Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

mercoledì 30 settembre 2015

Perché pregare in chiesa?

Se prego mi va bene qualsiasi ambiente – dice la gente comune – perfino la strada”. Con quest'opinione, assai diffusa, si pretende di fare a meno delle chiese, in quanto edifici, e spesso il clero nell'Occidente cristiano le trasforma in sale di riunione o in auditorium per spettacoli di varia natura.
Come al solito è necessario tornare al vangelo per ricomprendere la ragione di antiche scelte. Riporto un brano tratto dal vangelo di san Matteo:

«Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa» (Mt 6, 5-6).

Il punto centrale di quest'insegnamento è il “tornare in se stessi”, l'interiorizzare la preghiera, evitando di trasformarla in manifestazione puramente esteriore. “Entra nella cameretta”, ossia entra in uno spazio chiuso che ti protegga, in un luogo appartato e lontano dai clamori della piazza (non si può mai veramente pregare in uno stadio o in una piazza!).
Il movimento monastico primitivo comprese ben presto questo passo come un vero e proprio esercizio per interiorizzare la preghiera affinché divenisse quei “fiumi di acqua viva” ai quali fa riferimento lo stesso evangelo. Per interiorizzarla non di rado gli asceti antichi sceglievano piccoli rifugi nella roccia, piccole caverne. Una del genere è conservata in un monastero tra i monti, in Grecia, ed è qui che si ritirava a pregare san Gregorio Palamas (XIV sec.). La piccola grotta è formata da due stanze: nella stanza d'ingresso si sente la cascatella di un fiume adiacente ma, subito dentro, si apre una stanzuccia nel cuore stesso della roccia dove, nel silenzio più assoluto, l'esercizio della preghiera può essere fatto con particolare frutto (1).

Questi non sono che mezzi per riuscire a fissare la preghiera nel cuore, come dicevano i monaci allora.
La chiesa, non diversamente da una stanzuccia, deve avere caratteristiche particolari per permettere l'intimità della preghiera e dev'essere contraddistinta dal silenzio (quanta differenza con diverse chiese di costruzione moderna, dove oramai è palesemente persa questa coscienza ascetica antica!). La chiesa, nei suoi elementi esterni ed interni, deve aiutare le persone in tal senso. Perciò la chiesa non è un semplice luogo in cui, osservando le realizzazioni artistiche in essa presenti, si ha un insegnamento religioso. La chiesa è molto di più ed è indispensabile per la vita cristiana come il cappotto è indispensabile per coprirci dal freddo.
La chiesa non è tanto il luogo del "bello" (quando c'è!) quanto il luogo del "vero" da sperimentare nel cuore (questo è lungi dall'essere capito!).
Non a caso un monaco non ne può rimanere senza e pure l'eremita ha, nella sua casuccia, una stanza adibita a cappella.
La chiesa – in quanto edificio – aiuta a far crescere l'interiorità come la mensa aiuta a sostenere e a far crescere il corpo. Questo dovrebbe essere chiaro ma purtroppo non lo è affatto. A che livello siamo scesi è presto detto.

Un mese fa nella mia città è stato organizzato un evento: erano presenti diversi chioschi con cibi, manufatti e associazioni. Tra essi spiccava il chiosco della Protezione Civile, quella stessa che, nel terremoto friulano del 1976, ha fornito un'organizzazione efficiente per la rinascita della regione colpita.
Il chiosco aveva uno schermo sul quale si proiettava la storia della Protezione Civile. Ad un certo punto, si mostrava il terremoto del 1976 e, tra le altre cose, si scriveva:

«Un terremotato confidò il suo senso di rinascita [sic!] e, rivolgendosi ad un sacerdote, gli disse: “Padre, non inizieremo mica la ricostruzione dalle chiese? Se voglio pregare lo faccio anche per strada! Prima il lavoro!”».

Nello stesso periodo, o poco dopo, l'allora arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti, sembrava aver colto la "lezione" del terremotato e tuonava dal pulpito: «Costruiamo prima le case, solo dopo le chiese!».

Queste frasi, anche dopo diverso tempo averle lette, non mi convincevano affatto. Pure nel periodo in cui non avevo alcuna reale formazione religiosa vi percepivo forzature, anomalìe e stranezze. Oggi vi rinvengo un inquietante rovesciamento simbolico. Inutile dire che la maggioranza del clero, già allora, era ben protesa a conformarsi al secolo (2). Un arcivescovo con un maggiore senso e profondità evangelica avrebbe detto: «Costruiamo le case con le chiese».
Mons. Battisti morì pochi anni fa e un amico mi confidò che, andandolo a trovare, sentì dalle labbra dell'anziano arcivescovo amareggiato: «Ho sbagliato molte, troppe cose!». Troppo tardi!

Dunque, già negli anni '70 si manifestava chiaro lo spirito oggi prevalente nel mondo cattolico. Perciò quando iniziai a sentire alcune originalità dalla bocca di papa Bergoglio non me ne meravigliai più di tanto: per me era un dejà vu! Quella mentalità secolaristica che allora affascinava solo il basso clero e alcuni vescovi nel frattempo ha terminato la sua scalata gerarchica conquistandone chiaramente l'apice!

Le frasi riportate hanno impostazioni evidentemente antropocentriche, sottolineano molto l'importanza dell'uomo e del suo mondo secolare e lasciano completamente sullo sfondo le esigenze evangeliche. Per giunta, da allora non ho mai visto una volta, che sia una, qualcuno che, come sosteneva il terremotato, pregasse per strada (in Grecia, al contrario, lo si nota, quando s'incrocia qualche monaco con in mano il komboskìni, anche se oramai è raro pure lì) (3).
In compenso le chiese, costruite ben dopo le case in Friuli, non mi pare abbiano gente particolarmente accalorata nella preghiera! Vi riscontro un pauroso calo di frequenze.

La cosiddetta vita religiosa e liturgica è ridotta meno che al lumicino e non c'era da aspettarsi altro visti i presupposti, dal momento che l'umano in quanto tale deve sempre precedere e mai accompagnare ed essere illuminato dal religioso il quale finisce, così, per languire e morire.

Ben altra mentalità si nota nel salmo 5, 8 che dice:

«Ma io per la tua grande misericordia entrerò nella tua casa; mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio» (4).

Vi rinveniamo un atteggiamento che sicuramente pure gli apostoli ebbero, prima della loro disseminazione nel mondo, quando praticavano il tempio di Gerusalemme.
Oggi, però, non è più così perché è stato tutto capovolto.

Che altro dobbiamo vedere per ammetterlo finalmente? 

-----
1) Affiora alla mia memoria il caso di un pio sacerdote il quale, in ritiro presso un santuario, praticava la preghiera in luoghi simili a quelli di Palamas (forse era Monte Berico o qualcosa del genere). Inutile dire che era preso per i fondelli dai suoi confratelli e dai religiosi stessi. Successe più di vent'anni fa. Nel frattempo anche quelle località e le persone si saranno ulteriormente "aggiornate".

2) "Cosa possiamo imparare dal mondo?" si chiedevano alcuni seminaristi di allora oggi professori.

3) Nel mondo mussulmano è cosa normale sgranare una specie di rosario per recitare i nomi di Allah. Perfino nella Turchia laicizzata odierna lo si vede un po' ovunque e a farlo sono spesso gli uomini più delle donne.

4) Il timore religioso si associa sempre al senso del sacro. Entrambe le cose sono oggi fortemente avversate dal clero cattolico. Senza timore evangelico, però, non si può avere reale fede poiché il timore è, in un certo senso, la "benzina" della fede. La domanda sorge spontanea: che fede hanno questi signori?

lunedì 28 settembre 2015

Aumenta il divario tra un certo Occidente cristiano e l'Oriente cristiano tradizionale....


Riporto la notizia dal blog "Una Fides". 
Un annuncio di sicuro impatto con il giovane pretonzolo belloccio, barba di tre giorni (tanto per far più "macho"), piuttosto scapigliato per mostrare che lui è un tizio sciolto e sveglio e che se ti fissa è, sì, proprio perché ha scelto solo te (non importa se sei uomo o donna), sguardo da bombardatore di affetto e descamisado (ma con la camicia aperta da una certa altezza in giù) che ammicca chi lo ammira e sembra dire: "Vieni al Management pastorale, magari... mi conoscerai!!!". 
Mio Dio, che mezzucci! Non si discostano in nulla da quelli dell'azienza che in modo più chiaro ancora, ritrae una bellona mentre tiene il prodotto da reclamizzare tra le zinne (messaggio subliminale: compralo e farai la stessa dolce fine di quel prodotto).
Certo non avrebbero mai messo l'immagine di almeno l'80% del clero europeo essendo pubblicitariamente controproducente di cui ecco il modello di media: doppio mento, "panza", calvizia parziale o totale, volto giallognolo, corpo molliccio (magari pure effeminato) e con settanta o più anni sul gobbone!
Il "management pastorale" (notasi l'uso dell'inglese per far "figo") dovrebbe essere qualcosa di simile ai corsi che faceva fare il Berlusconi ai suoi adepti di partito quando veniva loro consigliato come comportarsi, che tono di voce tenere, come presentarsi, come presentare gli argomenti ecc., pur di "conquistare" (alcuni direbbero "raggirare") l'elettorato. 
Immediatamente mi viene in testa san Paisios del Monte Athos che diceva: "Qui da noi a Salonicco alcuni (ortodossi) hanno inventato la teologia pastorale. Ma se noi facciamo dei programmi pastorali che ci sta a fare lo Spirito Santo nella Chiesa?". Il santo non era un ingenuo e sapeva che, più ci si sostituisce all'azione di Dio (che agisce attraverso uomini purificati dalla grazia, non semplicemente attraverso intellettuali che si illudono di poter stabilire dei programmi a tavolino per trascinare la gente in chiesa), più Dio si mette da parte e la Chiesa sfiorisce. 
Ne è ampia prova la crescente indifferenza della gente, nonostante dalle nostre parti s'inventino "Cristoteche" (vedi qui), messe danzanti (vedi qui) e bar nei quali "cantare Dio" bevendo e divertendosi o vedendo programmi sportivi (vedi qui). Ora, per ultima, arriva pure questa novità che non può che lasciarmi freddo. Ci si trasforma sempre più in Marta e di Maria non sappiamo più quale sia la fisionomia e l'utilità, lasciandola incarnare in qualcuno che riteniamo pazzo e che, imbarazzati, confiniamo immediatamente in qualche residua trappa del mondo Cattolico. 
Questi corsi fanno tanto pensare al caso di un ragazzo che segue scrupolosamente delle istruzioni per conquistare una ragazza. Magari ha fortuna fin al momento in cui la ragazza scopre che il suo corteggiatore è... impotente! Tanta tecnica senza sostanza e senza cuore o, peggio, con l'illusione che questa sostituisca tranquillamente la sostanza e il cuore (apparire=essere) è il peggio che possa capitare! Abili parlatori ma dal cuore freddo non servono a nulla e il cuore, diceva san Seraphim di Sarov, diviene caldo solo se vive nell'atmosfera di Dio (non nelle teorie libresche, fossero pure religiose!). Questo spiega perché un tempo gente ignorante (penso al famoso curato d'Ars in campo cattolico) riusciva laddove persone forbitissime non arrivavano. E, d'altra parte, è la mia stessa esperienza: un pievano quasi incapace di fare un'omelia ma con una bell'interiorità mi ha lasciato più segno di uno capacissimo di parlare ma spiritualmente frigido.


Che si scappi dalle chiese è oramai così evidente
che pure un fumetto di Ratman ci ironizza su.
Nell'Oriente cristiano, intanto, affascinati dall'efficientismo e dalle apparenze occidentali, si sta pian piano cadendo nella medesima trappola con cui si equivoca l'essere con l'apparire. Le radici cristiane, quelle vere, che poi sono radici mistiche, si perdono sempre più. L'unità delle Chiese che si prospetta odora sempre più di unione nella comune decadenza, non nella santità ... Ecco perché non riusciamo a capire come mai 12 apostoli abbiano avuto così successo, contro migliaia di operatori pastorali che, alla fine, fanno scappare gran parte della gente.

Chiesa trasfigurata


In questo post spiego un disegno sulla copertina di un disco in vinile 33 giri di canto serbo bizantino. La parte del disegno da me riprodotto è quanto mai significativa. Devo dire che il tempo in cui acquistai questo disco il disegno mi pareva piuttosto incomprensibile. Oggi non è più così.

L'artista ha voluto mostrare attraverso dei ripetuti segni grafici che cose e personaggi sono in movimento, in una specie di danza rituale. All'estrema destra vediamo il diacono con in mano l'oràrion (la stola diaconale) il quale sta facendo un profondo inchino. I segni ripetuti sopra di lui mostrano il movimento della sua persona e/o di altri diaconi assieme a lui.
Qualche altra figura è immobile, come il sacerdote benedicente all'estrema sinistra e la figura di san Giovanni Battista verso il centro.
La parte più interessante è, invece, al centro stesso.
Si vede un monaco che, con la croce sulle spalle (per crucem ad lucem) è in procinto di attraversare la porta d'ingresso della chiesa (che rappresenta il Regno dei cieli). Dalla porta esce un'energia luminosa che lo attrae e che egli evidentemente non può non sentire.
Il santuario è circondato da fiamme inestinguibili che non bruciano (come il roveto ardente dell'antico testamento). Esse simboleggiano la presenza divina. La chiesa stessa, come edificio materiale, è circondata da molti segni grafici al di sopra di essa: l'artista vuole indicare che l'edificio "danza", si muove come il diacono o i diaconi all'estrema destra, poiché la presenza divina in essa infonde una misteriosa ma reale vita ad ogni elemento materiale che la compone.

Questo tipo  di concezione fortemente sacrale di chiesa è oggi persa, in Occidente, poiché, come il post precedente ha ampiamente dimostrato, c'è il trionfo di un particolare pauperismo nichilista la cui vera radice è ateistica, cosciente o meno che sia.

Il senso spirituale della viva presenza divina che fa vibrare pure la materialità di una chiesa è semplicemente una favola, per l'ateo devoto occidentale (1) e questa mentalità ha purtroppo intriso fino alla radice buona parte del clero occidentale per il quale delle chiese in gran parte simili a garages non pongono alcun problema. In questo caso la religione muore e nulla la può fare risorgere poiché si è inevitabilmente trasformata in qualcos'altro. Come vediamo, siamo ben più a fondo di una semplice crisi o scisma nella Cristianità occidentale odierna (2). Purtroppo, siamo in una sua avanzata fase tumorale. E come ogni cellula tumorale assale le rimanenti cellule sane, così oggi chi ha un pensiero patristico e tradizionale sulla Chiesa e sul Cristianesimo è letteralmente maltrattato dalla mentalità degli atei devoti (laici o chierici che siano). Gli atei devoti, oramai, creano un vero e proprio magistero che da parallelo è divenuto sostitutivo di quello tradizionale. Questo certamente con la connivenza e la passività di buona parte del clero (3).

-----

1) L'idea che Dio non si implica con la sua forza ed energia nel cosmo ha la sua radice nella presentazione tipicamente aristotelico tomista di Dio quale semplice "atto puro" che agisce nel cosmo solo attraverso realtà create, non con la sua stessa presenza. Quest'idea filosofica di Dio ha contribuito a portare, senza che lo si volesse, al'idea di un Dio staccato dal creato rendendo quest'ultimo indipendente dal Creatore. All'estremo di questo pensiero si situa, dunque, l'ateo devoto odierno per il quale la dottrina cristiana antica non è altro che una favola. 

2) Di crisi o scisma del Cattolicesimo si parla a proposito delle posizioni opposte tra prelati riguardo le posizioni morali sul matrimonio e sulle nozze dei gay, come se il Cristianesimo fosse solo una preoccupazione etica. Non ci si avvede, purtroppo, che ben a monte della morale ci sono troppi presupposti dati per scontati che hanno vacillato da tempo. La morale non è che l'estrema conseguenza di presupposti (pure più importanti) trascurati e dinnanzi ai quali i prelati hanno dimostrato di manifestare quasi una totale indifferenza (la crisi della liturgia, della dogmatica, l'assenza della spiritualità, ecc.). La morale, senza questi presupposti, decade velocemente in moralismo e il moralismo si muove solo nell'immanenza. Ancora una volta notiamo come quest'ambito ecclesiastico sia fortemente antropocentrico e immanente, il che lo taglia inevitabilmente da un reale contatto trascendente e strozza qualsiasi slancio genuinamente religioso. Per questo quando certi prelati parteggiano e altri contrastano la questione gay io semplicemente mi innervosisco: sono entrambi prigionieri di uno stesso e identico schema mentale, per quanto apparentemente militino su campi opposti.

3) Senza voler scandalizzare i benpensanti, posso dire che papa Francesco volendo a tutti i costi piacere a Scalfari, oltre che passivo e connivente finisce per divenire collaborazionista? Il magistero di Scalfari, per certi versi, sembra sostituire quello cristiano. O, detto diversamente come riferiscono certi sacerdoti infastiditi da quest'andazzo: "D'ora in poi per conoscere la posizione della Chiesa cattolica leggeremo La Repubblica, non più l'Osservatore Romano". Sono i pasticci della "Chiesa di Francesco" ...

Gli "atei devoti" e la lo strascico del cardinale....

Cappa magna arcivescovile.
Esiste qualcosa del genere nel rito bizantino e si chiama Mandìas.
In rete ho scoperto un articolo (vedi qui) alquanto criticabile diffuso da "Il Fatto Quotidiano". Questo sito, interessante per certi versi, ha pubblicato una critica feroce alla sensibilità tradizionale liturgica di alcuni cardinali e arcivescovi che "osano" presentarsi in chiesa con la cappa magna. I "rei", dice l'articolista, sono stati giustamente allontanati dal loro incarico dal papa, amante di forme semplici e nobili.
Questo modo infantile  e semplicistico di esprimersi ha inevitabilmente richiamato una serie di commenti altrettanto sciocchi e semplicistici ai quali, come ho potuto, ho risposto (con sigla C.P.). Noto che, per quanto si cerchi di essere chiari, non lo si è mai abbastanza e non si è capiti. Gli "atei devoti", ossia chi ragiona con logiche laiciste ma si vuole imporre e vuole dettare un'agenda alla Chiesa, sono i primi a criticare, senza alcun fondamento reale, le scelte tradizionali. 
Non è mia intenzione difendere la cappa magna a strascico dei prelati latini ma vedo chiaramente nell'attacco di questa la condanna della modalità simbolica con cui la liturgia si esprime servendosi di segni esteriori, di manufatti di un certo pregio e di una certa preziosità. E' una vera e propria mentalità iconoclasta.
Di seguito ripropongo alcuni inerventi che sono una vera e propria epitomé di luoghi comuni triti e ritriti. Il dramma odierno è che, purtroppo, molti chierici cattolici hanno la stessa mentalità. Se si seguono i "consigli" di questa gente la Chiesa finisce per ridursi a niente ...

-----------------

frank gospel12 ore fa
Ma per voi cattolici il Papa (qualsiasi Papa..) non è infallibile ? E allora zitti e seguite il Capo !

C.P.  frank gospel 37 minuti fa
Parlo da studioso, ossia da uno che conosce bene queste cose: il papa, come qualsiasi vescovo, è per la dottrina cattolica il servitore della tradizione e della rivelazione, non il suo stravolgitore. L'infallibilità (la prego di leggere in cosa consiste!) ha limiti ben precisi poiché è in funzione del servizio non dello stravolgimento. Per questo l'attuale papa, pur non amando per questioni personali e per formazione i riti antichi lascia a chi li vuole la libertà di seguirli. In caso contrario non ci sarebbe alcuna differenza tra una dittatura e la Chiesa. Che strano modo di ragionare che avete: da un lato chi ragiona come lei è contro ogni sistema totalitario (e che manfrina che facevano a Ratzinger in tal senso, vedendolo come un totalitarista solo perché aveva una sensibilità più tradizionale, pur non volendola imporre a nessuno!), dall'altro quando vi va bene siete in suo favore! Ecco le contraddizioni delle menti liberalistiche!

pithard • 15 ore fa
Vedo che in questo contesto si sono affacciati dei commentatori (azzardo un termine, per quel che mi può interessare) lefevriani, che scendono in difesa di ridicole liturgie barocche.
io vedo solo una ridicola imitazione di Vanda Osiris.

C. P.  pithard 14 ore fa
Un conto è l'ostentazione spettacolare, un conto ben differente è la comunicazione simbolica. Se lo stadio barocco (non rinascimentale!!) della liturgia latina poteva cadere in quest'enfatizzazione, togliere alla liturgia il suo diritto di comunicare attraverso segni e simboli è come ridurre il vocabolario italiano a sole 100 parole, che forse non ha neppure un bambino di 5 anni... Ora in nome di una "nobile semplicità" è lì che si vuole portare la liturgia cristiana rendendola di fatto "liturgia di pezzenti", minimalista, intimistica e spogliandola di ogni suo elemento bello. Ecco perché mentre il bello lo si difende nell'abbigliamento, nelle automobili e nelle case, lo si toglie alle chiese che divengono sempre più brutte. In realtà sarebbe come dire ad una persona: "Sta zitta che mi stai annoiando", togliendole la sua possibilità di comunicare socialmente.
(N.B. chi scrive non è un "lefebvriano", semmai uno studioso!).

pithard  C.P. • 32 minuti fa
Liturgia di pezzenti ??? 
Un certo grado di lefevrianismo sicuramente c'è ed è racchiuso in questa frase che hai detto.
La chiesa si basa sul vangelo e non mi pare che lì si parli di ostentazioni,del bello del lusso, da contraporre al "pezzentismo"............
Diciamo piuttosto che papi e cardinali, per secoli erano rampolli delle nobili e potenti famiglie, dunque come potevano tollerare chiese e paramenti destinati ai pezzenti??? per questi bastava la spoglia chiesa di campagna (filosoficamente in linea col vangelo) e messa officiata da frate,più comunicazione simbolica di così? La comunicazione simbolica non si fa indossando stoffe damascate e costose
Ps. che te ne intendi di quelle cose, si vede, ma più che studioso sei uno di parte.

N.B.
io potrei ben fregarmene (anzi me ne frego proprio) di ste cose....essendo agnostico e anticlericale. Ma ogni tanto qualcosa da dire mi viene su chi pensa che la fede nel proprio dio si debba manifestare con paramenti che sfiorano il ridicolo.

C.P.  pithard • 3 minuti fa
Il "lefevbrismo" non esiste, è uno slogan, un tentativo di paralizzare i ragionamenti altrui, tentativo patetico, ahimé. Io con Lefebvre non ho molto da spartire, poiché il prelato era il tipico rappresentante della Chiesa cattolica tridentina mentre io sono in ben altra posizione. Ma DA STUDIOSO so cosa sia la liturgia cristiana e su quali fondamenti si appoggia. So che DA SEMPRE i più semplici volevano le chiese sontuose poiché erano il salotto "dello spirito" nel quale potevano alimentare la speranza dell'Al di là, attraverso la contemplazione del bello in esse esistente. il minimalismo e il pauperismo delle chiese attuali mina alla radice quello che non è un semplice estetismo. Mi dicevano che in Ucraina, in un villaggio poverissimo, avevano visto una chiesa splendida, tenuta perfettamente dalla popolazione locale: ecco il frutto di cuori che conoscono l'ESSENZA evangelica, poiché, in quanto uomini, abbiamo bisogno di questo come SOSTEGNO, aiuto alla fede. L'iconoclasmo attuale (che imita peggiorandolo quello iniziato con la riforma luterana di 500 anni fa) è contrario a tutto questo ed è, appunto, un miserabilismo pauperistico che i nostri cittadini non vorrebbero mai applicare ai propri possedimenti (vestiario, auto e case) ma applicano, guarda caso, alle chiese. E questo significa che la gente non crede più o non crede affatto come prima! Questi sono dati di fatto, non un "lefebvrismo" inesistente!

Michele • 2 giorni fa
Penso che sia le Loro Eminenze, il Card. Burke e il card. Canizares facciamo più che bene a indossare quelli che sono i "paramenti sacri" prescritti dalla Chiesa Cattolica e amati da Dio; in questa maniera comunicano i Santi Misteri dei Sacramenti e rendono gloria al Signore Nostro Gesù Cristo.
Mentre Papa Francesco, così come moltissimi vescovi e preti, è un "pauperista", non un povero oppure un amico dei poveri ma un pauperista, che finge solamente e anzi trascura la bellezza, una delle componenti più importanti nelle celebrazioni liturgiche.
Inoltre prima di commentare contro il S.E.R. Card. Burke, vi invito semplicemente a presenziare ed assistere alle Sante Messe che celebra e i Sacramenti che amministra, solo in questo modo vi renderete conto della grande bontà di questo vero uomo di Dio.

C. P.  Michele 19 ore fa
Bibbia e tradizione alla mano, Dio ama i giusti e i retti di cuore, non chi semplicemente sfoggia abiti clericali. Cappe magne e ferraioli non sono abiti sacri in senso stretto poiché sono abiti extra liturgici (non si fa la messa con la cappa magna, bene inteso!). Quindi anche tu sei piuttosto impreciso, quand'anche non erroneo. Questi abiti sono prettamente clericali, nati per mostrare una certa dignità o un certo potere clericale (la coda della cappa magna indica il "potere" di giurisdizione, mica la misericordia di DIo...). Queste cose, dunque, possono cadere in disuso con il tempo e non è qui l'essenziale, L'essenziale è non fare di tutta l'erba un fascio dicendo "cappa magna = fasto della liturgia qundi abolizione di tutto come vuole il papa". 
Questo è quello che fa intendere l'articolista che, sotto questo aspetto, è profondamente ignorante e ciononostante SCRIVE, attirando le reazioni di altri ignoranti e pure di ignoranti di segno opposto al suo, come vedo....

ansimo • 2 giorni fa
I fedeli presenti in chiesa sembrano allibiti, avranno pensato di assistere ad un gay pride.
Comunque il Papa avrebbe fatto meglio trasferire i due "monsignori" in Africa...

C. P.  ansimoun giorno fa
Neppure io amo le manifestazioni barocche della liturgia romana, amando semmai la liturgia tradizionale latina in ambito monastico ed essendo buon conoscitore della liturgia bizantina. Però quello che dici è assolutamente sciocco, degno di stare solo sulle labbra di un adolescente ignorante (non te la prendere, per favore, non ce l'ho con te ma con questo modo di ragionare!). Quei fedeli che vanno a liturgie di questo genere, secondo me, si aspettano di vedere queste cose, non certo i balli e i canti mondani di certi preti che (questi sì) fanno tanto gay pride! Poi vedere in un quadro tradizionale i "cattivi" e in un quadro rivoluzionato e moderno i "buoni" è quanto mai sciocco. Buoni e cattivi sono ovuque, in tutti gli ambienti. Ma ci vuole un cervello da Einstein per capirlo?

ansimo  C.P. • 16 ore fa
Non pensavo ci fossero ancora in giro inquisitori medioevali che condannano al rogo coloro che non seguono i riti secondo prescrizioni stabiliti da prelati fondamentalisti.
Papa Francesco gira con scarpe nere e vecchie e con l'abito talare sfilacciato ai polsi e apre il cuore del mondo intero. Pensi che sarebbe lo stesso se lo facesse in scarpette di raso rosso o con codazzo di dieci metri?
Quanti saranno stati i fedeli in quella chiesa e quanti saranno le persone che hanno seguito il Papa nell'ultimo viaggio? 
Ti è mai capitato di leggere che Gesù girasse in biga tirato da quattro cavalli di razza piuttosto che su un asino?
Mi dai dello sciocco e dell'ignorante e non ti rendi conto di essere fuori dal mondo. Non mi offendo solo perchè il tuo ragionamento è tanto assurdo da sembrare fatto da persona non normale. Spero che tu non lo sia. 
Comunque ho una età che mi ha permesso di conoscere la liturgia in latino e ricordo coloro che non avevano frequentato il liceo classico che pregavano senza nemmeno sapere il significato delle parole che pronunciavano. 
Aggiornati figlio mio, il latino fa parte del passato. e i codazzi di dieci metri fanno parte di un mondo arrogante ed ignorante adito solo a generare suggestione e sudditanza. Cristo predicava tutt'altro.

C. P.  ansimo18 minuti fa

Gentile Ansimo (sorrido!!), io seguo la liturgia greca oltre ad avere conosciuto molto bene quella latina come frequentatore assiduo di monasteri nei quali (credimi!) la liturgia tutta in latino e con riti antichi era assai partecipata e conosciuta. Alla vigilia del vaticano II quello che aveva rovinato la liturgia romana non fu il fatto che era fatta in latino ma la mentalità che vi soggiaceva: una mentalità legalistica e passiva. Il movimento liturgico non riuscì più di tanto a scalfirla. Di qui il bisogno di tradurre i testi e renderli più partecipativi. Fin qui nulla di male. Il problema fu che, in luogo di fermarsi a ciò, si è finito per comporre testi che rompevano più o meno con la tradizione assumendo una mentalità psicologistica e sociologistica, sempre meno ascetica, sempre meno tradizionale. Di qui la liturgia si è trasformata in kermesse, in spettacolo, con dinamiche prettamente ludiche. 
L'antropocentrismo latente da secoli ha finito per imporsi togliendo quello che i semplici chiamano il senso del "soprannaturale". Questa è la perversione della liturgia! Ora, da un lato, certi "restauratori" peccano di barocchismo (non si può portare l'antico com'era oggi) ma non si sbagliano quando ripropongono le modalità tradizionali unite con la consapevolezza di un certo cammino storico attuale. Spero, ora, che lei mi abbia compreso!

Paolo Sestu3 giorni fa
Agganciato lo strascico [del cardinale] ad una grù avrei fatto fare un giretto veloce al prelato. Scherzavo. Sono solo personaggi penosi che purtroppo vivono, tutti, alle nostre spalle.

C.P.  Paolo Sestu21 ore fa
Prova a dire la stessa cosa in riferimento agli usi ebraici in sinagoga e immediatamente il tuo nome verrà giustamente additato alla stampa nazionale in modo non certo lodevole. Questo è il minimo che ti può capitare, quand'anche non ricevi una bella denuncia di antisemitismo... MI chiedo perché certe reazioni debbano accadere in certi ambiti e no in certi altri ... Non sopporto chi vive alle spalle di altri (bene inteso) ma non sopporto neppure queste frasi violente che non ti fanno minimamente onore! Sono cose che non si dicono neppure per scherzo (che abbiamo capito essere una banale scusa per far passare un messaggio violento).

carlinojr  Telesforo Onomastico3 giorni fa
beh, con tutto il rispetto, sai quanto ce ne frega sapere se canizares è stato trombato oppure se n'è andato volontariamente, e ce ne frega ancora di meno sapere che il ferraiolo è in realta una cappa magna! il succo del discorso è che la chiesa dovrebbe connettersi con il mondo reale e lasciare al mago otelma certe carnevalate!

C.P.  carlinojrun giorno fa
Capire il mondo è cosa doverosa. Ma connettersi con il mondo, nella tua mentalità, significa divenire completamente mondo. Ora, è un dato oggettivo che già dai vangeli Cristo invita i suoi seguaci a non essere come il mondo. Quindi si dimostra che non conosci neppure questo e dai consigli! Io non mi permetterei di dare consigli ad un matematico se non so neppure che 1+1 fa 2...

Paolo Sestu  carlinojr2 giorni fa
Tra il mago Otelma e loro zero differenze. Però Otelma si atteggia di meno.

C.P. Paolo Sestuun giorno fa
Otelma è la parodia del rito. Questo, che ti piaccia o meno, è un rito. Pregasi studiare cosa significa rito e linguaggio simbolico prima di scrivere, grazie!

carlinojr  disqus_0sOc9TLUMJ 3 giorni fa
[...] dimmi tu povera pecorella smarrita, in che modo la chiesa sta' al passo di cristo? ...non credo proprio che cristo avesse in mente una chiesa come quella che tutti noi conosciamo!

C.P. carlinojr un giorno fa
Cristo raccomandava ai suoi discepoli di frequentare il tempio (con i suoi riti) e infatti negli atti degli apostoli si nota ancora questa pratica da parte degli apostoli. La primitiva Chiesa cristiana, staccandosi dal tempio e dalla sinagoga, ha ereditato questa impostazione con varie sovrapposizioni storiche nel passare del tempo. Il rito (basta studiare un poco di storia delle religioni all'Università) è parte costituzionale e imprescindibile di una qualsiasi religione. Chi vi è contro è semplicemente chi oramai ha dissolto la religione in pura antropologia.... Accomodati dalla parte che desideri, dunque, ma non dare consigli sballati che nascono, purtroppo, da ignoranza di fatti elementari.

disqus_0sOc9TLUMJ  carlinojr2 giorni fa
su questo ti do ragione.. ma non credo che la chiesa al passo dei tempi he dici te sia la soluzione..

C.P.  disqus_0sOc9TLUMJun giorno fa
La Chiesa al passo con i tempi di questi atei devoti è una Chiesa dissolta in antropologia in pura opzione umanistica. Mi pare che questi "consigli" di atei devoti siano un' intromissione di una violenza addirittura inaudita. Non difendo affatto il clericalismo (che pure lui ha molti difetti e crea mostri) ma qui siamo sul suo stesso piano ma all'opposto, un opposto che raggiunge e stringe la mano al clericalismo stesso: quello dell'ateo devoto, intollerante e incapace di capire, voglioso solo d' imporsi, come i primi.

carlinojr  Telesforo Onomastico 3 giorni fa
a te interessa la verità? ...sai che c'è, se venisse fuori la verità su tutte le faccende ignobili in cui la chiesa è impelagata, resterebbe ben poco su cui pregare!

C.P. carlinojrun giorno fa
Per chi crede, Dio non c'entra nulla con le pazzie degli uomini. Allo stesso modo la preghiera non c'entra nulla con gli scandali di certi signori prelati.... Difficile capirlo, eh?

venerdì 11 settembre 2015

Il film "L'isola"

"La maggior parte dei peccati si annida all'interno di un regalo fatto da un arcivescovo" (dal film)

Non molti anni fa (nel 2006) è uscito un film russo molto interessante: "L'isola", in russo "Ostrov". Forse alcuni di voi lo hanno visto. Per chi non lo avesse fatto, troverà sotto questo post l'intero film.
Vorrei rileggere alcuni punti salienti di questo film alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora.
Il protagonista del film, segnato profondamente da un evento della sua gioventù, abbandona il mondo ed entra, come laico religioso, in un monastero. Ben presto quest'uomo è al centro di eventi inspiegabili.
Attraverso il dolore e l'umiltà giunge ad avere doni che inquietano i confratelli monaci e, tra loro, il consigliere dell'igumeno (abate).
Il protagonista incarna bene l'imprevedibile aspetto carismatico che rompe certi schemi e convenzioni. L'igumeno ha un istinto spirituale che gli suggerisce di proteggere questo laico carismatico dai tentativi sempre più pressanti del suo consigliere di castigarlo in nome di una regola. Egli rappresenta quel tipo di chierico che cerca di mediare tra il carisma e il puro e formale istituzionalismo rappresentato dal suo consigliere.
Più che sul protagonista, è interessante fissare lo sguardo su questo consigliere perché rappresenta perfettamente il clero attuale e diverso clero che prevale nell'Ortodossia contemporanea.
Questo prete si presenta bello, fiero, sempre molto curato, a differenza del protagonista. Ha fatto degli studi raffinati ed alti di cui si gloria. Nonostante i suoi studi non riesce a capire perché non può essere "carismatico" come il povero protagonista (in questo ha qualcosa di buono, perché pare non aver messo per sempre in soffitta l'orizzonte spirituale come molti, anche se lo sottomette ad un forte egoismo). Giunge ad invidiarlo: "Anch'io vorrei essere come te, aiutare la gente, ma il Signore non accoglie i miei sacrifici". Il "prete bello" capisce di essere inferiore e ci soffre. Normalmente preti di questa fatta, fanno di tutto per nascondere le perle della Chiesa, i rimanenti uomini carismatici, per cercare di emergere loro stessi con dei mezzi tutt'altro che carismatici, i mezzi del clericalismo.
Per questo, in realtà, esiste una sottile ma reale guerra o opposizione che il clericalismo ha sempre fatto all'aspetto genuinamente carismatico della Chiesa. 

Lo capiamo anche da un dialogo tra il protagonista carismatico del film e il "prete bello":

- È proprio vero che non mi vuoi bene, padre Iof, Filariet, lui sì che mi vuole bene, ma tu fai proprio tanta fatica!
- Perché dovrei volerti bene? ... 

Non sono in gioco solo "sensibilità" o orientamenti diversi. Alla fine è in gioco l'essenzialità della Chiesa, la sua chiusura o la sua apertura con il mondo trascendente. 

Una Chiesa che fa unico affidamento alle sue forze mondane o clericali e che mortifica l'aspetto carismatico fino a farlo scomparire o soffocandolo nell'istituzione, è oramai finita anche se riempie di sue notizie le pagine dei giornali.


lunedì 7 settembre 2015

Clericalismo e liturgia

Nel post precedente abbiamo esposto per sommi capi le tappe fondamentali del clericalismo nella Chiesa: i suoi prodromi, la sua nascita e il suo trionfo.

Il clericalismo, come ho altrove indicato, stabilisce un rovesciamento di valori. Mentre normalmente nella Chiesa il primato è dato dalla Tradizione che fonda l'autentica autorità, il clericalismo tende a rovesciare tale ordine. La Tradizione diviene elemento strumentale per esaltare lo stato clericale e l'autorità può imprimere dei cambiamenti nel modo di vedere e di vivere la Tradizione, fino al punto da cambiare la Tradizione stessa.

Nella storia della Chiesa è normale che esistano certi cambiamenti, ma solamente per le realtà accessorie, non per quelle essenziali. Ad esempio, nella liturgia in Oriente si è passati dalla Divina Liturgia di san Basilio a quella del Crisostomo. La seconda è più breve rispetto alla prima e se anticamente si proclamavano tre letture nella liturgia eucaristica (antico testamento, lettura apostolica, lettura evangelica) poi, per abbreviare, ci si è ridotti a farne solo due.

Lo stile della liturgia, nonostante queste “riforme”, non è cambiato: stesso timor di Dio, stesso atteggiamento devoto, stessa disposizione d'animo.

Se, al contrario, si ritiene che l'autorità sia più importante della Tradizione, l'essenza stessa della liturgia finirà per cambiare e con essa l'essenza della Tradizione. Cambiando l'essenza della Tradizione cambia di fatto la stessa Chiesa che opera un vero e proprio scisma con il suo passato. Stiamo accennando ad uno dei più pesanti problemi del Cristianesimo occidentale.

Tutto ciò, però, non avviene da un momento all'altro ma procede lentamente per fasi che richiedono anche secoli. Potremo, dunque, individuare queste fasi con l'instaurarsi stesso del clericalismo. Quando nella Chiesa si escludono di fatto i laici, che vogliono mantenere un ordine tradizionale, il clero si può arrogare il diritto di fare cambiamenti senza essere minimamente contestato.
Riprendiamo lo schema del post precedente:

la CHIESA APOSTOLICA e patristica (I-IV sec.) vede uno strutturarsi della liturgia come Mysterium. Si riconosce in essa in termini sempre più chiari una vera e propria teofania o manifestazione divina. Perciò si compongono delle mistagogìe, ossia delle catechesi liturgiche per spiegare ai fedeli i sensi profondi dei simboli e delle parole pronunciate nel corso della liturgia. Il culto ha valori pregnanti e comporta un aspetto “cosmico” come dirà san Massimo il Confessore (VII sec.). La liturgia patristica ha, dunque, una valenza profondamente carismatica. Il monachesimo se ne farà particolarmente depositario e ciò spiega l'assoluta importanza dell'opus Dei, ossia del culto, in ambito monastico.

La CHIESA IMPERIALE (dal 380) trasforma la liturgia da evento domestico ad evento pubblico con un carattere sempre più magniloquente. I chierici assumono le vesti imperiali duranti le funzioni liturgiche. Tutto ciò, però, non intacca ancora l'impostazione tradizionale che esige una certa pietà e una vita coerente dal punto di vista cristiano. Tuttavia in chiesa entrano masse sempre più interessate alle facilitazioni sociali derivate dall'adesione al Cristianesimo, piuttosto che affascinate dal Cristianesimo in sé. La qualità dei cristiani generalmente diminuisce. Non a caso san Giovanni Crisostomo ai suoi tempi confesserà che "tutti i falliti della vita sono divenuti sacerdoti" (citazione a memoria). Si stabiliscono già qui i presupposti per la decadenza.

La CHIESA FEUDALE (IX-XV sec.) si instaura in Occidente. In essa si riproduce la caratteristica della società feudale: le alte cariche sono di appannaggio quasi esclusivo alle etnìe dominanti (i barbari invasori dapprima, le classi nobiliari da essi discese poi), le basse cariche sono riservate a tutti gli altri. Nella Chiesa feudale la liturgia, pur ereditando forme precedenti, si irrigidisce creando una frattura tra il clero (vero attore della liturgia stessa) e il popolo, sempre più ignaro di quanto accade in chiesa. Se è vero che già precedentemente i ruoli clericali e laicali nella liturgia sono ben distinti (il silenzio nella celebrazione è sicuramente precedente all'epoca feudale), con il feudalesimo non si tratta più di ruoli distinti ma di separazione. La nascita delle devozioni personali con le quali il fedele si crea la sua “nicchia devota” mentre il sacerdote celebra la messa trova in questo ambito il suo humus ideale. La rigida separazione clero-laici nella Chiesa non poteva non riflettersi pure in ambito liturgico, confinando i laici nelle loro personali “nicchie devote”.
Nel corso dei secoli, però, la stessa liturgia celebrata dal clero diviene sempre più realtà formale, perde la sua anima ed è vista unicamente come attività stabilita e ordinata dalla Chiesa alla quale il prete si deve attenere sotto minaccia di pena canonica. Il rigoglioso albero della liturgia, dunque, tende a disseccarsi un po' ovunque, contemporaneamente alla forte decadenza del monachesimo e all'insorgenza prepotente della classe clericale.

La CHIESA MODERNA o “tridentina” (XVI-XX sec.), eredita i frutti conseguenti alla fase feudale. La liturgia disseccata e formalizzata del basso medioevo, fortemente contestata da Martin Lutero, viene ripulita e rilanciata in nome dell'autorità (1), un'autorità che, per non farsi contestare, si serve del braccio secolare per isolare il mondo laicale. D'ora in poi i laici non devono mettere becco nelle cose della Chiesa e il solo pensare di farlo li espone al sospetto e alla possibilità di essere inquisiti.
La liturgia restaurata nelle sue forme esteriori raggiunge il suo più alto splendore estetico-celebrativo. In essa il clero esalta pure la sua funzione nella Chiesa, funzione essenziale e indiscutibile. Il periodo moderno, tuttavia, spettacolarizzando la liturgia, non opera per una sua interiorizzazione (2). Non a caso agli inizi del '900 Papa Pio X si trova dinnanzi a liturgie ridotte a “spettacoli sacri” in cui sfugge il senso del mistero e tutto si esaurisce in una formalità religiosa estetizzante. Cercherà di porvi rimedio meglio che potrà ma la tendenza degli animi, oramai, sarà quella di muoversi sempre più verso la formalità, più che verso la sostanza. Il primo movimento liturgico, nato nei monasteri (non casualmente!) cercherà di aggiustare il tiro ma verrà di fatto sconfitto attorno alla seconda metà del '900.

La CHIESA POSTMODERNA, è quella dei nostri giorni. In essa si denota una forte mondanizzazione del clero il quale, non venendo meno nell'esercizio imperioso della sua autorità, ha stabilito nuove forme liturgiche con atmosfere sempre più secolarizzate. Questo non lo si vede solo nelle “messe spettacolo” con balli e coreografie teatrali ma lo si nota distintamente pure nel tipo di preghiere di nuova composizione nei messali, in cui l'elemento spirituale cede il passo a considerazioni psicologiche o, talora, sociologiche. Lo spirito tende, allora, alla dispersione non all'interiorità, seguendo quindi un processo opposto a quello che dovrebbe imprimere la liturgia stessa.
Queste ultime evoluzioni non sarebbero state possibili se, prima, non ci fosse stato tutto un processo plurisecolare e complesso che le ha permesse e preparate. Per lo stesso motivo, il mondo laicale non solo non ha riconosciuto in queste riforme elementi eterogenei e opposti alla Chiesa, ma le ha pure approvate dimostrando nella sua passività (voluta dal clero) di non essere meno avulso dalle basi tradizionali della Chiesa del clero stesso.
D'altronde l'estrema facilità con cui clero e laici hanno accettato radicali cambiamenti, attorno alla metà degli anni sessanta del XX sec., è solo indice che l'autorità poteva oramai scavalcare indisturbata la tradizione, ricevendo pure il plauso del mondo. I laici che videro nelle "facilities" lanciate dal clero uno stile opposto alla Chiesa di sempre furono quantitativamente irrisori e ampiamente derisi.
La dimensione verticale e spirituale della liturgia avrebbe potuto essere coltivata e impressa negli ambiti monastici, solitamente più conservativi e attenti alle essenzialità. Purtroppo la maggioranza di essi, incantata dagli “aggiornamenti”, ossia dalle facilitazioni sempre maggiori nella vita religiosa, ha preferito schierarsi a favore di cambiamenti talora radicali.
Tutto il movimento degli spiriti in quest'ambito ci insegna che la tradizione è divenuta molto secondaria e che l'autorità, animata da criteri sempre più secolarizzanti, ha preferito cambiare alcune basi della tradizione stessa. 

La dimensione prettamente antropocentrica mentre prima dava deboli o intermittenti segnali di sé nella Chiesa oramai prevale a tutta forza: da molte parti, non a caso, si parla della nascita di una nuova Chiesa in Occidente nella cui compagine si possono anche trovare reliquie del passato ma la cui religiosità è inesorabilmente di tutta un'altra stoffa e tendenza. Ogni giono che passa ci dimostra che ciò pare essere tristemente vero.


© Traditio Liturgica


(1) Il principio dell'auctoritas, sempre più fine se stessa, si staglia in questo periodo. È veramente stupefacente osservare come il mondo tradizionalista cattolico, che talora si lamenta del clericalismo attuale, non riesca minimamente a percepire la stessa caratteristica nel periodo barocco dal quale, in verità, tutto ciò proviene. È vero che un atteggiamento dispotico lo si nota soprattutto quando impone degli errori ma lo si dovrebbe notare pure quando impone cose positive. Infatti non è la rappresentanza di tutta la Chiesa che coralmente conviene e appoggia buone risoluzioni ma una sua parte, quella clericale appunto. 
E, dal momento in cui la Chiesa non è rappresentata se non da una sua parte, o prima o poi quella parte, cambiando opinione, può imperialmente stabilire degli errori nell'apatia di tutti, come sta di fatto succedendo. È un forte rischio nel quale si stanno inconsapevolmente esponendo pure le Chiese ortodosse. 

(2) Vedere nell'acient régime l'apogeo del Cristianesimo, come alcuni tradizionalisti cattolici ritengono, è, da questo punto di vista, abbastanza contestabile. In qualche mio post ho ampiamente dimostrato come ciò non sia vero. Lo vediamo pure da testimonianze di religiose, vissute nel XVII sec. a Venezia, come nel caso di suor Arcangela Tarabotti. Cfr. Mary Laven, Monache. Vivere in convento nell'età della Controriforma, Il Mulino, Bologna 2004.