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sabato 26 dicembre 2015

Opus Dei

L'Opus Dei, per san Benedetto di Norcia è il culto divino al quale si dedica il monaco e, in misura meno intensa, lo stesso cristiano. Letteralmente significa "l'opera di Dio", ed è un'attività con la quale lo spirito umano si eleva su un piano superiore, oltre le contingenze terrene.
Qualsiasi autentica liturgia cristiana antica, infatti, alza lo sguardo e lo fissa in una contemplazione elevata con la quale il cuore si rasserena e si accende di speranza.
Praticare i testi liturgici diviene, allora, un'esperienza di dolcezza, un'autentica ierofanìa (manifestazione sacra), la vivificazione della fede cristiana.
Non a caso ogni tentativo di alterazione del Cristianesimo è sempre iniziato alterando i suoi testi tradizionali, imponendo un'artificiale cesura tra un "prima" e un "poi" in nome della propria autorità e prescindendo da un'autentica tradizione spirituale. 
Il mondo cattolico sta passando la peggiore crisi della sua storia proprio perché, tra le altre cose, ha alterato i suoi testi liturgici tradizionali trasformandoli, in buona parte, in testi in cui si percepisce un'atmosfera ordinaria, psichica, non di rado lontana da quella percezione elevata da me accennata. Se questo avviene nei testi ufficiali, la pratica è ancor peggio perché accentua in modo indebito gli aspetti profani e spettacolari.
A nulla vale esortare ad una pratica pia: la pietà si può praticare solo in un contesto che la può contenere, esattamente come l'acqua si può versare in una brocca sana, non in una brocca scheggiata e fessurata. È dunque necessario riprendere l'austero ma fertile atteggiamento del Cristianesimo antico.
Tornare alla liturgia dei Padri non significa, però, riprendere materialmente le stesse e identiche espressioni da essi utilizzate (anche se per me è sempre toccante ripetere il "Padre nostro" e il "Credo" nella stessa e lingua con cui fu composto nei primi secoli) ma muoversi nello stesso loro spirito, spirito di umiltà e di profonda adorazione il cui baricentro non è mai l'uomo ma Dio.
Il tempo natalizio mostra ai cristiani l'umiltà di Dio che si è fatto uomo, nascondendo la sua potenza divina nell'indigenza di una grotta e tra i miseri panni con cui una povera coppia lo ha fasciato.
A questo Dio bambino non si può offrire una liturgia lacera e chiusa in autoreferenti psichismi umani, una sagra confusionaria, ma un culto vivificato da uno Spirito celeste, totalmente aperto alla trascendenza, quello stesso culto che gli veniva offerto in spirito e verità dai Padri. 
È in questa stessa strada che si effettuerà pure una rinascita del Cristianesimo in Occidente.

mercoledì 23 dicembre 2015

Entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio.


Porta della chiesa di san Ciriaco ad Ancona
Da altre parti di questo blog ho già parlato del formidabile valore simbolico che la chiesa-edificio ha per il cristiano che vi entra con l'intenzione di pregare Dio.

Bisogna tornare su questo tema e insistervi perché gli odierni tempi sono odiosi e tutto congiura contro le antiche e venerabili tradizioni con le quali da sempre si ha nutrito la pietà cristiana.

Dio abita ovunque, questo è assodato, nel senso che la sua presenza da vita e sostiene ogni angolo  remoto del cosmo.

Ma l'uomo è un essere fragile il cui spirito tende a disperdersi nei beni della terra e a dimenticare il Creatore. Per questo motivo esistono le chiese, ossia luoghi particolari nei quali si compie un culto a Dio, ci si ricorda della sua esistenza. Prescindiamo un attimo dal fatto che questo culto si è spesso corrotto ed è divenuto una kermesse, una rassegna spettacolare su sfondo religioso e con poco valore trascendente. Originalmente il culto cristiano non era così ma assolutamente teocentrico, totalmente dedicato alla gloria e alla venerazione di Dio. In una situazione del genere, l'animo umano inizia ad entrare in un'atmosfera trascendente, viene influenzato in senso elevante. La chiesa-edificio è costruita in funzione di questo: fare intuire la realtà ultraterrena nella bellezza degli arredi sacri, nell'armonia delle forme architettoniche, nella serenità dell'ambiente di preghiera, nel suo silenzio contemplativo.
È come essere di nuovo gestati nel seno materno, rinnovarsi nella forma autentica, riprendere vita nel “Dio che rinnova la giovinezza”.

La porta della chiesa-edificio è l'introduzione simbolica ad un nuovo mondo: prima di essa c'è la confusione della piazza, dopo di essa la pace del tempio che vuole anticipare il futuro celeste. Poco importa che oggi non si capisca il simbolo perché comunque sia lo si vive inevitabilmente!

L'uomo che si converte al Cristianesimo, cambia modo di vita. Ma per fare ciò, deve intuire la maestà di Dio, il suo sacro splendore, la percezione della sua grazia per dire in se stesso: “Tu esisti ma sono io a starti lontano, Signore, accoglimi e perdonami!”.

La pace del tempio celeste, simbolicamente presente nella chiesa-edificio diviene, allora, la pace del suo cuore.
Attraversare la porta della chiesa-edificio ha questo significato. 
A tal proposito oso paragonare la porta della chiesa-edificio ad un utero oltre il quale si è nel ventre materno, luogo fertile di vita. Da un certo punto di vista, siamo tutti esseri in formazione, gestati nel ventre della Chiesa.
Se sostituiamo tale significato con altri abbiamo rovesciato il Cristianesimo: scambiato Dio con la terra, la grazia con un'attività mondana, cancellato Maria ed esaltato Marta!

Apertura della porta santa
nella basilica vaticana (1925)
Il mondo cattolico nei suoi giubilei non a caso ha sempre considerato la cosiddetta “porta santa” in una delle porte basilicali o comunque in una chiesa consacrata al culto. A monte c'era questo concetto antico e tradizionale, per quanto il giubileo in se stesso sia investito di un valore teologico che non viene condiviso dalle Chiese orientali.
È comunque universalmene riconosciuto il significato pregnante nell'attraversare la porta di una chiesa-edificio e questo è assai importante.

Non a caso santa Maria l'Egiziana, prima di convertirsi al Cristianesimo e quando era ancora una prostituta, non riuscì ad attraversare la porta di una chiesa nella quale voleva entrare. Solo convertendosi fu in grado di farlo, non prima perché una forza invisibile la tratteneva fuori.
Personalmente sono portato a credere a questi fatti che l'uomo attuale confina in un universo mitico.

Per lo stesso motivo non capisco assolutamente perché si vogliono fare delle “porte sante” per entrare in ostelli della Caritas o in carceri (vedi qui). In questo caso, viene sfruttato un motivo religioso per portare le persone a considerare una beneficenza o una sensibilità sociale e questo li incolla letteralmente su un puro piano mondano. Il pretesto è religioso, il fine è prettamente mondano per quanto apparentemente evangelico.
Chi lo fa incatena lo sguardo dei cristiani al saeculum, sradicandosi dall'antica e verticale pietà con cui lo stesso salmista diceva: “Entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio” (Sl 25). Senza quell'antica pietà anche l'eventuale beneficienza cristiana non avrà nulla di diverso da una qualsiasi altra beneficienza mondana. Pare essere realmente questo il motivo per cui Cristo dice: "Chi non raccoglie con me, disperde!". E che il nostro sia un tempo di terribili dispersioni non ne ho alcun dubbio...


lunedì 21 dicembre 2015

La solidarietà umana e gli aspetti religiosi

Manifesto diffuso a Udine: catechismo mussulmano?

Il mio blog non può certamente fare molto, dinnanzi alla marea montante di confusione che ci circonda. A dire il vero, non è neppure mia intenzione fare qualcosa, nel senso di attivare movimenti contestatori o forze politiche. Dinnanzi alle stranezze del nostro tempo, mi limito a ricordare alcuni principi per illuminare la coscienza personale, non indìco "guerre sante", cerco di assumere l'atteggiamento pacifico che potrebbe avere un monaco. 

Questo, però, non significa che non parlerò chiaro e nessuno mi può impedire di farlo. Parlerò chiaro anche dinnanzi ad un'ennesima stranezza che sta circolando in questi giorni e che un lettore, giustamente allarmato, mi ha segnalato.

Faccio alcune premesse.

La nostra società non è più quella di un tempo: una certa uniformità culturale e religiosa ha da diversi anni ceduto il passo ad un pluralismo sempre più variegato. Pare essere un fenomeno inarrestabile. Un primo errore potrebbe essere quello di pensare di "tornare indietro": nell'attuale situazione non si può che "andare avanti" ma lo si dovrebbe fare con dei criteri, non con l'improvvisazione sempre più evidente dei politici.

Un primo criterio dovrebbe essere quello di distinguere due aspetti: l'aspetto puramente umano e quello religioso. 

Dal punto di vista puramente umano, qualunque uomo ha diritto di essere rispettato e sovvenuto nelle sue necessità, nella misura in cui una società lo può fare. Il bene comune dev'essere bene di tutti, non di una sola parte.
Premesso ciò, gli aspetti religiosi, propri ad un determinato popolo e ad una determinata cultura, non possono essere considerati in modo indifferentista, da chi abbraccia un credo religioso. 

Nessuna religione tradizionale ha orientamenti indifferentisti, né l'Islam, né l'Ebraismo, né il Cristianesimo antico. È vero che spesso l'esclusivismo ("la mia religione è l'unica vera") ha fomentato violenze e odii. Ma è altrettanto vero che se ogni religione parte con l'intenzione di "salvare" l'uomo dalla sua condizione di caducità, i cammini da essa intrapresi non sono e non possono essere considerati tutti uguali, indifferentemente intercambiabili gli uni con gli altri.

Pensare che le religioni siano delle carte di uguale valore tra loro, è il tipico giudizio degli ignoranti o di persone totalmente avulse da qualsiasi credo religioso.

Si può conservare un profondo rispetto per chiunque senza fare questa confusione. I credi religiosi non sono, dunque, intercambiabili al punto che nessuna religione tradizionale vede di buon occhio che un suo membro l'abbandoni in favore di un'altra.

Oggi, al contrario, notiamo un atteggiamento assurdo che nasce non solo dall'ignoranza di questi dati fondamentali ma, pure, dal considerare il fenomeno religioso in modo talmente antropocentrico da svuotarlo in se stesso.

Ecco, allora, che si parifica ogni religione e il Natale di Cristo può benissimo essere messo in parallelo con il Natale di Mohammed. Quest'idea (che immagino essere nativamente mussulmana) trova i cosiddetti cristiani odierni indifferenti o, addirittura, favorevoli.

Facciamo un po' di chiarezza:

a) Cristo, per l'Islam è un semplice uomo, per quanto lo si consideri profeta.

b) Cristo per il Cristianesimo è un essere perfettamente umano e, contemporaneamente, perfettamente divino, la porta attraverso la quale è necessario passare per ricevere la salvezza religiosa. Cristo è il compimento, l'alfa e l'omega, nessuno può aggiungere o togliere nulla da quanto ha stabilito nella rivelazione e per la Chiesa.

c) Mohammed per l'Islam è un profeta che chiude ogni profezia e che porta alla perfezione le profezie stesse, quindi pure quella fatta da Cristo.

d) Mohammed per le fonti cristiane antiche non è un profeta ma un uomo che ha costruito una filosofia religiosa ispirandosi un po' al Cristianesimo a lui circostante, un po' all'Ebraismo. 

e) Le fonti cristiane antiche hanno un giudizio molto severo verso chi abbandona il Cristianesimo e si affida all'Islam.

f) La storia mussulmana ci dimostra che chi abbandona l'Islam è condannato e può essere perseguito.

Questi sono fatti difficilmente negabili.

Ora ci chiediamo: come mai nella nostra società è possibile mettere sullo stesso piano tutti i credi e rimanere di fatto indifferenti dinnanzi a pubblicità come quella dell'immagine con cui si apre questo post?

Ciò si è reso possibile perché la visione molto umanistica che da alcuni secoli ha animato la nostra cultura è profondamente entrata nel mondo cattolico al punto da fargli in gran parte evaporare ogni slancio interiore e spirituale. Credere in Dio per molta cultura cattolica, significa fare del bene sociale e nulla più. Cristo, in tale contesto, si è ridotto ad essere un animatore sociale, un riferimento morale e valoriale, un po' come il famoso Ghandi in India. 

Cristo, per gran parte del mondo cattolico, di fatto non è più Dio ma un ottimo uomo.
Perciò non esiste alcun problema a porlo sullo stesso piano di qualsiasi profeta di un'altra religione. Perciò i preti cattolici (friulani, in questo caso) si dichiarano possibilisti dinnanzi a queste pubblicità.
Contemporaneamente, non pochi cattolici si allontanano dalla loro Chiesa, non rivenendo in gran parte di essa alcun reale fondamento religioso. Come dar loro torto?

Ho conosciuto ex cattolici divenuti mussulmani, induisti, buddisti, protestanti e l'esodo sta continuando ...

Non meraviglia, dunque, che a Udine si diffondano i cartelli di cui riporto un'immagine e che, sempre in quella città, il vicario generale dica: "[Tale pubblicità] potrebbe essere una cosa buona" (vedi qui). 

Nella frase del vicario generale riportata dal giornale, potrebbe esserci una profonda e drammatica confusione religiosa, una confusione che purtroppo scende dalle alte gerarchie. Cosa possono capire normalmente le persone da questa frase del vicario generale? Che questa specie di "catechismo mussulmano" può essere una cosa buona per un cristiano!

Personalmente ho conosciuto cristiani che hanno avuto a che fare con persone di origine mussulmana, ne nutrivano rispetto, ritenevano che, al di là di come i mussulmani credono, Dio vuole e può aiutarli ma questo, per tali cristiani, è un conto completamente diverso che parificare (o rendere inferiore) Gesù Cristo con Mohammed fino al punto da accettere di buon grado atti o pubblicità che lo possano suggerire. 

Il problema del Cristianesimo occidentale, in realtà, è uno solo e mi scuso se posso parere duro: ha da tempo in gran parte apostatato e si è totalmente tagliato dalle sue radici divenendo una filosofia umanistica con vaga ispirazione religiosa. Gran parte del Cattolicesimo non ha solo rifiutato gli aspetti "pesanti" della sua storia (e su questo mi troverebbe d'accordo) ma alcuni elementi fondanti e indispensabili che lo definiscono "cristiano".

Solo cinquant'anni fa sarebbe, infatti, stato impensabile che un papa, all'interno di una funzione religiosa del Giovedì santo, avesse fatto partecipare persone non cristiane. Questo non perché si vuole discriminare le persone, bene inteso!, ma perché non si può dare l'impressione che ogni realtà religiosa sia intercambiabile.

Se oggi ciò avviene e lascia indifferenti le masse, vuol dire che non si è più cristiani. Tertium non datur!

Chi si scandalizza per queste moderate righe, pensi ad un fatto: 
un artigiano esperto con una bottega ben avviata, potrebbe mai assumere persone che non hanno la sua arte e che rovinano il suo lavoro rifiutando di imparare da lui? Sarebbe una vera e propria ingiustizia accusare questo artigiano di "discriminazione" perché si rifiuta di assumere tali persone!
Allora perché ciò che vale per un artigiano in queste condizioni non dovrebbe valere per chi aderisce ad un credo religioso e rifiuta queste assurde pubblicità che lo oscurano?
Solo un artigiano inesperto o insensato andrebbe contro se stesso per paura di essere considerato un "discriminatore"... Fuor di metafora, solo un cristiano apostata potrebbe accettare di buon grado queste pubblicità e, infatti, i mussulmani hanno perfettamente ragione a ritenerlo quando vedono dei capi cristiani porre atti di culto assieme a loro nelle moschee. 

La discriminazione, in realtà, non c'entra nulla con queste cose ma è dura farla ad intendere a chi è oramai un cristiano apostata o a chi, pur vestito da cristiano o da prete, ha un'identità completamente diversa da quella che ci si aspetterebbe da lui ...

lunedì 14 dicembre 2015

RICEVO E RISPONDO: La modestia cristiana e la conversione

Paisios l'Aghiorita.
La modestia cristiana dovrebbe essere di tutti,
non dei soli religiosi!
Il post precedente ha creato una domanda in un lettore. Voglio rispondere con un apposito post per evidenziare meglio alcuni principi fondamentali.

Le foto [che mostrano dei chierici composti e modesti] rappresentano un mondo scomparso che non tornerà più. O lei ritiene che sia possibile un cambiamento, un ritorno? Certo non in quei termini, io non lo credo proprio: sono cambiati i preti ma sopratutto siamo cambiati noi. Ma allora come cambiare questo andazzo? Da dove riprendere? Come opporsi a questi preti ciechi e corrotti (parlo di corruzione di fede, difficile da ripristinare, non tanto di costumi che quelli si cambiano con un minimo di pentimento e buona volontà )?
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Un frequentatore di biblioteche sa che gli studiosi, per poter lavorare seriamente, devono stare con il sedere sulla sedia e applicarsi sui testi. Uno studioso che si distrae ogni 5 minuti farà ben poco e quel poco correrà il rischio di essere pure fatto male. Nessuno può invocare il 6 politico (o un "giubileo della misericordia") per gli studiosi perennemente distratti e con la testa per aria perché, anche se viene loro concesso, la vita mostrerà l'ignoranza di tali pseudo studiosi e attirerà la riprovazione di chi ha promosso questi asini.

Lei conviene con me su questo? Penso proprio di sì, dal momento che ci siamo  tutti applicati sui libri, chi più chi meno.

Nella Tradizione della Chiesa vige lo stesso principio.
Un cristiano e, a maggior ragione, un sacerdote o un monaco, devono mantenersi in uno stato di modestia, di interiorità, di lontananza dalle mode secolari. Non parlo di "autocontrollo", perché non mi riferisco a qualcosa di psicologico ma ad un modus essendi di tipo spirituale.

La modestia e lo sguardo interiore dovrebbero essere realmente uno dei segni distintivi del vero cristiano. Tutto ciò non è, come ho già detto, qualcosa di moralistico o da Galateo. È quello stato nel quale ci si mantiene in comunione con il Signore, si evita di fare le Marte e si diviene Marie.

Cristo, quando sgrida Marta che si da molto da fare contrariamente a Maria che si dedica a Lui, non apprezza il disperdersi della mente e degli occhi in mille faccende, il "buttarsi" perennemente fuori di sé, il vivere senza considerare l'interiorità.
Questo passo evangelico, a Dio piacendo, rimarrà per sempre, nonostante i sempre maggiori tentativi di evacuarne il contenuto. Sta a chi vuol vivere il Vangelo applicarlo poiché è questa l'autentica via indicata dal Signore per tutti i tempi, non solo per ieri!

La coerenza nella "dottrina morale", poi, non è affatto staccata dalla convinzione dogmatica (come sembra supporre lei) perché una è legata all'altra, una non è possibile senza l'altra! (*) Infatti, chi è moralmente lassista finirà inevitabilmente per essere lassista anche nel credo giungendo, alla fine, all'agnosticismo pratico di molti chierici odierni (promosso, per altro, dalle più alte gerarchie ecclesiastiche).
Non è un caso che la pratica morale e il dogma professato sono sempre stati visti come una cosa sola nell'antichità cristiana. Ne segue che non è assolutamente lecito dividere le due cose, come purtroppo si ha fatto oggi, lasciando teoricamente intatto il dogma e cambiando la cosiddetta pastorale che si rivolge pure alla pratica morale.

Chi fa questa divisione inganna la gente perché il cambiamento della pastorale, ossia del modo con cui si porge il vangelo alle persone, del modo con cui si valuta la prassi cristiana, finirà per cambiare anche il Credo se si assume uno stile sempre più mondano. È quanto succede in buona parte del clero odierno per cui l'indifferentismo sempre più pronunciato verso i costumi finisce per tradursi in un evidente indifferentismo religioso.
Questo porta alla corruzione della religiosità evangelicamente intesa.

Quella parte della Chiesa che si è corrotta, è marcia ed è logico che predichi una misericordia senza la fatica della vera conversione evangelica. Ma tale parte è destinata a morire, come le foglie d'autunno che cadono dagli alberi. Questo è sicuro!
Perciò io non mi preoccupo di chi anima questa deviazione.

Mi preoccupo, semmai, di coloro che cercano un senso profondo alla vita nel Cristianesimo e sono infastiditi o ostacolati da tutto un ambiente che, di fatto, li tradisce per adagiarli su un'autogiustificazione che, da sempre, è stata contro il Vangelo.

L'odierna esternazione del papa argentino, contro i chierici "rigidi", diffusa a tutti i venti dalla tv nazionale è, da questo punto di vista, molto deleteria; come si fa, dinnanzi ad un mondo e a diversi preti sempre più libertini, prendersela contro un presunto "rigidismo clericale" che in Occidente, di fatto, è sparito da tempo? (**)

Nel nostro contesto lassista è come dare carta bianca ai libertini e i danni non mancheranno di arrivare. Il "Chi sono io per giudicare?" pare evidentemente rivolto verso lo stile lassista per lasciarlo com'è, non verso chi ricorda le mondanamente scandalose richieste del Vangelo. Chi ricorda i "valori non negoziabili" è, semmai, disprezzato. Creare un contrasto intraecclesiale su questo tema è molto, molto pericoloso, segno di una smania di protagonismo assai spiccata che oscura ogni ragionevole prudenza.

Questo povero pontefice argentino non si accorge di seminare vento con la conseguenza che raccoglierà tempesta, una tempesta che non tarderà a scaricarsi sulla sua testa e sul Cattolicesimo intero, già fin troppo debilitato. Se ne vedono già chiari segni (vedi qui).
Bergoglio a sempre più persone pare, oramai, come un inquietante medico che offre sostanze venefiche ad un paziente gravemente malato.

A volte mi chiedo da che parte stia realmente ...

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(*) Se si ha un concetto filosofico di dogma (come di fatto avviene in gran parte dell'Occidente), quest'ultimo appartiene al mondo dei pensieri, alla logica teorica, naturalmente lontana dal mondo pratico. I dogmi, quand'anche non sorgente di fanatismo e divisione, sono ritenuti teorie astratte, discussioni sul sesso degli angeli, filosofie platoniche che non hanno alcun legame con la vita attuale. È indubbio che una certa deviazione della teologia latina ha fatto divenire i dogmi qualcosa di secco e morto verso cui molti chierici odierni provano accesa antipatia.
Forse è qui il motivo per cui, per lei, è più possibile una conversione morale piuttosto che una conversione dogmatica. 
Ma una "morale" di tal tipo, seppur coerente, non raggiungerà mai la prassi evangelica, vivificata dalla grazia dall'Alto, cosa possibile solo nella retta professione di fede. L'adesione del cuore alla fede tradizionale è la sorgente di una prassi che ha un sigillo "soprannaturale". Contrariamente a ciò, vale la parola di Cristo: "Chi non raccoglie con me, disperde". Questa è la convinzione rocciosa della patristica antica.
Tutto ciò è drammaticamente perso in gran parte dell'Occidente e, noto tra le righe, pare non essere affatto chiaro neppure a lei, purtroppo!

(**) L'attitudine a creare contrapposizioni fittizie non è pastorale ma politica. È noto a tutti come, durante il governo Berlusconi in Italia, quest'ultimo invocasse sempre un "pericolo comunista" come se si vivesse negli anni '50 e Stalin fosse ancora vivo. Il fine di questa contrapposizione, assai simile a quella bergogliana, è quella di creare un nemico immaginario per crearsi un varco in una situazione che, altrimenti, gli impedirebbe i movimenti. Si tratta realmente di una tattica esclusivamente politica, dunque assolutamente secolaristica per esaltare se stessi e/o la propria fazione!

sabato 12 dicembre 2015

Gravità e compostezza comportamentali. Le grandi dimenticate.

Immagini ieratiche del tempietto longobardo di Cividale del Friuli
La liturgia tradizionale, che ha così fortemente influito sull'arte sacra occidentale e orientale, ha un modus essendi tale da orientare gli spiriti per cui le persone in essa hanno sempre assunto un comportamento composto e grave. Non s'intende un comportamento triste e depresso, perché ogni liturgia ricorda che Cristo, risorgendo dai morti, ha in sé anticipato la sorte futura degli uomini che lo seguono. Si parla di comportamento composto che non conosce le reazioni disordinate riscontrabili talora nella gente di piazza. 
La compostezza da me considerata non è un comportamento da Galateo. Sarebbe qualcosa di formale e di falso. Questa compostezza è un atteggiamento spontaneo che procede interiormente e nasce dal fatto di porre, prima di tutto, lo sguardo sulla propria interiorità nella quale Dio ama abitare con la sua grazia, come hanno sempre ricordato i grandi autori spirituali.
Dominare la passioni, secondo la cultura ascetica e monastica, comporta evitare sia la tristezza e la depressione sia il riso sguaiato, la frenesìa comportamentale (per cui sono sempre stati banditi balli e clamori da stadio) e l'ilarità clownesca.
La conoscenza di queste cose ha orientato generazioni di cristiani e di sacerdoti a tal punto che, non molto tempo fa, si eccedeva in senso contrario: la “musoneria” pareva essere il vero atteggiamento cristiano.
L'odio per le tradizioni e l'autorità, l'ignoranza e la diffidenza verso i sani principi ascetici, hanno prodotto recentemente diverse generazioni di cristiani e di clero in totale sfasatura dagli antichi orientamenti. Per la maggioranza di costoro, la parola d'ordine odierna è godersi la vita, come si riesce e come meglio si può. Il quaerere Deum è stato sostituito dalla ricerca di se stessi e del proprio comodo. In tal modo, lo sguardo si è spostato dall'interiorità all'esteriorità divenendo puramente mondano, psichico, antispirituale.
Il clero, ahimé, è la prima vittima di tutto ciò e il fatto di essere divenuto psichico come tutti lo rende di fatto inabile al suo ministero, appiattendolo ad una routine puramente formale ed esteriore.
In questo modo, chi ha un minimo di buon senso cristiano, riesce a riconoscere quasi dal primo istante se chi gli sta di fronte è persona di particolare profondità o meno. Non parlo di un'impressione superficiale ma di un'intuizione e sensazione interiore ricevuta dal proprio prossimo. La persona molto superficiale, sensuale, mondana mostra immediatamente la sua “carta d'identità” dal modo in cui guarda, sorride, si atteggia, si veste e muove il proprio corpo.
Allo stesso modo, indica da che ambiente proviene, serio o altrettanto facilone e superficiale. La Chiesa, intesa in senso profondo e autentico, non è mai rappresentata dai secondi ambienti ma dai primi anche se dovesse attraversare epoche nelle quali le persone serie sono quasi introvabili.
Questo modo di osservare le cose non è finalizzato ad un giudizio ingeneroso sulle singole persone ma ad un necessario discernimento per sapere con chi si ha a che fare, in modo da non affidarsi ingenuamente a chi non è in grado di guidare gli altri in senso profondo.

Pongo di seguito alcune immagini che renderanno più evidente quanto sto esponendo. Sono divise in due sezioni: clero con formazione tradizionale, clero con formazione antitradizionale. Il fatto di porre clero cattolico e ortodosso assieme, non significa che un chierico cattolico serio sia in tutto necessariamente uguale e interscambiabile con uno ortodosso. Significa che la base comune di una corretta compostezza è in entrambi osservata e nulla più.

CLERO CON FORMAZIONE TRADIZIONALE







L'imagine dello sguardo rivolto all'interiorità è particolarmente evidente in quest'ultima foto. Se un religioso non cura la propria interiorità (che non significa intimismo, perché quest'ultimo è qualcosa di psicologistico), non è un autentico religioso. La foto, infatti, ci indica qualcosa che va oltre la semplice compostezza mostrando la cosiddetta spiritualità.


CLERO CON FORMAZIONE ANTITRADIZIONALE


Il vitalismo pare essere il motore principale del clero attuale.
Il vitalismo, però, non è mai spirituale ma sempre psicologistico.


Il cardinale di New York, mons. Timothy Doland, tristemente noto 


Papa Francesco Bergoglio un "riformatore" destinato a fallire?


Il cardinale Karl Lehmann in una kermesse.

domenica 6 dicembre 2015

L'immutabilità di Dio e l'assurda mutazione di alcuni ambienti ecclesiali

Missa afro-brasileira

Ho profonda commiserazione (nel senso letterale del termine) verso tutti i credenti delle diverse confessioni cristiane che, a contatto con ambienti ecclesiali rovinati, sono in crisi e non sanno cosa fare... 
Ovviamente i miei occhi sono, in particolare, su due realtà: quella cattolica e quella ortodossa. 
Il mio non è un atteggiamento ecumenistico nel senso banale del termine, come non è ecumenistico questo blog: cerco di cogliere da varie realtà quanto c'è di positivo e ho diffidenza verso le situazioni negative.
Come le malattie attaccano il corpo umano, indifferente alla razza, così le patologie ecclesiali attaccano gli ambienti vulnerabili senza badare alla loro denominazione confessionale. 
Un corpo esposto all'aria fredda senza alcuna protezione anche se non è ancora malato si ammalerà quasi certamente. Un fenomeno analogo avviene pure in un ambiente ecclesiale: se andiamo contro la tradizione antica, più o meno ubriachi di novità e privi di criterio spirituale, sappiamo che ci esponiamo e da ciò deriveranno tutte le patologie ecclesiali. Al di sopra di tutto, c'è il buon Dio nella sua eterna immutabilità, immutabilità che non significa staticità ma perenne flusso di vita e di amore, fondamento e “cemento” dell'universo. 

La Chiesa nella sua bella tradizione ci ha insegnato ad accostarci a questa sorgente, a porgere il cuore in modo da poterne essere riempiti. Questa tradizione è, in sintesi, un'istruzione che rimonta a tutti quegli insegnamenti apostolici non scritti che hanno fatto divampare il fenomeno del monachesimo dei primi secoli. 

Un'eco di questi insegnamenti l'ho stasera trovato in una frase pronunciata dall'arcivescovo di Atene, Hiermonimos. Tale frase dovrebbe essere seriamente considerata pure negli ambienti cattolici: La saggezza celeste “venendo da Dio ci rende altri uomini; al contrario la saggezza del mondo non ha alcuna relazione con la saggezza che viene dall'Alto”, saggezza posseduta dai santi asceti (1). Splendida affermazione, in un tempo in cui si confonde drammaticamente la saggezza umana con quella divina e si abbassa la Chiesa al solo livello della semplice comprensione umana. Dio è immutabile e chi lo intuisce riporta le cose nel giusto ordine allontanandosi, dunque, dall'odierna idolatria in cui gerarchi ecclesiali di gran rilievo assumono un linguaggio da animatori sociali o da sindacalisti scambiando tali orientamenti per saggezza evangelica. Il fatto che Dio sia vivo e che sia sempre lo stesso, mantenendo sempre identico il percorso lungo il quale lo si può incontrare, dovrebbe essere di straordinario conforto, soprattutto oggi. 

Questo, deve accompagnarsi con la precisa consapevolezza che persone e ambienti ecclesiali oramai marci devono essere abbandonati, se è possibile. Non ha senso mescolarsi in situazioni pericolose nelle quali si mette a repentaglio la propria pace e sicurezza interiore. Non ha neppure senso “sgridare” ambienti e persone che errano: insisteranno nell'errore con maggior pervicacia, ci renderanno la vita impossibile e non tireremo fuori un ragno da un buco da costoro mentre saremo noi a perderci, perdendo pure la salute. 
La cosa migliore è lavorare su se stessi e con quei pochi che possono capire. Anche qui faccio un esempio, ma senza citare la fonte per ovvie ragioni. 

Diversi anni fa entrò in un seminario cattolico diocesano dell'Italia del nord un ragazzo dalla vita singolare: poco tempo prima, era stato allievo di un guru indù in India dove praticava diverse “filosofie” religiose, perfino quelle tantriche, non rifiutando, pare, di assumere qualche droga. Il tizio ad un certo punto si allontanò dal suo guru e fece ritorno in Italia su uno scassatissimo volo charter. “In quel volo ogni pagina della Bibbia da me letta – mi confessò più tardi – mi parlava della reincarnazione”. 
Con questa “esperienza di vita” entrò nel seminario diocesano. Fu immediatamente amato dal clero che doveva “formarlo”: vedevano in lui il sacerdote ideale del futuro, un uomo aperto a tutte le esperienze e culture. Costui non tardò a farsi conoscere da tutti (quindi pure da me): non amava alcun riferimento cattolico tradizionale ed era d'impostazione molto populista (= il popolo è il depositario dei valori genuini, il popolo è il vero interprete del vangelo). Per giunta, non aveva dimenticato il suo passato da indù: si ritirava nella cappella per praticare nottetempo i mantra! Il clero locale giungeva letteralmente ad idolatrarlo, in primis i responsabili della formazione sacerdotale in seminario. Costui superò (Dio sa come!) gli esami di teologia, probabilmente non capendoci gran che, e fu ordinato prete. Nella cerimonia di ordinazione attirò la simpatia dello stesso vescovo perché, nella parlata locale, lo chiamò semplicemente con il suo nome, dandogli del tu, un po' come si fa con un vecchio compagno di classe in un'osteria. Lo stile "ciabattaro e zingaresco" era il suo modo di essere, assai contrastante rispetto a quel modo popolare eppure signorile di alcuni sacerdoti di antica formazione da me conosciuti. Oggi costui lo chiamerebbero "prete di strada", una definizione assai oscena per il sottoscritto, perché assai prossima a quella di .... "donna di strada"! 
Può mai, un sacerdote costituito per le "cose sacre", per essere a contatto con il divino, definirsi "di strada"? Il solo pensarlo avrebbe fatto rabbrividire di orrore i fedeli di solo due generazioni fa per i quali "la strada" non era affatto scuola di morigeratezza e di elevati costumi (2)...

Qualche anno dopo,  incontrai questo personaggio in una messa episcopale mentre sfoggiava sullo stolone (costoro non amano neppure la casula!) una vistosa collana di denti d'orso. Meravigliato, gliene chiesi il significato: “Me l'hanno regalata in Brasile. – disse – Ogni dente d'orso è un amuleto contro un demonio diverso. Se me la tengo addosso sono protetto, così mi hanno insegnato!”. 

Quando raccontai il raccapricciante fatto ad un monaco benedettino di Fontgombault, costui, scandalizzato, giustamente reagì esclamando: “Ça c'est du paganisme!”. 

Questi fatti sono sufficienti a descrivere il personaggio ma sono pure sufficienti a comprendere l'ambiente ecclesiale che lo ha accolto  (3) e, con viva gioia, l'ha ordinato prete cattolico, quello stesso ambiente che, guarda caso, ha tripudiato all'elezione di papa Francesco...

Dopo qualche anno costui abbandonò il sacerdozio, si sposò e fece un certo numero di figli. “Bene – dissi io – almeno in questa nuova veste non farà più danno”. 
Come al solito avevo una visione troppo rosea della realtà: stasera ho scoperto che costui è “missionario laico” in Brasile e rappresenta ancora la stessa arcidiocesi che un tempo lo ordinò. Dunque l' “amore” tra questa diocesi e il pittoresco personaggio continua calorosamente: similis cum similibus! C'è sinceramente da chiedersi di cosa sarà mai insegnante costui, dal momento che assorbe con estrema convinzione qualsiasi superstizione popolare ritenendola puro vangelo ...

Morale della favola: andare a rimproverare tale personaggio e gli ambienti ecclesiali che lo supportano, in nome di un'ortodossia, di una morale, di un ordine logico e sensato, di una disciplina ecclesiale, non ha proprio senso, per quanto si debba sottolineare che queste posizioni non sono neppure cristiane. Come un contenitore fesso non è in grado di trattenere l'acqua, così costoro non sono in grado di trattenere una buona dottrina e ne hanno viscerale antipatia.
Allontanarsi da costoro significa semplicemente non partecipare alla loro malattia spirituale. Questo principio è valido verso qualsiasi persona o ambiente ecclesiastico destabilizzante. 

Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti (cfr. Mt 8, 31) ...

© Traditio Liturgica
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1) Vedi qui. Il cristiano non è tanto l'uomo della logica e della ratio quanto l'uomo della sapienza. Mentre la logica si muove su un piano naturale, esaurendosi in esso, la sapienza lo trascende. Sarebbe un errore pensare che la sapienza è perciò stesso e necessariamente contro la razionalità, lo spirito contro la carne, il trascendente contro il mondo... Se un ambiente ecclesiale non si pone sul piano della sapienza (che implica un rapporto diretto con Dio e una preparazione ascetica del singolo) cessa di essere Chiesa e diviene qualcos'altro. È quanto, in ampia misura, notiamo oggi.

2) Sostanzialmente, "uomo di strada" significa "uomo di mondo" nel senso ampio del termine mentre "sacerdote" significa "uomo messo da parte", ossia dedicato al sacro. L'attuale imposizione del neologismo "prete di strada" è una violenza semantica al reale significo di "sacerdote". Ciononostante è sentita dal clero stesso come qualcosa di "meglio" di più "elevato" di più umanamente comprensivo rispetto alla definizione tradizionale che pare equivalente a "uomo da sacrestia", ossia a persona umana con mente ristretta da motivi religiosi. Il nuovo vocabolario, dunque, è indice di una rivoluzione e di uno svuotamento che l'Occidente sta continuando a perpetrare contro la sua stessa Chiesa, nell'entusiasmo incosciente dei fanatici progressisti e nell'indifferenza apatica dei conservatori.
Se la "strada" è luogo di incontro, per un sacerdote che esercita il suo dovere pastorale, non è mai luogo in cui sostare perché luogo naturale di dispersione dello spirito. Il punto di arrivo è il tempio, simbolica porta del Cielo. Tutto ciò è drammaticamente PERSO.

3) Potrei citare diversi altri esempi del personaggio in questione ma mi pare più saggio evitarli per non entrare nel gossip, cosa inutile. Quello che è importante, invece, è notare come questa gente attragga la simpatia di un certo tipo di clero, totalmente avulso e opposto agli orientamenti trascendenti e tradizionali. L'arcidiocesi in questione è, purtroppo, completamente allo sbando e a tutt'oggi non mostra alcun segno contrario a tale anarchia. La presenza di papa Francesco, per costoro, ha avuto il significato di un avvaloramento e un incoraggiamento nelle loro già radicali posizioni. Mi scuso se ho utilizzato il termine di "marcio" per indicare questo ambiente ecclesiale ma, sinceramente, non esiste altro modo per definirlo, soprattutto se lo si confronta con un orientamento più cristianamente fondato, autentico e quindi sano. Vi prego di notare come queste analisi non implichino né scandali finanziari né scandali sessuali, che sembrano essere l'unica cosa con la quale si accusano gli ambienti ecclesiali di decadenza. In realtà, la decadenza matura molto prima ed intacca prima di tutto qualsiasi tipo di orientamento tradizionale. Soldi e sesso sono solo l'ultimo stadio di tale decadenza, cosa che ai più, ahimé, sfugge totalmente. La decadenza e la perversione ecclesiale non è un'assenza di pratica morale ma, prima di tutto e soprattutto, una mancanza di tradizione o la trasformazione di quest'ultima (grazie al clericalismo) ad una pura parvenza esteriore!!

giovedì 3 dicembre 2015

Azione sacra


È probabile che alcuni conosceranno già questo video. Nonostante ciò lo ripropongo perché mostra, eseguita con gran cura, la Messa pontiticale nel rito romano tradizionale. Questa liturgia, propria alla Chiesa di Roma, presenta molte parti antiche e alto-medioevali. Si presenta come una vera e propria azione sacra. Qui non vedo alcuna dispersione dello spirito, alcun teatro in senso deteriore, tutto è posto in modo sintetico ed efficace. L'atmosfera è quella delle antiche liturgie. Quest'atmosfera oggi non si riscontra quasi più. Una sola domanda retorica: con qual cuore leggero la Chiesa di Roma ha potuto spogliarsi di tutto ciò?

martedì 1 dicembre 2015

AVVISO

Informo i miei cortesi lettori che d'ora innanzi non possono più essere inseriti commenti anonimi.
Chiunque commenta è benvenuto, basta che lo faccia attenendosi alle tematiche in discussione. Sono accettate pure le critiche, basta che siano sensate e non siano il pretesto per diffamare o gettare discredito sugli altri. 
Qualsiasi lettore che interveniva come anonimo è, dunque, pregato di loggarsi su google o nei termini richiesti dal blog (Live Journal, Word Press, Type pad, AIM, Open ID). Questo faciliterà anche la mia risposta, invece di riferirmi alla data e all'ora degli eventuali anonimi.
Grazie per la vostra numerosa presenza e fedeltà.