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domenica 13 gennaio 2013

Monasteri e Ortodossia

Il mondo Ortodosso è essenzialmente legato al mondo monastico. Lo si vede nel modo in cui è organizzata la liturgia, la spiritualità e diversi aspetti della Chiesa.
Tuttavia ultimamente stanno succedendo strani fenomeni: la secolarizzazione, se non proprio l'indifferentismo religioso, iniziano a segnarlo. Sono fenomeni che si constatano evidentemente e che risultano chiari anche in un fatto tutto italiano.

La chiesa principale del monastero san Giovanni Theristis a Bivongi (Reggio Calabria)
Il fatto riguarda il monastero di  san Giovanni Theristis che si trova in Calabria, vicino al paese di Bivongi. Questo, è un piccolo monastero gestito da monaci romeni ma che, fino ad un recente passato, apparteneva alla Metropoli ortodossa d'Italia e Malta (facente capo all'arcivescovo-metropolita greco). Questo monastero è stato riattivato grazie all'iniziativa di un monaco greco ora defunto, padre Kosmas, e all'interesse del locale comune.
Successivamente alla morte di questo monaco, sono accadute varie vicende e, anche per la pessima conduzione del monastero da parte dell'istituzione ecclesiastica responsabile, è passato alla Metropolia romena. 
Un monastero, nel quale esiste una certa vita liturgica, è importante per una diocesi. La  mancanza di una vera vita monastica, può essere solo segno della decadenza di una Chiesa. 
Questo è così vero che la radice di tale problema religioso non sta quasi mai nel singolo fatto isolato (in una singola persona o in una singola situazione locale) ma a monte di tutto (in chi ne è il primo responsabile).

E' quanto capiamo anche dal seguente commento che inseriamo proprio perché ci pare molto attinente e dimostra come, anche  nell'Oriente cristiano, ci siano forti problemi e, in diversi casi, avanzati stadi di secolarizzazione.

Il commento, trovato in un blog francese, chiarifica in modo netto l'odierna situazione (che riguarda anche l'Italia e, se la estendiamo, pure il mondo Cattolico). 
Riporto la traduzione con il link di riferimento.

"Pare che, ancora una volta, il Patriarcato di Costantinopoli abbia l'arte di mancare l'appuntamento con la storia. Così quando sembra possibile una rinascita dell'Ortodossia in Italia meridionale - dove, a differenza del resto dell'Europa occidentale, ci sono ancora persone di rito bizantino unite forzatamente a Roma, ma che hanno conservato il ricordo delle radici ortodosse - l'incapacità di Costantinopoli di agire in tempo porta al fallimento di questa rinascita. Lo si vede nel caso del Monastero di San Giovanni il Mietitore o in situazioni particolari, come quella stessa del R. P. Capparelli (italo-albanese sotto la giurisdizione di Mosca e non di Costantinopoli!).

Peccato! Il XX secolo ha posto il Patriarcato ecumenico in pericolo di morte, ma ha pure aperto delle vie in alcune parti dell'Europa occidentale e del mondo anglosassone. Vedo che le occasioni sono state tutte perse in Italia come in Francia e negli Stati Uniti". 


In altre parole, quello che si sta dicendo è che le personalità ecclesiastiche di questo patriarcato (si spera non proprio tutte, ma purtroppo il fallimento è prevalente e quindi, se ne deduce, che siano la maggioranza) non hanno alcuna capacità pastorale per mantenere una Chiesa o aprirsi ad una missione che la espanda. E' dunque una Chiesa destinata a morire e, al momento, a contrarsi fortemente. La storia di san Giovanni Theristis ne è prova.

Vedi il recente decreto del Consiglio di Stato con cui si svincola definitivamente il monastero dalla giurisdizione greca.

Con questo discorso non si vogliono portare necessariemnte argomenti apologetici di una parte contro l'altra (il Cattolicesimo è meglio dell'Ortodossia o viceversa, una giurisdizione ortodossa è più "brava" di un'altra) né vi si vuole sottendere ideali proseliticistici. Non si tratta neppure di ripicche o questioni personali. Si vuole semplicemente dire che i tempi che viviamo sono di decadenza e le personalità delle Chiese la riflettono tutte, chi più chi meno. I fallimenti da loro posti (segno delle loro  incapacità) sono inequivocabilmente attestati dai fatti prodotti e che ognuno, al di là di false esaltazioni partigiane o coperture opportunistiche, è in grado di verificare.