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giovedì 2 marzo 2017

Religione o fede, vero o falso dilemma?

Una delle consuete obiezioni che emergono dall’ambiente cattolico e non, è quella con cui si oppongono tra loro l’atteggiamento “religioso” a quello “di fede”. 

Già qualche decennio fa sentivo pressappoco quanto segue: “Dobbiamo passare dalla religiosità alla fede, perché Cristo, nei Vangeli ce l’ha insegnato”. Recentemente c’è chi dice: “Papa Francesco ci sta traghettando dalla religiosità alla fede”. Anche nell’ambito dell'Ortodossia greca esistono autori che argomentano con questa contrapposizione dicendo pressappoco: “Il Cristianesimo non è una religione ma è fede in Gesù Cristo” (Christos Yannaras). 

È importante capire dove vuole condurre questo discorso perché, stando com’è, suona come uno slogan che, in quanto tale, chiede un immediato e acritico assenso da parte di chi lo ascolta. Chi lo fa ci benda gli occhi per portarci dove vuole lui senza che noi ce ne rendiamo conto. 

Cerchiamo, allora, di capirci qualcosa.
Nell’ambito della religiosità esistono gli atteggiamenti più disparati. È religiosità il sacrificio umano che, un tempo, praticavano determinate popolazioni per favorirsi la divinità ma è religiosità anche l’atteggiamento del pio ebreo che praticava il tempio di Gerusalemme. La “religio” è un concetto sociologico poiché indica la connessione tra i credenti di una determinata fede. 

L’avvento di Cristo ha voluto abolire l’atteggiamento religioso? Le fonti rivelate non danno una risposta uniforme: quando Cristo si trova dinnanzi ad una religiosità oramai strettamente autoreferenziale, che perde di vista l’essenzialità, la risposta è “sì”. Qui Cristo riassume tutta la legge e i profeti nel precetto dell’amore verso Dio e verso il prossimo per riportare tutto l’apparato legalistico-religioso ebraico al principio fondante dal quale si era disperso. 

Ma più spesso Cristo ricorda di non essere venuto ad abolire ma a portare a compimento: neppure uno iota della legge dev’essere trascurato poiché chi lo farà sarà considerato minimo nel Regno dei Cieli, egli dice. Gli apostoli lo avevano ben compreso. Lo si può evincere anche dalla loro continua pratica religiosa nel tempio ebraico: essi continuarono a salirvi per pregarvi, fintanto che non apparve chiaro che ebraismo e cristianesimo non erano tra loro compatibili essendo divenuti due sistemi religiosi differenti e, alla fine, antagonisti. 

Le fonti rivelate ci mostrano dunque un’integrazione della religiosità all’interno della fede in Cristo, non un’opposizione. L’opposizione nasce solo in quei casi in cui la religiosità si distacca dal suo principio fondativo. 

Esiste pure un altro genere di considerazioni che avvalorano questa scelta. Tutte le fedi religiose antiche hanno un culto che si esprime in forma simbolica. Il simbolismo, ben prima del Cristianesimo, fa parte essenziale del culto e qualifica la religiosità stessa poiché è il linguaggio del sacro, del rapporto con la divinità. Non è dunque un caso che, con il suo avvento, il Cristianesimo abbia assunto forme simboliche cultuali. La liturgia cristiana ha, in questo, elementi di continuità con il passato precristiano, pur avendo contenuti ben differenti. 

Il rapporto “religiosità-fede in Cristo” è pressappoco lo stesso che intercorre tra “filosofia e teologia”: la fede in Cristo non si può trasmettere convenientemente se non ha una trasmissione di tipo religioso (che ovviamente non la esaurisce nelle sue categorie, poiché la fede ha un ampio profilo di "indicibilità"); la teologia non si può esprimere convenientemente se non assume un linguaggio mediato pure dalla filosofia, filosofia che pure lei non può esaurire la teologia che ha un ampio profilo di "indicibilità" o di trascendenza. 
Solo l’eresia fa prevalere la filosofia (il puro ragionamento umano) a scapito della teologia (il dato rivelato) e solo l’autoreferenzialità fa prevalere la religiosità a scapito della fede. Normalmente, però, queste realtà agiscono in coppia, non in opposizione! 

Chiunque, ora, è in grado di vedere l’assurdo di chi oppone religiosità e fede: farlo è come pensare che l’acqua del fiume non abbia bisogno del suo letto o che il letto è dannoso all’acqua stessa che vi scorre. La religiosità sostiene la fede e la fede illumina dall’interno la religiosità. Viceversa, opporre le due porta inevitabilmente all’anemia e alla morte della fede. 

Ed è qui che, alla fine, si giunge, passando attraverso l’odio delle forme religiose o, nel caso ben conosciuto al Cattolicesimo, l’odio o l’opposizione alle forme cultuali tradizionali. 

Anche questo spiega benissimo, allora, perché attualmente il mondo cattolico viva una delle peggiori crisi della sua storia.

4 commenti:

  1. Alcuni sacerdoti criticano l'atto di accendere i ceri alle statue di santi o della Madonna all'interno delle chiese, bollandoli come devozione da disprezzare a favore della ricerca di Gesù; ma non capiscono o non vogliono capire che il cammino comincia con questa e poi procede più in alto; inoltre si dimostrano ciechi di fronte ad uno dei più chiari simboli della presenza divina. Di fatto si tagliano le gambe al cammino spirituale.

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    1. Esatto! Infatti per atteggiamento religioso la prima cosa che si pensa è l'atto di accendere una candela, visto che cose simili esistono anche in religioni non cristiane. Il "non capire" di questo clero nasce, come altrove ho sottilineato, da una vera e propria ideologia che livella tutto con il risultato finale di sradicare anche la fede. È ovvio che chi prende l'acqua benedetta, tanto per fare un altro esempio, può pure avere un atteggiamento superstizioso, ma ciò non toglie che la Chiesa ha sempre anticamente benedetto l'acqua perché i fedeli ne traggano un vantaggio spirituale e non si è lasciata intimidire da chi ne fa un uso distorto.
      Fu Lutero che si lasciò imtimidire da chi faceva un uso distorto degli elementi tradizionali della Chiesa e pensò di farne tabula rasa agendo d'impuso, come chiunque sa. Questo contribuì a far nascere una diversa confessione religiosa.
      L'ideologia dei sacerdoti da lei menzionati ha fatto nascere di fatto una "neo Chiesa", in rottura con la Chiesa precedente.

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    2. Starebbe principalmente a loro far comprendere a chi viene in chiesa l'importanza di gesti e simboli; disprezzano la devozione ma dovrebbero essere loro a far sì che questa cresca ed evolva in qualcosa di più spirituale, invece tolgono il primo gradino per l'ascesa. Ma ciò non fu gia definito il tradimento dei chierici?

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    3. Gentile Paolo, penso che lei sfonda porte aperte! Alla fine, sa, non me la prendo neppure con il clero perché uno da quello che ha ricevuto e se una persona non riceve nulla e gli insegnano un Cristianesimo deforme e sfregiato, cosa possiamo pretendere? Se poi un insegnamento distorto si dirige su teste incolte e che tali vogliono rimanere, il "capolavoro" è fatto ed è ben spiegata la depressione penosa che si sente entrando nelle chiese.
      Oramai se entro in una chiesa cattolica mi basta ascoltare l'omelia di un sacerdote solo per 2 minuti e colgo mostriciattoli logici o teologici fioccare dalla sua bocca. Certo non sono tutti così ma è un fatto che sono già troppi così. Povera Chiesa!

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