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mercoledì 18 gennaio 2017

La mutazione antropologica e la simulazione religiosa

Credo che non si possano negare delle solari evidenze con le quali ci scontriamo ogni giorno. 

Una di queste evidenze è una vera e propria mutazione antropologica: l’uomo odierno non è per nulla identico a quello di alcune generazioni fa ed è molto diverso da quello di solo 100 anni fa. 

Su ciò è stato scritto molto ma forse non si è posta sufficiente attenzione al rapporto esistente tra questa mutazione e la sfera religiosa, come cercherò di fare a breve. 

La mutazione antropologica pone sotto i nostri occhi un uomo psicologicamente molto fragile ma con grandi pretese. La fragilità non consente all’uomo odierno di avere profonde radici in qualsiasi ambito. Questo spinge le istituzioni stesse ad abbassare il loro livello. Ad es. un tempo un buon liceo poteva dare quanto ora, con difficoltà, cercano di dare le facoltà umanistiche universitarie. Se pure in tutti i tempi gli studenti hanno cercato le vie più facili e meno faticose, oggi siamo giunti a livelli un tempo impensabili. 

Mio malgrado io stesso me ne sono accorto. Un giorno mi si avvicinò una laureanda sui sessant’anni chiedendomi una bibliografia per una sua tesi in storia bizantina. Avendo a che fare con i libri, le consigliai di leggere alcuni titoli ricordandole che è bene compulsare anche opere in lingua straniera. La signora con grande indifferenza mi disse di non avere tempo per leggere e tanto meno per imparare l’inglese, volendo prendere prima possibile la laurea. Ad un certo punto fu esplicita e mi chiese se, pagandomi, gliela scrivevo io. Ovviamente rifiutai e non solo perché mi parve disonesto ma perché costei in questo modo non avrebbe imparato nulla e la sua laurea non sarebbe stata che carta straccia. Poco dopo incontrai il docente, suo relatore, il quale esprimendo una finta rassegnazione, mi rivelò l’esistenza di gente peggiore che lui, nonostante tutto, aveva felicemente laureato. 

Gente fragile (e furba!), con grandi pretese, in possesso di titoli che non significano nulla ma che impressionano i grulli… 

Di fatti del genere ne ho visti abbastanza. Mi limiterò a citare l’ultimo capitatomi in questi giorni. 

Sono stato cercato da una signora che s’interessa di musica bizantina. Pare che costei organizzi concerti e sedute di musicoterapia. Ogni tanto mi giungono notizie sulle sue frequenti attività. Non discuto la sua buona fede ma ho più di qualche perplessità sul suo metodo, visto quanto segue. Qualche giorno fa chiese se avevo i cosiddetti “microtoni bizantini”, cosa che per me, tutt'altro che esperto di canto bizantino, era quasi arabo. Alla mia risposta evasiva la signora insistette. La sua insistenza mi fece ricordare che ben 17 anni fa, in un sito internet da me curato e poi dismesso (me lo sono ritrovato letteralmente rubato in un altro indirizzo), avevo aperto una pagina sui toni bizantini in cui avevo messo le scale bizantine con dei files sonori esplicativi. La signora, evidentemente, aveva ricevuto una buona informazione. 
La cosa strana è la seguente: com’è possibile che una persona, teoricamente esperta di canto bizantino, non sia in grado di conoscere e riprodurre da se stessa le scale bizantine e me le chieda? Costei diffonde effettivamente l’idea di non essere una sprovveduta in tal campo! La cosa mi ingenera notevole stupore. 
Infatti è come trovarsi dinnanzi ad un docente di letteratura italiana, o supposto tale, che chiede al primo passante incontrato la sequenza alfabetica dando l’impressione di non sapere se la A vada prima o dopo la Z! 

Temo che siamo dinnanzi ad un altro caso di grandi pretese con scarsi fondamenti (le scale musicali sono l’ABC del canto e si imparano bene prima di ogni altra cosa, soprattutto prima di dirigere un coro! Sarebbe infatti ridicolo che un direttore d’orchestra non fosse in grado di cantare un “do-re-mi-fa-sol-la-si-do”!). 

Alla fine anche questo caso, forse, s’iscrive tra i molteplici e diversificati esempi dei simulatori. 

Se trasportiamo queste caratteristiche in ambito religioso gli effetti sono devastanti. Già qualche decennio fa i monaci atoniti ripetevano a certi pellegrini: «Che andate cianciando di “luce divina” e trasfigurazione se prima non siete in grado di vivere i comandamenti?». Nel frattempo l’ andazzo della simulazione religiosa, del facile cianciare per farsi credere “qualcuno”, si è diffuso ovunque e abbiamo pure visto fin troppo clero incapace di vivere i comandamenti…

Ultimamente, vista l’impossibilità di volerli vivere, si sta iniziando a teorizzare una via religiosa anche per chi non li vuole vivere, come se questo possa essere possibile! Evidentemente, pure qui siamo nel caso di una simulazione, anzi di una vera e propria alterazione! 

Liturgie simulate (e alterate), religiosità simulata (e alterata), conoscenze simulate (esistono “esperti religiosi” o “guru” sia cattolici che ortodossi, privi di seri titoli di studio che girano l’Italia per ingannare i grulli di turno), clero falsificato e Chiese false si stanno facendo largo in modo sempre più evidente pure all’interno delle Chiese istituzionali. L’era della plastica ha, in effetti, finito per plastificare pure lo spirito in chi glielo permette!

1 commento:

  1. Non posso che essere d’accordo con Pietro.
    Mi limito ad aggiungere che i geni religiosi autentici di quest’epoca, questi riscontri li avevano già.
    Negli anni ’90, ad esempio, l’allora cardinale Ratzinger, nell’introduzione al libro di don Luigi Giussani "Un avvenimento di vita, cioè una storia", scriveva con lucidissima efficacia:
    “C'è ancora una cosa che mi ha colpito particolarmente in questi testi del fondatore di Comunione e liberazione: negli interventi più recenti emerge con estrema lucidità l'esperienza della estraneità della fede alla cultura attualmente dominante. Giussani parla di una sorta di Chernobyl spirituale: l'organismo sembra lo stesso, eppure è minacciato al suo interno dalle distruttive radiazioni della mentalità dominante, è incapace di essere totalmente se stesso, di pensare da sé, di agire da sé, di vivere da sé. L'Autore è ben lontano da tutti quei tentativi che, con ogni sorta di intenti pacificatori, vogliono distogliere il discorso dalla gravità di questo momento, favorendo con ciò soltanto la progressiva astrazione del cristianesimo. Nella misura in cui lo si adatta alle varie mode, si nega in realtà il contenuto proprio del cristianesimo. Nell'evitare ogni scontro lo si rende irrilevante, cosicché poi si può dire a ragione: non c'entra, questo cristianesimo molle come la cera si arrangia con tutto e perciò non si vede perché qualcuno debba prenderlo in considerazione come una realtà”.

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