Benvenuto

Benvenuto su questo blog!

domenica 27 aprile 2014

Il destino amaro della spiritualità in Occidente....


Terminata la grande cerimonia della canonizzazione di due papi, propongo un lucido scritto che suonerà a taluni un po' antipatico ma che mette il dito nel grosso problema del nostro mondo cristiano: la spiritualità a cui non viene data esauriente e reale risposta. Il grande spettacolo religioso non è fatto per dare risposte profonde! Il destino della spiritualità in Occidente risulta ancora amaro. Ecco la vera radice della decadenza delle sue forme liturgiche...
____________

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Oggi Papa Wojtyla viene beatificato a soli sei anni dalla sua morte. Un caso unico nella storia della Chiesa che in queste faccende è sempre stata tradizionalmente cauta. Il popolo lo voleva 'Santo subito'.

Ma trascorso lo spirito dell'epoca, avido di fretta, di 'eventi', di spettacolo, io credo che Giovanni Paolo II passerà alla storia come il Papa che ha rischiato di distruggere ciò che resta della Chiesa cattolica e del senso del sacro in Occidente. E questo è, in apparenza, doppiamente paradossale. Perchè nessun Pontefice, almeno nel dopoguerra, è stato così popolare come Papa Wojtyla. Non lo è stato il problematico Paolo VI, non lo fu l'ascetico e ieratico Pio XII. Non ebbe il tempo di esserlo Papa Luciani. Solo Giovanni XXIII gli si può forse avvicinare, ma regnò cinque anni mentre Wojtyla in un quarto di secolo ha avuto più tempo per affermare la propria potente personalità. È inoltre paradossale perchè il Papa polacco, nelle sue strutture più intime e profonde, era portatore di valori spirituali forti, antichi, tradizionali, premoderni, addirittura pretridentini e quindi particolarmente adatto a rilanciare la Chiesa in un'epoca in cui, proprio in reazione ad una Modernità trionfante e dilagante che ha fatto terra bruciata del sacro, si fa sentire, prepotente, il bisogno di un ritorno a quei valori religiosi o comunque a dei valori che la società laica non ha saputo dare. Eppure mentre la popolarità di Wojtyla è andata sempre crescendo, fino all'apoteosi della sua esibita agonia e della sua morte, nello stesso tempo, sono crollate le vocazioni (crisi del sacerdozio e degli ordini monacali) e la fede, almeno in Occidente, si è intiepidita fino a ridursi, in molti casi, a una vuota forma. Come si spiega questo duplice paradosso? Con una situazione strutturale della società contemporanea estremamente negativa per il magistero spirituale della Chiesa, che però Papa Wojtyla ha contribuito, in modo notevole, ad aggravare con la sua particolare personalità e anche, e proprio, con i modi e i mezzi con cui ha raggiunto la sua straordinaria popolarità.

In linea generale la crisi della Chiesa in Occidente deriva dal fatto che il mondo industrializzato si è da tempo desacralizzato. Quando Nietzsche a metà dell'Ottocento proclama "la morte di Dio" non fa che constatare che il senso del sacro è morto nella coscienza dell'uomo occidentale. Un mondo che, come il nostro, si organizza intorno alla produzione, al consumo, al mercato di oggetti materiali o mercifica e commercializza anche ciò che è spirituale, che fa dell'economia e della tecnica i suoi punti di assoluto riferimento, togliendo all'uomo quella centralità che aveva invece nel Medioevo europeo e cristiano, non può partorire valori, tanto meno religiosi. La Chiesa però non è stata capace di intercettare le contro spinte che nascevano da questa situazione, le esigenze spirituali che, sia pur ancora minoritarie, si rifacevano vive dopo l'orgia della razionalizzazione. Perchè proprio nel momento in cui era necessario fare il contrario la Chiesa ha preferito seguire l'onda e si è a sua volta mondanizzata. Invece di opporsi ai tempi li ha cavalcati, nella speranza di non perdere del tutto il contatto coi propri fedeli. Questo calcolo si è rivelato sbagliato. Una Chiesa che si mondanizza, che partecipa al dibattito pubblico, sociale e politico vi ha forse qualche influenza e un indubbio ritorno mediatico ma quanto guadagna in pubblicità perde in presa spirituale. Del mondo ne abbiamo fin sopra i capelli e non sentiamo certo il bisogno che a esso si aggiunga e si sovrapponga un Ente che ha come compito istituzionale quello di curare le anime, per chi crede alla loro esistenza. Ecco perchè sempre più spesso in Occidente molti si rivolgono verso le religioni orientali, il buddismo, l'islamismo oppure si lasciano attrarre dai fenomeni di quella che viene chiamata la 'New Age', dall'esoterismo, dalla magia, dall'occultismo, dal satanismo o addirittura dall'astrologia, per cercare di soddisfare in qualche modo, un modo povero, confuso, lontanissimo dalla sapienza e dalla raffinatezza psicologica della Chiesa di Paolo, i bisogni spirituali cui la Chiesa, oggi, modernizzandosi e mondanizzandosi, dà sempre meno risposta. Il pontificato di Giovanni Paolo II ha esasperato questa mondanizzazione della Chiesa. Wojtyla si è occupato troppo di politica e del sociale. È nato come Papa 'politico' con la sua lotta al comunismo e ha proseguito su questa strada proponendosi come uno dei principali mallevadori dell'indipendenza della cattolica Croazia grande, che ha dato origine alla guerra di Bosnia. Sono infinite le occasioni in cui Wojtyla è entrato a piedi uniti in questioni interne dello Stato italiano, dando origine ad un malvezzo che oggi ha raggiunto livelli intollerabili. Per cui in molti lo hanno percepito più come un leader politico che come un padre spirituale.

Bazzicando troppo il mondo Papa Wojtyla ha finito per sposarne, a dispetto del suo tradizionalismo antropologico, anche le convinzioni in campo economico, appiattendosi sul concetto industrialista e prettamente modernista di Sviluppo. Già nell'enciclica Sollecitudo rei socialis, che appartiene ai primi anni del suo pontificato, scriveva:"Quando la Chiesa adempie la sua missione di evangelizzare, dà il suo primo contributo alla soluzione dell'urgente problema dello Sviluppo". E, a guardar bene, anche il suo ecumenismo è perfettamente in linea con la globalizzazione economica e col tentativo di 'reductio ad unum' dell'intero esistente al modello di sviluppo occidentale. È vero che l'idea di progresso appartiene al pensiero giudaico-cristiano, ma per lunghi secoli la Chiesa non aveva mai identificato il Progresso con lo Sviluppo, al quale anzi era stata fieramente avversa se si pensa alla battaglia condotta dalla scuola tomista contro l'economia mercantile.

Ma ciò che ha definitivamente offuscato il messaggio spirituale di Wojtyla è stato l'uso a tappeto, spregiudicato e anche abbondantemente narcisistico, dei mezzi di comunicazione della Modernità (Tv, jet, viaggi spettacolari, creazione di 'eventi', concerti, gesti pubblicitari, 'papamobile', 'papaboys'), per cui se è vero che "il mezzo è il messaggio", come diceva McLuhan, ha finito per confondersi con essa. Quando un Papa partecipa, seppure per telefono, alle trasmissioni di Bruno Vespa si mette inevitabilmente al livello degli ospiti di quel salotto mediatico. Ecco perchè la popolarità personale di Papa Wojtyla ha raggiunto le stelle ma ha lasciato la Chiesa con le gomme a terra, nel deserto del sacro. Ai suoi funerali c'era una folla immensa (come ci sarà oggi alla sua beatificazione), soprattutto di giovani attratti dall''evento', dallo spettacolo, dalle riprese televisive, dalla smania di protagonismo, ma se si entra in una chiesa italiana, ma anche francese, ma anche spagnola, cioè di Paesi tradizionalmente cattolici, in un giorno che non sia la canonica mattina di domenica quando i sepolcri imbiancati del ceto medio vanno a rendere un omaggio formale al culto e alla loro superstizione, si trovano solo quattro vecchiette strapenate, terrorizzate dalla vicinanza della morte, ma di quella folla di giovani non c'è traccia.

Una conferma clamorosa che Giovanni Paolo II avesse una scarsa presa spirituale, in contrasto con la sua enorme popolarità, la si ebbe con la guerra in Iraq contro la quale Wojtyla tuonò più volte, senza per altro riuscire a impedire al cattolicissimo Aznar di parteciparvi. Papa Wojtyla è stato popolare come può esserlo oggi una grande popstar, ma dal punto di vista spirituale la sua parola ha avuto il peso di quella di una popstar, o poco più.

Massimo Fini

http://www.massimofini.it/2011/wojtyla

giovedì 24 aprile 2014

L'Inno Cherubico


L'inno cherubico si canta durante la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo (la cosiddetta "messa bizantina") al momento dell'offertorio, ossia quando vengono presentati il pane e il vino. Questo momento comprende una piccola preparazione, una piccola processione nella chiesa (il cosiddetto "grande ingresso") e, finalmente, la riposizione di quelle che diverranno le specie eucaristiche sull'altare.
Il canto è un vibrante invito ai fedeli di "deporre ogni preoccupazione mondana". Non si deve più essere distratti da cose che non c'entrano nulla con la Liturgia, poiché il Re è invisibilmente presente, "scortato da angeliche schiere"!
Il coro che commenta con il canto il testo dell'inno esegue una melodia complessa, molto neumatica. Ad un certo punto, arricchisce il canto con i cosiddetti "terirem" ossia con ulteriori melismi per estendersi in ulteriore tempo. Questo succedeva soprattutto durante le liturgie della chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli, nelle solennità in cui presenziava l'imperatore.
Oggi il canto non dura più di 10 minuti in tutto ma, ugualmente, è sempre melismatico e molto interiore: imprime una forte ascensione verticale poiché si crede che nella Liturgia, soprattutto da questo momento, vi sia la presenza divina.
Una prospettiva senz'altro differente da quella che constatiamo attorno a noi, nel mondo cristiano a noi circostante.




lunedì 14 aprile 2014

Il Poema di Cassiana

Il poema di Cassiana (IX sec.) fa parte dei mattutini bizantini del Mercoledì santo. È un pezzo tradizionalmente molto amato. Di seguito ne propongo il testo greco, la traduzione italiana e il canto.



domenica 13 aprile 2014

Le chiavi della conoscenza religiosa

Offro questo post accompagnato dai miei auguri pasquali.
Il titolo è molto esigente e solo apparentemente gnostico (poiché queste chiavi le da, in definitiva, solo Dio). Ho tuttavia cercato di fare dei brevi riassunti schematici per semplificare al massimo quanto mi sta a cuore dire. 
A volte mi capita di soffermarmi a leggere le discussioni di certi blog cattolici in cui diversi sono sentitamente preoccupati per la piega non tradizionale che sta assumendo la loro realtà religiosa. Mi capita di suggerir loro: attenti che il cancro non si cura con una aspirina! Nulla da fare, diversi paiono non intederlo o fanno giochi di parole per non volerlo ammettere...
Quando in una realtà religiosa esplode un'anomalia, questa la si deve ricercare sempre molto profondamente, altrimenti qualsiasi soluzione si creda di proporre, non è che un misero palliativo! E quanti miseri palliativi sono stati fatti fino ad oggi...
"Riportiamo gli orologi della storia al 1962!", alcuni paiono dire (1). In effetti, la liberalizzazione papale della messa del 1962 è stata letta da alcuni come un "ritorno" ad un'altra epoca. 
A parte il fatto che la storia non si ferma, ma questa frase è straordinariamente ingenua, come se dall'anno 0 al 1962 le cose fossero state, in qualche modo, perfette.
Questi ragionamenti veramente puerili misconoscono la fenomenologia religiosa.

Infatti come ogni realtà di questo mondo, anche la religione (qualsiasi essa sia e in quanto evento prettamente umano) conosce i soliti fenomeni di nascita, sviluppo, decadenza e morte. E come qualsiasi realtà di questo mondo, anche la religione mostra i sintomi che corrispondono a questi stati.
Esaminiamo, dunque, il primo schema (per ingrandirlo cliccarci su).


Come in ogni cosa che coinvolga l'uomo è necessario capire da dove provenga l'autentica religiosità da lui praticata e da dove provenga la sua alterazione.
Lo schema ci mostra che la persona umana ha tre livelli: due ci sono ben noti, un terzo  spesso ci è nascosto ma è comunque esistente. 
Molti filosofi greci disprezzavano l'uomo che rimaneva nel primo livello, quello sensoriale, poiché, essi dicevano, qui l'uomo è simile agli animali. I filosofi volevano portare l'uomo a valutare e vivere nel secondo livello, quello intellettuale, fino a giungere al confine con quello spirituale da essi intuito. Questo, per loro, era il vero uomo, il filosofo ossia l' "amante della sapienza".

La realtà religiosa implica il funzionamento di un terzo livello, più interiore, quello intuitivo-spirituale. È questo livello ad essere coinvolto nella Rivelazione nel caso del Cristianesimo ed è questo livello che forma i veri "uomini di Dio", ossia persone a confine con il mondo celeste. Il Nuovo Testamento e l'esperienza mistica dei santi è tutta qui al punto che non esiste vero santo che non abbia avuto questa conoscenza (chi non ce l'ha non può essere considerato santo anche se c'è chi lo ritenesse tale). 
Recentemente, un asceta atonita esprimeva in brevi ma significative parole questo livello:

«Coloro che hanno una grande sicurezza presso Dio, quando pregano per conoscere la Sua Volontà sentono in loro stessi la conferma sicura d’una informazione divina; divengono ancora più attenti al loro vivere e non fanno nulla senza ricevere tali “informazioni”» (2).

Lo stesso padre Paisios del Monte Athos definiva il monaco (ossia il cristiano impegnato) come colui che invia e riceve "al radiotelegrafo" messaggi da Dio.

Inutile aggiungere che la prima e unica missione della Chiesa consiste esattamente nell'accendere nell'uomo questo livello, questa comunicazione con il Trascendente, nel fargliene prendere coscienza. Tutto il resto è assolutamente secondario e di poco conto.

Ma ci sono periodi storici nei quali questo livello è misconosciuto e la Chiesa si occupa di tutt'altro. Successe pure nell'esperienza del popolo ebreo in cui, al tempo di Cristo, non esistevano da parecchio profeti e la religiosità aveva un prevalente profilo normativo. Quando questo livello sfugge o non lo si ritiene reale, la religione si organizza come una qualsiasi realtà mondana e inizia a decadere. Ci sono studiosi che ricordano come, a partire dall'epoca barocca in Occidente, avvenne un sistematico sospetto (quand'anche non una vera e propria lotta) al misticismo cristiano o ai tentativi di alcuni di addentrarsi nel misticismo. 
I cristiani "dovevano" rimanere a tutti i costi "ordinari" (3). In campo protestante questo fu ancor più palese: è nota l'antipatia di Lutero per i mistici (4). Il XVI secolo è dunque un periodo di decadenza del Cristianesimo, nonostante generose reazioni e la nascita di nuove congregazioni religiose. È decadenza perché certi processi, nonostante tutto, non si sono fermati ma hanno proseguito il loro corso. Questo problema inizia già precedentemente con la decadenza del monachesimo, verso la seconda parte del Medioevo. Tutto ciò ha preparato i fenomeni di alterazione che  oggi vediamo attorno a noi. Ecco perché nel mio blog indico la ripresa della spiritualità (in senso mistico) come l'unica vera soluzione alla decadenza religiosa attuale.

Passiamo al secondo schema.





Qui esaminiamo in modo più concreto cosa comporta passare da un livello a un altro. L'aspetto profondo e spirituale dell'uomo è il canale attraverso il quale si fonda la religione. Il Cristianesimo si è fondato con la rivelazione di Gesù Cristo, che è stata gustata nello spirito (non nella semplice ragione o nel sentimento) dei primi cristiani. La loro realtà interiore è stata illuminata. Perciò costoro hanno potuto realmente coinvolgere altri: l'evangelizzazione non è, come si crede oggi, la semplice comunicazione di un messaggio verbale (morale o sociale) ma un'illuminazione interiore!!! Non a caso i primi cristiani si chiamavano "illuminati".


I primi secoli della Chiesa sono i secoli della sua organizzazione amministrativa ed ecclesiastica. Qui si ha ben presente "l'esperienza nello Spirito" neotestamentaria e ogni organizzazione è finalizzata a questa (5). Con la libertà di culto, quando i vescovi iniziano ad entrare nel palazzo dell'Imperatore, rischiando di obnubilare l'interiorità del Cristianesimo, nascono i monaci che rivendicano l'originale identità cristiana.

Nel corso dei secoli, decadendo il monachesimo in Occidente, si perde sempre più quest'antica identità. La Chiesa diviene realtà sempre più mondana ma, nonostante ciò, non altera molte cose ricevute dai secoli precedenti ed è ancora possibile vedere in essa personalità d'eccezione come Francesco d'Assisi. Parallelamente, la Chiesa finisce per stringere in un'obbedienza acritica e passiva le persone a sé diffidando pesantemente dell'esperienza mistica. D'ora in poi il cristiano deve solo fidarsi e obbedire (6): è l'epoca dell'obbedienza abbandonandosi senza reagire "come se si fosse un cadavere", predicata da Ignazio di Loyola.

Quest'obbedienza finisce diverse volte per essere fine se stessa e tutto ciò ha coerentemente creato la rivolta della nostra epoca in cui viene stracciato il senso della tradizione e il senso stesso di un'autorità spirituale in tal modo concepita. Siamo nella quarta fase in cui con Cristo si può dire: "Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8).



Passiamo al terzo schema che dimostra ulteriormente quanto sopra.






Qui è esaminato l'aspetto cultuale di una religione. Sia nella sua nascita che nella sua organizzazione, il culto adopera forme simboliche, dunque non forme comunicative identiche a quelle della vita di tutti i giorni. Lo stesso testo liturgico non obbedisce a criteri prettamente logici perché risente dell'influenza di animi mistici. Questo fa nascere una tradizione liturgica.

Tuttavia quando l'aspetto spirituale inizia a decadere, la tradizione rimasta assume un aspetto sempre più legale. Il popolo, allora, tende a interpretare il culto in modo molto superficiale quand'anche non  superstizioso.

Qui non si può dire che non esista culto a Dio ma questo è certamente confuso ed è osservato in modo piuttosto alterato. Si pensi alle fantasiose allegorie liturgiche nel XIV secolo o alla liturgia ridotta a spettacolo canoro-teatrale nel XVIII. 

La rivolta contro qualsiasi autorità dell'epoca moderna inizia a colpire la Chiesa che, attualmente, fa crollare le ultime resistenze imitando, in qualche modo, quanto successe già nel XVI secolo in ambito tedesco.

Il culto, oggi, si altera e diviene espressione ludica o ideologica. È la sua morte. Siamo infatti in una forma idolatrica in cui è chiusa la "porta del cielo".
Non è possibile tornare indietro in nome della legge (poiché la sua ferrea imposizione ha creato la crisi attuale) ma si può porre riparo solo con una solida formazione spirituale (7) attingendo dalle poche realtà viventi che ancora la veicolano. Se non si osserva questo, la morte è certa.

Giusto per notare cosa succede in una Chiesa nel momento in cui avvengono i vari passaggi da una fase ad un'altra, aggiungo un ultimo schema che è sufficiente leggere senza alcun commento, perché è chiaro di suo. Una sola spiegazione: l'uomo carismatico non è altro che l'uomo spirituale, ossia colui che ha attivato il senso interiore come indicato nel primo schema.




Nel primo millennio cristiano era normale che in un concilio partecipassero anche i semplici monaci, oltre ai vescovi. Questo perché i monaci erano visti come l'ala più carismatica della Chiesa. Successe, quindi, che san Massimo il Confessore, monaco non prete, scrivesse dei testi per un sinodo romano contro il monotelitismo (VII sec.). Più tardi, in Occidente, questo non si vede più. Che sia il segnale di un passaggio dalla fase 2 alla fase 3? È lecito chiederselo! Lo stesso Oriente cristiano, il più conservativo del Cristianesimo, è soggetto oggi in alcuni suoi ambienti ad una lenta evoluzione che lo sta portando verso il clericalismo, come successe attorno al X-XII secolo nella Chiesa romana.
_______________



1) Ricordo che lo stesso cardinal Giuseppe Siri, che ebbi modo di conoscere, a volte diceva: "Molti libri religiosi dopo il 1962 sono pericolosi". In realtà molti libri religiosi prima del 1962 erano semplicisti o addirittura puerili, se non altro perché erano fatti per una società prevalentemente contadina. Non tutto era oro, anzi!

2) DIONYSIOS TATSIS, Paroles des Anciens, Verein Heiliger Serafim von Sarov, Düsseldorf 1999, p. 26-27.

3) La definizione della santità cristiana, in epoca barocca è, in questo senso, significativa: il santo non è tanto colui che ha in qualche modo incontrato Dio o si è trasfigurato in Lui ma colui che ha esercitato in modo eroico le virtù. L'eroicità delle virtù, quindi il suo profilo morale, è quanto viene valutato per la canonizzazione di un santo.

4) Le scuole teologiche, nel periodo di Lutero, avevano già accantonato la mistica cristiana e gli autori ad essa relativi estrapolando da loro, al più, qualche tema da inserire in altri contesti. Per questo per Lutero fu estremamente difficile formarsi su questo versante ed ereditò, in buona sostanza, una diffidenza su buona parte di tale mondo al punto da soprannominare i mistici con qualche nomignolo dispregiativo tedesco.
In ogni caso l'ambito teologico e culturale cattolico di Lutero si era ben allontanato dalle fonti degli autori mistici:
"Si può allora dire in modo sommario che, nel contesto culturale in cui il futuro riformatore si trovò a vivere, si stessero verificando due fenomeni paralleli, ed in un certo grado anche complementari: da una parte vi era la tendenza - della quale una tipica espressione fu per esempio la Devotio moderna - a sviluppare la teologia in un senso affettivo; dall'altra invece si era instaurato un processo di 'democratizzazione della mistica', che comportava l'abbassamento di quella tradizione ad un livello molto più accessibile alle persone comuni, ma che al tempo stesso ne snaturava i temi originari".
Cfr. http://www.homolaicus.com/storia/moderna/riforma_protestante/LUTERO3cap.htm#terz1


5) Si veda, ad esempio, la Gerarchia ecclesiastica di Dionigi l'Areopagita.
Ovviamente per misticismo, esperienza mistica o "esperienza nello Spirito" non intendo assolutamente quanto le sette pentecostali e i carismatici cattolici ripetono. Mentre costoro hanno in testa sensazioni, psicologiche, affettive, sentimentali e hanno atteggiamenti fanatici e nevrotici, io mi riferisco alle sensazioni interiori degli antichi mistici e monaci cristiani. È tutto un altro piano, un piano veramente spirituale, non il suo taroccamento!

6) Paradossalmente gli stessi fautori dell'obbedienza per l'obbedienza (gli eredi religiosi e culturali dell'epoca barocca, i cattolici tradizionalisti) si accorgono dei limiti di questo principio e lo contestano. Infatti non esiste l'obbedienza per se stessa ma sempre in funzione di una crescita interiore o, come amo sottolineare, di una crescita spirituale.

7) Vale la pena insistere: per spiritualità non intendo la spiritualità moderna (o quella volontaristico-ignaziana) e tanto meno quella attuale, così pesantemente influenzata da romanticismi, psicologismi, intellettualismi, sensazionalismi di vario tipo e genere. Intendo la spiritualità antica, particolarmente quella che vediamo praticata nei Padri del deserto. Qui appoggiamo i piedi su un terreno molto più sicuro sul quale è possibile costruire qualcosa.
Ogni altro tipo di spiritualità può generare "misticismi" che assai probabilmente sono pure proiezioni psicologiche quand'anche non illusioni che portano in una direzione opposta a quella divina. Oggi a vivere la religiosità in certi contesti c'è la forte probabilità di ammalarsi psicologicamente!

martedì 8 aprile 2014

Il rito della Proskomìdia


Il rito della preparazione dei santi doni (del pane e del vino per l'eucarestia), detto rito della proskomìdia, si è strutturato nella forma in cui lo conosciamo attualmente attorno all'XI secolo. Si pratica prima di ogni liturgia eucaristica su una tavola, detta “della protesi”, nella sezione nord del santuario della chiesa. Tale rito non è visibile per chi sta nella navata.

Questo libro ne riporta i testi greci con traduzione a fronte tenendo conto di due ufficiali edizioni liturgiche: lo Ieratikòn della Chiesa di Grecia e lo Ieratikòn del Monastero di Simonos Petra (Agion Oros). Il primo testo è più esteso e, laddove non coincide con il secondo, è riportato in caratteri corsivi. Il rito è sostanzialmente formato da quattro parti:
– una parte iniziale;
– i testi delle preghiere con le quali i chierici assumono i paramenti;
– la preparazione dei santi doni;
– la preparazione dei chierici alla Divina Liturgia.
Pur essendo dei testi unicamente sacerdotali, se ne propone la traduzione integrale affinché, conoscendoli, tutti possano apprezzare le loro particolari caratteristiche che hanno contribuito ad alimentare la devozione bizantina alla Divina Liturgia.
(Dall'introduzione al libro)

Vesti liturgiche bizantine (nominate nel rito della Proskomìdia) 




Rito della Proskomìdia  (in lingua inglese)

sabato 5 aprile 2014

Gli "OGM spirituali"

Crocefissione in una rappresentazione attuale:
il violento contrasto cromatico indica tragedia, 

disperazione e dolorismo. 
Questo non è cristianeismo!
Credo che tutti sappiamo cosa siano gli OGM, se non altro per le polemiche che si sono sollevate a proposito della loro applicazione nel campo dei prodotti alimentari. Lo ricordo: gli OGM sono organismi geneticamente modificati, somiglianti in tutto ai prodotti naturali ma con modifiche tali da non renderli identici al prodotto disponibile in natura. Questa non identità potrebbe minacciare la stessa salute umana e animale. Di qui le polemiche sul loro utilizzo.
Ebbene, qualcosa di molto simile si può rinvenire anche nel campo spirituale.

In effetti l'uomo, modificando le caratteristiche della materia della quale lui stesso è composto, ha da tempo modificato parallelamente, anche se non se ne è sempre reso conto, le caratteristiche della realtà spirituale, cosa  evanescente o poco concreta solo per animi ciechi.

Infatti la realtà spirituale modificata incide, a sua volta, nella realtà materiale. È l'insegnamento biblico della disobbedienza di Adamo a Dio. Il protoplasta, disobbedendo, ha trascinato tutto il creato assieme a lui, in una condizione di sofferenza e morte. È quanto sperimentiamo oggi davanti ad un uomo spiritualmente elevato: solleva noi stessi e il mondo materiale che lo circonda. Viceversa, un uomo deviato abbrutisce tutti e tutto al solo contatto con la sua persona. 
È stato giustamente detto che la radice della crisi ecologica è, effettivamente, una crisi spirituale dell'uomo...
L'impatto concreto lo notiamo anche nel mondo della Chiesa in Occidente, così massivamente invaso dal secolarismo e da concezioni a lei totalmente estrenee ma che ora sembrano farne intima parte.

Osserviamo un piccolo particolare: l'arte ecclesiastica. Oggi in ogni luogo geografico esistono chiese "aggiornate" con opere d'arte che non hanno nulla di positivamente spirituale ma infondono un senso di disorientamento (se va bene), o un senso di disperazione (se va proprio male). 

Qualche giorno fa ho visto a Caserta vecchia, in una chiesa antica giusto dietro la cattedrale, una tela che rappresentava un crocefisso. In realtà più che un crocefisso era rappresentato qualcosa di simile ad un ortaggio (sembrava un intreccio di asparagi) messo in croce... Immagino che nessuno abbia protestato per tanto scempio. 
Al nord Italia, penso a Muggia, hanno sostituito le immagini di pietà di certe edicole cittadine con "opere d'arte" che non hanno nulla di sacro. Anche qui nessuno, immagino, abbia protestato. Dal nord al sud Italia abbiamo molti esempi simili. All'estero è pure peggio. Nessuno o quasi protesta...

Questa abulia raggiunge livelli veramente preoccupanti. Ricordo un fatto abbastanza inquietante, accaduto a Venezia, in una comunità religiosa, diversi anni fa. Quella comunità, tutta composta di anziani (quindi da loro ci si aspetterebbe un'impostazione piuttosto tradizionale), aveva affidato la cura dell'organo settecentesco ad un personaggio molto particolare. Le rare volte che passavo in quella chiesa, sentivo quest'organista suonare musiche molto cupe, per nulla elevanti. Dopo qualche tempo, attraverso un insieme di fatti, venni a sapere che costui aveva inciso in Slovenia un disco di musica satanica e collaborava ad iniziative similari (evidentemente per soldi e un po' per passione, visto la "qualità" di musica da esso prodotta). Ebbene neppure qui nessuno si accorse di nulla e a questo tipo di "fedeli  senz'anima" questo repertorio andava bene. Neppure quando il superiore religioso fu avvisato successe nulla. Siamo ancora davanti ad una comunità con i sensi spirituali funzionanti? Direi proprio di no! Questa è gente spiritualmente morta, non si può dire diversamente, esattamente come quella che s'intratteneva in una cappella ferroviaria appena visitata da alcuni fanatici, imbrattata di volantini blasfemi e semi spenta. Fui solo io ad accorgermene! Tale fenomeno di "morte spirituale" (poiché qui non è solo "insensibilità spirituale") è purtroppo ampiamente diffuso e, si badi bene, non è solo in gente lontana dalla pratica religiosa ma soprattutto in quelli che in chiesa ci vanno pure spesso. Viene dunque da pensare che questo tipo di Chiesa non è in grado di vivificarli interiormente!
Tuttavia se qualcuno entrasse nella casa di questi abulici e iniziasse a spostare le cose o a mettergli oggetti strani in giro, costoro reagirebbero ben vivamente!

Suor Cristina fenomeno mondiale: oltre 12 milioni di click su You Tube

Ebbene questo popolo inerte, muto, insensibile alla pietà antica (che forse non conosce più) si sveglia solo in occasioni ben poco tradizionali, applaudendo fino a spellarsi le mani a fenomeni singolari come il papa argentino, la suora canterina e realtà similari. 

Non siamo, qui, di fronte a veri e propri "OGM spirituali"? Mi spiego: quando l'orientamento degli spiriti non si volge più all'interiorità e alla pietà che la nutre, è normale che si volga al suo contrario, all'esteriorità e all'apparenza spettacolare, ad un attivismo di opere unicamente esteriori, a quanto di "originale" accende la fantasia e la fa volare. Ecco quanto definirei come "OGM spirituale", ossia  come "realtà pseudo-religiosa". Che questa "pseudo-religiosità" possa, poi, finire in una vera e propria "anti-religiosità" il passo è breve!

Questo processo, in verità, l'ho iniziato a notare anche in certi manufatti ad apparente servizio della pietà. Mi riferisco a certe statue di santi che inquietano assai poiché sono fatte con una fedeltà fisica così alta da sembrare statue da museo delle cere, uomini mummificati. L'impatto colpisce molto la fantasia, la psiche, la curiosità forse morbosa di qualcuno, piuttosto che  sollecitare positivamente lo spirito (1). 
Se la statua materializza in uno spazio fisico delimitato l'immagine di un uomo, svuotandola di ogni simbolicità indispensabile a far sì che l'immagine sia sacra (2), una statua di questo tipo va ben oltre imprimendo qualcosa di contrario ad una positività spirituale.
Una mia recente visita ad un negozio di arte sacra di Benevento me ne ha dato un ampio e stucchevole campionario. Mi chiedo: perché solo io prendo paura dinnanzi a questi manufatti che di sacro, ossia di trascendente, non hanno nulla e alla maggioranza vanno tranquillissimamente "bene"? Non ci troviamo anche qui dinnanzi ad un fenomeno di "OGM spirituale" ampiamente assunto dalla massa? Lo chiedo come salutare provocazione!

Che oggi sia avvenuto un profondo cambiamento nel modo di considerare e vivere la religiosità è un dato di fatto. Ma questo non è prodotto solo di questo ultimo cinquantennio. È certo, però, che attorno ai primi anni sessanta e verso la fine degli anni '50 del XX secolo, è avvenuto un ulteriore crollo verso il basso. Ne ho avuto la sensazione visitando la cattedrale di Benevento. Questa cattedrale - totalmente ricostruita verso gli anni '50 perché completamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale - ha un presbiterio che incute timore, non apre alla sensazione del trascendente. È un ambiente freddo, con elementi decorativi oscuri (questo spazio ha qualcosa di carcerario), ulteriormente oscurato dalle colonne di marmo nero del ciborio che sovrasta l'altare. Osservo: si possono mai scegliere delle colonne di marmo nero in un luogo in cui si dovrebbe celebrare la luce del Dio-uomo risorto? Si possono mai scegliere elementi da incutere un rigore carcerario? Eppure diversi sosterrebbero che qui siamo ancora in un'architettura tutto sommato tradizionale. Ma è cristianamente tradizionale sentire del freddo nell'anima osservando tutto ciò, nonostante certe cromie di fondo piuttosto calde? È un freddo simile a quello che si ha visitando un sacrario cimiteriale ai caduti...

Una visione del presbiterio della cattedrale di Benevento

Questa scelta architettonica e artistica mi ha fatto venire in mente un'arte di transizione - come quella esistente tra un'epoca e un'altra - annunciante incosciamente "novità future" che non sono tardate a manifestarsi nel mondo cattolico in modo dirompente.

Solo un animo che conosce una virile e autentica pietà può comprendere quanto tutto questo sia lontano dall'antica tradizione cristiana: l'albero lo si riconosce dai frutti che offre. Una volta di più è urgente riprendere la pratica spirituale, soprattutto oggi in cui ovunque il clero pare non conoscerla quasi più o, forse, non ci crede affatto (e i laici meno del clero).
Solo così si capirà che ovunque siamo circondati da "OGM spirituali"!

__________

1) Questo fenomeno, purtroppo, è abbastanza datato. Ricordo in una comunità di pie suorine, a Roma, una superiora che mi presentò un "bambin Gesù" appartenuto al cardinal Carlo Confalonieri, allora decano del Sacro Collegio. La religiosa con una punta di orgoglio mi disse che quel pupattolino aveva "capelli veri". Non riuscii a trattenere una mia naturale repulsione e mi sfuggì un'espressione schifata, il che dispiacque alle pie donne. Queste cose, in realtà, oltre ad infervorare la fantasia (cosa per nulla positiva nella vita spirituale) possono scivolare in un pericoloso feticismo, come notai accadere anche in un sacerdote appartenuto alla Fraternità sacerdotale san Pio X e la cui pagina facebook, oggi, pare una vetrina di antiquariato religioso.

2) Questa è la ragione principale per cui, nell'Oriente bizantino, le statue non sono mai entrate nelle chiese. La rappresentazione artistica di un santo, infatti, richiede di suo non solo un ritratto fisico dello stesso (il che si può fare sia in forma di statua sia in forma grafica) ma, soprattutto, la sua fisionomia spirituale, cosa che in sé non è rappresentabile artisticamente e lo si può far intuire solo con un'arte fortemente simbolica. La statua, di suo, dovendo racchiudere e rappresentare la persona nella sola fisicità è impotente a mostrare la vibrazione spirituale di una persona. Nel caso di un santo, poi, la statua lo materializza tutto sulla terra; è questo il significato della rappresentazione statuaria. Viceversa un'iconografia si rappresenta come "finestra del Cielo" poiché rappresenta il santo in forma grafica e simbolica quale presenza spirituale qui, ma affacciato da una "realtà Altra", quindi fisicamente non possedibile, circondabile, misurabile. La sua trascendenza è, allora, chiaramente mostrata! In questo tipo di rappresentazione simbolica grafica si preserva l'equilibrio "umano-divino", "spirituale-corporale" del Cristianesimo, laddove una pura rappresentazione materiale (dunque statuaria) lo inclina decisamente verso la pura materialità con la tendenza a far equivocare lo spirituale nello psicologistico e in un pietismo di marca molto molle e romantica, quand'anche non sensuale. Si veda, ad esempio, la critica artistica sull'estasi di santa Teresa del Bernini, un eloquentissimo e geniale manufatto statuario di epoca barocca.