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venerdì 7 aprile 2017

Il Concilio "pan-ortodosso" di Creta come un "piccolo Concilio Vaticano II"? (parte 1)

Inizio una serie di post che riportano una critica di Peter Heers, docente nella Chiesa russa oltre frontiera, al concilio pan-ortodosso di Creta il cui originale è in questo link. È una critica fuori dal coro, se così si può dire, di certo non riportata nei tradizionali mezzi di comunicazione religiosi in Italia. Le do volentieri spazio per le argomentazioni da esso portate che mi sembrano assai interessanti anche se non tutti concorderanno sulle sue conclusioni. L'autore suggerisce come lo stesso Oriente cristiano sia sottoposto alle stesse influenze e pressioni secolarizzanti che hanno prima coinvolto l'Occidente. Così può sembrare pure a me al punto che mi chiedo: chi si cela dietro a queste pressioni di cui si fanno esecutori alcuni prelati? Al momento non ci è dato saperlo ma diverse persone sono sempre più convinte dell'esistenza di una mente e di una organizzazione pianificatrice che introduce nel Cristianesimo uno spirito che non gli è mai appartenuto, dietro il paravento di motivazioni altamente umanitarie! Proprio per questo, tale testo è veramente interessante anche per il lettore cattolico che vede la propria casa sempre più in disordine a causa degli stessi presupposti che tentano di affascinare l'Oriente. Si può concludere che oggi, per quanto non paia immediatamente evidente, esiste più che mai una deliberata guerra contro il Cristianesimo che dietro l'apparenza di blandizie e dolci argomenti, lo sta svuotando e annientando.

Esaminerò e criticherò brevemente tre aspetti del “Concilio” e le sue conseguenze:

  1. Organizzazione ed esecuzione
  2. Documenti
  3. Esito e implicazioni
Ci concentreremo in particolare su quegli aspetti dell’incontro che rappresentano l’allontanamento dalla santa Tradizione e dalla santa Fede della Chiesa, e queste necessariamente meritano una risposta dalla pienezza della Chiesa.
Prima d’iniziare questa analisi, è necessario precisare quanto segue, al fine di rimuovere quello che è diventato una sorta di “specchietto per le allodole” in tutta la discussione di Creta e il suo significato. I tifosi, i simpatizzanti e gli indifferenti all’evento rispondono alle critiche su di esso in vari modi. Si sente loro dire, per esempio:

  • Il successo dell’incontro è stato l’incontro in se stesso!
  • Questo è solo un inizio e sarà migliorato!
  • Nulla è emerso di conseguenza, quindi non c’è alcuna necessità di fare storie!
  • Perché nemmeno con Creta, ora? Sì, è morto ed è sepolto! Nel giro di pochi anni sarà dimenticato. (E altre espressioni simili).

Tutti possiamo essere solidali con il “potere positivo del pensiero” tuttavia temo che tutti questi bei pensieri abbiano l’unica funzione di farci allontanare dalla seguente questione: cos’è stato in se stesso il “Concilio”? Quali sono le sue decisioni e il suo impatto? Non si può credere che abbiamo aspettato più di 50 anni (altri ne contano 100!) per un gran concilio il cui scopo principale era … essere celebrato! Certamente, tutto ciò che è accaduto a Creta ha già avuto un impatto nella Chiesa (in modo particolarmente forte in alcuni posti) e diventerà un precedente per il futuro.

Anzi, è per questa ragione che quei chierici che lo ignorano o ne vogliono diminuire l’importanza lo fanno a loro danno e a quello del loro gregge. Nella storia della Chiesa, i concili – sia falsi che ecumenici – sono accettati o respinti dal pleroma [la pienezza] della Chiesa. Essi non sono e non devono essere ignorati, soprattutto quando innovano e introducono falsi insegnamenti nella Chiesa. Proprio come una caduta [morale] deve generare un pentimento, non essere nascosta sotto un tappeto, così anche gli errori introdotti e accettati in un Concilio devono essere respinti e corretti [ideale nel Concilio]. Non ignoriamo le malattie quando infettano il nostro corpo. Quanto più dovrebbe essere la nostra cura per il Corpo di Cristo! Siamo tutti corresponsabili, portando gli uni i pesi degli altri.


1. Organizzazione ed esecuzione


Cominciamo cercando brevemente la composizione statistica di base del “Concilio”:


  • Partecipazione delle Chiese: 10 di 14 Chiese locali (71%);
  • Rappresentazione dei cristiani ortodossi: quasi il 30%;
  • Partecipazione dei vescovi ortodossi: dei 350 invitati, hanno partecipato 162 (46%);
  • Rappresentazione dei vescovi ortodossi: 162 su un totale di 850 (19%);
  • Numero totale dei vescovi con diritto di voto: 10 dei 162 vescovi presenti (6%), o 10 degli 850 vescovi della Chiesa ortodossa (1,1%).

Se confrontiamo questi dati con quelli dei veri “grandi e santi Concili” della Chiesa, in seguito riconosciuti come “ecumenici”, la differenza è enorme, soprattutto se si considerano gli ostacoli antichi che i gerarchi affrontavano nel viaggio e nella comunicazione. Ad esempio, il primo concilio ecumenico ha avuto 325 padri, il quarto 630 e il settimo 350. Tutti costoro hanno partecipato con il diritto al voto.

Che cosa, allora, ha visto il mondo andando a Creta? Un “Grande e Santo Concilio”? È andato per questo? Per una riunione libera di vescovi ortodossi da tutto il mondo? Ecco, la maggior parte di essi non sono stati invitati e quasi tutti i convenuti non hanno votato. Allora, che cosa si è andato a vedere a Creta? “Un concilio di primati con i loro entourage” [1].


Quest’ultima frase – “un concilio di primati con i loro entourage” – è il modo in cui il Metropolita di Lepanto, Ierotheos Vlachos, ha caratterizzato la riunione da lui frequentata e che ora critica duramente per aver  introdotto novità nella nostra Fede. La grande ironia e tragedia è che le grandi pretese di tutti gli organizzatori, per le quali tale concilio avrebbe portato e mostrato la conciliarità a Creta, finivano,  piuttosto, in una nuova forma orientale di primato papale – quello dei primati – che ha preso il centro della scena [2].


La tragica ironia è che coloro che rappresentavano il Patriarcato Ecumenico si servivano delle comunicazioni via internet per sollecitare la conciliarità che avrebbe dovuto esserci nel processo presinodale mentre i Santi Sinodi delle diverse Chiese locali stavano solo iniziando ad esaminare l'ortodossia dei testi accettati dai loro Primati senza la loro approvazione. Questo dimostra che il fallimento di tale “concilio dei primati con i loro collaboratori” era assicurato prima del tempo.


A. I presagi preconciliari dell’imminente disastro


È stato fatto molto nel lungo processo conciliare che ha condotto fino al raduno di Creta. Indubbiamente, sono stati spesi tanto sudore e inchiostro per permette all’evento di procedere e passare. Durante i 55 anni dell’attiva  preparazione organizzativa per la convocazione, hanno avuto luogo:


  • Sei riunioni della “Commissione preparatoria inter-ortodossa”;
  • Tre riunioni della “Commissione Speciale Inter-ortodossa”;
  • Cinque conferenze pre-conciliari pan-ortodosse;
  • Tre riunioni della Sinassi dei Primati delle Chiese locali;
  • Due conferenze teologiche speciali per la stesura di regole di funzionamento delle Assemblee episcopali della diaspora;
  • Due conferenze accademiche, sulla questione di un calendario ecclesiastico comune e una comune celebrazione della festa di Pasqua con gli eterodossi e un altro sulle questioni bioetiche contemporanee;
  • E una conferenza accademica sul tema dell'ordinazione delle donne a Rodi, nel 1989.

È veramente tragico che, dopo una così gran quantità di tempo e fatica, il risultato non piace praticamente a nessuno, né fa l’onore o la gloria agli organizzatori o alla Chiesa. Forse il gerarca del Patriarcato ecumenico che caratterizzò il Concilio come “un fiasco”, o il giornalista ecclesiastico che lo denominò “il titolo finito in una nota in calce” erano ingiusti? [È evidente che il vecchio detto secondo cui “chi portava una montagna ha partorito una mosca” ha trovato riscontro in Creta. Vorrei che fosse solo questo e non peggio! Perciò tanto travaglio per dare vita a un tale “concilio” è una vergogna per tutta la Chiesa].

C’è da chiedersi: di chi fu la colpa se, dopo tanto lavoro – unico negli annali conciliari – c’è stato un simile tragico esito?

Esiste un’espressione in Grecia: “Una buona giornata è evidente fin dall’inizio”. Ebbene, il contrario è ugualmente vero pure nel caso del Gran Concilio. All’inizio del processo conciliare fu evidente che Creta, normalmente soleggiata, non avrebbe fatto splendere il suo sole per l’Ortodossia. Come ho lungamente esaminato altrove [3], i veggenti che stanno dietro l’evento di Creta [ad esempio il santo monaco serbo Justin Popovic, ndt] hanno sigillato il destino del loro Concilio dicendo che non avrebbe seguito i Santi Padri ma avrebbe assorbito lo “spirito” di un altro evento di recente memoria, ancora più grande e tre volte più imperfetto : il Concilio Vaticano II. 


[segue]

____________

Note

[1] Metropolita Ierotheos (Vlachos), l'intervento e il testo nella Gerarchia della Chiesa di Grecia (novembre 2016 Per quanto riguarda il Consiglio di Creta è al seguente link

[2] Questo è solo uno dei numerosi innovazioni ecclesiologiche allarmanti introdotte a Creta, superata nella gravità soltanto dall'accettazione delle auto-contraddittorie "Chiese eterodosse". Fu, tuttavia, la prima - la scissione della conciliarità - che ha reso possibile quest'ultima - l'accettazione dell'incongruenza (se non della mostruosità) delle "Chiese eterodosse". Questo è vero in più di un modo. Se tutti i vescovi avessero avuto un voto, e non solo i primati, è improbabile che il testo incriminato sulla eterodossi sarebbe stato accettato. Tuttavia, è anche vero che se l'Arcivescovo di Atene avesse rispettato il chiaro mandato conciliare, datogli dalla sua gerarchia, che ha votato all'unanimità rifiutando di accettare il termine "chiesa" per gli eterodossi, non avrebbe accettato la speciosa e mal consigliata "correzione".

[3] Cfr. From the Second Vatican Council (1965) to the Pan-Orthodox Council (2016): Signposts on the Way to Crete; vedi qui





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