Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 9 aprile 2017

Il Concilio "pan-ortodosso" di Creta come un "piccolo Concilio Vaticano II"? (parte 2)

Prosegue la traduzione della conferenza di cui ho fornito i riferimenti nella sua prima parte. Il lettore non si faccia disorientare dal tema trattato (soprattutto quando il conferenziere rifiuta l'ecclesialità delle Chiese non ortodosse) perché il punto centrale su cui focalizzarsi è l'introduzione di un inclusivismo che, precedentemente, è già entrato nel mondo cattolico. L'esperienza ci dimostra che una volta che si introduce tale principio nel pensiero ufficiale di una Chiesa, non ci si ferma più fino a coinvolgere aspetti dogmatici, ecclesiologici, morali. Il papato romano attuale, così inclusivista, ne è una logica e chiara prova dove, alla fine, si giunge ad un atteggiamento almeno praticamente agnostico. Certamente non si tratta di riesumare la "caccia alle streghe" ma di stabilire nella dottrina dei punti fermi che, al contrario, iniziano a vacillare anche in alcuni settori del Cristianesimo orientale con l'introduzione di principi non tradizionali imposti autoritativamente da una piccola cerchia di determinati prelati in spregio alle regole che ordinano la discussione e l'approvazione dei temi in un concilio. Tale è la situazione che il conferenziere ci riferisce. È questo, a mio avviso, uno dei punti più interessanti di questa parte della conferenza che è molto somigliante al "ribaltone" introdotto nel concilio vaticano II seppure a Creta le cose siano state molto più morbide e moderate.
Ovviamente per poter fare questo si deve contemporaneamente scardinare il principio di conciliarità, che lo impedirebbe e che tradizionalmente regola le Chiese ortodosse, attraverso l'interessante procedimento che il relatore descrive.

I due concili [quello di Creta e il concilio vaticano II] hanno condiviso radici comuni e presupposti iniziali, una metodologia simile e obiettivi similari e, almeno, un’allergia superficiale al dogma. 
Entrambi gli incontri avevano stessa finalità e affermavano di consolidare l’impegno delle loro gerarchie per l’ecumenismo; entrambi acconsentivano che i loro decreti e documenti conciliari fossero modellati da teologi accademici.
E, cosa più importante, entrambe le riunioni hanno introdotto una nuova ecclesiologia inclusivista, estranea alla fede della Chiesa, dell’Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa [4].

Un altro punto che purtroppo forgia la parentela fra i due incontri, è l’assenza di una qualsiasi demonologia. È indicativo che, per quanto riguarda la mentalità e le priorità dei redattori dei testi conciliari, da nessuna parte, in uno dei qualsiasi testi, si riesce a trovare i seguenti termini:

Diavolo, demone, diabolica o maligno [5]
Eresia, [6] eretico, scisma o scismatica.

Invece, il discernimento sui metodi degli spiriti decaduti, o la demonologia, è un requisito nella formazione della cristologia e dell’ecclesiologia. [7] Come scrive l’evangelista Giovanni, “Per questo scopo il Figlio di Dio si è manifestato, egli che potrebbe distruggere le opere del diavolo” (1 Gv 3, 8). L’assenza di un qualsiasi riferimento al maligno o alle sue macchinazioni (eresia, scisma, ecc.) da qualsiasi testo conciliare è indice di una prospettiva terrena, secolarizzata, non della mentalità patristica.

Infine, seguendo il Vaticano II e non i santi padri, il “Concilio” a Creta non solo non si è fatto alcun riferimento a un’eresia, ma i rappresentanti delle confessioni eretiche sono stati invitati a partecipare in qualità di osservatori, compresi quelli riconosciuti come tali dai Concili ecumenici precedenti. Pure senza alcun precedente nella storia dei concili, ma praticato nei concili vaticani, è stato confermando ancora una volta uno spirito e una mentalità che ha purtroppo animato gli organizzatori.

B. La “conciliare” abolizione della Conciliarità


Vediamo ora più particolarmente la conciliarità (o la sua mancanza) nel periodo presinodale e nel Concilio stesso. 

L’unità della Chiesa è manifestata e modellata attraverso la conciliarità. Il 34 ° canone apostolico afferma infatti: “... pertanto ci sarà l’unanimità, e Dio sarà glorificato per mezzo del Signore nello Spirito santo”. Quando la modalità conciliare è persa, la prima e spesso immediata vittima è l’unità della Chiesa.

Un attento esame del “Concilio” di Creta a tal proposito rivela che, paradossalmente, si è verificata un’abolizione “conciliare” della conciliarità. Nella storia della Chiesa, ad eccezione dei concili latrocinii, nessun altro concilio ha mostrato tanto disprezzo per il senso stesso della conciliarità come ha fatto il “Concilio” di Creta.

In primo luogo, il popolo di Dio, il pleroma della Chiesa (che include clero, monaci e laici), è stato superato del tutto in fase di preparazione ed esecuzione del “Concilio”. Questa non è solo una svista importante, si tratta di un grave difetto ecclesiologico. I patriarchi ortodossi nel 1848 hanno dichiarato al Papa che nella Chiesa di Cristo “né i Patriarchi né i Concili potrebbero introdurre delle novità tra noi, perché il custode della religione è il corpo della Chiesa, anche il popolo stesso ...” [8].
Tuttavia, non fu tenuto al buio solo il corpo della Chiesa, ma pure gran parte della stessa gerarchia. La maggior parte dei vescovi e persino i sinodi di Chiese locali non sono stati coinvolti nella preparazione del “Concilio”, tra cui la redazione dei suoi testi. 
A tal proposito, ricordiamo il doloroso grido di protesta del Metropolita Ierotheos di Lepanto, mesi prima del “Concilio” sui testi pre-conciliari che “erano sconosciuti alla maggior parte dei gerarchi e a me stesso, rimangono celati nella commissione e non ne sappiamo il contenuto” [9].
Non è un'esagerazione nel nostro caso affermare che il giudizio del settimo Concilio Ecumenico, per quanto riguarda il falso Concilio iconoclasta di Hieria è qui applicabile: “Le loro cose sono state dette come in un angolo, non sul monte dell’ortodossia”. Questo perché i responsabili della redazione dei testi conoscevano molto bene l’opposizione del popolo di Dio ai testi problematici e per tal motivo hanno rifiutato di pubblicarli. Come emerge dal verbale della quinta (e ultima) riunione preconciliare (nel mese di ottobre del 2015), è stato solo su insistenza del Patriarcato di Georgia e (in seguito alla Sinassi dei Primati nel mese di gennaio del 2016 - solo 5 mesi prima del “Concilio”) la richiesta del Patriarcato di Mosca, che i testi sono stati infine fatti conoscere alla Chiesa. Con ciò in mente, allora, si può capire meglio il motivo per cui quattro Patriarcati sono giunti ad escludersi all’ultimo minuto.
Il Metropolita Irenei di Batskas (Chiesa serba) ha commentato a proposito di quest’ultimo incontro cruciale della Commissione preconciliare del mese di ottobre del 2015: “Per quanto riguarda il testo Relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano, una seria revisione e correzione si è, purtroppo, dimostrata impossibile perché per la maggior parte dell'incontro ... nonostante la disapprovazione di molti e la netta critica, - per motivi mai divulgati - non è stato seriamente riconsiderato. Il testo, piuttosto, è stato trasmesso sostanzialmente intatto al Concilio a causa di mancanza di tempo e di consenso. Gli sono solo state apportate delle modifiche cosmetiche” [10].

Un attento studio del verbale della quinta Commissione preconciliare pan-ortodossa  (ottobre 2015) rivela che il lavoro è stato svolto in un clima di pressione e di fretta sotto la responsabilità del presidente della riunione, il Metropolita Giovanni di Pergamo, successivamente sostituito.

È evidente ed è un'opinione diffusa tra i critici del “Concilio” che una delle cause principali per trasformare Creta in un “fiasco” è stata questa metodologia non ortodossa anti-sinodale e la segretezza preconciliare imposta dagli organizzatori.

Abbiamo precedentemente detto che le gerarchie delle Chiese locali sono state tenute all'oscuro sul periodo preparatorio e sui testi. Questo è  evidente se si considera anche che, per le regole per la preparazione, al Concilio erano necessarie solo le firme di due rappresentanti di ciascuna Chiesa al fine di confermare i testi preconciliari - ossia senza l’approvazione dei santi Sinodi. Così, il testo non ortodosso sull’eterodossia è stato considerato “approvato” dalle Chiese locali dopo la riunione dell’ottobre 2015, senza essere stato inviato, discusso e confermato dai santi Sinodi delle Chiese locali. In tal modo, sulla forza delle firme di due rappresentanti, il testo è stato considerato accettato e vincolante per la Chiesa di Grecia e poi trasmesso al Concilio.

Dov’è, qui, il lavoro del carattere conciliare della Chiesa?

Ma non è tutto. Per la modifica del testo o addirittura per il cambio di una sua frase, a Creta era richiesta l’approvazione di tutte le Chiese locali. Se una sola non era d’accordo con il cambiamento, rimaneva com’era, perché era considerato già approvato da tutte le Chiese alla quinta Commissione preconciliare! Ancora una volta, possiamo qui vedere il motivo per cui le Chiese di Bulgaria e di Georgia hanno rifiutato di partecipare: hanno capito che i cambiamenti essenziali ai testi sarebbero stati impossibili.
Questo stesso processo operava con le regole di funzionamento del Concilio stesso. I testi sono stati approvati dai Primati (ad eccezione della Chiesa di Antiochia), senza la discussione o l’approvazione delle Gerarchie delle Chiese locali.

Per quanto il processo preconciliare appaia discutibile e sfortunato, è piuttosto benigno se confrontato con il disprezzo della conciliarità da parte dei vertici del Concilio stesso. 
Qui, il diritto e la funzione propria di ciascun vescovo di votare sui testi proposti è stato disprezzato e negato, riservandolo solo ai Primati. Incredibile, senza precedenti e totalmente inammissibile, per parlare canonicamente.

L’ironia è che molti dei vescovi presenti hanno entusiasticamente dichiarato che vi era grande libertà e facilità per i vescovi di parlare. Anche se questo è significativo, è ovviamente di secondaria importanza rispetto al voto. Ciò che conta non è chi parla per primo, ma chi ha l’ultima parola, cioè chi decide. Anche se tutti i 152 vescovi senza diritto di voto erano in disaccordo con una parola o un passo o anche un intero documento, questo poco importava, rispetto ai voti dei 10 primati che erano  quanto solo veniva registrato.

Com’è noto secondo l’ecclesiologia ortodossa, i vescovi sono tutti uguali. Il Primate non è al di sopra di tutti i vescovi. Piuttosto, egli è il primus inter pares. In questo contesto, quindi, non si è praticato a Creta il riconoscimento del voto del solo Primate e non di quello di tutta la gerarchia, rappresentando, perciò, una caduta dalla conciliarità e uno scivolone nel papismo? Questa elevazione “papale” dei primati è estremamente pericolosa per tutta la Chiesa perché, oltre a significare l’abolizione della conciliarità in ogni Chiesa locale, porterà rapidamente che il Primate dei primati venga elevato al rango di Papa dell’Oriente (senza eguali), per usare il termine preferito dal Metropolita Elpidophoros di Brusa. 

Permettetemi di fornire tre esempi che illustrano come a Creta si è verificata un’ “abolizione conciliare della conciliarità”.

Prima del “Concilio” di Creta, la gerarchia della Chiesa di Grecia ha unanimemente approvato e dichiarato la sua posizione sui testi conciliari riguardo alle comunità eterodosse da non indicarsi come “Chiese”. La gerarchia ha ordinato che l’arcivescovo e il suo entourage trasmettano e difendano tale decisione. Non c’era alcuna autorizzazione conciliare per qualsiasi modifica sulla decisione della gerarchia. Tuttavia, l’Arcivescovo di Atene e il suo entourage (ad eccezione del Metropolita Ierotheos di Lepanto) hanno cambiato la loro posizione votando per una versione modificata del testo in questione (# 6) che contraddiceva chiaramente la unanime decisione di tutta la gerarchia. In tal modo, egli e chi era con lui, disprezzarono il 34° Canone Apostolico in cui si legge: “[Chi è il primo] non venga lasciato fare nulla senza il consenso di tutti, perché ci sia unanimità e Dio sia glorificato attraverso il Signore nello Spirito santo”.

Nel secondo caso, che riguarda la Chiesa di Serbia, abbiamo un esempio ancor più palese dello strisciante papismo. L’entourage della Chiesa serba era composta da 24 vescovi. Di questi solo 7 erano a favore del testo finale sugli eterodossi (# 6). Diciassette dei 24 gerarchi hanno rifiutato di firmarlo. Tuttavia, poiché il Patriarca di Serbia è stato favorevole e ha firmato il testo, il “Concilio” ha considerato che la Chiesa serba ha accettato il testo! Ancora una volta, il Concilio ha disprezzavo il 34° Canone Apostolico che invita il primo Gerarca “a non fare nulla senza il consenso di tutti”. Si constata naturalmente un’ironia quando da un lato i rappresentanti ortodossi in dialogo con Roma sottolineano la necessità del Vaticano di basare i rapporti tra un primate e la Chiesa locale, sulla base del 34° Canone Apostolico, mentre dall'altro il “Concilio” pan-ortodosso lo ha ripetutamente violato.

Nel terzo caso, abbiamo il tragico approccio anti-sinodale e papale dell’arcivescovo di Cipro. Quattro dei 17 vescovi ciprioti presenti hanno rifiutato di firmare il testo finale sugli eterodossi (# 6), tra cui il metropolita Atanasio di Lemesou. Dopo che  questi vescovi erano partiti, la risposta dell’arcivescovo è stata quella di firmare per loro, come se avesse ottenuto il loro accordo! In un’intervista rilasciata in seguito ad un giornale greco-americano, l’arcivescovo ha caratterizzato questi vescovi dissenzienti della sua Chiesa come una “quinta colonna” in seno al Concilio.

È qui evidente che questi esempi indicano non solo un disprezzo per il sistema conciliare e pure la sua abolizione, ma anche un disprezzo per la dignità episcopale fatta dai “primi gerarchi”. Queste innovazioni e deviazioni non sono solo state tollerate e accolte dal “Concilio Grande e Santo” ma è con esse che il “Concilio” è stato fatto. Infatti, senza tale attività anti-conciliare, il “Concilio” si sarebbe totalmente disintegrato [11]

Col senno di poi, data la fondazione anti-conciliare e il fallimento del “Concilio” di unire gli ortodossi, è applicabile il seguente detto: “una casa è buona solo a partire dal fondamento su cui è stata costruita” (vedi Lc 6, 48). La “Grande e Santa” casa del Concilio non è stata costruita sulla roccia della conciliarità - “è parso bene allo Spirito Santo e a noi” - ma sulla sabbia del papismo: “il nostro santo patriarca ha parlato”!



[segue]


_____________________________

Note

[4] In un articolo risalente a quando il Patriarca ecumenico Bartolomeo era ancora un Metropolita, nella rivista The National Catholic Reporter disse quanto segue rivelando le sue intenzioni sul concilio pan-ortodosso: “I nostri obiettivi sono gli stessi di Giovanni (Papa Giovanni XXIII): per aggiornare la Chiesa e promuovere l'unità dei cristiani ... il Concilio significherà pure l'apertura della Chiesa ortodossa con le religioni non cristiane, con l'umanità nel suo insieme. Ciò significa pure un nuovo atteggiamento verso l'islam, il buddismo e verso la cultura contemporanea, verso le aspirazioni per una libera fraternità libera da discriminazioni razziali ... in altre parole, segnerà la fine di dodici secoli di isolamento della Chiesa ortodossa” Vedi: “Council Coming for Orthodox", intervista a cura di Desmond O'Grady, in The National Catholic Reporter, nell'edizione del 21 gennaio 1977. Vedi anche: 
http://orthodoxinfo.com/ecumenism/towards.aspx.

[5] Nei testi del Concilio Vaticano II le cose sono un po 'meglio. Nella Lumen Gentium ci sono quattro riferimenti al diavolo anche se in Unitatis Redintegratio non è affatto menzionato.

[6] L'unica eccezione a quest'ultimo caso, si ha quando l'eresia ecclesiologica del filetismo è menzionata nell'Enciclica dei primati, il che è pure abbastanza indicativo delle priorità della riunione.

[7] Cfr: J. S. Romanides, “The Ecclesiology of St. Ignatius of Antioch”, in The Greek Orthodox Theological Review, 7, 1 e 2 (1961–62), pp. 53–77.

[8] http://orthodoxinfo.com/ecumenism/encyc_1848.aspx.

[9] http: //www.parembasis.gr/index.php/menu-prosfata-a ...

[10] http: //www.romfea.gr/epikairotita-xronika/9264-mpa ...

[11] Questa sezione della mia conferenza è ampiamente basata sull'eccellente ricerca fatta da p. Anastasios Gotsopoulos, rettore della Chiesa di San Nicola nella diocesi di Patrasso, in Grecia, con il suo permesso.

Nessun commento:

Posta un commento

Si prega di fare commenti appropriati al tema. Ogni commento irrispettoso o fuori tema non verrà pubblicato.