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martedì 14 marzo 2017

Dialogo tra sordi

Cattolico utopistico-modernista
ESCI dalla tua TERRA è l'invito di Dio ad Abramo SCENDETE a valle è l'invito di Gesù ai discepoli è ... la CHIESA IN USCITA descritta dai 5 verbi del n 24 della Evangelici Gaudium :
- prendere l'iniziativa 
- coinvolgersi
- accompagnare
- fruttificare
- festeggiare

Uomo tradizionale
Scusate l'intervento e se volete non rispondetemi: Uscire da cosa, dalle proprie sicurezze religiose? (Infatti il "non detto" è assai più interessante del detto in questa frase!) Ma se sono proprio per quelle che nel Cristianesimo sono stati fatti dei martiri! La "Chiesa in uscita" era una frase che vidi, anni fa, in un vecchio e ingiallito libro stampato attorno al 1968 in una biblioteca teologica di giovani teologi. Ci feci un bel sorriso di amarezza, allora, pensando di non rivedere più simile slongan tratto da un libro utopistico del sessantotto oramai ingiallito, letto dagli allora "giovani teologi" oggi totalmente scomparsi... Se i copti "uscissero" da loro stessi sarebbero letteralmente fagocitati dall'Islam (che non vede altro di farlo!) e il Cristianesimo non esisterebbe più in Egitto. D'altronde penso che fra non molto non esisterà neppure tra di noi...

Cattolico utopistico-modernista
Veramente la "chiesa in uscita" vede le sue radici qualche anno prima del '68 e dei giovani teologi ora scomparsi. Nasce dall'invito di Gesù a portare il Vangelo in tutto il mondo: "Andate e annunciate". Gesù non aveva nulla da difendere ma tutto da donare e annunciare per il bene dell'umanità intera. Poi ... ci siamo concentrati sulle difese e sulle paure. grazie

Uomo tradizionale
Gentile signore, per lunga esperienza so che è molto arduo mostrare la propria prospettiva e farla intendere a chi, in buonissima fede, non considera altro. Il suo linguaggio lo sentivo diversi anni fa da parte di gente che, ora, insegna teologia (qualcuno pure in atenei romani). Inutile dirle che pure io, nel frattempo, ho maturato un percorso sia umano che accademico. Ebbene, sono convinto che la sua sia una posizione perfettamente ideologizzata. Mi riferisco alle idee che mi esprime, non ovviamente alla sua persona verso la quale non posso dire nulla. Nel Vangelo Cristo invita ad annunciare e ad andare, è vero, ma senza mai abbandonare quanto ricevuto, una identità ferrea, stabile (non per nulla Simone prende il nome di Kefas "Pietra"!), che non tarderà a manifestarsi adamantina e integerrima nella prima epoca patristica. L' "Andare e annunciare" è strettamente vincolato ad una identità chiarissima, non è mai a detrimento di ciò, fino al punto da essere tutt'altro rispetto a quello che il mondo propone. Tale identità è strettamente legata al concetto di tradizione, che tipicizza ogni religione antica, Cristianesimo compreso, fino alle soglie dell'età moderna dove, solo allora!, si inventa l'individualismo religioso da cui in definitiva discende anche l'ideologia che la influenza, come pare! Oggi, purtroppo, per quell'ideologia a cui accenno e di cui forse non è cosciente delle conseguenze, il Cristianesimo si deve de-cristianizzare e Cristo divenire una generica cifra nel quale si può vedere un operatore e giustiziere sociale e ben poco più (se va bene!). Questo "Cristo-decristianizzato" non ha più nulla del "Sophos" (sapiente), più nulla del maestro spirituale (cos'è mai divenuta la spiritualità in casa nostra?), tanto meno è il fondatore di una tradizione attraverso i suoi discepoli e gli uomini cristificati di ogni epoca. In perfetta coscienza e senza alcuno spirito polemico, da quello che ho appreso fino ad oggi sono convinto che questo non è affatto Cristianesimo. Spiegarla diversamente con la questione di "paure e difese" (argomenti ad hominem che fanno effetto solo su menti molto semplici!) ha poco senso: o si è in comunione con tutto quanto ci rappresenta nel passato (non formalmente ma realmente) o non lo si è affatto. Se non lo si è, ci si è sradicati e si può parere un po' patetici, come quelle sette cristiane che pensano, da sole e senza tradizione alcuna, di essere in collegamento reale ed efficacie con le origini del Cristianesimo. Liberi di farlo, ovviamente, ma onestamente si deve dire di essere una cosa "ben diversa". La tradizione bene intesa, infatti, è essenziale al Cristianesimo come l'aria da noi respirata, non è affatto opzionale o intercambiabile o, peggio!, abolibile. La tradizione non è sinonimo di paura o di difesa ma semplicemente di VITA in Cristo. Tutta la storia del Cristianesimo ce lo mostra e dimostra. L'idea di vederla negativamente sarebbe parsa semplicemente blasfema a tutti i più rappresentativi uomini di Chiesa. È la tradizione che forma gli uomini poiché non è l'uomo per se stesso o la sua autorità ad essere importante, nel Cristianesimo, ma Dio. Le auguro di cuore buona giornata!

Cattolico utopistico-modernista
Scusi per la mia patetica e semplice ignoranza, mi inchino ai suoi titoli! e le ricordo che proprio questo atteggiamento è il problema: tradizione come identità non Cristo come prospettiva. Buon cammino a lei.

Uomo tradizionale
Mah, è facile buttarla in ironia, vede, d'altra parte non è mia intenzione offendere lei ma criticare certe idee che reputo bislacche: tradizione-identità e Cristo, bene intesi, non sono in opposizione ma in inscindibile unità, dove una conduce all'altro. Il fatto è che tutte le religioni storiche si esprimono come "tradizione" la quale è, se è possibile fare un paragone, il letto di un fiume che conduce la sua acqua. Pensare ad un fiume (fede cristiana) significa pensare contemporaneamente all'acqua (Cristo) e al suo letto che la conduce (tradizione). Dissociare le due cose - invitando in nome della fede ad "uscire" dalla propria tradizione religiosa vista come una sicurezza umana - è impresa solo moderna (fine rinascimento, dicevo) e precedentemente era assolutamente inaudita. Tutto questo non sono io a dirlo ma appartiene al patrimonio della storia delle religioni. Cristo stesso, dunque, si muove nell'alveo della tradizione (non abolisce uno iota ma porta a compimento) e il divorzio con la sinagoga avviene solo quando agli apostoli è impossibile continuare la preghiera nel tempio (a causa degli ebrei che li disconoscono). Altrimenti forse sarebbe in qualche modo continuata poiché la tradizione non si abbandona mai, nell'insegnamento di Cristo. Il soggetto postmoderno che pensa utopisticamente di prescinderne, in una religione storica, è come un pesce fuor d'acqua ed è tutto l'insieme di queste cose che lo indica chiaramente (non io!). A questo punto ognuno deve tirare le sue conclusioni senza però tirare in campo pseudo argomentazioni come quelle della paura e delle difese che alla fine sono cavalli di troia per spaccare quel poco di tradizionale che oramai rimane nel mondo cattolico occidentale... Auguri belli per la sua vita!

5 commenti:

  1. Segnalo un articolo che indica efficacemente lo stato attuale della liturgia nel mondo cattolico: http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/

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  2. Infatti l'ESCI detto ad Abramo è sempre interpretato dalla tradizione cristiana come un USCIRE dal mondo, non dalla Chiesa, e in questo addirittura ci viene in aiuto l'esegesi rabbinica che traducendo letteralmente l'espressione ebraica LEK-LEKA dice addirittura che per Abramo, USCIRE significa ANDARE [LEK] VERSO SE STESSO [LEKA]...
    Uscite da lei, nella Scrittura, è un invito alla Chiesa ad uscire da Babilonia figura del mondo e delle sue mentalità, tanto è vera ed è necessaia questa uscita che la Chiesa l'ha anche espressa liturgicamente nel rito battesimale ponendo la RINUNCIA A SATANA e quindi al MONDO che è in suo potere, PRIMA della ADESIONE A CRISTO e della PROFESSIONE DI FEDE IN DIO PADRE, FIGLIO e SPIRITO SANTO quasi a dire che non si può veramente credere in Dio se prima non si è usciti dal mondo e dalle sue mentalità, altro che andare incontro e cavolate del genere!!!

    P.S. Giusto per essere precisi, in una prospettiva spirituale, i 5 verbi di cui sopra sarebbero da riferire a Dio, perché è Lui che prende iniziativa, è lui che incarnandosi si è "coinvolto" con noi affinché noi ci "coinvolgessimo" con lui, è lui il Dio-con-noi, come canta l'antifona al Cantico di Isaia del Grande Apodipnon, è Lui che per mezzo dello SPirito Santo ci fa portare frutti degni di conversione e ci fa compiere opere di vita eterna, è Lui la causa della nostra Gioia e la sua volontà è la fonte della nostra letizia!

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    1. Concordo perfettamente. Un amico, un giorno, mi ricordava che il "modernismo" è una malattia dello spirito per cui, esattamente come ad un cieco, se si spiega a queste persone, per filo e per segno, le cose come sono, esse sono incapaci di vederle ed intenderle perché hanno subìto una sorta di deformazione intellettuale (nata da un orientamento errato dello spirito). A questo si è ridotto gran parte del mondo cattolico, nave non senza nocchiero ma guidata da un nocchiero ubriaco verso gli scogli! E' una cosa che mi intristisce assai e, se non fossi legato alla tradizione bizantina, sarei semplicemente disperato...
      Gran parte di vescovi, preti e laici, che diffondono queste insulse idee, è come se fossero letteralmente "fulminati", purtroppo, e inverano il detto evangelico del "cieco" che conduce altri "ciechi". Come fu per la parabola del nato cieco, non resta che sperare, contro ogni speranza, che Dio li guarisca.

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  3. Sentivo un prete, tempo fa, che parlava di "uscire dal tempio", di abbandonare la chiesa di mattoni e pietre e immergersi nella vita comune e quotidiana per evangelizzare con l'esempio e con l'empatia verso le persone, stando vicino e con-patendo ciò che la gente vive e patisce. Abbandonare la chiesa di pietra può essere ,suppongo, un inizio per arrivare ad abbandonare la chiesa come comunità di credenti e ciascuno diventa sacerdote a se stesso, in una visione di cristianesimo esistenziale, da cristiani anonimi, insomma una specie di musulmani slegati da gerarchia, tradizione,memoria e attaccati al Sola Scriptura in un rapporto personale e diretto con Dio? E con tutto questo cosa c'entrerebbe l'Incarnazione, la Trinità, il Peccato Originale ecc ecc? Non è detto che non si finisca così, e non saprei se sia tutto negativo : ma certo altra cosa dal cristianesimo come si è concepito fino a poco fa. Confesso che non riesco a seguire le vertiginose altezze di argomentazione teologica, filosofica e sociologica dei preti. Guardo, rifletto , cerco di non essere intollerante ma di capire, come un malato che si informa sulla malattia che lo porterà a morte. Sono sereno, quantunque amareggiato, e cerco di mantenere la mente fredda mentre tutto attorno a noi si agita e si muta. L'unico dispiacere è di non vedere che vi sia qualcuno che la pensa come me e mi dico che forse sono,io a sbagliare e che la gioia a volte ebete di molti cristiani è un dono che non ho.

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  4. Come sempre per fare il punto della situazione, il più veridicamente possibile, bisogna confrontarsi con le fonti neotestamentarie: quando si costituiscono le prime comunità cristiane, i presbiteri, pur di continuare a pregare, istituiscono i diaconi per i bisogni materiali. Era essenziale che i presbiteri mantenessero un contatto con il Cielo nella preghiera. Che questa preghiera non fosse un'attività di brevi istanti lo si capisce perché istituiscono i diaconi per aver tempo libero, come se noi, pur di poter studiare, chiamassimo una donna in casa per le faccende domestiche.
    Attendere alla preghiera, significa entrare nel tempio e starci. Solo così si conserva l'essenziale del Cristianesimo, mentre altri ricevono la delega per fare i servizi esterni.
    Oggi che vediamo? Esattamente il contrario di quanto disposto nelle prime comunità cristiane: i presbiteri escono dal tempio ed, evidentemente, non riescono ad avere contatto con il Cielo. Basta solo questo per squalificare tutto l'attivismo ecclesiastico odierno e per privare di senso i contorti e problematizzanti discorsi che certo clero fa dai pulpiti...

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