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venerdì 16 dicembre 2016

Il Vangelo e l'antievangelo

«Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me» (Giovanni 10,17). 

«Io sono il buon Pastore; il buon Pastore dà la sua vita per le pecore» (Giovanni 10,11). 

«Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Giovanni 13,1). 

«Dio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato» (Giovanni 3,17-18). 

«Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi» (Efesini 5,2), «diede se stesso come prezzo di riscatto per tutti» (1 Timoteo 2,6). 

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«Dio è ingiusto? Sì, è stato ingiusto con suo figlio, l’ha mandato in croce» (15 dicembre 2016, Udienza al Bambin Gesù). 

 Per sapere chi lo ha detto cliccare sul link!

23 commenti:

  1. Mancanza di discernimento. Ci vuole misericordia per chi parla a braccio.

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    1. Non sono d'accordo. Paolo VI, con tutti i suoi limiti, si rendeva almeno conto della pesante responsabilità del suo ufficio e del fatto che una sua sola parola travisata, poteva essere causa di conseguenze gravi. Per questo soppesava ogni parola e non si permetteva di improvvisare.
      Qui c'è molta incoscienza e sicuramente ignoranza compensate, però, da una sicumera stupefacente.

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  2. secoli di riflessione, teologia, spiritualità, preghiera sul mistero della Croce buttati nel cesso. un tempo chi seguiva si diceva che la Croce era la massime esprwssione sia della Giustizia Divina che della Misericordia Divina

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    1. Sono perfettamente d'accordo. Questa affermazione buttata là tra tante altre è veleno puro, non può essere nata da un cuore che vive la fede ma da chi la dubita assai (per lo meno!) e da chi, perciò, vede i fatti evangelici con una prospettiva unicamente umana, come se gli insegnamenti di Cristo, quelli dei santi (che certamente si gloriavano della Croce!), non ci fossero mai stati. Tutto ciò non è solo la VERGOGNA del Cattolicesimo ma di tutto il Cristianesimo e, ben ovviamente!, la maggioranza tace per quieto vivere. Siamo ben oltre ad ogni classico concetto di eresia, come la storia ci ha mostrato. Quest'uomo passerà di certo alla storia ma NON come lui e i suoi turiferari pensano. Qui si attenta gravemente al centro stesso e al fondamento del Cristianesimo.

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    2. Riconoscere a Dio una somma ingiustizia (aver posto in croce il proprio Figlio) significa fare di Dio l'origine e l'autore del male. A questo punto si ripete quell'eresia che già fiorì alcuni anni fa sulla bocca di Cacciari (il filosofo veneziano) il quale imputava a Dio l'origine del male umano. Detto ciò da un papa è molto sconvolgente perché subito uno si chiede "Ma a qual mulino sta portando l'acqua?". Non è permesso che un maestro ne sappia meno dell'allievo e non è permesso che un vescovo ne sappia meno di un sacrestano di 50 anni fa. Questo personaggio non solo ne sa di meno ma addirittura capovolge i vangeli, torcendone il significato a suo gusto. Così se da un lato la Madonna "stirava le camicie", dall'altro San Giovanni Battista "viveva in una doppia tenebra di cuore" e, dall'altro ancora, "la Madonna sotto la croce si sentiva tradita da Dio". Non sono solo interpretazioni personali fatte da questo papa, sono interpretazioni che nascono da un'ottica distorta, un'ottica che può affermarsi se non si beneficia di un'autentica vita di fede.
      Roma è nelle tenebre!

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    3. Di più: è nell'apostasia, come disse mons. Lefebvre in tempi non sospetti.
      Una curiosità che ho sempre avuto: come vedono gli ortodossi l'opera di Lefebvre e in generale il movimento cattolico tradizionalista? E, se posso chiederglielo, qual'è la sua personale opinione sul vescovo francese?

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    4. Sì, in effetti affermare che "Dio ha fatto un'ingiustizia permettendo che Cristo fosse crocefisso" è la peggiore delle eresie e non si può avallare il fatto che costui non sappia bene cosa dice perché di affermazioni a dir poco "originali" è pieno il suo ministero. Probabilmente ha una scusante: la crassa ignoranza teologica, anche se qui non serve essere teologi ma saper leggere il Vangelo senza i paraocchi umanistici, psicologistici, sociologistici e agnostici.

      Il mondo ortodosso non si occupa delle questioni interne al Cattolicesimo e quindi non va a preoccuparsi chi sia stato mons. Lefevbre e cosa abbia fatto. Ha, piuttosto, una certa diffidenza per la sistematizzazione della fede in sistemi di pensiero chiusi e "logici", come potrebbe forse essere la "Summa" di Tommaso d'Acquino e ha una sua fondata diffidenza per un concetto di Chiesa piuttosto legalistico, com'era nell'epoca tridentina e com'è veicolata dalla Fraternità san Pio X.

      Personalmente penso che quello che i tradizionalisti chiamavano "monsignore" era un uomo di autentica pietà e fede, un uomo onesto e tutto d'un pezzo che si è trovato macinato dagli ingranaggi della Chiesa che ha amato e servito. A mio avviso aveva delle ingenuità su alcuni aspetti perché non si può certo dire che la "Chiesa tridentina" fosse perfetta. Se fosse stata "perfetta", nei limiti possibili su questa terra, non avrebbe neppure involontariamente generato quella contestazione che le è nata nel suo stesso seno. Le radici del cosiddetto modernismo non sono, dunque, ricercabili solo fuori dalla Chiesa ma nella stessa Chiesa cattolica, meglio, nei presupposti che volente o nolente tipicizzavano la "Chiesa tridentina". Questo è da dire, come lo direbbe un buon storico e come mons. Lefebvre, al contrario, non avrebbe mai voluto ammettere.
      Ma, come le dico, io distinguo tra il piano personale di Lefebvre (autentico pastore, ottima e onesta persona) e quello della sua formazione dove non posso dire di concordare su tutto.

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    5. su Lefebvre non si può dare un giudizio definitivo. probabilmente nemmeno lui si aspettava una simile degenerazione della situazione ecclesiale: infatti a lungo ha ondeggiato tra diverse posizioni, sia sulla liturgia sia sui rapporti con il Papa sia su altro, probabilmente incapace di dare un giudizio definitivo su qualcosa che lo faceva inorridire

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    6. È vero che non si può dare un giudizio totale ma ciò non significa che non lo si possa capire e non si possa decodificare le sue scelte in base alla formazione che lui stesso ricevette a Roma.
      Il cambio di stile, per usare un eufemismo, nel mondo cattolico lo disorientò e lo fece rimanere sulle sue posizioni classiche. Ma mentre lui rimaneva nelle posizioni che aveva pure il Cattolicesimo ufficiale fino a tutti gli anni '50, la Chiesa cattolica iniziava a virare. Più il tempo passava più si distanziava fino a non riconoscere più come proprie quelle che erano le scelte cattoliche classiche. Non mi riferisco solo alla questione del rapporto tra la religione e la società (il senso da dare alla regalità di Cristo) ma alle questioni più elementari quali il ruolo del sacerdozio, il senso della dogmatica, ecc.
      Probabilmente lui stesso lo sapeva: questo presto o tardi avrebbe creato un Cattolicesimo parallelo ed estraneo al suo passato; in breve avrebbe creato un'altra Chiesa sulle macerie di quella precedente.
      E in effetti quando tutta una gerarchia e quando la maggioranza dei fedeli si sentono estranei al passato della Chiesa non può che essere così, come chi dichiara "robe vecchie" gli scritti dei Padri.
      Così oltre ad essere estraneo a questa neo-Chiesa, si sentiva quasi l' "ultimo dei mohicani" del Cattolicesimo. Certamente la sua posizione non era per nulla una delle più facili!

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  3. Lui è quello che è e lo conferma sempre più. Ma mi chiedo: chi lo ha eletto papa lo conosceva bene, e allora per quale motivo è stato votato? In più: le nomine di vescovi e cardinali passano certo attraverso tanti filtri, e quindi come mai costui è stato fatto vescovo e poi cardinale? Voglio dire che la sua può essere una colpa o responsabilità personale , ma chi non gli ha impedito di nuocere e anzi lo ha fatto salire è certo un gruppo di persone tutte d'accordo. Non parlo di congiura, ma di un ambiente malefico che rode dall'interno il centro direzionale della chiesa. Lui a un certo punto seguirà la legge di natura come tutti, ma chi ha eletto lui potrà fare ancora danni. A cosa mai assisteremo ancora?

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    1. Lei, caro Sergio, ha toccato il problema centrale: la questione non è tanto Bergoglio, quanto chi ha permesso che un Bergoglio fosse eletto papa.
      Non voglio fare fantastoria ma mi risulta altamente probabile che buona parte dei porporati siano piuttosto manipolabili e che una minoranza attiva e influenzata da probabili centri di potere esterni alla Chiesa, abbia avuto la meglio.
      Eleggere una persona "così" non pare certo obbedire a criteri di fede o di autentico servizio ecclesiale ma a criteri voluti da chi ha progetti laici sul mondo e non vuole ostacoli da parte del Vaticano. Insomma, costui pare essere un uomo utile a poteri forti che amano non comparire ma sono ben presenti e influenzano le società.
      Solo così si può spiegare l'elezione di un uomo privo di alti titoli di studio, che ammicca al potente di turno, che trascura gli aspetti tradizionali della fede e pure li irride. Il suo cuore, evidentemente, è altrove.
      Il problema, tuttavia, non è lui, per quanto costui sia un'autentica afflizione per chi cerca di seguire Cristo e rappresenti un vero imbarazzo pure per i cristiani non cattolici che cercano di essere fedeli al vangelo. Infatti affermare che Dio ha fatto torto a Cristo permettendone la morte di croce, fa saltare sia il pio ortodosso che l'attento luterano.
      Tuttavia il vero problema sta a monte: cos'è diventato il Cattolicesimo, meglio il Vaticano? Una banda di persone manovrate da altri? Cos'hanno in testa molti cardinali? Criteri evangelici o mondani, quando pensano di eleggere un pontefice?
      Ecco perché, sempre muovendomi sul piano di ipotesi assai probabili, la penso come lei: esiste un ambiente malefico che rode all'interno il centro direzionale della Chiesa. Ma, mi creda, tale ambiente malefico esiste in molte diocesi (italiane e non) dove i criteri per reggere la Chiesa, oramai, sono puramente mondani. Sono propenso a pensare che qui, di fatto, la Chiesa fondata da Cristo non esiste più.

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    2. Segnalo https://cronicasdepapafrancisco.wordpress.com/2016/12/18/il-significato-della-sofferenza-le-vere-parole-di-papa-francesco/amp/
      col link al video integrale.

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    3. Prendo atto della precisazione ma non cambia di troppo le cose, a mio avviso. Se da un lato sembra che il papa citi un'idea comune e forse non la sua ("Dio è ingiusto...") dall'altro non afferma categoricamente che questo è un errore marchiano (com'è dovere del vescovo) e lascia senza risposta chi desidera sapere il motivo della sofferenza nel mondo, motivo che da SEMPRE la Chiesa (sia in Oriente che in Occidente) rinviene nel peccato originale e nella ribellione a Dio. È questo che, introducendo la disarmonia nel cosmo, ha determinato una situazione caotica della quale possono farne le spese pure gli innocenti.

      Le omissioni, a mio avviso, non sono solo il marchio distintivo di questo pontificato ma rivelano pure che la vera origine del problema umano viene sistematicamente eluso, forse perché ritenuto pura ideologia religiosa. Tale origine del problema umano è il peccato.
      Sul peccato, infatti, non si parla preferendo parlarne in senso genericamente sociale, ecologico, umanitario... Ma questa non è la dottrina della Chiesa, né il suo linguaggio con il quale si chiama ogni cosa con il suo vero nome.

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    4. Appunto marginale ma non di minore importanza:

      quando il papa dice: "Io non ho risposta", tutta la gente applaude, quasi per plaudire ad una supposta "umiltà".
      Questo applauso mi risulta molto fuori luogo.

      È come se, chiamato un artista e presentato come un grande cantante, costui dicesse alla platea "Non so cantare, non so come si fa" e la gente gli applaudisse; come se un laureando facesse brutta figura in sede di laurea e amici e parenti gli battessero le mani con fragorose grida di "bravo!!!" ...

      Ma la gente sa cosa fa o si è bevuta il cervello? Possibile che in Italia basta che uno si presenti come "qualcuno" e la gente gli da comunque carta bianca, anche dinnanzi alla palese evidenza del nulla da lui rappresentato?

      Quando vedeva cose simili un monaco greco (oramai defunto) mi diceva: "La gente non è normale, sembra sotto effetto di droghe...". Che sia così?

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  4. Mi permetto di tentare di dare un'interpretazione alle parole del Papa (secondo me non difficile da dare se si applica il principio di carità) secondo la dottrina cattolica (sottolineo cattolica perché sull'interpretazione del peccato originale e delle sue conseguenze esistono differenze tra cattolici e ortodossi, ma io argomenterò dal punto di vista cattolico).

    Riguardo al “Dio è ingiusto” penso si riferisse al passo della Scrittura dove San Paolo afferma

    “2 Cor 5,21: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”.

    E sta a significare che Dio ha trattato Gesù Cristo, l’innocente, il senza peccato, come se fosse stato il più grande peccatore di questo mondo. Anzi come se avesse compiuto tutti i peccati degli uomini.
    Pertanto come se fosse il peccato in persona.
    E proprio per questo sulla croce Gesù ha espiato al posto di tutti noi: “perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”.

    È innegabile che, da un punto di vista UMANO, sia difficile capire la giustizia del far ricadere sull’unico innocente le colpe di tutti i colpevoli.

    Ed è altrettanto difficile capire, sempre dal punto di vista UMANO, perché Dio abbia voluto che la colpa dei progenitori si trasmettesse di generazione in generazione, creando anime morte alla Grazia. La nostra ragione può comprendere una cosa del genere?

    Tutto questo dal punto di vista umano, della logica umana, è difficile, anzi impossibile da capire. Oppure qualcuno mi vuol dire che giudicherebbe bene un padre UMANO che, per le colpe del primogenito, facesse ricadere le sue colpe sugli altri figli?

    La risposta a tutto questo sta nella croce, ecco perché il Papa dice

    “Perché i bambini soffrono? Non c’è risposta a questo”, ha ripetuto: “Soltanto guardare il Crocifisso, lasciare che sia lui a dare la risposta. ‘Ma padre, Lei non ha studiato teologia, non ha letto libri?’ Sì, ma guarda il Crocifisso: soffre, piange, questa è la nostra vita. Non voglio vendere ricette che non servono, questa è la realtà”.

    Afferma che non c’è risposta dal punto di vista UMANO, e ciò è vero, perché affermare che le sofferenze degli innocenti siano colpa del peccato originale NON risponde comunque alla domanda “perché un Dio giusto dovrebbe permettere che il peccato di Adamo debba ricadere su tutti gli uomini, sebbene non esistessero ancora al tempo di Adamo e quindi non abbiano alcuna colpa? Perché, quindi, Dio ha voluto questo, che per il peccato di uno tutti fossero costituiti peccatori?”.

    Questo è un mistero, e l’unico modo è affidarsi al Crocefisso, nella certezza che Dio ci ama al punto tale da sacrificare se stesso sulla croce per noi, e che quindi il suo disegno, per quanto ci possa sembrare incomprensibile e talvolta ripugnante all’umana ragione, è un disegno di amore.

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    1. Gentile Massimiliano,

      non è possibile seguire il suo ragionamento perché non mi sembra parta dalla ricerca oggettiva di un significato in un discorso ma dalla preoccupazione di salvare a tutti i costi una persona.

      Qui non si tratta né di salvare né di condannare una persona. Qui si tratta di capire un discorso e per capirlo non serve essere né cattolici né ortodossi: basta dare al discorso il senso che esso ha di primo acchito e che poi è quello che capisce la stragrande maggioranza delle persone.

      Nella frase "incriminata" il papa si chiede se si può dire che Dio sia ingiusto. A questa frase non segue né un'approvazione (come sembrava in un primo momento) né una condanna.

      Siccome il papa non è una "persona privata" ma nel Cattolicesimo è l'esegeta della Scrittura e Tradizione, ci chiediamo: La Chiesa (sia in Oriente che in Occidente!) cosa pensa sull'argomento?

      Pensa che Dio sia sempre giusto e mai ingiusto, tanto meno nei riguardi del proprio Figlio. E non lo pensa solo ma lo argomenta; non invita ad osservare solo la crocefissione (che non a caso lungo tutto il primo millennio cristiano è priva di segni di sofferenza!) ma getta una luce ultramondana sull'evento redentivo.

      Omettere di riportare il pensiero della Chiesa, di conseguenza, non è da vescovo e neppure da papa.

      Dire questo non significa "mancare di carità" ma vedere la realtà, esattamente come chi nota che un vigile omette di applicare il codice della strada in un determinato caso.

      Se non si ha questa chiarezza, prima di tutto per se stessi, si è nel caos e se si è in tale condizione non si può pretendere di aiutarsi e di aiutare.

      Di conseguenza, il papa non è nel posto che è per dare risposte "umane" o per confermare le persone in risposte "umane" (direttamente o indirettamente che sia) ma per dare risposte alla luce della rivelazione, poco importa che non siano capite da tutti!

      Il vigile non è dov'è per dare opinioni personali ma per dare risposte alla luce del codice della strada altrimenti è il caos. Se un vigile non lo fa può essere destituito, e a ragione!

      Non sono per nulla d'accordo, dunque, con il tentativo di salvare a tutti i costi la mentalità con la quale il papa affronta i discorsi religiosi e questo per una questione di verità evangelica e di carità.

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  5. Costui riesce ad andare oltre il nostro Adamo, quegli volle vedere il bene ed il male nel mondo, e si accecò nelle sue illusioni, questo qua arriva a vedere addirittura il giusto e l'ingiusto -oltre che nel mondo- nel divino! Se non fosse che è al timone della barca che dovrebbe salvarci dai flutti -flutti anche da lui generati- uno potrebbe anche soriderne... Ma così gela il sangue!

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    1. Personalmente non ho alcuna qualifica spirituale, diciamo così, per potermi orientare dinnanzi ai discorsi di questo o quel responsabile di una Chiesa. Mi attengo a criteri tradizionali solidi, quelli a cui tutti si dovrebbero attenersi per orientarsi efficacemente su questa materia.
      E, da questo punto di vista, ho la netta impressione che il personaggio sul quale parliamo si improvvisi illuminatore degli altri quando, a ben vedere, non è d'aiuto neppure a se stesso.
      Non fa piacere proferire questi giudizi e da l'impressione d'essere ingenerosi verso il prossimo ma è necessario farlo e verificarlo perché lo stesso san Paolo parla di anticristi che possono raggiungere qualsiasi posizione all'interno di una Chiesa. Alla fine pure questo è provvidenziale: impariamo a fidarci di più di Dio e non delle istituzioni umane, pur "sacre" che siano....

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  6. Mi domando fino a che punto dobbiamo sentirci vincolati a questo papa. Mai come in questo periodo temo per me stesso l'apostasia, il desiderio di approdare a spiagge tranquille e, letteralmente, "ortodosse ". Su tutto regna massima confusione.

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    1. Per un cristiano ciò che conta è Cristo. Gli uomini, anche se papi, non sono sempre stati un valido punto di riferimento e la storia è lì a ricordarcelo. Poi, per parafrasare Manzoni, Dio non permette un certo male se non per un bene più grande. Sta a noi trovarlo e capirlo.

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  7. Certo che deve esserci stata una grande congiura ai danni di Benedetto XVI: i motivi mi sono oscuri, ma certamente quei beoti cardinali che hanno eletto questo tipo qua, ne sono amaramente pentiti...Pochi lo amano sinceramente, gli altri ne sono terrorizzati (e ben gli sta!)...

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  8. Ho trovato su Orthodox Christianity questa citazione del saggio Paysios, credo dichiarato santo recentemente, e pensavo con sorriso amaro a cosa succederebbe tra il clero cattolico italiano e l'élite intellettual-mediatico-politica se fossero pubblicate queste parole, una serie di raffica di politicamente scorrettissimo ( dal punto di busta teologico taccio, non ho competenza ). Mi immagino le reazioni di mons Galantino e del suo boss... "Abortion is a terrible sin. It is murder, and not just murder, but very grievous murder, because it kills unbaptized children. Parents must understand that human life becomes from the moment of conception. If you have an abortion, then your other children will pay for it with illness and accidents.
    + St. Paisios the Athonite, "Family Life"

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    1. Padre Paisios (non Paysios) era un santo. Che sia stato proclamato tale dal patriarca costantinopolitano non ha meravigliato nessuno, dato i miracoli che faceva pure in vita.
      In quanto santo e monaco osservava le cose da una prospettiva celeste, non mondana e neppure moralistica.
      Sapeva che l'osservanza della cosiddetta "legge morale" è solo funzionale ad uno spedito cammino verso il Paradiso, alla purificazione dell'occhio (nous) del cuore.
      Di qui il suo giudizio tranciante e senza mezzi termini, poiché si trattava di non ingannare nessuno.
      Esattamente il contrario di quanto avviene oggi.
      Ma badi bene che anche i cosiddetti difensori della morale (tanto per non far nomi: i 4 cardinali che difendono la prospettiva morale contro l'ottavo capitolo dell'Amoris Laetitia di papa Francesco), pur essendo in perfetta buona fede, mi sembra abbiano una grave carenza nella prospettiva. Sono come quelli che pensano si debba pulire le lenti degli occhiali perché è fortemente raccomandato farlo, non tanto perché, con gli occhiali puliti ci si vede meglio e si opera di conseguenza.
      Detto diversamente, la prospettiva è sempre a corto raggio, non celeste ma umanistico-terrena, ci si limita a conservare l'osservanza della legge perché ci è stata data così dalla Rivelazione, non a porre le persone nella prospettiva spirituale con cui l'osservanza va posta.
      Questo anche e soprattutto perché la cosiddetta "spiritualità" in Occidente è quasi svanita!
      Si guardi attorno e mi dica che monasteri abbiamo, che qualità ci possono offrire!
      Per questo se da un lato io mi rallegro dell'opera di questi 4 cardinali, dall'altro sbatto la testa e capisco che non si andrà molto avanti: di fronte a questo mondo scientista e individualista non si può dire "non fare questo perché la Rivelazione o l'Autorità lo proibisce". Questa esortazione andava bene 100 anni fa, forse. Oggi si devono dare i motivi e i motivi li ha solo chi vive spiritualmente e sa cosa sia l'empirismo spirituale, sapendo che ci si deterge gli "occhiali" del cuore per fini ben precisi, non solo perché "così è scritto".
      Paisios convertiva i lontani (che erano disposti a cercare onestamente la verità) perché era uno che viveva l'empirismo spirituale, non perché era un indefesso custode della legge. Se non si vede questo non solo non si capisce l'Oriente cristiano ma non si capisce il fondamento sul quale si regge tutto il Cristianesimo! Se non si vede questo si continuerà a fare buchi nell'acqua e a chiedersi come mai la Chiesa non "funziona" più. Ecco allora perché nella storia non si fa altro che passare da una riforma religiosa ad un'altra e si è sempre punto e accapo...

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