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domenica 7 ottobre 2012

Il particolare stile del Typikon bizantino

Nel post precedente ho presentato un blog parallelo a questo: La Domenica Bizantina. Attualmente in quel blog si trovano le parti variabili della Divina Liturgia domenicale fino a dicembre compreso.

La redazione di questo materiale, unico in Italia e rarissimo altrove, sopperisce come  può alla mancanza del famoso "messalino" o Prosefchitarion fatto dal papas Damiano Como, libro oramai introvabile.

L'esame attento del materiale liturgico disposto dal Typikon della Chiesa greca è molto utile per conoscere la mentalità con il quale è stato ordinato.

In breve si può dire che il Typikon (l'insieme delle "rubriche" o regole liturgiche) segue gli schemi tradizionali ma non è mai schiavo di essi.
In tal modo, per quanto esista una sequenza fissa di domeniche del tempo ordinario (dette di san Matteo e di san Luca) nelle quali ci sono determinate coppie di letture fisse (Apostolo e Vangelo), può succedere che questa coppia non sia rispettata.

Ci troviamo, allora con un Vangelo proprio di una domenica ordinaria ma con una epistola apostolica totalmente differente. Una spiegazione è data dal fatto che l'epistola commenta la festa di un santo che cade in quel particolare giorno. 

A volte, invece, è la sequenza numerica delle letture (delle domeniche di Matteo o di Luca) a non essere rispettata e una domenica ordinaria salta per far posto a qualcos'altro per poi ripresentarsi molto dopo. Un esempio di numerazione è: 3, 4, 5, 7, 8, 9,10, 6. Questo, che può parere disordinato ad una mentalità latina, ha una sua logica e non  avviene casualmente. 

Un altro particolare degno di nota: non esiste un tempo specificamente consacrato all'attesa del Natale, una specie di "Avvento bizantino". Il tempo immediatamente precedente al Natale è contrassegnato da tropari (ad esempio cambia il Theotokìon e si canta diverso tempo prima di Natale quello natalizio). 

I tropari (Apolitikion Kondakion e Theotokion) hanno la particolare funzione di classificare le domeniche ordinarie negli otto toni liturgici e di annunciare feste particolari o di celebrare le stesse. Un altro elemento molto interessante è la commemorazione di tutti i giusti prima di Cristo, giusti che, come nel caso dei Profeti veterotestamentari, sono commemorati col titolo di "santo", cosa non praticata in Occidente.

La Divina Liturgia (La Messa) ha solo letture neotestamentarie. La ragione è data dal fatto che la Divina Liturgia rappresenta simbolicamente l'avvento del nuovo patto, della nuova Alleanza stabilita da Dio in Cristo. La Liturgia, dunque non può contenere ciò che è l'ombra o il semplice annuncio a tale nuova Alleanza. Il luogo princeps per le letture veterotestamentarie è, dunque, il Mattutino o, prima, il Vespero, che rappresentano il cammino della Chiesa verso la pienezza rappresentata da Cristo.
Si dice ciò anche se, anticamente, la disposizione prevedeva delle letture vetero-testamentarie pure nella liturgia eucaristica.
Questa disposizione tradizionale esisteva anche nel Messale Romano, prima che la riforma attuata cinquant'anni or sono ne cambiasse radicalmente le scelte per ragioni essenzialmente pastorali, com'è stato giustificato.

Ad una prima lettura, dunque, l'anno liturgico bizantino risulta essere molto flessuoso, rispetto alla ieratica rigidità di quello latino tradizionale, e compone in sé il rispetto per la norma liturgica e l'adattamento della stessa a tempi e circostanze differenti.

E' questa capacità di adattamento che ha fatto mantenere fino ai giorni nostri una liturgia la cui identità sostanziale si è fissata attorno all'XI secolo.