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martedì 24 gennaio 2017

Solidarietà ad Alessandro Gnocchi

Alessandro Gnocchi è un giornalista cattolico molto tradizionale, Tra il pensiero di Alessandro e il mio ci sono delle differenze, bene inteso, ma desidero spezzare una lancia in suo favore per lo scritto che possiamo trovare qui e che ho letto con particolare gusto.
In sintesi, si può dire che lo scritto di Alessandro denuncia una semplice cosa, da me più volte indicata: il clericalismo.
Il clericalismo è quel modo di essere e pensare per cui dei chierici (ma anche certi laici!) si ritengono al centro del mondo, detentori di un unico sapere e di un'interpretazione che solo loro sanno essere la migliore. Il problema, però, non nasce da qui ma dal fatto che trattano chi non è in consonanza con la loro linea come un minus habens, non sapendo relazionarsi in altra maniera se non quella dettata dall'alterigia di chi pensa di avere un certo potere sugli altri.
Alessandro nota questa piaga in qualche prete della fraternità tradizionalista san Pio X, cosa che io avevo già colto parecchi anni fa.
Il clericalismo è un patologico orientamento spirituale autoreferenziale ed è pure una tremenda malattia psicologica perché isola il soggetto che l'ha contratta, impedendogli di capire il mondo e le ragioni altrui. Nel particolare caso, un clericalista non può capire le ragioni di Alessandro che, in questo scritto, mostra un'intelligenza tutt'altro che mediocre e dipana gli argomenti in modo tale da meritare di essere almeno un poco ascoltato.

Non entro in merito ai particolari esposti da Alessandro ma segnalo il suo scritto perché alcuni giorni fa uno stimato intellettuale di mia conoscenza mi raccontò un fatto piuttosto simile capitato, questa volta, con un prete ortodosso. L'intellettuale si scusò con un pope per non poterlo aiutare in determinati suoi impegni accademici. Il pope, invece di prenderla di buon grado, se ne uscì dicendogli indispettito: "Lei non sa chi sono io!". L'assurda risposta significava che un essere a lui inferiore non doveva dirgli di no! Anche il pope merita, come il pretino tradizionalista, la scrollata di Alessandro: "Piccolino, ma chi cacchio credi di essere tu?...". Anche in questo caso tra il pope e l'intellettuale c'è qualche decennio di differenza, come tra Alessandro e il pretino della fraternità san Pio X. Anche in questo caso si può dire: "Raramente ho visto toccare vertici del ridicolo così alti e con simile facilità".

Il fatto è che tutti costoro, pur nella differenza di riti liturgici e di teologie, hanno la stessa testa che li porta a rompere con un requisito importante della tradizione cristiana di cui teoricamente si fanno araldi e unici difensori: l'umiltà.

Essi dimenticano che sant'Agostino, pur essendo vescovo, diceva: "Sono cristiano con voi" e questo con lo faceva allontanare da una supponenza della quale, purtroppo, si sono imbevuti troppi chierici odierni, cattolici o ortodossi che siano. Certi ortodossi, poi, sono in realtà divenuti cattolici modernisti nello spirito, poiché mondanizzati come tutti gli altri. Concepiscono, allora, la loro missione come un incarico che conferisce loro onore e potere e nulla più.
I pii fedeli, intanto, si sentono sempre più soli ma tanto, a loro, chi pensa?

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