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giovedì 13 aprile 2017

Libro sulla Liturgia bizantina


Ho ricevuto in omaggio il libro di cui riporto la copertina. Ringrazio chi me l'ha regalato. 
Il libro cerca di imitare in piccolo il lavoro che a suo tempo fu fatto da padre Damiano Como. Siccome da allora non c'è stato un libro simile, la presente opera rappresenta già qualcosa, bisogna riconoscerlo.
Purtroppo, però, il risultato è abbastanza impreciso a più livelli: grafico, di impaginazione e in parte contenutistico. Si comprende l'eccessiva celerità con cui è stato fatto da alcune incoerenze interne che me lo segnalano. Il lavoro è prodotto da più mani, alcune competenti, altre improvvisate e lo si vede benissimo dalla giustapposizione di stili differenti tra loro. Citazioni mal fatte, scelte criticabili, termini non giustificati ricorrono in gran parte del libro. Il curatore ha redatto un'introduzione con pochissime note in cui si coglie che non sa citare, quindi non ha l'elementare metodologia scientifica richiesta per tali lavori.


La prima cosa che balza all'occhio, tuttavia, è la grafica: sommaria, stiracchiata, copiata da internet in modo fin troppo pacchiano. Mi è caduto l'occhio su qualche rubrica e noto qualche appunto un po' troppo vezzoso che storna dalla seria ieraticità della liturgia e, sinceramente, stona non poco. La lezione che a suo tempo diede Valerio Polidori nel suo Libro del Celebrante qui non è minimamente passata. Hanno fatto, come si dice, "orecchio da mercante".
D'altra parte la benedizione del vescovo Gennadios (Patriarcato Ecumenico) su quest'opera non può trasformare un lavoro mediocre in un buon lavoro, dal momento che non c'è stata la sufficiente competenza da parte di tutti. 
Inoltre, il fatto di celebrare o assistere spesso a questa liturgia non da la patente di "filologo" a chi, magari senza titoli necessari, è refrattario alla filologia. 
Questo, lo ricordo!, è un testo letterario e come tale richiede un minimo di competenza e coerenza in mancanza delle quali è fortemente consigliabile  far altro.
I laici meritavano di aver in mano qualcosa di meglio.

3 commenti:

  1. Questo mi ricorda infatti che da Lei sono già stati prodotti alcuni volumi sul genere, seppure certo senza benedizione episcopale.

    Mi permetta una piccola consultazione: sa se esistono pubblicazioni che riportino i riti della Settimana Santa nella liturgia bizantina? Ho sentito che queste e quelle romane (prima di Pio XII) avevano molti paralleli, ma non ho potuto mai fare il confronto.

    Grazie tanto.

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  2. I tempi sono tali che la benedizione episcopale non vuol più dir molto, purtroppo!

    In teoria avrebbe un senso, perché indica un legame ecclesiale, ma oggi con la benedizione episcopale si vede di tutto poiché i vescovi si fidano, non controllano e quello che esce, esce, noncuranti del fatto che un prodotto scadente con la loro benedizione, poi va pure contro di loro perché chiunque potrebbe dire: "Chi ha scritto ciò è ignorante ma come mai il vescovo non se ne è accorto? Che sia come lui?". Chi appoggia un'opera, fosse pure con una semplice benedizione, ha dunque la sua parte di responsabilità.

    I testi liturgici bizantini, in quanto testi antichi, devono essere affrontati con criteri ben precisi altrimenti chi lo fa spensieratamente (poiché pensa che, magari, essendo sacerdote, PUO' farlo), produce mostri.

    La spensieratezza pertinace che continua a regnare in certi ambiti ecclesiastici è tale da lasciarmi basito. A nulla valgono i consigli che si da a queste persone le quali, cocciute più che mai, proseguono nel loro pericoloso cammino.

    Ma non sono il solo a rimanere basito: stamattina comunicando lo stile singolare di questo libro ad un docente universitario di Roma e di ottimo livello, ho ricevuto le medesime impressioni.

    Alla fine, questi testi sono destinati a girare in ambienti piccoli e chiusi perché se iniziano ad avere un giro più ampio immediatamente si svelano per ciò che purtroppo sono e chi conta li prenderà in giro.

    Lavorare su queste cose è rischioso e questo, ovviamente, vale anche per me.
    Ma vale prima di tutto per chi fa il super-spensierato!

    Poi, ovviamente, un conto è l'errore che ci può scappare sempre (siamo uomini fragili), un conto è l'errore sistematico che si ripete continuamente e svela l'ignoranza che, se non riparata, diviene colpevole. Allora, è facile dedurlo!, queste sono simulazioni, non cose vere. Uno si simula liturgista, un altro teologo, un altro ancora "guru" e super-spirituale (che poi a differenza dei veri spirituali si offende per niente), ecc. Un'epoca di simulazione come la nostra non può che avere simulatori con il rischio pure di avere simulazioni di Chiese (il che è veramente tragico).

    Pare esista in giro una "Settimana santa" fatta dalle stesse edizioni con cui è uscita questa liturgia ma, dati i presupposti, non metto le mani sul fuoco per quanto riguarda la sua qualità.

    Più avanti è possibile che pure io faccia qualcosa del genere anche se un lavoro davvero serio chiede diverso tempo.

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  3. Oggi ho fatto vedere questa pubblicazione ad un filologo, internazionalmente accreditato. Gli sono bastati 30 secondi, è saltato sulla sedia e ha detto: «Ma chi ha scritto questa roba?!?!?!?». Era particolarmente infastidito dallo stile improvvisato che notava qua e là nel testo. Poi ha perentoriamente aggiunto: «Evitiamo di commentare!», e mi ha ritornato il testo senza aggiungere altro.
    Per me da un lato è un dispiacere perché è una delle tante occasioni che il mondo ecclesiastico greco in Italia ha perso, dall'altro è un conforto perché quanto osservo è tutt'altro che campato per aria.
    C'è da chiedersi SINCERAMENTE quanto queste persone siano a contatto con la realtà (e non con una immagine che di essa se ne fanno) e quanto poco le possa aiutare un vescovo che, con una benedizione, da un benestare ad un'opera tutt'altro che perfetta e che non trova il minimo riscontro di serietà in ambito accademico.

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