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sabato 28 gennaio 2017

Il giorno della memoria, la memoria dei santi, la memoria delle ingiustizie...


Un appunto riguardo al "giorno della memoria", visto che esiste ancora chi si meraviglia come mai nessuno commemora la memoria degli indiani trucidati in America dagli avi degli attuali americani o altri eventi simili.

La memoria dell'umanità sugli eccidi e le ingiustizie rimane viva grazie a chi oggi è discendente di gruppi o di persone trucidate o che hanno subito ingiustizia. 

Se oggi non ci fossero più tali discendenti anche la memoria scomparirebbe come, per ipotesi, se non ci fossero più cristiani, pure la memoria dei santi scomparirebbe. Succederebbe un po' come nell'odierna Turchia dove nessuno sa chi era Giovanni Crisostomo! 
In effetti di tali oblii il Cristianesimo è pieno perché ha subito diverse fratture nella sua storia, anche se certi suoi ambienti cercano di nasconderle.
Si pensi a quando, con la discesa dei Normanni in Italia meridionale, intere diocesi sono state violentemente strappate dalle loro radici grecaniche e, col tempo, è andato smarrito o camuffato il culto dei santi che potevano collegare le popolazioni invase alla memoria storica precedente! È avvenuto un vero e proprio genocidio cultural-religioso sul quale oggi si glissa per non turbare le attuali dirigenze religiose che si sentirebbero delegittimate, poverine! Così, tanto per fare un esempio che riguarda almeno in parte quanto affermato, intere chiese dedicate a sant'Antonio il Grande, eremita egiziano, sono state lentamente "convertite" a sant'Antonio da Padova e oggi quando si parla di santa Caterina, quasi nessuno associa tale nome alla santa di Alessandria d'Egitto ma alla religiosa tardo medioevale senese.

Tuttavia, esiste un'altra condizione che influenza potentemente la "memoria": se i discendenti hanno una particolare forza economica e politica la memoria dei patimenti dei loro avi si "rafforza" rispetto alle ingiustizie subite dagli avi di quei discendenti che socialmente ed economicamente contano poco o niente... 

Insomma, la cosiddetta "memoria" è più legata a influenze economico-sociali e politiche che a cause ideali o religiose anche se, abbastanza ipocritamente, la si vuol far passare idealisticamente e religiosamente!
Così la presenza di certe "memorie" è direttamente proporzionale alla forza economico-sociale di quei gruppi che le veicolano e, in un certo senso, esse se ne servono per affermare e verificare il loro peso nel mondo attuale. Non mi sembra di fare discriminazione alcuna, affermando tutto ciò, ma solo di leggere la realtà per ciò che è, nella sua cruda e immediata evidenza..

2 commenti:

  1. C'è chi ha consapevolezza storica e identità culturale e memoria dolente dei torti subiti e grida con forza contro l'ingiustizia passata e presente e rivendica i propri diritti nella storia, e c'è chi è impedito di farlo o chi trascura di farlo, per disinteresse o superficialità o perdita della memoria . I milioni di contadini russi uccisi dai comunisti avrebbero diritto al rispetto, al rimpianto, al dolore, alla memoria come monito e invece sono scomparsi nel nulla, perchè la bandiera rossa è ancora sventolata sciaguratamente a ricoprire quei milioni di morti che non si vuol ricordare. Interessi politici immediati e amore del quieto vivere si sommano a formare il silenzio. Se solo per onorare le vittime delle foibe ci sono voluti 70 anni e ancora chi lo fa è visto come un fascista, che speranza ci può essere per poter parlare di memoria dinanzi ad atricità e crimini ben più vasti? Non si tratta di forza economico- sociale di gruppi che possano far avanzare la consapevolezza di un passato ricoperto, ma di una scoperta culturale della propria identità che nella attuale società liquida e multiculturale non si è più in grado di capire. Una gente senza passato, senza memoria, senza identità e che vive solo nel presente con un telefono in mano mentre fa shopping che possibilità ha di sentire come proprie le ferite di una generazione prima o di dieci?

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  2. Ricordare le persecuzioni e i crimini passati non deve servire solo a farci sentire tanto buoni e virtuosi, scaricandoci la coscienza perchè tanto, appunto, "abbiamo già dato", ma deve essere un impegno a impedire che i crimini passati si ripetano e a denunciare e condannare quando avvengono nel presente. Altrimenti diventa tutta una bella recita compunta e inutile. Quello che lei dice sui " gruppi che vogliono affermare e verificare il loro peso nel mondo attuale" si deve intendere come questa attualizzazione dell'insegnamento della memoria, un riportare ai problemi del presente ciò che rischierebbe di rimanere nobile retorica. Per parlare chiaro, non serve a niente piangere gli ebrei sterminati 70 anni fa e attenuare o cancellare gli attacchi antisemiti e anticristiani del mondo attuale, contorsione mentale di cui la stampa, gli intellettuali, i politici e il papa sono esimi e cattivi maestri.

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