Invece, tale prospettiva non è sempre identica a quella del periodo basso medioevale e meno ancora a quella del periodo alto medioevale. Gli storici conoscono bene tali generi di cose perché, appunto, non sono degli ideologi visto che qualsiasi cosa dicono la devono provare.

Chi inizia a conoscere molte cose sa anche che bisogna essere prudenti. Non si può partire in quarta e sparare a zero, basandosi magari su una sola affermazione del Catechismo. Questa, per quanto giusta possa essere, deve essere calata nella realtà e lì applicata meglio possibile, non deve divenire ideologia astratta.

La stessa ecclesiologia cattolica, come la conosciamo dall'epoca postridentina, ha subito nei secoli ritocchi, cambiamenti e aggiustamenti vari: le cose umane sono soggette più o meno a variazione. Nel tempo esiste una continuità ma esistono parallelamente anche delle fratture.

Il modo ideologico di leggere la storia del Cristianesimo pone i nostri “amici” a dividere tutto in due cassetti: eretico (o protestante) - ortodosso (o cattolico). Ma la realtà non è questa. Uno può pronunciare un'idea o mostrare una realtà diversa da quella cattolico-tridentina senza per questo essere protestante. La foga di dividere tutto in bianchi e neri è indice di poca intelligenza, alla fine...
Perfino lo stesso Oriente ortodosso è tutt'altro che uniforme e uno lo può credere tale solo se non lo conosce.

Se uno più “papalino del papa” lancia un'accusa di “eretico” – muovendosi diversamente da quanto i papi hanno fatto – non mi meraviglia. In un certo senso il problema non è qui ma in noi: bisogna porre attenzione che il cane che abbaia di più non è sempre il migliore o quello che ha necessariamente ragione!

Detto ciò, mi sembra di aver risposto alla questione ponendola su un piano un po’ più obbiettivo e certamente non fanatizzato, poiché almeno più aderente alla realtà storica. Ed è così che si deve cercare di rispondere ad ogni complessa questione religiosa, mai ponendosi su principi astratti dai quali si trae un asserto partendo dalla propria individualissima ragione personale con le sue esigenze.

mercoledì 15 novembre 2017

Intervista all'eremita Gabriel Bunge

Riporto un'intervista rilasciata dal monaco Gabriel Bunge perché ha alcuni punti, a mio avviso, interessanti che ho sottolineato. L'ho tradotta da qui integrandola con il suo originale inglese.
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- Padre Gabriele, anche se hai parlato della tua vita in altre interviste, raccontaci ancora un po' di te.

- Vivo a Roveredo, un piccolo villaggio di circa 100 abitanti. Il mio monastero è sopra il villaggio nei boschi, nelle montagne della regione di Lugano, la parte italiana della Svizzera.

- Sei stato cattolico fin dall'infanzia?

- Sì, ma non un cattolico praticante per tutta la vita. Mio padre era luterano, mia madre cattolica, e io ero battezzato cattolico. E, come spesso accade in questi casi, nessuno dei miei genitori praticava la sua rispettiva religione. Né mio padre né mia madre andavano in chiesa. E così neppure io. Ma siccome i giovani vanno sempre per la loro strada, ho riscoperto la fede del mio battesimo. All'inizio andai alla Chiesa cattolica, da solo. I miei genitori non mi hanno incoraggiato, lo hanno solo tollerato.

- Anche tua madre?

- Era una cattolica credente, ma a causa del suo matrimonio con un luterano, perse la pratica. Solo molto tempo dopo, quando ero già monaco, tornò in chiesa e iniziò a praticare la sua fede cattolica. Mio padre andava a malincuore con lei, almeno a Pasqua o a Natale, perché non voleva passare le vacanze da solo.

- Dove sei nato?

- Sono nato a Colonia ma abbiamo lasciato quella città quando avevo due anni a causa della guerra. Quella città, vecchia di quasi 2000 anni, fu quasi rasa al suolo. Era come Hiroshima. Circa l'ottanta percento fu distrutto e gli americani suggerirono persino che fosse ricostruita altrove: sembrava inutile provare a ricostruire da quelle ceneri. Tuttavia le persone erano estremamente attaccate alla loro città; la grande cattedrale era ancora in piedi, anche se molto danneggiata. Anche le dodici chiese romaniche [1] furono terribilmente danneggiate. Per dieci anni non vivemmo a Colonia, ma in una piccola città, in campagna. Solo nel 1953 è stato per noi possibile tornare. Così, ho trascorso la mia giovinezza a Colonia e sono andato lì al ginnasio. Amo ancora quella città. La cattedrale gotica, una meraviglia dell'architettura gotica, fu costruita sul luogo in cui tutte le cattedrali risalivano ai primi tempi del Cristianesimo. Uno dei primi vescovi di Colonia fu uno stretto collaboratore dell'imperatore Costantino. Sotto la torre nord c'è un battistero del IV secolo. C'è una chiesa di San Gereone a Colonia, dove l'ottagono arriva a cinque o sei metri. È una chiesa romanica, del IV secolo e ha reliquie dei martiri romani. Ci sono così tante tracce della Chiesa indivisa, dell'inizio del Cristianesimo che da questi reali fatti archeologici sono stato "spinto" a scavare più a fondo nelle fondamenta della Chiesa. Sono uno storico di formazione, un numismatico.

- Questi ricordi ti fanno sentire il desiderio di "fondere" l'Europa assieme con la Chiesa del primo Cristianesimo?

- Certo non conobbi la Chiesa ortodossa per molto tempo. Ho scoperto l'esistenza dell'Ortodossia poco a poco. Alcuni dei miei amici ortodossi odierni mi hanno detto che i cattolici sanno che noi “esistiamo” e null'altro. Anche le persone semplici ci chiedono: “Venerate pure la Madre di Dio?”. La loro conoscenza dell'Ortodossia è ancora molto povera e questo succede ancora dopo 50 anni dal Vaticano II, che sembrava aver “aperto le finestre” di quella che fu una Chiesa cattolica molto chiusa. Ho scoperto poco per volta tutto ciò da solo. Non conoscevo nessuna comunità ortodossa; non c'erano chiese ortodosse nelle città perché i russi, almeno, celebravano nelle chiese protestanti date loro in uso per un paio d'ore alla domenica, come spesso accade anche oggi. A Lugano gli ortodossi russi hanno comprato una piccola chiesa protestante vuota e inutilizzata. Tutte le altre comunità ortodosse, come i rumeni, celebrano nelle chiese cattoliche date loro in uso. Ma ora abbiamo una piccola chiesa che dev'essere pagata. Si sta gradualmente trasformando in una chiesa ortodossa, con un'iconostasi e tutto il resto.

Quindi, ho scoperto l'Ortodossia poco a poco. Quando avevo circa diciannove anni, dopo il ginnasio [2], andai con un amico a Roma, e lì scoprii il periodo paleocristiano: le catacombe, le antiche chiese, quelle fondate dai SS. Costantino ed Elena e così via. Fu molto impressionante. Devo confessare che questo ha rafforzato la  coscienza di me stesso come cattolico. Roma è terra apostolica - ecco la tomba di San Pietro, quella di San Paolo, Santa Maria Maggiore, Santa Croce, San Giovanni in Laterano ... tutte queste chiese paleocristiane, questa incredibile continuità archeologica. Ma è stato molto più tardi che ho scoperto che anche se c'è continuità sul piano dell'architettura, non c'era continuità a livello della Chiesa apostolica, nel fondamento.

Ho scoperto solo più tardi che Santa Maria Maggiore e le altre chiese sono sempre state le stesse, ma questa continuità non esiste in altri livelli, i livelli più essenziali. È lo stesso con gli anglicani. Hanno la Cattedrale di Sant'Agostino a Canterbury a un livello, ma a livello teologico non c'è continuità, c'è una rottura. Tuttavia, all'epoca ero troppo giovane per essere consapevole che ci sono così tante rotture e interruzioni nella storia della Chiesa occidentale. Dovevo scoprire questo da solo, gradualmente.

Le persone spesso mi chiedono perché sono divenuto ortodosso e se c'è stato un momento o un evento cruciale in quest'evoluzione. C'è stato un momento cruciale, e anche se l'ho già detto, lo ripeterò. Dovevo scoprirlo - prima a livello letterario, attraverso libri, musica, ecc. È lo stesso per il monachesimo - ho dovuto scoprire il suo spirito attraverso gli scritti dei padri del deserto. Ma ho scoperto l'Ortodossia reale e vivente nel ventunesimo secolo, quando fui in Grecia. Ero uno studente, non ancora monaco. Non potevo ancora entrare nel monastero perché mio padre non lo permetteva. Ero troppo giovane. Ringrazio il cielo che non l'ha permesso, perché in quel modo ho avuto l'opportunità di viaggiare in Grecia con altri studenti e di scoprire l'Ortodossia lì vivente. Vidi i santi monasteri e incontrai persino un santo monaco. Sono andato alla liturgia. Questo era prima del Vaticano II. I greci erano estremamente gentili e amichevoli con me come cattolico. Oggi probabilmente sarebbe diverso, perché i cattolici sono cambiati completamente verso gli ortodossi.

- Verso il meglio, o verso il peggio?

- Dal peggio al meglio. Ma ora gli ortodossi tengono le distanze perché si sentono invasi.

Ho visitato i seminari e i monasteri in Grecia, e una volta ho detto ai monaci e agli studenti: “Qui va tutto bene e mi piace ma ... è un peccato che siate separati da noi”. La risposta immediata fu: “Ti sbagli, sei tu che ti sei separato”. E così mi sono confrontato per la prima volta (avevo solo ventun anni) con questo fondamentale problema della separazione che è vista in modo diverso in Oriente e in Occidente. Chi ha ragione? A ventun anni non avevo i mezzi per verificare la risposta. Solo poco a poco li ho ottenuti e così ho scoperto che in realtà è l'Occidente che si è separato dalle fondamenta comuni. C'è la continuità archeologica, nelle famose chiese dei tempi di Costantino ed Elena ad esempio, ma a livello essenziale - teologia, liturgia e tutto il resto - non c'è. Il mio piccolo libro, Earthen Vessels [3] parla di un piccolo aspetto che è assai essenziale: c'è stata un'interruzione.

- Precedentemente ha menzionato di aver letto il libro dello storico tedesco Johannes Haller [4] sulla storia della Chiesa fino al 1500, così come altri libri sul papato, come quello di Abbe Guettée. [5]

- Sì, in effetti ora sto leggendo il libro di Haller. È un libro che tratta puramente di storia, mentre il libro di Guettée è polemica. Vedete, Haller era imparziale, molto silenzioso e aveva libero accesso alla biblioteca vaticana. È un libro di storia oggettivo, ha uno spirito molto tranquillo, ma è molto potente. I fatti sono schiaccianti.

- Hai detto di essere ora felice di leggere la storia della Chiesa, non prima, perché avrebbe potuto farti perdere la fede. Potresti approfondire? Pensi che sia necessario essere forti per affrontare i fatti, giusto?

- Sento che la fede nei giovani dev'essere preservata, protetta. Quando si ha una base solida, criteri sufficienti nella propria mente e una fede più forte, si è in grado di giudicare.

- Intendi una solida base nella fede cristiana, non necessariamente nella fede cattolica?

- Sì, quindi puoi confrontarti con questa massa di fatti storici.

- Perché ritieni che questi fatti fatti da soli possano essere troppo devastanti o scandalosi per le persone?

- Sì, naturalmente. Vedi, la storia non è teologia. La storia è solo fatti, quanto è successo. Il lavoro di Haller descrive tutti gli alti e bassi ... è affascinante, ma è la vera storia. Ti pone delle domande ...

- Storia, difetti e tutto?

- Sì, con tutti i difetti e la rivendicazione del primato del Papa, di essere il capo della Chiesa. È molto strano, già nel IV secolo papa Damaso sosteneva che la Chiesa romana (non ancora il Papa) aveva il primato su tutte le altre Chiese a causa di ciò che Gesù Cristo disse a Pietro: “Tu sei una roccia, e su questa roccia io costruirò la mia Chiesa” (cfr Mt 16, 8). Così loro, a Roma, hanno identificato questa roccia con un'istituzione, con qualcosa di visibile: la Chiesa romana. Sebbene molti padri della Chiesa, sia in Oriente sia in Occidente, identificano tale roccia, come fece Sant'Ambrogio di Milano nell'anno 382, con la fede del popolo. È la confessione di Gesù Cristo come il Figlio del Dio vivente. Non era la fede personale di Pietro; egli non era un teologo o un apostolo migliore degli altri. Gli fu rivelato dal Padre. Questa è la roccia che non può essere distrutta. Pietro poco dopo dimostra di non aver capito nulla di tale confessione ed è chiamato “diavolo”. Il Signore dice: “Allontanati da me, Satana” (cfr Mt 16, 23), e così via. Non solo sant'Ambrogio, ma anche i padri più importanti dell'Oriente e dell'Occidente dicono la stessa cosa. Per i cattolici romani è assolutamente ovvio che questa roccia sia la persona di Pietro. E Pietro secondo la tradizione morì a Roma e quindi dev'essere la Chiesa romana e il suo successore, il vescovo di Roma, ad essere questa roccia. Ma Pietro fu in molti posti. Perché deve essere solo il luogo in cui è morto? Molte persone potrebbero affermare di avere la sua tomba ... ma morì a Roma, come San Paolo. Questa è una ragione sufficiente per tale città, che fu la capitale dell'impero romano di allora, per divenire anche il capo di tutte le Chiese? Se c'è una città che potrebbe rivendicare quel titolo sarebbe Gerusalemme, la città dove morì nostro Signore, non Pietro. A Gerusalemme c'è la tomba di nostro Signore e lì è risorto. Il capo della Chiesa è in ogni caso nostro Signore.

- Questo mi è sempre sembrato un esempio devastante di ciò che è chiamato in russo плотское мудрование [6] - mentalità carnale, un modo di pensare puramente terreno.

- Sì, e prese subito piede. E ciò che è così scioccante in questa storia del papato di Haller è proprio questo aspetto mondano; come dei mezzi spirituali, come la scomunica e l'interdetto, sono stati usati continuamente, per centinaia di anni, solo per ragioni politiche. E ciò che è ancora più scioccante è che le persone non si sono nemmeno preoccupate di obbedire a tali interdetti. Intere nazioni erano sotto interdetto; questo significa niente Messa, niente sacramenti, niente campane, niente.

- Perché?

- Perché? Perché il re non si sarebbe arreso alle pretese territoriali del papa. Il papa combatteva sempre per il suo Stato che divenne sempre più grande, poi sempre più piccolo ed esiste ancora, così com'è nella funzione della Città del Vaticano. Era sempre per queste ragioni politiche, territoriali. Ma la maggior parte di questi paesi, centinaia di re, persino vescovi, semplicemente non si preoccuparono. Continuarono a celebrare la Messa a dispensare i Sacramenti e così via.

- Quindi erano tecnicamente in “disobbedienza” al Papa?

- Perfettamente. Per me, questo è stato scioccante. Anche oggi è scioccante. È scioccante che tali mezzi spirituali siano stati usati per motivi puramente materiali, politici e coloro che sono stati colpiti da questi interdetti non si sono preoccupati. Quindi, puoi immaginare che questo distrugge gradualmente la Chiesa dall'interno. Comprendi molto meglio perché il Cristianesimo occidentale ha distrutto e continua a distruggere se stesso dall'interno. Non dall'esterno. È orribile, devo dire. È ciò che chiamo “secolarizzazione”. Ci sono Papi che hanno combattuto in battaglia. Era cosa ordinaria per i cardinali avere eserciti e via dicendo. Questa è la secolarizzazione. Significa che la Chiesa stava chiudendo il proprio orizzonte in se stessa per includere interessi sempre più profani. I Papi stavano difendendo (comprensibilmente) la propria indipendenza dall'Imperatore, di cui avevano effettivamente bisogno, perché senza l'Imperatore non sarebbero più stati indipendenti dai duchi, dal re di Sicilia, ecc., da chiunque. Inizi a capire un sacco di cose.

- Presumo che tu stia leggendo questo libro nell'originale tedesco originale. Ci sono traduzioni?

- Questo è un classico, ma non lo so, ci sono dozzine di libri di questo tipo. Ho solo citato questo libro per dirti che anche adesso, in seguito, sono ancora interessato a tali domande, alla lettura di libri che durante il mio tempo di ricerca mi era vietato leggere. Non penso che mi sarebbe stato comunque molto utile, perché avrei completamente perso la mia fede.

- Proibito da chi?

- Dai miei professori nella facoltà cattolica dell'università. In Germania la teologia è insegnata dallo Stato e così ho ricevuto la mia educazione teologica da un'università statale. Quindi continuo a studiare solo per approfondire la mia comprensione delle ragioni della separazione tra Oriente e Occidente. Naturalmente da questo si può capire molto ma c'è ancora un grande mistero che non riesco ancora a capire: perché Dio lo ha permesso?


Puoi dire che è stato tutto errore del Papa ma i fedeli non hanno avuto scelta. Questo è quanto dico ai miei amici ora. Dico: “Guarda, non dovresti criticare o condannare i cattolici. Sono nati nella parte sbagliata della strada. Non è un loro errore. Non hanno scelta. Non hanno mai avuto scelta. L'intero Occidente apparteneva al patriarcato romano che gradualmente divenne sempre più grande; non facevano parte di altri patriarcati. In ogni caso, non sono [colpevoli] oggi. Questo è il loro errore: erano proprio nati lì”.   

- Com'è accaduto in Occidente, il processo di secolarizzazione non poteva avvenire in Oriente ?

In linea di principio sì, ma in realtà non è avvenuto. Penso che ciò sia dovuto al fatto che il processo di secolarizzazione, che ha sommerso il Cattolicesimo, è in realtà un processo molto lungo; la sua espressione più completa è il Protestantesimo, che è un fenomeno interno al Cattolicesimo. È un fenomeno interno alla Chiesa Occidentale intervenuto dopo la sua separazione dalla parte orientale della Chiesa; non avrebbe potuto svilupparsi precedentemente
Sto parlando di un'esperienza davvero terribile e, piuttosto che parlare di storia, comincerò dalla mia "piccola storia" di settantatré anni. Sono entrato in monastero all'età di ventidue anni, esattamente l'anno in cui fu aperto il Concilio Vaticano II. Con la mia esperienza in Grecia e tutto ciò, sono divenuto monaco a  Chevetogne [7] ed eravamo veramente felici della speranza che la Chiesa romana sarebbe tornata sui suoi passi; c'erano molti segni che dovesse accadere: Paolo VI desiderava fortemente e profondamente una riconciliazione con la Chiesa Ortodossa. Egli era, in realtà, l'incarnazione di un Giano [bifronte] della Chiesa Occidentale:

- Da un lato voleva concelebrare la liturgia con il patriarca Athenagoras, quando si incontrarono a Gerusalemme, e portò con sé un calice d'oro. Ma gli ecumenisti (grazie a Dio) separarono questi due vecchi, perché la situazione sarebbe divenuta peggio di prima dopo un simile atto. Così offrì il calice al Patriarca;
- Dall'altro, è provato che egli voleva rendere la messa latina accettabile ai protestanti attraverso le riforme liturgiche, senza pensare, senza rendersi conto che sarebbe divenuta allo stesso tempo totalmente inaccettabile per gli ortodossi.

Come si può vedere, la Chiesa cattolica si trova tra due posizioni opposte: l'Ortodossia Orientale e l'Occidente Protestante. La generale evoluzione non è andata verso l'Oriente, ma verso l'Occidente; divenendo una lenta "auto-protestantizzazione" della Chiesa romana, un'auto-secolarizzazione, con tutta la distruzione che abbiamo visto, sia fisica che spirituale. È veramente un disastro storico di una dimensione senza precedenti. Vedete, il Protestantesimo è un virus interno del Cattolicesimo e la Chiesa cattolica romana non ha anticorpi contro questo virus; l'anticorpo è l'Ortodossia che per cinquecento anni non è mai stata tentata dal protestantesimo; anche se ci fu un patriarca ecumenico che era in sintonia con il calvinismo (ce n'è stato pure uno ...) fu qualcosa di anedottico che non ebbe alcuna influenza nella coscienza ortodossa. La Chiesa ortodossa ha avuto molte opportunità per essere infettata dal Protestantesimo e dal laicismo, ma non è ceduta o ne è stata toccata solo superficialmente.

Un raffreddore piuttosto che un cancro?

Sì un raffreddore, non un cancro. Ed è veramente una tragedia di dimensione storica. Molti cattolici sono ora consapevoli di ciò perché non considerano più la Chiesa Ortodossa come un concorrente o un avversario. Ecco perché l'aiutano in ogni modo per stabilire le sue parrocchie in Occidente; offrono loro le loro chiese per servire la liturgia su altari cattolici - sarebbe stato inimmaginabile prima.


- Una cosa a parte: la scorsa primavera una delegazione dalla Russia fu presenta ad una celebrazione in Sicilia per commemorare l'aiuto dato dai soldati russi alle vittime del grande terremoto di Messina del 1908. Il clero russo presente fu invitato a servire la Liturgia per la locale presenza ortodossa nella Cappella Palatina di Palermo.

- Ah, bello. I russi celebrano continuamente solenni liturgie nella Cattedrale di San Nicola a Bari. Ne ho vista una celebrata da un metropolita russo, con quasi 20 sacerdoti e un grande coro e ho pensato che “è la liturgia che chiede questa magnifica cattedrale”. Ma quando era finita, iniziò una messa latina ... e ci sarebbe stato da piangere perciò; ci si poteva chiedere: “Che state facendo qui?”. In un certo senso, è qualcosa di straordinario ma dimostra che molti cattolici non sono più sicuri di avere ragione.

- Riguardo a quelli che stanno esitando, pensi che potrebbero andare nella direzione dell'Ortodossia, o potrebbero invece rinunciarvi completamente?

Penso che l'unica via d'uscita è trovare la propria ortodossia perché, a meno che Dio non faccia un miracolo senza precedenti trasformando tutti nell'Ortodossia bizantina, c'è un'intera cultura che vi si oppone. Ma costoro devono rivolgersi alla propria ortodossia, alle proprie tradizioni. Durante tutti questi anni, quando ho scritto dei piccoli libri, avevo l'obiettivo, come monaco, di aiutare le persone ad avere una vita spirituale, per riscoprire, tornare al proprio patrimonio che, naturalmente, è lo stesso del nostro perché abbiamo le stesse radici. Ma il risultato dei miei sforzi è vicino allo zero, almeno tra i monaci; soprattutto tra loro: i libri sono principalmente letti da laici, non da preti o monaci ... I monaci sono quelli che praticano yoga, reiki ecc. Quando lo dici ai monaci russi, sono scioccati, non possono immaginare che possa esistere una cosa del genere. Non li giudico, grazie a Dio è nostro Signore che giudicherà il mondo non io; ma questo significa che la gente non cerca una soluzione, una risposta, nella propria tradizione. Essi la cercano al di fuori di essa, nelle religioni non cristiane.

Per me, i monaci cattolici che praticano la meditazione Zen sono come se dei monaci Zen pregassero con la Via Crucis. È assolutamente assurdo. La sofferenza ha una diversa origine nel buddismo: viene vinta in modo diverso dal Cristianesimo; da loro non c'è stato un Salvatore crocifisso. Perché dunque dovrebbero meditare sulla Via Crucis? È ovvio che non lo fanno! E come può un monaco cristiano, che crede in un Dio personificato, pregare l'universo impersonale dello Zen? In questi monasteri hanno giardini Zen ... Ma possiamo immaginare una Via Crucis in un monastero Zen? Non è immaginabile.

Ma ciò che è impressionante è che non tentano nemmeno di cercare le proprie radici - la fonte che è stata riempita di spazzatura. Sembrano convinti che non c'è nulla da cercare e che non ci sia mai stato niente. Dobbiamo quindi pure noi cercare tale fonte. Ricordo bene la mia giovinezza monastica: c'erano alcuni nel monastero che pensavano che non ci fosse niente, che era tutto secco. Poi è venuto un maestro Zen, un gesuita (ben noto, morì molto tempo fa), ed è stata una rivelazione. C'era almeno qualcosa di spirituale ...

Non avevano conosciuto che del formalismo. Grazie a Dio, io avevo scoperto i santi padri e la letteratura monastica dei primi secoli prima di arrivare in monastero. Non è il monastero che me li ha insegnati. Ho continuato la mia ricerca nel monastero.

- A Chevetogne?

- Sì. Sono andato lì perché sembrava più vicino a quello che ho scoperto in Grecia. A dire la verità, sono stato mandato lì. Ero entrato in un'abbazia benedettina in Germania. Il mio maestro dei novizi, l'abate, un sant'uomo, mi amava molto e vedeva che non ero nel posto giusto. Ha sacrificato il suo debuttante promettente e lo ha mandato a Chevetogne per vedere se questo posto era più adatto a lui. Quando ho fatto la mia professione monastica è venuto a visitarmi. Era un uomo santo. Il mio confessore, un monaco trappista, era anche un sant'uomo. Ho avuto la possibilità di incontrare più di un uomo santo, anche in Occidente. Esistono ancora.

Sento che la mia via è quella di dimostrare, anche agli ortodossi, che è possibile riscoprire le nostre basi comuni, anche nella tradizione occidentale, e vivere su loro. Non possiamo farlo da soli, naturalmente, ma solo con la Grazia di Dio. Poi ho raggiunto un punto in cui non potevo più sopportare d'essere solo in comunione spirituale con la Chiesa ortodossa vicina al mio cuore. Volevo una vera comunione sacramentale. Così l'ho chiesta.

- Credi che su questa via di scavare fino alle radici della propria tradizione occidentale, alcuni si sentirebbero inevitabilmente costretti a fare il passo che hai fatto?

È difficile dirlo perché non è tecnicamente possibile per tutti: la Chiesa ortodossa non era così ben rappresentata in Occidente! Ora la situazione sta cambiando e ho diversi amici che seguono lo stesso percorso: sono “ortodossi”, ma non nel senso confessionale; non so se lo diventeranno mai.

La mia esperienza personale mi insegna che non sempre troviamo aiuto nel versante ortodosso. Il proselitismo non è cosa normalmente ortodossa e talvolta non si riceve alcun aiuto concreto. Per questo ne fui pure scoraggiato: quando ero un giovane studente c'era un noto teologo (che non nomino) che ha letteralmente proibito me e pure gli altri monaci di Chevetogne, di divenire ortodossi. Ha detto: "No! Non dovete divenire ortodossi! Dovete vivere nella vostra carne la tragedia della separazione ...". Io l'ho fatto perché non avevo altra via d'uscita. Sono andato da un altro metropolita ortodosso russo per essere aiutato ma non l'ha fatto. Mi ha semplicemente voltato le spalle. E fu la volontà di Dio. Al momento giusto è successo spontaneamente, senza problemi. Sul serio. Come spedire una lettera alle Poste Svizzere. Ma prima sembrava impossibile.

- Sono sicuro che tutto accade secondo la volontà e il piano di Dio, ma ritieni che forse le persone ortodosse dovrebbero fornire più incoraggiamento a quelle persone che stanno cercando, esitando? A chi sta scavando in profondità ma non arriva alle radici?

- Dovrebbero conoscere meglio la loro fede e essere in grado di rispondere alle domande. Non dovrebbero criticare tutto e tutti.

- Come molti convertiti sono inclini a fare.

- Sì, i convertiti sono i giudici più severi. Ma, sì, dovrebbero essere in grado di rispondere a domande essenziali. Tuttavia, sto parlando della mia esperienza personale, in Svizzera. Suppongo che sia diverso in America, dove ci sono centinaia di chiese diverse, denominazioni protestanti, e sono tutti uguali, per così dire. Ci sono pure, purtroppo, dozzine di Chiese ortodosse.

- Sì, l'America ha il problema opposto: troppo da scegliere.

- Ci si confonde.

- Anche così, è ancora difficile per alcuni ortodossi americani venire fuori e dire: “Questa è la vera Chiesa”.

- Ciononostante, è più facile in America perché non esiste una Chiesa “dominante”. Non è come in Italia, in Spagna o anche in Germania, dove ci sono due Chiese dominanti, la cattolica e la protestante. Accanto, o una sull'altra, a seconda di come lo vedi, la Chiesa cattolica è una confessione dominante. Qualsiasi attività ortodossa sarebbe stata ricevuta male, suppongo - tanto più che dipendono dalla buona volontà della Chiesa cattolica. Per ottenere una chiesa, per celebrare, quando sei troppo povero per costruire la tua chiesa, hai bisogno della buona volontà dei vescovi cattolici. Ma penso che la situazione in America sia diversa.
In ogni evenienza, sono contro ogni tipo di proselitismo, ma dobbiamo rispondere alle domande, dire come sono le cose se le persone vogliono sapere. Dio chiama tutti a questo, ossia “al proprio giusto posto”.

- Certamente la Chiesa cattolica è potente in America, ma nel Nord America stavano inizialmente entrando in un ambiente protestante, anglosassone. Tuttavia, la Chiesa cattolica portò molte opere caritatevoli, ospedali e scuole in America, anche se molte persone se ne dimenticano.

- Sì, ma non dovrebbero.

- Un'ultima domanda. Le persone locali che non sono ortodosse vagano mai nel tuo monastero e ti pongono delle domande?

- La popolazione locale mi conosce da trent'anni, ma la mia è sempre stata una vita monastica molto specifica; e poiché non conoscono i monaci, non ci sono monaci (qui c'erano fratelli francescani che non sono monaci), si sono sempre chiesti che tipo di fratelli eravamo. Indossavamo il nero, avevamo la barba, indossavamo cappucci e sembravano piuttosto antiquati. Anche il loro santo locale del quinto secolo si è vestito proprio come noi, ma non lo sanno più. Sapevano che eravamo molto vicini all'Oriente cristiano, ai santi padri e che quello che sto dicendo oggi non è diverso da quello che ho sempre detto. Questa è una cosa che la gente ha notato quando sono diventato ortodosso. Una signora, una semplice casalinga senza istruzione universitaria, che sapeva che siamo diventati ortodossi, disse: “Voglio solo che tu sappia che sarai sempre il nostro Padre Gabriele e stai facendo quello che ci hai sempre insegnato a fare ... tornare alle nostre radici. La Chiesa ortodossa è come all'inizio”. Quindi, una persona semplice senza studi teologici può capirne il senso. Non erano scioccati. Non c'era opposizione contro di noi. A volte succede, mentre camminiamo per le strade, la gente dirà: “Padre, posso farti una domanda?”. Dico, va bene. “Sei un monaco ortodosso?”. Dico, sì. “Bravo!”, mi rispondono.

Non sono più abituati a vedere monaci. Gli unici monaci che vedono sono monaci ortodossi. I frati francescani indossavano abiti laici, quindi a meno che non li conosci personalmente, non sapresti se sono frati. Ma i monaci ortodossi devono sempre essere identificati come tali. E per queste persone, non è una provocazione. Si sentono rafforzati. Dicono: “Bene! Bravo!”.

Devo dire che non mi aspettavo quella reazione. Quando sono stato intronizzato come abate del mio monastero (una parola grossa per una piccola realtà), c'erano molti cattolici presenti, molti dei quali monaci benedettini. Chiesero se potevano venire; volevano essere lì. Erano presenti alla liturgia ortodossa e li presentai al vescovo che li accolse amabilmente. Non è stato percepito come un atto ostile contro di loro o contro la Chiesa cattolica, ma piuttosto come la conseguenza finale di ciò che avevo sempre insegnato.

- Potrebbero vedere la tua coerenza in ciò.

- Molti di loro vorrebbero fare la stessa cosa, ma sono troppo legati al mondo in cui vivono o la loro conoscenza dell'Ortodossia, della tradizione apostolica, è troppo povera.

Quindi, dobbiamo tornare alle nostre radici.

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NOTE

1 Le dodici chiese romaniche nella città vecchia di Colonia risalgono tra il IV e il XIII secolo. Lo stile romanico combina le caratteristiche di edifici romani e bizantini.

2 Il Ginnasio era così denominata la scuola per bambini che alla fine andavano eventualmente all'università. Durava dall'età di otto a diciotto anni.

3 Earthen Vessels: The Practice of Personal Prayer According to the Patristic Tradition (Ignatius Press, 2002)

4 16 ottobre 1865 - 24 dicembre 1947. [È probabile che l'intervistato si riferisca al seguente libro: J. Haller, Pappstum und Kirkereform, Berlin 1903. Il fatto che il libro sia datato nulla toglie alla descrizione e all'elenco dei puri fatti storici. In questo link il libro è visionabile. È pure probabile che l'intervistato si riferisca all'altra seguente opera dello stesso autore: Das Papsttum; Idee und Wirklichkeit. Ndt].

5 Réné-Francois Guettée (1 dicembre 1816 - 10 marzo 1892), Il Papato. Dopo il suo studio approfondito della storia della Chiesa, il prete cattolico romano Guettée divenne sempre più disilluso dalla sua Chiesa nativa e alla fine fu accolto nella Chiesa ortodossa russa, con il nome di Vladimir. [Su internet è visionabile il libro di Guettée, De la papauté, al seguente link. Ndt]

6 Azbuka.ru, un'enciclopedia online di cristianesimo ortodosso, definisce плотское мудрование (plotskoe mudrovanie) come "il modo di pensare dell'uomo decaduto".

7 L'abbazia di Chevetogne, conosciuta anche come Monastero della Santa Croce, è un monastero benedettino cattolico situato nel villaggio belga di Chevetogne nel comune di Ciney, nella provincia di Namur, a metà strada tra Bruxelles e Lussemburgo. Fu fondato nel 1939. Il monastero ha due chiese: una di rito latino e l'altra di rito bizantino.