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sabato 28 settembre 2013

I cori nelle messe tipo Amanda Lear...








Il noto cantautore catanese Franco Battiato rilasciò nel 2002 un'intervista nella trasmissione televisiva "Cocktail d'amore". Quest'intervista è presente anche su youtube. L'intervistatrice era Amanda Lear, anche lei nota al grande pubblico per il suo  impegno nella disco music degli anni '70 e, forse, per le sue incredibili avventure sentimentali pubblicate in tutti i rotocalchi mondani.
Proprio all'inizio dell'intervista, Amanda Lear non resiste alla tentazione di porre una prima domanda su una canzone del catanese che la evoca: Magic Shop. In questa canzone si scrive:

E i giorni di digiuno e di silenzio
per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear...

La spumeggiante Amanda confessa di non aver mai capito il significato di questa frase e ne chiede spiegazione.
Battiato, sul quale in questa sede non vogliamo dare un giudizio religioso, ha maggior intuito spirituale della sua intervistatrice e le confessa che le canzoni della star sono un'espressione tipicamente mondana, quindi inadatte ad essere eseguite in una chiesa. Il cantautore dice testualmente:

... all'epoca [di questa mia canzone] c'era, e continua ancora oggi, quel brutto vizietto di far cantare nelle chiese con modelli che appartengono alla musica leggera; quindi la liturgia viene, come dire, un po' devastata...

Questo passo dell'intervista è interessante perché rivela alcune cose importanti, anche se può parere di poco conto.

Innanzitutto questa: chi vive mondanamente non può mai capire perché si possa, in qualche modo, ironizzare per la presenza di "canzoni tipo Amanda Lear" in una chiesa. È come vivere sull'altra faccia della luna e non poter mai guardare la terra. Non si potrà mai capire chi riesce a guardare il nostro pianeta!

Battiato, in questo, ha qualche elemento spirituale in più, una maggiore sensibilità, anche se ha un percorso individuale ben diverso da quello di un cristiano tradizionale. A Battiato è chiaro che il sacro non può e non dev'essere mescolato col profano. Viceversa, chi vive nel profano può anche pensarci anni ma non gli sarà mai chiaro. 

Il persistere della musica e dei canti profani nelle chiese occidentali (addirittura con note esotiche di balli balinesi com'è successo recentemente nella cattedrale cattolica di Torino) si spiega: la maggioranza che li vuole, li approva e li anima ha una sensibilità spirituale da Amanda Lear, neppure da Battiato (il che, dati i tempi, sarebbe già molto)!

Inoltre, c'è da aggiungere che lo stesso cantautore catanese non ha idee molto chiare su tale fatto. Le canzoni e i canti mondani in chiesa non sono solo un semplice "brutto vizietto" come lui e alcuni tradizionalisti potrebbero dire. Sono supportate da tutta una mentalità generale, da un orientamento di spiriti che è modellato mondanamente. Il "brutto vizietto" è qualcosa che come viene, così può passare, se non trova un supporto adeguato sul quale radicarsi e fiorire.

In Occidente non siamo davanti ad una semplice situazione momentanea, davanti ad un "brutto vizietto", ma ad una radicatissima convinzione mondana con la quale si vive, si pensa e si opera nella Chiesa. In questa Chiesa ci sono sempre più Amanda Lear che Battiato. I santi (quelli veri) sono da tutta un'altra parte, molto distanti dallo stesso Battiato, figuriamoci da Amanda Lear!

Ma questo è un problema sul quale i pastori non si animano, anzi!, manco lo vedono.
Di conseguenza la liturgia occidentale non può che continuare la sua corsa verso il basso tra applausi di persone compiaciute e gongolanti ...



martedì 24 settembre 2013

La fede in Cristo e la Liturgia

Cristo Pantocrator:
la bellezza dell'arte religiosa non è fine se stessa è tesa a testimoniare la verità della fede

Si ripete continuamente che i nostri sono tempi di confusione religiosa. Anch'io lo credo, ma dalla confusione non se ne esce se non lo si vuole. Oggi più che mai molti dei cosiddetti “capi” della Cristianità non sono in grado di aiutare le persone, presi come sono da una mentalità sempre più secolarizzata. Dove rivolgersi? Verso la liturgia tradizionale la quale continua a dare la sua perenne testimonianza ed esortazione.

Uno dei legami più forti che ha la liturgia tradizionale è con la dottrina, una dottrina certa, definita, per nulla ambigua, in grado d'illuminare anche gli animi più confusi e di condannare senza possibilità di appello gli errori.

La liturgia, infatti, non è altro che la fede celebrata, il dogma divenuto poesia e canto da porgere al cuore dei fedeli. Chi la vive con attenzione non può non venirne illuminato, se è nell'oscurità dell'ignoranza, o abbeverato, se ha sete di verità.

La cosa fondamentale sulla quale insiste all'infinito la liturgia è l'assoluta centralità di Cristo nella storia della salvezza di tutto il genere umano. Ogni preghiera inizia e termina nel nome di Cristo riconosciuto quale unico mediatore tra il genere umano e Dio. Chi lo rifiuta, come un tempo gli ebrei che lo condannarono in croce, non trova nella liturgia tradizionale tentennamenti o parole dolci: viene esecrato. Un passo tratto dalla settimana santa bizantina c'illustra, con chiara forza, questo concetto:

“Al posto del bene che hai fatto, o Cristo, alla stirpe degli ebrei, essi ti hanno condannato alla croce, dandoti da bere aceto e fiele. Tu dunque, Signore, rendi loro secondo le loro opere, perché non hanno compreso la tua condiscendenza.
Non si contentarono del tradimento, o Cristo, i figli degli ebrei, ma scuotevano la testa schernendo e beffeggiando. Tu dunque, Signore, rendi loro secondo le loro opere, perché non hanno compreso la tua condiscendenza.
Né la terra che si scosse, né le rocce che si spezzarono convinsero gli ebrei, né il velo del tempio né la resurrezione dai morti. Tu dunque, Signore, rendi loro secondo le loro opere, perché non hanno compreso la tua condiscendenza” (Ufficio della santa Passione, Antifona 11).

Il testo non rimprovera un'etnìa in particolare, per quanto si rivolga agli ebrei del tempo di Cristo, ma chiunque non voglia credere in Cristo come unico mediatore tra cielo e terra e si volga ad altro. Ne è prova il fatto che è cantato in un'assemblea di cristiani perché essi intendano e non siano tentati di porsi sul piano di chi, rinnegando Cristo, si volge ad altre credenze.
La centralità e insostituibilità di Cristo, la sua unità in seno alla Trinità, sono condizioni indispensabili per la salvezza del singolo che, a giusta ragione, può così pregare:

“Unico Padre dell'Unico Figlio Unigenito, e Unica luce, riflesso dell'Unica luce, e tu che unicamente sei il santo Spirito dell'Unico Dio, essendo veramente Signore dal Signore; o Triade santa Monade salva me che proclamo la tua divinità!” (Doxastikon della nona ode del Mattutino del Giovedì prima della Domenica delle Palme).

Davanti alla fede in Cristo, ci sono state schiere di martiri che giunsero al disprezzo della propria vita, pur di mantenere intatto il credo della Chiesa. La liturgia bizantina li celebra continuamente. Ecco un esempio:

“Senza temere né fuoco, né spada né morte, avete mantenuto ferma la confessione che salva rinvigoriti da Cristo, o beati” (Mattutino del sabato della terza settimana di Quaresima).

In una sola frase si sottolinea che la confessione della vera fede genera la salvezza per la quale, opportunamente o inopportunamente, i martiri hanno dato testimonianza fino alla tragica conseguenza di versare il proprio sangue. Anche questo fatto, celebrato nella liturgia, diviene esortazione, parenesi e ricordo da non dimenticare ma, semmai, da imitare.

Nella pratica dei santi, all'ascesi si associa un vero e proprio “eros” per l'ortodossia della fede: essi sono nemici giurati di ogni comportamento compromissorio che possa alterare o minimamente corrompere la dottrina. La liturgia, che trasmette questa tradizione vitale, in tal senso, diviene più eloquente che mai:

“... Gioisci, sapiente Atanasio, tu che trai il nome dall'immortalità, tu che hai cacciato dal gregge di Cristo, come un lupo, Ario vaniloquente, colpendolo con la fionda elastica delle tue dottrine divinamente sapienti. Gioisci astro fulgidissimo, difensore della Sempre-Vergine, tu che con voce stentorea l'hai splendidamente proclamata Madre di Dio in mezzo al sacro sinodo di Efeso, e hai ridotto a nulla le chiacchiere di Nestorio, o beatissimo Cirillo....” (Doxastikon dei santi al Mattutino).

E ancora, rivolgendosi a san Giovanni Damasceno, polemico verso l'Islam allora nascente, la liturgia insegna che solo la vera fede glorifica Dio, non altre:

"Hai rovesciato con la tua sapienza le eresie, o beatissimo, o sapientissimo Giovanni, e hai donato alla Chiesa una dottrina ortodossa, perché rettamente definisca e glorifichi la Triade, Monade trisipostatica, in una sola sostanza" (Exapostilarion del santo al Mattutino).

Questa testimonianza donataci ancor oggi da una liturgia tradizionale (in questo caso quella bizantina) pare essere totalmente oscurata laddove la liturgia è stata appannata, umanisticizzata e manipolata e i pastori si sono corrotti alle dottrine mondane di un umanismo dolcificato e irenistico ma mortalmente letale per la fede. La fortuna di avere ancora oggi queste tradizioni vive, ci pone in mano un'arma con la quale, conoscendo il vero spirito della Chiesa, siamo in grado di proteggerci da quanto Chiesa non è ma la sta invadendo e sovvertendo dal suo interno. 

La dottrina di sempre si staglia nella sua solenne immobilità per insegnare e confermare nella fede chi lo desidera. Nessuna tenebra potrà cancellare tale luce, nessuna confusione delle menti potrà svigorire la forza di questa testimonianza.
Il mondo può tremare e crollare, gli ecclesiastici potranno inebriarsi al vino della mondanità ma le montagne della fede – trasmesseci dalla tradizione liturgica – sono ancora là. Non resta che raggiungerle.


domenica 15 settembre 2013

Una lettera aperta

Franesco di Assisi cerca di convertire il Sultano Al Malik Al Kamil

Sono rimasto abbastanza impressionato dalla "parresìa" con la quale un sacerdote cattolico della diocesi di Parigi ha redatto questa lettera all'attuale papa. Anche se non c'entra molto con il blog la pubblico volentieri perché fa molto riflettere e m'indica, senza dubbio, che la direzione impressa dalle gerarchie cattoliche non è affatto identica a quella riscontrabile alla sua base. A cosa (o a chi) obbediscono, dunque, queste gerarchie? Lascio la domanda senza risposta ma questo significa anche - per quanto riguarda il blog - che ogni cambio forzato della liturgia in Occidente non rispecchia necessariamente il volere del popolo. Si trattano, dunque, di variazioni volute a prescindere dalla pietà tradizionale della Chiesa e questo potrebbe porre dei pesanti problemi di legittimità. Lo avevo ampiamente sospettato!

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Santissimo Padre,

Sia lodato il nostro Signore Gesù Cristo, che vi ha dato la missione di guidare la sua Chiesa!

Permettetemi in nome d'inumerevoli persone scioccate dalla vostra lettera ai musulmani in occasione dell' Id al-Fitr [1] e, in virtù del canone 212 § 3 [2], di condividere con lei le riflessioni di questa lettera aperta.

Salutando con "grande piacere" i musulmani in occasione del Ramadan, tempo considerato speso "al digiuno, alla preghiera e all'elemosina", lei sembra ignorare che il digiuno del Ramadan è tale che "la spesa media di una famiglia che lo pratica aumenta del 30 %" [3], che l'elemosina musulmana è destinata ai soli musulmani bisognosi e che la preghiera musulmana consiste nel rifiutare cinque volte al giorno la fede nella Trinità e in Gesù Cristo, chiedendo la grazia di non seguire il percorso degli smarriti ossia dei cristiani ... Inoltre, durante il Ramadan, aumenta la criminalità in modo vetiginoso [4]. C'è veramente, in queste pratiche, qualche motivo possibile d'elogio?

La sua lettera afferma che dobbiamo avere stima per i musulmani e "soprattutto per i loro capi religiosi" ma non si dice a qual titolo. Dal momento che si sta parlando di loro come di musulmani, ne consegue che la stima è anche per l'Islam. Ora cos'è l'Islam per un cristiano se, dal momento che "nega il Padre e il Figlio" (1 Gv 2, 22), si presenta come uno dei più potenti Anticristo che vi siano, in numero e in violenza (Ap 20, 7-10)? Come possiamo stimare sia Cristo sia ciò che gli si oppone?

Il suo messaggio fa poi notare che "le dimensioni della famiglia e della società sono particolarmente importanti per i musulmani in questo periodo" di Ramadan, ma quel che non dice è che il Ramadan serve da forte mezzo di condizionamento sociale, di oppressione, di sottomissione al totalitarismo islamico, in breve di negazionte totale del rispetto da lei evocato... Così l'articolo 222 del Codice penale marocchino recita: "Chiunque, noto per la sua appartenenza alla religione musulmana, rompe ostentatamente il digiuno in un luogo pubblico durante il periodo del Ramadan, senza motivi consentiti da questa religione, è punito con la reclusione da uno a sei mesi e da una multa". E si tratta del moderato Marocco...

Che tipo di "paralleli" riesce a trovare tra "la dimensione della famiglia e della società musulmana" e "la fede e la pratica cristiana", dal momento che lo stato della famiglia musulmana prevede la poligamia (Corano 4, 3, 33, 49; 52, 59), il ripudio (Corano 2, 230), l'inferiorità ontologica e giuridica delle donne (Corano 4, 38; 2, 282; 4, 11), la possibilità per il marito di picchiare la moglie (Corano 4, 34), ecc.? Quali analogie ci possono essere tra la società musulmana costruita per la gloria dell'Unico e che, di fatto, non può tollerare l'alterità o la libertà né, di conseguenza, distinguere le sfere religiose e spirituali dal resto? "Tra noi e voi è inimicizia e l'odio per sempre fino a quando non crederete nel solo Allah!" (Corano 60, 4). Quali analogie con la società cristiana, costruita per la gloria di Dio Uno e Trino che promuove il rispetto delle legittime differenze? Piuttosto, per “parallelo”, non si dovrebbe comprendere quanto non si assomiglia e si accosta ma quanto, al contrario, non si avvicina assolutamente? Non è evidente solo in questo caso la chiarezza della sua dichiarazione?

Lei propone ai suoi interlocutori di riflettere su "la promozione del rispetto reciproco attraverso l'educazione", suggerendo che essi condividono con lei gli stessi valori di umanità, di "rispetto reciproco". Ma non è questo il caso. Per un musulmano, non è la natura umana a far da riferimento e neppure il bene conoscibile dalla ragione: l' uomo e il suo bene non sono quello a cui si appella il Corano. Il Corano insegna ai musulmani che i cristiani, perché cristiani, "sono impurità" (Corano 9, 28) , "il peggio del creato" (Corano 98, 6 ), "i più vili degli animali" (Corano 8,22; cfr. 8,55) [5] ... Perché l'Islam è la vera religione (Corano 2, 208; 3, 19; 85), che dominerà su tutte le altre, per sradicarle completamente (Corano 2, 193 ); coloro che non sono musulmani possono essere solo pervertiti e maledetti (Corano 3, 10, 82, 110; 4, 48, 56, 76, 91; 71, 44 ; 9, 17,34; 11, 14; 13, 15, 33; 14.30 , 16,28-9; 18, 103-6; 21, 98; 22, 19-22, 55; 25, 21; 33, 64; 40, 63; 48,13), che i musulmani devono combattere costantemente (Corano 61, 4,10-2; 8, 40; 2, 193) con l'inganno (Corano 3, 54; 4, 142; 8, 30; 86,16), il terrore (Corano 3,151; 8, 12, 60; 33, 26; 59, 2), e tutti i tipi di punizione (Corano 5, 33; 8, 65; 9, 9, 29, 12; 25, 77), come la decapitazione (Corano 8, 12 Corano 47, 4) o la crocifissione (Corano 5, 33) per eliminare (Corano 2, 193; 8, 39; 9, 5, 111, 123; 47, 4) e infine distruggere (Corano 2, 191; 4, 89, 91; 6, 45; 9, 5, 30, 36, 73; 33, 60-2: 66, 9). "O voi che credete! Combattete a morte gli increduli che sono presso voi e che trovino in voi crudeltà ..." (Corano 9, 124) "Che Allah li maledica!" (Corano 9, 30 cfr. 31, 51; 4, 48) …

Santo Padre si può mai dimenticare, quando ci si rivolge a dei musulmani, che non possono riferirsi al di fuori del Corano? Lei si appella "al rispetto per ogni persona [...] Prima di tutto per la sua vita, per l'integrità fisica, per la sua dignità con i diritti derivanti, per la sua reputazione, il suo patrimonio, la sua identità etnica e culturale, le sue idee e le sue scelte politiche". Non può influenzare le disposizioni date da Allah, che sono immutabili, e ho elencato alcune tra esse. Ma se noi rispettiamo “le idee altrui e le scelte politiche”, come ci possiamo, allora, opporre alla lapidazione, all'amputazione e a ogni sorta di altre pratiche abominevoli comandate dalla Sharia? Il suo bel discorso non può smuovere i musulmani che non hanno lezioni da imparare da noi, essendo "impurità" (Corano 9, 28). E se, nonostante tutto, le applauderanno come hanno fatto in Italia, è perché la politica della Santa Sede serve notevolmente ai loro interessi facendo passare la loro religione come rispettabile agli occhi del mondo, pensando che porti a considerare i valori universali da lei preconizzati ... Le applaudiranno fintanto che saranno, come in Italia, una minoranza. Ma quando essi non lo saranno più, succederà quanto accade ovunque sono maggioranza: ogni gruppo non musulmano dovrà scomparire (Corano 9,1; 47, 4; 61, 4; ecc.) o pagare la jyzaia per acquistare il diritto di sopravvivere (Corano 9, 29). Lei non può ignorare tutto questo ma come può, nascondendolo agli occhi del mondo, promuovere l'espansione dell'Islam davanti ad innocenti o ingenui così abusati? Forse lei osserva i complimenti che le sono stati inviati come segno di fecondità del suo atteggiamento? Allora lei ignora il principio della takyia che comanda di baciare la mano che il musulmano non può tagliare (Corano 3, 28; 16, 106). Ma che valgono tali scambi di cortesia? San Paolo non ha detto: "Se cerco di piacere agli uomini, non sarò servitore di Cristo" (Gal 1, 10)? Gesù ha dichiarato maledetti coloro che sono oggetto di venerazione da parte di tutti (Lc 6, 26). Ma se i vostri nemici naturali la lodano, chi non la loderà? La missione della Chiesa è d'insegnare le buone maniere per vivere in società? San Giovanni Battista sarebbe morto se avesse semplicemente voluto augurare una bella festa a Erode? Forse dirà che non c'è paragone con Erode, perché Erode viveva nel peccato e che era dovere di un profeta denunciare il peccato?

Ma se ogni cristiano è divenuto un profeta, il giorno del suo battesimo, e se il peccato è non credere in Gesù, Figlio di Dio, Salvatore (Gv 16, 9), ciò di cui precisamente si fa gloria l' Islam, come potrebbe un cristiano non denunciare il peccato che è l'Islam e chiamare alla conversione "in ogni occasione opportuna e non opportuna" (2 Tm 4, 2)? Dal momento che lo scopo dell'Islam è quello di sostituire il Cristianesimo che avrebbe pervertito la rivelazione del puro monoteismo con la fede nella Santa Trinità, poiché Gesù non è Dio, non sarebbe né morto né resuscitato, non ci sarebbe stata alcuna redenzione e la sua missione si sarebbe ridotta a nulla, perché non denunciare l'Islam come l'Impostore preconizzato (Mt 24, 4; 11, 24) e il predatore per eccellenza della Chiesa? Invece di cacciare il lupo, la diplomazia vaticana dà l'impressione di preferire il nutrimento delle adulazioni, non vedendo che questo aspetta solo d'essere ben nutrito per fare quanto fa ovunque è divenuto sufficientemente forte e vigoroso. C'è bisogno di ricordare i cristiani martiri che vivono in Egitto, in Pakistan e ovunque l'Islam è al potere? Come può, la Santa Sede, assumersi la responsabilità di avallare l'Islam presentandolo come un agnello, mentre è un lupo travestito da agnello? Ad Akita, la Vergine Maria ci ha avvertito: "Il diavolo s'introdurrà nella Chiesa perché è piena di gente che accetta compromessi"...

Santo Padre, come può la sua lettera affermare che "in particolare tra cristiani e musulmani, siamo chiamati a rispettare la religione dell'altro, i suoi insegnamenti, i suoi simboli e valori"? Come possiamo rispettare l'Islam, che continuamente bestemmia la Santa Trinità e nostro Signore Gesù Cristo, accusando la Chiesa di aver falsificato il Vangelo e cercando di sostituirla (Ap 12, 4)? Quanto ha scritto sant'Ireneo Contro le eresie San Giovanni Damasceno Sulle eresie in cui si riscontrano "le molte assurdità risibili riportate nel Corano", San Tommaso d'Aquino, con la sua Summa contro i Gentili e tutti i santi che si sono impegnati a criticare le false religioni non erano allora dei veri cristiani, se oggi ne condannate retroattivamente le azioni come quelle di qualche raro apologeta contemporaneo?

Dall'ambito di cooperazione tra ragione e fede, così incoraggiato da Benedetto XVI, si dovrebbe escludere il fatto religioso? Se si segue il suo appello espresso dalla sua lettera, Santo Padre, bisogna allora chiedere con l'Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC) [6], la condanna in tutto il mondo per qualsiasi critica all'Islam, e quindi cooperare con l'OIC a diffondere l'Islam che insegna, ripeto, la corruzione del Cristianesimo che verrà sostituito dall'Islam ... Perché in collaborazione con l'OIC si dovrebbe mettere in un museo l'apologetica cristiana?

Se è vero che non si può seminare tra le spine (Mt 13, 2-9), ma che le si deve prima estirpare per iniziare a seminare, è pure vero che non si può iniziare ad annunziare la Buona Novella della salvezza ad un'anima musulmana per quant'è stata vaccinata e immunizzata sin dalla prima infanzia contro la fede cristiana (Corano 5, 72; 9, 113; 98, 6...) riempiendola di pregiudizi, calunnie e ogni genere di falsità sul Cristianesimo. Bisogna, dunque, necessariamente cominciare a criticare l'Islam "i suoi insegnamenti, simboli e valori" per distruggere in sé le falsità che lo rendono nemico del Cristianesimo. San Paolo non chiede solo di usare "le armi di difesa della giustizia", ma anche "le armi offensive" (2 Cor 6, 7). Dove sono queste ultime nella vita della Chiesa di oggi?

Oh, certo, associarsi alla gioia di brave persone ignoranti della volontà di Dio augurando loro un felice Ramadan non può sembrare una cosa brutta in sé, esattamente come pensava san Pietro quando legittimava le usanze ebraiche ... nella paura dei "proto-musulmani" ossia dei Nazareni ebrei! Ma san Paolo lo ha corretto davanti a tutti mostrando che aveva cose più importanti da fare che cercare di piacere a dei falsi fratelli (Gal 24, 11-14; 2 Cor 11, 26; Corano 21, 93; 60, 4, ecc). Se Paolo ha ragione come si può dire che non dobbiamo criticare "la religione degli altri, i suoi insegnamenti, i suoi simboli e valori"? Non volendo criticare l'Islam, la sua lettera giustifica anche i vescovi che vanno alla cerimonia di posa della prima pietra di una moschea. Quanto essi fanno è, pure nel loro caso, una questione di cortesia nel desiderio di piacere a tutti e favorire la pace civile.

Domani, quando i loro fedeli saranno divenuti musulmani, diranno che fu il loro vescovo che, invece di conservarli nel Cristianesimo, ha loro mostrato la via verso la moschea... E potranno dire pure la stessa cosa nei riguardi della Santa Sede, poiché avranno imparato a non pensare il vero sull'Islam ma ad onorarlo come buono e rispettabile in sé...

La sua lettera giustifica i suoi auguri di buon Ramadam dicendo: "È chiaro che quando mostriamo rispetto per la religione degli altri o quando gli offriamo i nostri migliori auguri in occasione di una festa religiosa, cerchiamo semplicemente di partecipare alla sua gioia senza che si tratti, pertanto, di fare riferimento al contenuto delle sue convinzioni religiose". Come rallegrarsi di una gioia che glorifica l'Islam?L'atteggiamento da lei preconizzato, Santo Padre, si accorda a quello comandato da Gesù: "Il vostro parlare sia 'sì sì', 'no no': il resto viene dal maligno" (Mt 5, 37)? E anche se si potesse credere di non peccare, augurando un felice Ramadan, a causa di una restrizione mentale che nega il legame tra Islam e Ramadan (una negazione indicante che questo comportamento pone ancora dei problemi), questo si accorda con la carità pastorale che vuole da un pastore l'attenzione di come un suo gesto sia compreso dai suoi interlocutori? In effetti cosa possono pensare i musulmani quando ci sentono augurare loro un felice Ramadan, se non che siamo idioti, incomprensibilmente ottusi, certamente maledetti da Allah, nel non divenire noi stessi musulmani dal momento che riconosciamo la loro religione non solo come un bene (poiché in grado di infondere loro la gioia da noi augurata), ma certamente superiore al Cristianesimo (poiché viene dopo di esso). Oppure possono pensare che siamo ipocriti non osando dire loro in faccia cosa pensiamo della loro religione il che equivale a riconoscere che abbiamo paura di loro come se fossero già i nostri padroni? Possono avere una diversa interpretazione se pensano da musulmani?

Molti musulmani mi hanno espresso la loro gioia poiché lei onora la loro religione. Come potranno mai convertirsi se la Chiesa li incoraggia a praticare l'Islam? Come può la Santa Sede annunciare la falsità dell'Islam e il dovere di abbandonarlo per salvarsi ricevendo il santo battesimo? Tutto ciò non favorisce il relativismo religioso per il quale le differenze tra le religioni sono poco importanti mentre sarebbe importante quanto vi è di buono nell'uomo che si salverebbe indipendentemente dalle religioni?

I primi cristiani si rifiutarono di partecipare alle cerimonie civili dell'Impero romano in cui avrebbero dovuto bruciare dell'incenso davanti ad una statua dell'imperatore, rito apparentemente assai lodevole in quanto promuoveva la convivenza e l'unità di popoli diversi e di molte grandi religioni dell'Impero romano. I primi cristiani, per i quali l'unicità della Signoria di Gesù era più importante di qualsiasi realtà di questo mondo, pure della stima dei loro stessi concittadini, hanno preferito firmare con il loro sangue l'originalità del loro messaggio. 

E se amiamo il prossimo, qualunque sia, musulmani compresi, in quanto membri come noi della specie umana, voluta e amata da tutta l'eternità da Dio  redenta con il Sangue dell'Agnello senza macchia, Gesù ci ha insegnato a negare ogni legame umano che si oppone al suo amore (Mt 12, 46-50; 23, 31; Lc 9, 59-62; 14, 26; Gv 10, 34; 15,25). Con quale fraternità quindi si potrebbe chiamare "fratelli" i musulmani (veda la sua dichiarazione del 29.03.2013)? C'è una fratellanza che trascende tutte le cose umane tra cui quella della comunione con Cristo, respinta dall'Islam, e che potrebbe essere la sola importante? La volontà di Dio è che crediamo in Cristo (Gv 6, 29), che "non riconosciamo alcun altro nella carne" (2 Cor 5, 16).

Forse la diplomazia vaticana pensa che, tacendo su cos'è l'Islam, salverà la vita dei poveri cristiani nei paesi musulmani? No, l'Islam continuerà a perseguitarli (cfr. Gv 16, 2) e ancora di più se non vede alcuna obiezione a ciò poiché quella è la sua ragion d'essere (Corano 9, 30). Questi cristiani, come tutti i cristiani, non si aspettano, piuttosto, che lei ricordi loro che tale è l'eredità di ogni discepolo di Cristo, quella d'essere perseguitato in suo nome (Mt 16, 24; Mc 13, 13; Gv 15, 20) e che è una grazia grandissima di cui ci si deve rallegrare? Gesù ci ha comandato di non temere i tormenti delle persecuzioni (Lc 12, 4) e, ai fratelli perseguitati per la nostra fede, di rallegrasi nell'ottava beatitudine (Mt 5, 11-12). Questa gioia non è forse la migliore testimonianza?

Quale miglior servizio possiamo dare ai musulmani devoti quando non abbiamo paura di morire, dal momento che loro sono certi di andare a godere delle Uri che Allah ha promesso loro quale ricompensa per i loro crimini? Quale miglior servizio se non dare loro la vita per amore di Dio e la salvezza del prossimo?

La sua lettera fa riferimento alla testimonianza di san Francesco ma non dice che San Francesco ha inviato dei fratelli per evangelizzare il Marocco, sapendo che molto probabilmente sarebbero stati martirizzati, quanto effettivamente successe. Non dice che s'impegnò lui stesso ad evangelizzare il sultano Al Malik Al Kamil [7]. La carità denuncia la menzogna e chiama alla conversione.

Santissimo Padre, facciamo molta fatica a trovare nel suo messaggio ai musulmani l'eco della carità di san
Paolo che comanda: "Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele?" (2 Cor 6,14-15), o quelle del dolce San Giovanni di non accogliere alcuno che rigetti la Fede cattolica, di non salutarlo neppure sotto pena di partecipare alle sue "cattive azioni" (2 Gv 7, 11) ... Salutando i mussulmani in occasione del Ramadan, non si partecipa alle loro opere malvagie? Chi odia, oggi, perfino una veste contaminata dalla carne (cfr. Gd 23)? La dottrina degli Apostoli non è più attuale?

Sì, il Concilio Vaticano II chiama i cristiani a dimenticare il passato, ma questo non può significare altro che dimenticare ogni risentimento alle violenze e ingiustizie subite nei secoli dai cristiani e, ciò che ci interessa, inflitte loro dai musulmani. Dimenticare il passato non significa condannarsi a rivivere gli stessi mali di allora? Senza avere una memoria ci potrà essere ancora un'identità? Senza una memoria, potremmo avere ancora un futuro?

Santissimo Padre, lei ha letto la Lettera aperta di Magdi Cristiano Allam, [8] ex musulmano battezzato da Papa Benedetto XVI nel 2006, che ha annunciato di lasciare la Chiesa a causa del suo compromesso con l'islamizzazione dell'Occidente? Questa lettera è un terribile tuono nel cielo davanti alla tiepidezza e la codardìa della Chiesa e dovrebbe essere un grande monito per noi!

Santissimo Padre, poiché la diplomazia non è coperta dal carisma dell'infallibilità e il suo messaggio ai musulmani in occasione della fine del Ramadan non è un atto magisteriale, io prendo la libertà di criticarlo apertamente e rispettosamente (can. 212 § 3). Sicuramente lei ha considerato che prima di parlare di "teologia" con i musulmani, era necessario disporre il loro cuore insegnando il dovere, per quanto elementare, di rispettare gli altri. Volevo dirle che ci sembra che un tale insegnamento dev'essere fatto senza alcun riferimento all'Islam, al fine di evitare qualsiasi ambiguità al riguardo. Perché non in occasione del primo dell'anno o a Natale? 

Non fu certamente senza ragione che Benedetto XVI sciolse il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e trasferì i suoi poteri al Pontificio Consiglio della Cultura ... 

Detto questo, rinnovo il mio impegno di fedeltà alla Cattedra di San Pietro, nella fede nel suo infallibile magistero, desiderando vedere fare lo stesso da parte di tutti i cattolici scossi nella loro fede per il suo messaggio ai musulmani in occasione della fine del Ramadan.

Don Guy Pagès


Fonte:

http://www.riposte-catholique.fr/riposte-catholique-blog/tribune/leglise-et-les-musulmans-une-lettre-ouverte-de-labbe-guy-pages-au-pape-francois?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+Riposte-catholique+%28Riposte-catholique%29&utm_content=Yahoo%21+Mail

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NOTE

 2)  "In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli salva restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità della persona" [Can. 212 § 3].




5) "Così come escrementi, urina, carne, vino" precisa l'ayatollah Khomeny, in Principi politici, filosofici, sociali e religiosi, Éditions Libres Hallier, Paris, 1979.



7) http://www.eleves.ens.fr/aumonerie/numeros_en_ligne/careme02/seneve008.html

8) http://www.ilgiornale.it/news/interni/bersani-ora-basta-899699.html

L'ateo contro il "Filioque"


La dottrina del "Filioque", come alcuni sapranno, riguarda la processione dello Spirito Santo. Per processione s'intende la provenienza dell'essere della terza persona della Trinità divina. Da dove proviene (nel suo essere Persona) lo Spirito Santo? Chi lo fa esistere? Il Padre, si diceva anticamente e si continua a dire nelle Chiese ortodosse. Il Padre e il Figlio s'iniziò a dire da una certa epoca in poi in Occidente o, dal Padre attraverso il Figlio. Quest'ultima spiegazione, contestata nell'Oriente cristiano, è detta "Filioque", dal latino ex Patre Filioque procedit: [lo Spirito] procede dal Padre e dal Figlio.

Questa dottrina da un certo periodo in poi scantenò forti polemiche anche e soprattutto perché dietro ad essa c'era una contrapposizione politica tra Occidente e Oriente. L'Occidente, in un certo senso, è nato politicamente grazie alla dottrina del "Filioque". D'altra parte in Occidente si ha sempre sostenuto, appoggiandosi alla dottrina trinitaria agostiniana, la legittimità di questa addizione.

In questo blog non entro in merito alle questioni strettamente teologiche (pur potendolo fare) ma, attraverso questo fatto, voglio segnalare quanto segue.

Alcuni anni fà nel web notai il blog di un signore che si diceva ateo e che, stranamente, s'impegnava nella confutazione del "Filioque". Cosa assai singolare: se una persona è atea perché deve discettare su questioni teologiche trinitarie? La sua teoria era pressapoco questa: la Chiesa romana sapeva di andare contro la tradizione antica ma lo fece ugualmente. La cattiva fede, avuta allora, non ha fatto che aumentare nel tempo per cui è passata da errore ad errore. L'ateo era, dunque, a modo suo pure un apologeta!

Come si poteva spiegare la sua posizione? Passata la prima meraviglia capii che gli successe. Questo signore era un italiano che, dal Cattolicesimo, era passato alla Chiesa ortodossa, sollecitato da un prete ortodosso della sua stessa nazionalità. Il passaggio da una Chiesa all'altra si era motivato con una specie di amara contrapposizione. Il prete che lo condusse nel nuovo ovile, d'altronde, per mancanza di formazione e di sensibilità umana e spirituale, alimentò in lui questo "sport del contrapporsi". Il laico, non avendo avuto da questo prete basi più solide per fondare la sua fede, finì per abbandonarlo divenendo ateo. Forse non aveva neppure visto in lui un grande esempio cristiano...
Da ateo protestò contro il "Filioque".

La singolare vicenda c'insegna alcune interessanti cose:

a) Prescindendo dal fatto di chi abbandona il Cattolicesimo, non ha alcun senso abbracciare una fede per un motivo esclusivamente negativo. Uno non entra in una casa perché odia altre case ma perché, eventualmente, in quella casa ha trovato del cibo che lo sostenta veramente.

b) L'influenza del clero, nel bene e nel male, è veramente forte! Se ci sono persone che sono in grado di edificare, ve ne sono altre che, più o meno giocando con la vita altrui, seminano disastri. È, molto probabilmente, il caso del prete in questione.

c) Laici e preti oggi sono generalmente molto fragili. Di qui strane storie e traversìe che continuano a succedere.

Devo purtroppo sottolineare che, in ambienti ortodossi e in ambienti cattolici (per quel che ne so), ci sono molte strane situazioni, dal punto di vista umano, sia tra clero sia tra laici.

La funzione di questo blog è quella di evidenziare i tesori dell'indivisa tradizione cristiana ma, incidentalmente, anche quella di mettere in guardia le persone: i nostri sono tempi di diffusa fragilità. È necessario essere "prudenti come serpenti" e non essere affatto ingenui.

Il fatto che uno sia prete (cattolico o ortodosso da questo punto di vista non ha importanza) o che si dichiari un fedele attivo e "testimone" - responsabile di riviste recenti o cessate, di movimenti o associazioni di varia "testimonianza" - non significa automaticamente qualcosa di necessariamente positivo.

So di laici che si servono della fede (cattolica o ortodossa) per mire e scopi unicamente personali, esattamente come un certo tipo di clero. Essi usano gli altri e non si rendono minimamente conto di quanto sono egoisti e narcisi! 

Qui, prima di esserci problemi religiosi, ci sono profondi e serissimi problemi umani! La religione, d'altronde, è sempre stata creduta un "trampolino di lancio" da psicopatici e iperproblematici...

Se non si sta attenti a questo (oggi tutt'altro che raro), si perderà il tesoro della tradizione e della fede (contenuto in vasi di argilla) finendo, ognuno a suo modo, a fare la fine dell' "ateo contro il Filioque".


martedì 10 settembre 2013

Gli operai

Operai di una ditta di campane nei primi anni del '900.

Un'altra piccola favoletta ci indica, a suo modo, la condizione presente delle Chiese. Anche qui abbiamo tre casi.

Il primo caso ci presenta una ditta artigiana con operai esperti dediti al loro lavoro. In questa ditta non ci sono molte distrazioni e quanto si produce è di qualità, grazie anche ad ottimi strumenti e alla capacità di chi li utilizza, capacità tramandata da generazioni.

Il secondo caso ci presenta una ditta di operai esperti ma svogliati. C'è chi compie il suo lavoro ma è una minoranza. Gli altri perdono il loro tempo chiacchierando e fumando in prossimità dell'uscita dello stabilimento. Tuttavia, per quanto molti non abbiano voglia di lavorare, gli strumenti sono ancora in buono stato e la capacità di usarli c'è ancora. Qui è ancora possibile cambiare le cose in meglio!

Il terzo caso ci presenta una ditta di operai svogliati e incapaci. Qualcuno cerca di compiere il lavoro ma con grande fatica: gli strumenti sono in pessimo stato e nessuno si ricorda il modo migliore di utilizzarli. Per giunta ci sono alcuni che, oltre a non ricordare come si lavora, s'inventano modi alternativi e controproducenti di lavorare. In definitiva essi hanno perso la loro dignità e identità di lavoratori. Qui è quasi impossibile cambiare le cose in meglio, dal momento che si disprezza il modo autentico di lavorare.

Per uscir di metafora e tornare alla realtà odierna delle Chiese l'applicazione è chiara.
Il primo caso riguarda quella Chiesa che ha conservato le tradizioni apostoliche ed ecclesiastiche che aiutano ad incarnare il vangelo. Grazie a questo non ci sono molte distrazioni (affascinazioni per il mondo) e l'opera compiuta è eccellente. Anche l'intesa e l'armonia tra gli "operai" è buona.

Il secondo caso riguarda quella Chiesa che, pur conservando le tradizioni apostoliche ed ecclesiastiche, inizia ad essere erosa dal fascino mondano. Chi la osserva da fuori la critica per la presenza di "perditempo" e di "parassiti" ma a costoro sfugge la sostanza: in cuor suo questa Chiesa è ancora sana e non vi è alcuno, al suo interno, che contesti le sue tradizioni, nonostante i rapporti tra gli "operai" non siano sempre eccellenti.

Il terzo caso riguarda una chiesa che ha perso il senso delle tradizioni apostoliche ed ecclesiastiche  (per lei sono cose "vecchie") ed oramai è praticamente tutta dedita ad uno stile mondano. Non volendo ricordare le tradizioni, in essa molti inventano qualcosa di nuovo con grande pubblicità e plauso di chi sta fuori: nuove liturgie, nuove preghiere, nuove teologie... In questo modo, se esiste ancora qualche volenteroso, la qualità della sua opera viene inevitabilmente abbassata se non azzerata. Questa chiesa, come il terzo caso della ditta, ha un fermento molto superficiale che la fa credere viva (e attrae gli ingenui) ma, in realtà, è prossima alla rovina.
Tra i suoi "operai" esistono molte fazioni e divisioni: è una casa divisa in se stessa!

Il mondo europeo occidentale ha conosciuto il primo genere di Chiesa, poi il secondo. In questi  tempi sta conoscendo il terzo. 

sabato 7 settembre 2013

I tiratori

Osservando cosa succede nel mondo cristiano ho spesso avuto in mente l'immagine di alcuni tiratori. È un esempio che suona come una piccola favoletta, semplicissimo ma molto istruttivo. 

C'era una volta un buon tiratore. Si era molto esercitato al tiro e aveva un'ottima vista. Quando la freccia scoccava dal suo arco, giungeva inevitabilmente al centro. Questo tiratore, tuttavia, veniva invidiato da alcuni altri, due in particolare: uno che, in gioventù, era stato bravo come lui ma che, in seguito ad un incidente, divenne cieco. 
Un altro che, oltre ad essere cieco, aveva pure un arco mal funzionante. Entrambi invidiavano il buon tiratore e cercavano di competere con lui meglio che potevano per sottrargli l'ammirazione del pubblico.

Il secondo tiratore, per cercare d'essere come il primo, si era circondato di una squadra di consiglieri i quali, osservando attentamente quanto il primo faceva da solo, gli consigliavano di tenere l'arco ora più su, ora più giù, per cercare di centrare il bersaglio.
A volte, grazie a quei consigli, il secondo tiratore riusciva a fare centro e ad attirare su di se l'attenzione di gran parte dei presenti i quali gridavano "bravo!" e correvano a dirlo a molti altri.

Ma, nonostante ciò, in lui non c'era più la capacità del tiro all'arco (era cieco!) ma molta voglia di apparire, cosa che ai più sfuggiva totalmente.

Il terzo tiratore si trovava in una situazione peggiore, avendo pure un arco mal funzionante. Cercava allora d'illudere i suoi ammiratori dicendo che qualsiasi colpo scoccasse, anche se non faceva centro, era comunque valido: cambiava le regole del gioco! La capacità del tiro dell'arco non era in lui lasciando lo spazio a molta illusione in buona o mala fede. Inutile dire che i suoi ammiratori non sospettavano nulla di falso e s'irritavano molto quando qualcuno osava criticare il comportamento del loro beniamino.

Questi tre tiratori fanno molto pensare a persone o ambienti ecclesiali (se non a Chiese intere!).

Alcuni sono sani e non hanno alcun bisogno di mostrarsi o di mostare eventuali loro capacità facendone ampia pubblicità. Spesso stanno nell'ombra e, armati di arco e frecce (la pratica delle virtù e la vera conoscenza cristiana), giungono al centro dei loro propositi. Solo dei buoni conoscitori individuano in loro le persone migliori e attendibili.

Altri sono malati e provano una profonda invidia per i primi perché in cuor loro si rendono conto della loro precaria condizione. Cercano allora d'imitarli esteriormente attirando l'attenzione di moltissimi ingenui. A volte giungono a compiere alcuni buoni propositi ma la virtù e la vera conoscenza non abitano in loro. La grande squadra di consiglieri (scuole, università, libri) e possibilità (soldi, appoggi mondani) non può cambiare questa loro realtà intrinseca ma aiuta tantissimo a dare un'ottima apparenza. Infatti la maggioranza delle persone da loro credito.

Altri ancora, oltre ad essere malati, non hanno neppure la remota possibilità di guarire: rifiutano qualsiasi cura e negano perfino la loro malattia. Giungono, allora, a cambiare le regole del gioco dicendo: il Cristianesimo non chiede impegno di preghiera, sacrificio di vita, fedeltà ai comandamenti; basta essere socialmente utili. Costoro stravolgono tutto ma, presentandosi apparentemente come gli altri, sono considerati degni del massimo credito. Inutile dire che la gran massa delle persone segue questi ultimi.

Ognuno può trarre da questa storiellina le debite conseguenze e applicazioni osservando la realtà circostante.


mercoledì 4 settembre 2013

Alcuni problemi cattolici...


Un lettore mi scrive:

Secondo lei cosa si dovrebbe fare? 
Mettiamo che in futuro (volesse il Cielo!) venga eletto papa un sacerdote tradizionale. Cosa dovrebbe fare: sconfessare i documenti conciliari (che hanno dato l'input a tutta la rivoluzione che vediamo?) dovrebbe imporre dall'altro la liturgia antica? Ma come potrebbe "abrogare" i documenti del Concilio? Il Papa in teoria può farlo? Concretamente se al posto di Francesco ci fosse un sacerdote tradizionale, in questa miserevole e difficile situazione cosa potrebbe fare, con tutta l'opposizione clericale che potrebbe fare un immenso scisma? Sarebbe difficile abrogare ad esempio il Novus Ordo, non sarebbe diciamo opportuno, perché verrebbe visto come un'imposizione etc. So che tutte queste nostre ipotesi e ragionamenti ipotetici non servono a nulla concretamente, dato che noi laici non possiamo farci nulla, ma perlomeno queste ipotesi potrebbero magari edificarci o aiutarci a farci comprendere di più la realtà.

Il giovane lettore che mi scrive, vedendo nel cattolicesimo attuale tutta una serie di mal funzionamenti e contraddizioni, pone questa raffica di domande, sollecitato dalle mie riflessioni che cercano, al contrario, di porre delle basi coerenti e in continuità sostanziale con la tradizione antica.
Le sue domande possono essere quelle di un qualsiasi lettore cattolico con sensibilità tradizionale.
Spiace dirlo ma, purtroppo, sono domande ingenue.
Forse si poteva iniziare a farle all'indomani della morte di Giovanni XXIII o all'inizio del pontificato di Paolo VI. Oggi la situazione è cambiata e, mano a mano che il tempo passa, è in continuo cambiamento. Francamente temo sia una situazione sostanzialmente alla deriva.
Oggi nel mondo cattolico si può pressapoco dire che:

- 1/10 ha una sensibilità prossima a quella del mio lettore, 
- 6/10 sono piuttosto indifferenti a tutto e abbastanza avversi a qualsiasi imposizione, 
- 3/10 sono fiermente avversi alla sensibilità tradizionale e paladini del nuovo in quanto nuovo o comunque di un nuovo in rottura col passato.

Con una composizione così anomala com'è possibile fare leva sul principio di autorità per "imporre" qualsiasi cosa? Se il papa attuale ha la fama che ha, ciò è principalmente dovuto non tanto alla sua decantata simpatia quanto al fatto che risulta simile a quei 9/10 che compongono la maggioranza del cattolicesimo attuale.
E se il papa precedente risultava antipatico questo derivava proprio dallo stesso fatto ma rovesciato: i 9/10 del cattolicesimo di fatto non lo amavano sentendolo estraneo a sé. Gli stessi suoi timidi tentativi d'instaurare qualcosa di tradizionale, parallelamente a quanto esiste e senza minimamente toccare quanto c'è, ha generato un'onda di mal celato fastidio, in qualcuno pure di terrore.
Un prete mi diceva chiaramente: "Se questo papa tedesco m'impone di celebrare la messa antica io lascio il sacerdozio". Penso non fosse affatto l'unico a pensarlo.
Le dimissioni del papa tedesco (secondo diversi imposte) hanno finalmente allontanato questo spettro e con esso pure la "riforma della riforma" del rito moderno cattolico...

Il problema di fondo, a mio modesto avviso, non è, come dissi, una questione di latino o di lingua vernacolare. Il problema è che qui si sta instaurando un cattolicesimo completamente nuovo dimentico non solo delle sue radici antiche (che lo assimilerebbero meglio al mondo ortodosso) ma anche di quelle moderne; un cattolicesimo indifferente all'oggettività della verità e al senso della tradizione (1). Se dall'alto giunge ancora qualche insegnamento è come un seme che cade in un deserto: i 9/10 non sono in grado di farlo fruttificare e non gl' interessa proprio.
E poi che senso ha decantare che Cristo è il redentore del mondo quando lo stesso clero che lo afferma pone di fatto azioni che rivelano un agnosticismo pratico? Quest'affermazione, in un contesto che non la supporta, non è che un fantasma retorico!

I 9/10, quest'ampia base, stanno di fatto trascinando tutto il cattolicesimo in una nuova realtà, impensata fino ad alcuni decenni fà.
Quello che mi ha stupito è che, la mia opinione è condivisa pure da qualche semplice cattolico praticante, nonostante parta da altri punti di vista e abbia  molte meno informazioni di me.

Non sono d'accordo con il mio lettore quando dice che "noi laici non possiamo farci nulla". Ognuno dal canto suo fà qualcosa se coltiva quant'è positivo. Non si tratta di andare a contestare in piazza. Si tratta di espandere una corretta mentalità, nei limiti e nelle possibilità consentite ad ognuno, o almeno di viverla. In questo modo almeno in certi ambienti, forse, la tendenza si rovescerà. E se altri correranno in una direzione opposta e dispersiva la responsabilità, alla fine, sarà unicamente loro.

Credo che, alla fine, non è personalmente importante se sta nascendo un nuovo cattolicesimo (cosa che di fatto accade) ma se si è nella linea della tradizione che ci pone in comunione con i testimoni antichi della fede. Solo da qui si può vedere cosa fare e come comportarsi.

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1) Lo stesso papa Ratzinger, passato per molto conservatore, nel dialogo con i "lefebvriani" sottolineava che nella tradizione l'elemento importante non è tanto il contenuto oggettivo del messaggio, come si diceva fino a poco tempo fà, ma la continua presenza del soggetto che lo trasmette. Non è importante dire, ad esempio, che Dio è uno e trino ma è importante che esista una realtà ecclesiale che afferma una confessione di fede.

Tuttavia, questo cambio di prospettiva può armonizzare anche i contrari: se è più importante il soggetto che trasmette, oggi si può tranquillamente dire il contrario di ieri in nome della tradizione e non sentire alcuna contraddizione. Ma se, viceversa, è importante l'oggettività del contenuto, la situazione si rovescia! Questo cambio di prospettiva - che sta alla base dell'identità di una Chiesa intera - sinceramente mi sgomenta e continua a darmi la prova che il Cattolicesimo si sta preparando per essere qualcosa di totalmente nuovo, fatte salve le solite apparenze esterne.