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martedì 31 dicembre 2013

La storia è là....



"Se taceranno gli uomini, parleranno le pietre" (profezia di Cristo).

In questi ultimi scorci del 2013 porgo ai lettori una riflessione che mi è sovvenuta imperiosa.
Ci si lamenta che i nostri sono tempi religiosamente decadenti. Nonostante nobili eccezioni questo è senz'altro vero e lo si può affermare senza sentirsi accusare di pessimismo. Se si osserva il modo in cui la società è cambiata, si deve concludere che oggi l'uomo fa volentieri a meno della religione: si sente autosufficiente. L'uomo che, invece, crede di essere religioso ha una modalità di esprimere la fede (o quanto resta di essa) che spesso non è neppure accostabile a quella dei nostri avi, gente semplice ma in grado di avere vere e proprie intuizioni soprannaturali.

Oggi sta succedendo come al tramonto di grandi civiltà: la storia è là e ricorda a chi la intende di che pasta erano fatti gli avi, nonostante tutti i loro limiti in quanto uomini.

La foresta avrà pure inghiottito i resti della civiltà maya ma, imbattendosi in essi, non si può che  meravigliarsi. Chi oggi può, con i mezzi di allora, fare altrettanto?
I lapilli, la cenere e il fumo avranno pure sepellito Pompei, riscoperta molto tempo dopo. Ma se si passeggia in essa, si comprende con quale raziocinio i romani avessero ordinato la vita cittadina.
I normanni avranno pure invaso il sud Italia, imponendo il loro mondo e la loro religiosità, ma i monumenti religiosi che sono giunti fino ai nostri giorni ci ricordano cosa c'era prima e quello non si può cancellare dalla memoria a meno di non distruggere quegli stessi monumenti!
Santa Sofia di Costantinopoli sarà pure divenuta una moschea e, in seguito, un museo. Ma le sue pietre vibrano ancora di vita, se così si può dire, e ci ricordano che tipo di impero le gravitava attorno, un impero cristiano!
Nel mondo cattolico un nuovo clero e una nuova moda avranno pure sconvolto le chiese, alterato i riti con l'idea di renderli più "comprensibili", messo alla berlina chi non la pensasse come loro. Eppure i monumenti religiosi, quelli di un'altra epoca, sono ancora là, muti ma eloquenti ad un tempo. Ci raccontano di mani generose, di fatiche quotidiane, di una fede stabile, di venerazione per le cose sacre, di sacro timore di Dio. Certi altari non sono fatti con spiriti e cuori miserabili ma con un alto concetto di Dio ed è anche con quel concetto che si è modellata la pietra, si sono stesi i colori, si è intarsiato il marmo. Questo è ancora eloquente, nonostante si denudino quegli altari, li si umili trasformandoli in mensole reggi-piante o quant'altro. 
Questo mondo, nato da un'alta idea (oggi diremo idealismo) e dal sacrificio, ha generato la bellezza sacra. Una bellezza differente, a seconda delle epoche, ma pur sempre splendente.
Personalmente mi colloco nella semplice arte romanica e bizantina con la sua rocciosa sicurezza e  la sua modalità ieratico-protettiva ma non posso non riconoscere pure nel barocco uno slancio e una celebrazione religiosa che si è completamente affossata nei nostri tempi.
La storia è là e le pietre, nel volgere del tempo, rimangono a parlarci. Chi le ascolta capirà che i nostri tempi sono religiosamente ben poca cosa anche se amiamo negare e nascondere questa realtà palese per crederci "qualcuno". Le pietre sono sempre là e ci indicano il giusto cammino. Quando gli uomini tacciono o raccontano favole, le pietre narrano la verità. Ascoltiamole!

Nonostante le difficoltà presenti, buon 2014!!!

La Bibbia dei LXX di Aristide Brunello

Aristide Brunello era un sacerdote di Piana degli Albanesi (Palermo) noto per aver dato alle stampe, nel 1963, la prima versione italiana della Bibbia dei LXX. Questo lavoro, iniziato nel 1941-45, si è concluso alla veglia del Concilio Vaticano II. Egli pensava che la sua fatica potesse essere un punto di convergenza e di unione con le Chiese ortodosse. Dopo tutti questi decenni si può concludere che il suo lavoro non ha conseguito la sorte sperata e sia questo che la sua persona sono caduti in uno spesso oblìo. Infatti alla stragrande maggioranza dei miei lettori il suo nome non dirà nulla, come non disse nulla a me la prima volta che lo udii. Alcuni anni fa mi giunse voce del Brunello e della sua opera, del tutto casualmente. 
Nel sud Italia, dove in teoria dovrebbe essere più facile trovarla, pare essere letteralmente sparita. A Roma, nelle poche biblioteche pontificie che la posseggono in catalogo, non è messa  a disposizione all'utenza.
Tutto questo mi ha stimolato ad una sorta di "caccia al tesoro" e, in modo insperato, l'ho trovata a poca distanza geografica da me, ma con non poca fatica.
Preso il "tesoro" mi sembrava di aver fatto gran cosa. Tuttavia, ad un'attenta analisi, sono rimasto deluso: questa Bibbia non è una semplice traduzione dalla versione dei LXX ma un suo rimaneggiamento per addomesticarla quanto più possibile alla versione allora canonica in Occidente: la Volgata. Essendo così, non è un testo interessante per eventuali confronti e/o verifiche, dal momento che avrebbe bisogno d'essere purificato esso stesso.
Ciononostante fu la prima - e ancor oggi unica! - versione completa della Bibbia della LXX (teoricamente!). Per questo, alla fine, finii per possederla.
In questo post ne propongo il Pentateuco, dal momento che non mi è possibile proporre l'intera opera, essendo, probabilmente, ancora valevoli i diritti d'autore della stessa. In ogni evenienza, la diffusione dell'opera, nel modo da me proposto, non lede comunque il copyright perché non è possibile né scaricarla come file o copiarla, né stamparla. 

lunedì 30 dicembre 2013

Le versioni bibliche sono davvero equivalenti?

Come dovrebbe essere noto, la liturgia cristiana è intrisa di Sacra Scrittura e la trasmette. Perfino una liturgia come quella bizantina, così ricca di composizioni ecclesiastiche, ha in realtà infiniti riferimenti biblici e, negli stessi tropari, si possono rinvenire molte citazioni tratte dalla Bibbia o, più specificamente, dal libro dei salmi.
Il canone biblico (= la sequanza dei libri biblici) si assestò piuttosto tardi, nella Chiesa. Quando ciò avvenne, l'Oriente cristiano sancì la cosiddetta Bibbia dei LXX come normativa per l'antico Testamento, una Bibbia che la tradizione vorrebbe scritta in greco da 70 sapienti ebrei d'epoca ellenistica. 
In Occidente la "Vetus latina" (o più versioni latine) cercavano di tradurre meglio che potevano la Bibbia dei LXX. San Girolamo non ne era soddisfatto e vi pose mano. Ispirandosi anche alle versioni ebraiche, compose la cosiddetta Volgata, versione che, seppur riadattata in epoche successive, rimarrà normativa in Occidente. Per quanto la versione girolomitana subisse alcune variazioni rispetto a quanto la precedeva, davanti al Salterio il santo dovette fare i conti con la consuetudine delle Chiese occidentali: i salmi erano molto praticati nelle liturgie e sarebbe parsa una violenza inferta ai fedeli modificarli imponendo qualcosa di nuovo (allora c'era una delicatezza che oggi ci sognamo anche perché le Chiese erano ancora libere di rigettare le decisioni dall'alto, se queste non corrispondevano allo spirito ecclesiale tradizionale!). Girolamo apportò qualche ritocco ai salmi ma, di fatto, non li fece variare dalla versione latina precedente che si appoggiava, a sua volta, alla versione greca dei LXX.

In questo post ho voluto fare un esperimento che propongo ai miei attenti lettori: ho preso come esempio una parte del salmo 9 (salmo 10 del testo ebraico Masoretico) sia nel greco dei LXX (con traduzione italiana), sia nel latino della volgata (con traduzione dell'abate Ricciotti ma aggiornata alla lingua attuale). E' da notare che tra i due testi non esistono discrepanze degne di rilievo.

Entrambi sembrano piuttosto ruvidi ma hanno una forza particolare e giungono a comunicare certi concetti con più immediatezza. È lo stile antico!

Le versioni attuali, invece, sono decisamente un'altra cosa, per quanto usino un italiano ben più raffinato. C'è un motivo o una serie di motivi a spiegazione di ciò. I biblisti attuali ritengono che la Bibbia dei LXX non sia molto affidabile e si rifanno al cosiddetto testo Masoretico, un testo ebraico redatto qualche tempo dopo l'avvento del  Cristianesimo. I cristiani si servivano delle profezie messianiche della LXX per indicare nel Cristo il compimento della rivelazione divina, quella rivelazione disattesa dagli ebrei che non hanno accolto in lui il Messia ma, anzi!, lo hanno condannato. Le scuole rabbiniche non poco infastidite da queste asserzioni sconfessarono la LXX sulla quale facevano facilmente leva i cristiani e redassero il testo Masoretico della Bibbia che forniva molti meno appigli per l'apologetica cristiana. I biblisti cattolici ritengono il testo Masoretico più antico della LXX ma su questo non tutti gli studiosi sono concordi, tanto più che il più antico manoscritto del testo Masoretico è datato attorno al mille d.C.!
Le scuole bibliche occidentali si rifanno massivamente al testo Masoretico ed è pure a partire da quest'ultimo che è stata redatta la cosiddetta Bibbia di Gerusalemme (nella versione della conferenza episcopale italiana). Non è dunque un caso notare come le variazioni testuali tra questa versione e le due versioni antiche (greca e latina) inizino ad essere più consistenti.
La versione TILC (traduzione interconfessionale in lingua corrente) compie un passo uleriore, differenziando più marcatamente il testo. 

Sono cosciente che, nel corso dei secoli, ai manoscritti biblici possono essere state fatte delle interpolazioni, per distrazioni, incompetenze o, in qualche caso, mala fede. Non esistendo la stampa, si riproducevano codici nuovi da altri usati o particolarmente usurati e l'interpretazione non era sempre facile. Tuttavia è giusto affermare che, se vi fosse stata qualche mancanza nella riproduzione, vi era pure una severa tradizione testuale: i libri biblici venivano trasmessi lettera per lettera, seguendo, in ultima istanza, l'antico metodo sinagogale: il testo non può essere variato ma veniva addirittura imparato a memoria. Neppure uno iota doveva essere trascurato e questo è ricordato dallo stesso Cristo in un famoso passo evangelico!
In particolar modo, che il libro dei salmi (o buona parte di esso) venisse imparato a memoria è esperienza normale ancor oggi in un monastero benedettino tradizionale. La liturgia antica tradizionale - a differenza di quelle di composizione moderna - favorisce la mnemonizzazione dei testi!

L'antichità era, dunque, alla rassegna della fedeltà, per quanto l'umana fragilità lo permettesse.
Non così mi pare oggi. L'ultima versione da me considerata (la TILC) mi fa emergere parecchi dubbi: non mi pare, infatti, che questa possa rivendicare una "maggiore fedeltà" a qualche manoscritto. Mi sembra, piuttosto, che per cercare d'essere "comprensibile" e accettata il più possibile a più persone possibili (anche di confessione diversa), abbia la libertà d'introdurre variazioni ad usum delphini.

Nelle traduzioni dal greco e dal latino notiamo che i traduttori hanno cercato addirittura di ricalcare lo stile dei testi di riferimento (si noti l'uso massiccio della congiunzione "e" che riprende la sintassi semitica tradotta con et in latino e κα in greco). Invece, nelle traduzioni attuali si riscontra una sempre maggiore libertà interpretativa con il rischio d'inserire vere e proprie interpolazioni a proprio piacimento.

D'altra parte, se in Occidente oramai anche le liturgie sono modellate "a proprio piacimento" perché non lo dovrebbe essere la Sacra Scrittura? Questo è veramente lo spirito dei nostri tempi e la filologia e la storia, a volte, ci rimettono le penne!

La maggioranza dei cristiani, ignari di quanto avviene nella "stanza dei bottoni" (= nelle scuole bibliche e liturgiche), accettano senza battere ciglio quanto si pubblicizza come "migliore" e "più fedele".

Io, invece, voglio verificarlo e, osservando alcuni fatti solari, mi sento obbligato a dire almeno questo:  le versioni bibliche non sono sempre equivalenti e, soprattutto oggi, tendono ad essere qualcos'altro rispetto a quelle antiche, a dispetto delle maggiori capacità e possibilità filologiche attualmente presenti.
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TESTI A CONFRONTO

Iniziamo dal testo dei LXX in greco e da quello della volgata in latino con le loro rispettive traduzioni.
Chi vuole passare direttamente al confronto tra questi due testi tradotti e i due attuali (Gerusalemme-CEI; TILC) può saltare questa parte.


La tabella sottostante riporta in parallelo le 4 versioni bibliche in lingua italiana. 






VARIAZIONI SIGNIFICATIVE

  • Versetto 24 TILC: "Il malvagio... intasca guadagni". Questa interpolazione non mi pare giustificata da nulla, tanto più che non è affatto presente nelle altre tre versioni. Allora chiunque "intasca guadagni" è un malvagio?
  • Versetto 24 CEI: compare un avaro che non si nota nelle altre versioni.
  • Versetto 25. Mentre per i LXX il peccatore esaspera Dio, nella volgata si ribella a Dio. (Unica discrepanza tra le due antiche versioni)
  • Versetto 28: si noti come la versione dei LXX e della Volgata abbiano un sapore più antico rispetto a quelle recenti. In questo modo di dire è riportata meglio la mentalità semitica, rispetto alle nuove traduzioni.
  • Versetti 30, 31: il testo tradotto dalla volgata è molto più efficace rispetto alle nuove traduzioni in lingua raffinata e corrente.
  • Versetto 34: il si levi la tua mano, espressione semitica, viene reso - e appiattito - nell'italiano corrente della TILC come colpisci.
  • Versetto 35: Nella TILC scompare il termine peccatore (o empio) e resta solo quello di malvagio. Che nell'italiano corrente infastidisca il termine "peccatore"?
  • Versetto 36: stessa considerazione come nel versetto precedente solo che in questo caso ci rimette le penne il termine peccato (o empietà) sostituito dal generico termine male nella TILC.
  • Versetto 37: il linguaggio semitico è forte e ha una mentalità che a volte l'uomo attuale stenta ad accettare. Ma qui si tratta solo di essere fedeli ai testi antichi. Le traduzioni antiche (LXX e volgata) dicono che le genti lontane dalla terra di Dio periscono. Le traduzioni attuali (CEI-TILC) si limitano a dire che spariscono. Non è la stessa cosa ma è un eufemismo per non scandalizzare i benpensanti! Questo eufemismo sfoca la chiarezza del testo antico. Non ho alcun dubbio a pensare che, a monte della stessa LXX, si ragionasse in termini di "morte" degli infedeli, non di semplice loro "sparizione". Perciò i testi attuali tendono a tradire quella precisione filologica che LXX e volgata avevano.
  • Versetto 39: nelle traduzioni antiche ci si augura che l'uomo non si inorgoglisca. In quelle attuali che non incuta più terrore. Non è la stessa cosa!



CONCLUSIONE

Se, prendendo un salmo a caso ed esaminando  pochi suoi versetti abbiamo notato queste variazioni, alcune delle quali effettivamente discutibili, cosa non potremo notare se facciamo un parallelo di tutta la Bibbia nelle 4 versioni?

Per questo, per essere molto concreto, consiglio di non praticare i testi attuali. Tra le Bibbie tradotte in italiano, e abbastanza affidabili, mi pare d'individuare la Nuova Riveduta che, almeno, si riferisce al testo greco della Bibbia. La Bibbia dei LXX non è disponibile in lingua italiana (mentre lo è in lingua francese). L'unica versione della LXX in italiano (redatta verso gli anni '60 da Aristide Brunello a Piana degli Albanesi) non è per nulla affidabile poiché di fatto è un ibrido con la Volgata. L'ultima versione italiana della Volgata è quella dell'abate Ricciotti attorno agli anni '40 del XX sec. (editrice Salani). Il suo italiano è purtroppo talmente desueto che, per riportarlo in questo esempio, l'ho dovuto attualizzare ma senza  mutare in nulla la fedeltà alla volgata.

Nei testi della liturgia bizantina da me riportati in altri post, il testo biblico è, ovviamente, quello dei LXX. Per questo in un prossimo futuro sarà prevista una pubblicazione con il salterio tradotto dai LXX (alcuni tentativi attuali non sono soddisfacenti).

Dovessi redigere un salterio ordinato nelle ore canoniche secondo lo schema benedettino, utilizzerei la traduzione attualizzata del Ricciotti.





sabato 28 dicembre 2013

Stampa del Piccolo Manuale Liturgico

Come ho già anticipato, è disponibile la stampa del Piccolo Manuale Liturgico. Questo manuale è stato completato con i cicli temporali, la spiegazione del calendario gregoriano e giuliano (entrambi seguiti nel mondo Orientale) e i Paschalia ossia le date fondamentali dell'anno liturgico bizantino che gravitano attorno all'evento pasquale. Il manuale, stampato con copertina morbida e a colori, dato il costo contenuto, si collega alla collana di testi liturgici bizantini in corso di realizzazione.

Per l'eventuale acquisto del Piccolo Manuale (13 euro) cliccare nel tasto sottostante:
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Anteprima visionabile ma non salvabile o stampabile.


venerdì 27 dicembre 2013

Il Prosefchitarion di Damiano Como

Con questo post penso di aver dato il mio contributo definitivo all'opera di Damiano Como, il Prosefchitarion di cui, tempo fa, ho fatto una presentazione in questo blog. Tale opera ha dei limiti che ben espongo nell'introduzione alla ristampa del libro. Rappresenta, tuttavia, un contributo importante per la conoscenza del rito bizantino in Italia. Siccome mi sono giunte voci di persone che ancora lo cercano e siccome chi dovrebbe importarsene dopo così tanti decenni non ha fatto nulla né pare interessarsene, mi sono permesso di prendere l'iniziativa.
Ora è dunque possibile avere l'intera opera in stampa sia con interno a colori (stampa rosso e nero) sia con interno in bianco e nero. Ovviamente la più economica è la seconda. 
Per un motivo esclusivamente pratico ho pensato di fare pure un estratto che riporta qualche preghiera e la liturgia di san Giovanni Crisostomo. L'estratto ha due versioni: una con l'interno a colori (stampa rosso e nera) e un'altra con l'interno bianco e nero (particolarmente economica).

Sotto riporto l'interno del libro (sfogliabile ma non copiabile né scaricabile) e l'interno dell'estratto.

Più sotto ancora i link per un eventuale acquisto.



PROSEFCHITARION (OPERA INTERA). 

Il documento si articola in tre files.


PROSEFCHITARION (ESTRATTO)



Acquisto del 
PROSEFCHITARION


1) Stampa a colori dell'intera opera (113 euro):

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2) Stampa B/N dell'intera opera (27 euro):

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3) Stampa a colori dell'estratto (23 euro):

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4) Stampa B/N dell'estratto (8 euro):

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sabato 21 dicembre 2013

Auguri Natalizi


I più sentiti auguri di buon Natale
e felice anno nuovo
ai miei lettori.

L'avvento di Cristo ha aperto una nuova epoca. 
Non si tratta di poca cosa: 
si tratta di passare dal modo di vedere 
e vivere le cose umanamente, 
a quello pervaso dalla grazia. 
Nella fede in Cristo si aprono le finestre 
verso una prospettiva non più umana 
ma che, tuttavia, è partecipata ad ogni l'uomo. 
La Chiesa sulla terra prosegue quest'opera 
di "apertura" degli occhi umani al Cielo. 
Laddove ciò non avviene, 
abbiamo a che fare con rami secchi. 
Oggi i rami secchi pervadono gran parte 
della pianta-Chiesa e giungono fino ai suoi vertici.
Prepariamoci a vedere i più alti uomini di Chiesa 
testimoniare il contrario 
di quanto Cristo è venuto a portare quaggiù 
e a svuotare la Rivelazione 
scambiandola con qualcosa di puramente umano: 
un regno di apparente giustizia e benessere materiale
Ciononostante la realtà della grazia 
e la sua capacità di aprire gli occhi ad un altro orizzonte 
non potrà mai essere scalfita
e fa cadere come castello di carte 
i propositi puramente umani. 
Per questo il Natale suona come l'avvento 
di una nuova epoca, epoca aperta con la nascita di Cristo 
e che non è possibile chiudere.
Al male c'è sempre un limite 
e il limite lo stabilisce Dio, non noi.
La nascita di Cristo è il limite al male,
nonché l'avvento di qualcosa  
totalmente contraria al male
e alla banalizzazione 
del suo messaggio e
della sua Persona.

giovedì 12 dicembre 2013

Piccolo manuale liturgico

La liturgia è pratica costante
nella vita. Senza questo non è nulla.
Sto continuando a lavorare sui testi della collana. Lungo questo lavoro mi sono accorto che ci sono troppe cose date per scontato che solo un assiduo frequentatore della liturgia può conoscere. Non è certo così per la maggioranza delle persone e neppure per chi, abituato ad altri stili cultuali, si ritrova come un essere lanciato su marte solo che apra un libro liturgico bizantino.
Ho dunque pensato di comporre un piccolo manuale che dia, nei limiti del possibile, almeno i riferimenti principali. Parte di questo lavoro era già stato da me composto tempo addietro. L'ho solo perfezionato ben sapendo che è possibile ancora qualche ampliamento.
Lo propongo alla sola lettura pensando sia di giovamento ai miei amabili lettori.