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domenica 19 febbraio 2017

Ricevo e rispondo

Ho appena letto l'intervista al generale dei gesuiti, quell'uomo coi baffi. Adesso leggo questi interventi, e mi chiedo cosa abbiano in comune, sono due mondi diversi, due punti di vista estranei, forse con buone ragioni da entrambe le parti, così come vi possono essere aspetti positivi nello scintoismo da un lato e nell'astrologia da un altro, senza che le due "filosofie" abbiano niente in comune, niente da darsi né da dirsi. Credo che al generale dei gesuiti della liturgia, come la spiega lei, non importi assolutamente niente, anzi che la detesti. E forse non solo il generale dei gesuiti. Forse il cristianesimo resisterà e rimarrà, ma sarà altra cosa, che forse fatichiamo a immaginare? Io ormai sono troppo vecchio per avere una elasticità mentale che mi permetta di comprendere e di adattarmi; forse è come una nuova religione, e non è detto che fallisca. Tutto questo mi ricorda la fine del paganesimo antico e lo svilupparsi del cristianesimo:una erosione della mentalità e la società si è trovata cristiana prima di esserlo per fede convinta e accettata. Erano mutati i parametri generali, l'antropologia, in una zona magmatica in cui la " dottrina" , intesa come nuova ortodossia, non era più chiara e non ancora definita: una fase di stallo simile alla attuale. Verrà un nuovo cristianesimo di cui non sappiamo ancora parlare e che sarà una nuova religione? Purtroppo non è più possibile proporre la religione di quelle foto e contemporaneamente si è incapaci di accogliere le novità vaticane. Invidio gli entusiasti di questo papa, sordi ciechi sottomessi e felici. 

Sergio

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Gentile Sergio,

innanzitutto grazie per la sua attenzione. Proverò a risponderle in modo franco, sperando di non turbare qualche animo delicato.
Lei ha ragione a dire che non esiste quasi nulla in comune tra la mia prospettiva (o quella degli esempi che pongo) e la prospettiva degli esponenti della "neochiesa" Cattolica. Costoro, infatti, sono esponenti di una "neochiesa", come la definisce correttamente il giornalista Alessandro Gnocchi, definizione che io condivido perché è solo apparentemente polemica ma, in realtà, è sostanzialmente vera, sia dal mio che dal loro punto di vista.
Che la mia prospettiva (che poi non è mia in senso individuale o originale) e quella di questi signori abbiano dei lati positivi, non lo nego. Tuttavia, una prospettiva religiosa è buona non per qualche suo aspetto positivo ma per tutto l'insieme dei suoi insegnamenti che o conducono e servono alla Rivelazione o la avversano e stornano gli uomini da Dio. Non credo che non possiamo giudicare e riconoscere la qualità religiosa proposta da questo gesuita baffuto e da molti altri simili a lui. Lo possiamo e lo dobbiamo fare, se non altro per non perdere il tempo della nostra vita. Lo possiamo fare anche perché abbiamo tutti i mezzi per farlo.
Che al generale dei gesuiti possa non importare nulla della mia spiegazione sulla liturgia (che poi non è una mia spiegazione personale) ne sono più che certo e non mi meraviglia affatto. Ho vissuto abbastanza per vedere pure clero praticamente agnostico, indifferente ad ogni tematica squisitamente religiosa, quand'anche attratto solo da soldi o da sesso. Che gliene può fregare ad un clero secolarizzato di quanto entusiasma un cristiano neobattezzato o delle fatiche di chi vuole mantenersi nel retto e tradizionale cammino cristiano? Per questo, sono convinto che certi chierici sono, di fatto, fabbriche di atei, intenti come sono a inseguire il mondo e ad osservarne con cupidigia tutte le passioni. Da tempo essi hanno scambiato la vita cristiana con il vitalismo mondano ...
Infatti già negli anni '80 dei seminaristi (ora sacerdoti e insegnanti di seminario, nonché docenti in facoltà pontificie), chiedevano tra il serio e il faceto ad alcuni loro nuovi compagni: «Cosa possiamo imparare da chi è appena venuto dal mondo?». Figuriamoci oggi che, morte le generazioni più tradizionali, sono divenuti una schiacciante maggioranza e stanno nella "stanza dei bottoni" della Chiesa cattolica!

Chi ha un minimo di sensibilità, di formazione culturale e di buon senso come fa a dare credito ad una versione così sfigurata di Cristianesimo, quale molti di essi di fatto impongono? E se non è possibile darle credito, figuriamoci adattarsi ad essa, come dice lei!
Si conforti, dunque, perché la sua difficoltà ad accettare il "nuovo ordine religioso" non deriva dalla vecchiaia che le rende difficile adattarsi ai cosiddetti "cambiamenti". Le proposte sfornate da questi signori, in realtà, non sono semplici cambiamenti - in una certa misura, i veri cambiamenti sono necessari e vitali - ma degli autentici imbrogli, in buona o cattiva fede non ha, poi, molta importanza. Fa bene chi, vedendole, se ne fugge più lontano possibile. Se lo facessero tutti, costoro sarebbero costretti ad accorgersi cosa sono anche se, forse, neppure allora avrebbero il coraggio di ammetterlo!

I segni odierni preludono, forse, all'avvento di un nuovo Cristianesimo o, più realisticamente, ad una nuova religione universale, come lei acutamente si chiede?

In parte, forse, sì ma la cosa mi lascia totalmente indifferente e non mi rattrista affatto perché lascio che "i morti seppelliscano i loro morti". Infatti, credo che Cristo non è un filosofo, un uomo come me e lei, vissuto e morto per sempre. Egli è Dio, vivo e attuale. L'insegnamento da lui lasciato, custodito  e vissuto sapientemente nei secoli da uomini santi e ortodossi indica la verità  per l'uomo, l'unica direzione nella quale è possibile estinguere la sete di eternità insita nel cuore umano.

Una liturgia tradizionale e priva di eresie, se pregata e vissuta, agisce nell'animo come la presenza di una mano benedetta che accarezza e solleva. Questo intervento di grazia non interviene nelle liturgie di "platica", confezionate con idee psicologiche di uomo, impotenti ad elevarsi e impotenti a richiamare l'intervento celeste, che attraggono la maledizione del salmo, quella dell'uomo che confida esclusivamente nell'uomo e lo isola dal Cielo. Tutto ciò non è determinato da tempo, cultura, luogo geografico ma dall'unica legge dello spirito, ben conosciuta a chi pratica lo Spirito, della quale si riempiono la bocca i "novatores" senza, tuttavia, conoscerne veramente leggi e presenza, poiché essi seguono e vedono solo criteri umani. Essi, infatti, sono tentati di credere che le "leggi celesti" sono miti primordiali ai quali l'uomo attuale non può e non deve credere più. Sostituiscono, dunque, il Dio rivelato con una razionalità umana priva della luce della grazia. Fatto ciò, credono di aver raggiunto e di dialogare, da cristiani, con il mondo attuale. Non si accorgono, però, che hanno abbandonato il Cristianesimo!

Tutti quei signori che, con tali caratteristiche, costruiscono una nuova religione o quanto meno la favoriscono, dentro o fuori il Cristianesimo, gesuiti o altro, di fatto non tengono conto di Dio poiché in pratica non gliene importa nulla. Essi sono chiusi in un mondo di soli artifici e calcoli umani, cosa comprensibile in un ragioniere, in un economista o in uno statista ma totalmente estranea a chi segue veramente Cristo. 

Ed è proprio questo l'inizio del loro fallimento e della loro tragica fine, come cristiani e preti! La stessa "neochiesa", nata già vecchia, seguirà a ruota la loro sorte e, dovesse pure durare un altro po', avrà lo stesso destino di una donna sterile: "Chi non semina con me, disperde", dice Cristo. E se lo dice lui, c'è da crederci davvero!


giovedì 16 febbraio 2017

Udine una volta

Uno scorcio fotografico
della religiosità friulana di un tempo
Fotografie tratte dal Sito dei Beni Culturali
della Regione Friuli Venezia Giulia

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Basilica delle Grazie
Cerimonia in onore di
mons. Luigi Quargnassi (1867-1945)


Il chiostro della basilica era usato come
luogo processionale liturgico. Oggi non più.


È l'umanità di un tempo in continuità con riti vetusti,
assorta, provata dalla vita, forse rassegnata
ma con una fortezza e compostezza oggi rare a trovarsi.


Messa Prelatizia al tronetto (momento del Gloria)


Messa Prelatizia (canto dell'Epistola)


Messa Prelatizia (canto del Vangelo)


Messa Prelatizia (offertorio)


Messa Prelatizia (elevazione dell'Ostia)

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Basilica delle Grazie
Cerimonia in onore di
mons. Valentino Venturini (prima metà XX sec.)


Processione liturgica nel chiostro



Messa Prelatizia al tronetto

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Ingresso
di Mons. Giuseppe Nogara (1872-1955)
nella diocesi di Udine






Messa Pontificale in Cattedrale


Messa Pontificale alla Basilica delle Grazie

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Messa Pontificale mons. Anastasio Rossi

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Ordinazioni sacerdotali
Cattedrale di Udine (anni '40 del XX sec.)



Presentazione e prostrazione degli ordinandi


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domenica 12 febbraio 2017

La grafica estetica nei libri liturgici

Parlare della grafica e dell'estetica nei libri liturgici è cosa ardua, in un mondo come il nostro che non ha alcun tempo per cose del genere, facilmente giudicate come "inutili". Se si ragiona in questo modo, è ovvio!, divengono in un attimo "inutili" pure secoli di arte...
Dal momento che sono convinto del contrario, amo indicare ai miei cortesi lettori che un bel libro non è solo questione di estetica ma coinvolge molte più cose, cuore compreso.


Propongo due esempi tratti dalla liturgia cattolico-latina preconciliare (quella successiva non m'interessa affatto, anche perché in più punti si allontana sensibilmente dalle comuni radici cristiane). Un esempio è stato preparato da me, dopo aver realizzato il font tipografico tratto direttamente dal libro, e uno è facilmente reperibile nel web (compilato con il comune font "Times").
Nel primo esempio la scelta tipografica ricalca esattamente l'originale, un Missale Romanum edito negli anni '40 del XX sec., libro particolarmente elegante. La chiarezza di lettura è elevatissima. Il carattere, pur non essendo grassetto, non da adito ad alcuna difficoltà d'interpretazione. Tale carattere, non esistendo affatto, mi ha obbligato alla sua realizzazione. Il font ha caratteristiche che lo rendono utilissimo per questo genere di lavori tra cui i segni grafici seguenti, introvabili nei fonts comuni (la "f" fusa con la "i" o con un'altra "f" è tipica dei testi umanistici a stampa):




Nel secondo esempio, redatto da un giovane tedesco, è stato preferito il carattere "Times". La pagina appare piatta, come "slavata". La lettura non ha la facilità del primo esempio.

Una grafica estetica non è facile da trovare se si va in Europa orientale, area che non ha conosciuto la sensibilità umanistica verso il libro tipica dell'Europa occidentale. Nei paesi ortodossi normalmente ci si accontenta di libri con grafica sommaria. Una certa eccezione è rappresentata, in questi ultimi anni, dai libri editi dal monastero di Simonos-Petra ma, è necessario sottolinearlo, uno dei suoi principali responsabili, padre Makarios, è di origini ... francesi!

Auguro a chiunque voglia intraprendere la strada editoriale per dei libri di liturgia, o per semplici dispense, di non scegliere le vie più comode, ma quelle più classiche anche se chiedono molto più lavoro. Un libro liturgico, per il suo contenuto, dev'essere obbligatoriamente bello, non cosa di poca fatica e conto perché, oltre a dire molto di più sullo stesso contenuto, dirà qualcosa anche su chi lo ha realizzato.

mercoledì 8 febbraio 2017

Religione universale?



Turchia, Alessandretta, chiesa greco-ortodossa.

Il cartellone scrive in turco:
"Tüm Islam Aleminin Mübarek Ramazan Ayini Kutlariz"



La traduzione italiana pare essere:
"Abbiamo festeggiato ogni sera (?) per il sacro mese del Ramadan Islamico".

A scanso di ogni equivoco, il cartellone è firmato:



"hıristiyan ortodox cemaati"
ossia:
"Comunità cristiano-ortodossa".

L'immagine deriva da google-maps ed è stata registrata nel luglio 2015 (vedi qui)

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Alcun anni fa un monaco atonita mi raccontava addolorato che in una emittente televisiva ecclesiastica greca avevano fatto un programma sul "sacro Corano". «È possibile parlare del Corano in una trasmissione della Chiesa, perché no?, se non altro per informazione - mi precisava ma subito aggiungeva - Quello che mi pare un errore per un cristiano è definirlo "sacro"».
Allo stesso modo, può accadere che un cristiano faccia degli auguri ad un mussulmano ma questo è un fatto personale, che riguarda il mussulmano, non il cristiano. La chiarezza di fondo non è comunque intaccata. Oggi questi equilibri sono stati di gran lunga sorpassati ...

martedì 7 febbraio 2017

Falsa e vera riforma liturgica

Il presente tema è stato trattato moltissime volte, soprattutto nei siti cattolici ma non sempre in modo adeguato. Com'è noto, da alcuni decenni il mondo cattolico è passato attraverso la più radicale riforma dei testi e della prassi liturgica della sua intera storia. Con tale riforma (1) il clero cattolico si è convinto che ben poco della liturgia può rimanere immutato e che, a seconda dei contesti culturali e dei tempi, molte cose possono essere ridiscusse. In realtà essi credono che nulla è ormai “sacro” nel senso di intangibile.

Solo l'inerzia delle ultime generazioni ha proibito che il processo di riforma avviato subito dopo il Concilio Vaticano II si fosse radicalizzato. Ma da oggi in poi sarà così?

A mio avviso quello che da alcuni secoli è sempre più mancato al mondo cattolico è una visione profondamente spirituale della preghiera liturgica. Di conseguenza, il significato dei simboli liturgici, come ancor oggi si conservano nell'Oriente cristiano, è divenuto sempre più sfuggente. Non a caso un teologo ortodosso contemporaneo ha scritto in una delle sue recenti pubblicazioni: “... il Cattolicesimo romano, in seguito al Vaticano II, si è liberato di un gran numero di simboli; nelle cerimonie protestanti, in cui il Cristianesimo ha raggiunto il più basso grado della secolarizzazione, il simbolismo è divenuto praticamente inesistente” (2).

Come una frana non avviene da un momento ad un altro ma è preparata da una serie di smottamenti del terreno, magari anche di lieve entità, così il crollo della liturgia in Occidente, ridotta ad una riunione sempre più autocelebrativa, è stata preparata da un crescente oblio della dimensione trascendente nel culto e, quindi, del valore della simbolica.

Le chiese antiche attorno a noi sono quasi l'unico legame, l'unica muta testimonianza con un mondo passato che i contemporanei non capiscono più.

La prima vittima di quest'incomprensione del passato è stata il clero. In tal modo, invece di sottolineare il valore della liturgia tradizionale e la sua efficacia spirituale, la sua comunicazione con il mondo trascendente, le autorità ecclesiastiche hanno preferito abbassare questa al livello religioso sempre più insoddisfacente dell'uomo contemporaneo.

“Chi può capire il significato di questi simboli?”, si sono chiesti i riformatori liturgici nel Cattolicesimo, abolendone parecchi con serena coscienza. Essi credono davvero che i simboli, essendo in buona parte incomprensibili, siano stati disposti in modo più o meno casuale o capriccioso per un impeto di pietismo.
C'è da dire che il simbolismo per sua natura sfugge, di fatto, ad una visione razionalistica della fede, quella stessa visione che è prevalsa nella riforma liturgica cattolica. Non è un caso che la riforma luterana se ne sia totalmente sbarazzata. Il simbolismo è legato con il mondo spirituale e con chi vi è profondamente implicato. Solo un uomo di grande profondità spirituale può, dunque, comprendere come e in che misura, dietro ad un oggetto, una frase, una gestualità più volte ripetuta, si cela la realtà celeste. Di conseguenza, solo un tal uomo è in grado di ritoccare la liturgia. La Chiesa nel suo insieme di sacerdoti e fedeli, è chiamata a riconoscere se tali ritocchi rispondono o meno all'essenzialità, se alterano o confermano il vero spirito della liturgia. Accoglierà o rigetterà, così, le riforme proposte. Ma, anche qui, l'insieme della Chiesa non deve muoversi con spirito secolaristico ma con un profondo spirito di pietà e con un forte senso del soprannaturale!

Quando da una certa epoca in poi nell'Oriente bizantino è stata abbandonata la celebrazione domenicale della Liturgia di san Basilio in favore di quella crisostomiana, è avvenuta una specie di “riforma” liturgica. Ma tale “riforma” non solo non condannava la liturgia basiliana – oramai lasciata solo a particolari feste e alle domeniche quaresimali – ma era in perfetta continuità con il suo passato: le preghiere della “nuova” liturgia avevano lo stesso spirito di adorazione e di timore verso Dio; le disposizioni esterne di fatto non cambiavano, pur essendo aperte a continui ritocchi riguardanti la preparazione del pane e del vino eucaristici, ritocchi che si fisseranno definitivamente solo verso il XIV sec.
In questo modo si salvava l'essenzialità, la continuità, e la si sposava con le necessità di nuovi tempi.

È avvenuto così in Occidente, con la riforma liturgica dopo il concilio Vaticano II? Credo che all'inizio si pensava di fare altrettanto ma poi, pian piano, la materia è scappata di mano a chi avrebbe dovuto tenerla vigorosamente e si è imposta di fatto una rottura con il passato, perché è di rottura in senso proprio che si deve parlare!

Tale rottura è stata consacrata con le attuali generazioni di chierici e laici che sentono inevitabilmente il proprio passato liturgico come qualcosa di totalmente estraneo. Le frange tradizionaliste sono impotenti ad invertire la rotta, quand'anche non vengano assorbite dalla tendenza maggioritaria, e non sono che un'eccezione ad una regola vigente ben diversa. 

Joseph Ratzinger ha cercato, come ha potuto e con i suoi limiti, di far rientrare negli argini il Cattolicesimo che, come un fiume esondato, si era disperso. I suoi timidi tentativi di ritorno alla tradizione liturgica hanno avuto per risposta una resistenza pervicace, se non proprio un profondo odio clericale. Le sue conseguenti dimissioni da papa hanno assunto un significato drammatico, come fossero un punto di non ritorno. 

Il bisogno di adattare la Liturgia è cosa comune, sia in Oriente sia in Occidente, ma il modo in cui lo si fa differenzia sempre più profondamente queste due realtà contribuendo a distanziarle proprio nel campo più importante del Cristianesimo: il culto a Dio.

A mio avviso non si tratta di questioni esteriori o puramente culturali ma di un orientamento interiore che se, in Oriente, cerca di mantenersi in sintonia con quello antico nonostante molte difficoltà, in Occidente se n'è discostato senza provare alcun senso di colpa o nostalgia. È successo come chi, nato al buio, pensa che la luce sia qualcosa di eccessivo e sbagliato, nonostante il proprio corpo gli possa ancora suggerire il contrario.

Scrivo tutto ciò anche perché sono sempre più forti le voci che l'attuale pontificato romano voglia ulteriormente modificare la Liturgia cattolica. In mancanza di uomini realmente spirituali e facendo affidamento ad un orientamento puramente razionalistico, non si può che giungere ad un disastro su larga scala, alla perdita di quel poco che oramai rimane.

Le antiche chiese occidentali contempleranno sempre più, mute e attonite, le strane cose che dovranno ospitare. Furono progettate e costruite per atmosfere ben diverse da quelle che stanno imponendosi. Altre mani ne forgiarono le bellezze artistiche, mani ispirate che paiono oramai estinte per sempre. 

Forse in Occidente sta avvenendo l'eutanasia del Cristianesimo?




1) Il termine "riforma" è molto discutibile anche se si è imposto in Occidente. La Chiesa, con la Pentecoste, ha avuto tutti i mezzi per governarsi e attraversare la storia. Più che di "riforma" si dovrebbe dunque parlare di "risveglio" della Chiesa stessa nei suoi uomini chiamati a seguire le orme del divino fondatore.

2) Jean Claude Larchet, La vie liturgique, Le Cerf, Paris 2016, p. 181n.

martedì 31 gennaio 2017

Il vocabolario cristiano, il vocabolario laico

Via Martiri della Libertà a Trieste
Chi è avezzo al mondo delle lettere sa che le parole sono come dei manichini i quali, a seconda delle epoche, possono essere vestiti con mode differenti. La tendenza prevalente, all'interno di una società, contribuirà a dare a determinati termini un certo significato quando gli stessi, prima di quella tendenza potevano avere un ben diverso campo semantico.
È il caso della parola "liturgia" che, prima dell'avvento del Cristianesimo, significava qualsiasi attività compiuta per il bene sociale. In quel periodo era "liturgia" anche riparare una strada.
L'avvento del Cristianesimo e la sua affermazione nella società hanno fatto in modo che per "liturgia" si intendesse la più elevata opera per il bene sociale: il culto cristiano!
Questo, ovviamente, quando il Cristianesimo aveva la forza d'incidere nella società.
Da alcuni secoli questa forza si è persa e il Cristianesimo odierno, soprattutto in Occidente, non ha più capacità d'influire. Subisce, semmai, influenze ad esso estranee in modo sempre più massivo.
Lo notiamo, ad esempio, dal modo in cui usa il termine "martire".
Nell'epoca pagana la "martirìa" significava una qualsiasi testimonianza, anche quella fatta da chi, davanti ad un giudice, voleva scagionare un uomo da una colpa.
Nei primi secoli cristiani la "martirìa" per eccellenza divenne la testimonianza di Cristo da parte di coloro che venivano, perciò, processati e condannati a morte.
Da lì in poi, il termine "martire" ha significato prevalentemente, e forse unicamente!, colui che effonde il proprio sangue per testimoniare Cristo.
Oggi al termine "martire" si danno altri significati, decisamente laici: è "martire" colui che muore per la libertà o per la giustizia in senso generico e puramente umano.
Che il mondo laico, lontano dal Cristianesimo, modelli le parole a suo piacimento non deve meravigliare nessuno ed è cosa che rientra perfettamente nella norma, esattamente come il Cristianesimo stesso lo ha fatto a suo tempo.
Ma che il Cristianesimo assuma acriticamente questa modalità è come chiedere ad un banchiere che faccia il postino e al postino che faccia il macellaio. Sono cose completamente fuori posto!
Il peggio è che oggi nessuno se ne accorge e pensa che il fatto sia regolarissimo.
In tal modo, se qualcuno cerca nel web i nomi di santi e di martiri in un sito cattolico, finirà per trovare anche qualcosa del genere.


All'interno della sezione "Santi e Beati" esiste una sottosezione di "testimoni" con la qualifica di "martiri della giustizia". Nella fattispecie si riporta il caso di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Che questo uomo sia stato un testimone di giustizia in senso laico e che sia stato perciò stimabile, non ci sono dubbi. Il problema è porlo, però, in un quadro nel quale ci sono o dovrebbero esserci solo i testimoni di Cristo i quali hanno una valenza ben diversa. Infatti a me consta che Carlo Alberto Dalla Chiesa, benché probabilmente buon cristiano, sia stato ucciso unicamente per questioni di mafia, non di fede! Mettere questo stimabile signore in un elenco di santi (il sito si occupa di questo) è un problema perché indica l'irruzione di una logica unicamente laica all'interno di un quadro cristiano quando, nei primi secoli cristiani, avveniva l'esatto contrario. 

Con l'esatto contrario, la società non cristiana veniva cristianizzata; oggi, per contro, è la Chiesa ad essere secolarizzata.

Un inizio del genere lo si vide quando Giovanni Paolo II insistette ed ottenne che il francescano padre Kolbe fosse iscritto nell'albo dei martiri, nonostante non fosse stato ucciso in odio alla fede ma per un motivo esclusivamente politico. Si videro, allora, anche i cattolici più tradizionali adeguarsi a questa innovazione che rompeva con un'antica tradizione.

D'altronde, esiste chi, nell'ambito più vasto del Cristianesimo, ha da tempo precorso questa medesima strada.
In tal senso, sfogliando il Prayer Book della Chiesa anglicana e osservando il calendario liturgico troviamo, sì, martiri cristiani antichi (ad esempio la martire romana Agnese) ma, pure, "preti poeti" (George Herbert),  "riformatori sociali" (William Willberforce), "moralisti" (Samuel Johnson). Senz'altro ottime persone, quest'ultime, ma possono esserlo state ugualmente senza Cristo. Uno può essere un buon riformatore sociale a prescindere dal Vangelo, questo è certo! Tuttavia, il Vangelo e la Chiesa e, conseguentemente, l'elenco dei santi richiederebbero "qualcosina" di più...

Quel "qualcosina" che oramai anche nelle nostre regioni si è perso con il rischio reale di trasformare il Cristianesimo in una dolcificata pappetta umanistica. Anche il vocabolario ecclesiastico, dunque, finisce per seguire i nuovi significati che la società laica gli da ed essere morbidamente e senza dolore mutato, relativizzando, alla fine, la vera "martirìa" in Cristo, unica cosa che costituisce l'essere e il motivo per cui è stata fondata la Chiesa.

sabato 28 gennaio 2017

Il giorno della memoria, la memoria dei santi, la memoria delle ingiustizie...


Un appunto riguardo al "giorno della memoria", visto che esiste ancora chi si meraviglia come mai nessuno commemora la memoria degli indiani trucidati in America dagli avi degli attuali americani o altri eventi simili.

La memoria dell'umanità sugli eccidi e le ingiustizie rimane viva grazie a chi oggi è discendente di gruppi o di persone trucidate o che hanno subito ingiustizia. 

Se oggi non ci fossero più tali discendenti anche la memoria scomparirebbe come, per ipotesi, se non ci fossero più cristiani, pure la memoria dei santi scomparirebbe. Succederebbe un po' come nell'odierna Turchia dove nessuno sa chi era Giovanni Crisostomo! 
In effetti di tali oblii il Cristianesimo è pieno perché ha subito diverse fratture nella sua storia, anche se certi suoi ambienti cercano di nasconderle.
Si pensi a quando, con la discesa dei Normanni in Italia meridionale, intere diocesi sono state violentemente strappate dalle loro radici grecaniche e, col tempo, è andato smarrito o camuffato il culto dei santi che potevano collegare le popolazioni invase alla memoria storica precedente! È avvenuto un vero e proprio genocidio cultural-religioso sul quale oggi si glissa per non turbare le attuali dirigenze religiose che si sentirebbero delegittimate, poverine! Così, tanto per fare un esempio che riguarda almeno in parte quanto affermato, intere chiese dedicate a sant'Antonio il Grande, eremita egiziano, sono state lentamente "convertite" a sant'Antonio da Padova e oggi quando si parla di santa Caterina, quasi nessuno associa tale nome alla santa di Alessandria d'Egitto ma alla religiosa tardo medioevale senese.

Tuttavia, esiste un'altra condizione che influenza potentemente la "memoria": se i discendenti hanno una particolare forza economica e politica la memoria dei patimenti dei loro avi si "rafforza" rispetto alle ingiustizie subite dagli avi di quei discendenti che socialmente ed economicamente contano poco o niente... 

Insomma, la cosiddetta "memoria" è più legata a influenze economico-sociali e politiche che a cause ideali o religiose anche se, abbastanza ipocritamente, la si vuol far passare idealisticamente e religiosamente!
Così la presenza di certe "memorie" è direttamente proporzionale alla forza economico-sociale di quei gruppi che le veicolano e, in un certo senso, esse se ne servono per affermare e verificare il loro peso nel mondo attuale. Non mi sembra di fare discriminazione alcuna, affermando tutto ciò, ma solo di leggere la realtà per ciò che è, nella sua cruda e immediata evidenza..

martedì 24 gennaio 2017

Solidarietà ad Alessandro Gnocchi

Alessandro Gnocchi è un giornalista cattolico molto tradizionale, Tra il pensiero di Alessandro e il mio ci sono delle differenze, bene inteso, ma desidero spezzare una lancia in suo favore per lo scritto che possiamo trovare qui e che ho letto con particolare gusto.
In sintesi, si può dire che lo scritto di Alessandro denuncia una semplice cosa, da me più volte indicata: il clericalismo.
Il clericalismo è quel modo di essere e pensare per cui dei chierici (ma anche certi laici!) si ritengono al centro del mondo, detentori di un unico sapere e di un'interpretazione che solo loro sanno essere la migliore. Il problema, però, non nasce da qui ma dal fatto che trattano chi non è in consonanza con la loro linea come un minus habens, non sapendo relazionarsi in altra maniera se non quella dettata dall'alterigia di chi pensa di avere un certo potere sugli altri.
Alessandro nota questa piaga in qualche prete della fraternità tradizionalista san Pio X, cosa che io avevo già colto parecchi anni fa.
Il clericalismo è un patologico orientamento spirituale autoreferenziale ed è pure una tremenda malattia psicologica perché isola il soggetto che l'ha contratta, impedendogli di capire il mondo e le ragioni altrui. Nel particolare caso, un clericalista non può capire le ragioni di Alessandro che, in questo scritto, mostra un'intelligenza tutt'altro che mediocre e dipana gli argomenti in modo tale da meritare di essere almeno un poco ascoltato.

Non entro in merito ai particolari esposti da Alessandro ma segnalo il suo scritto perché alcuni giorni fa uno stimato intellettuale di mia conoscenza mi raccontò un fatto piuttosto simile capitato, questa volta, con un prete ortodosso. L'intellettuale si scusò con un pope per non poterlo aiutare in determinati suoi impegni accademici. Il pope, invece di prenderla di buon grado, se ne uscì dicendogli indispettito: "Lei non sa chi sono io!". L'assurda risposta significava che un essere a lui inferiore non doveva dirgli di no! Anche il pope merita, come il pretino tradizionalista, la scrollata di Alessandro: "Piccolino, ma chi cacchio credi di essere tu?...". Anche in questo caso tra il pope e l'intellettuale c'è qualche decennio di differenza, come tra Alessandro e il pretino della fraternità san Pio X. Anche in questo caso si può dire: "Raramente ho visto toccare vertici del ridicolo così alti e con simile facilità".

Il fatto è che tutti costoro, pur nella differenza di riti liturgici e di teologie, hanno la stessa testa che li porta a rompere con un requisito importante della tradizione cristiana di cui teoricamente si fanno araldi e unici difensori: l'umiltà.

Essi dimenticano che sant'Agostino, pur essendo vescovo, diceva: "Sono cristiano con voi" e questo con lo faceva allontanare da una supponenza della quale, purtroppo, si sono imbevuti troppi chierici odierni, cattolici o ortodossi che siano. Certi ortodossi, poi, sono in realtà divenuti cattolici modernisti nello spirito, poiché mondanizzati come tutti gli altri. Concepiscono, allora, la loro missione come un incarico che conferisce loro onore e potere e nulla più.
I pii fedeli, intanto, si sentono sempre più soli ma tanto, a loro, chi pensa?

L'essenzialità della Chiesa e lo smarrimento dei cristiani

Sull'Agenzia Ansa (vedi qui) leggo la notizia di un parroco, tale don Giulio Mignani, rettore di una chiesa spezzina, il quale in una sua omelia domenicale ha difeso l'amore gay, appoggiato entusiasticamente dai suoi parrocchiani (o da diversi tra essi).
Sotto la notizia, immancabile!, il commento da stadio dei lettori, alcuni fervorosamente d'accordo, altri livorosamente contro.
Tanto per contrastare meglio le cose e rendere la notizia più piccante, il giornalista riferisce che il vescovo diocesano ha cercato di porre un "freno" all'entusiastica iniziativa del giovane parroco.
Di fatto, quella chiesa per la messa domenicale è divenuta occasione di un comizio politico-sociale. Per alcuni è giusto così, dal momento che è necessario stare tra i cosiddetti "ultimi" della società o tra quelli che vengono discriminati.
Ma è davvero bene fare tutto questo, ossia trasformare la chiesa in una piazza?

Per avere una risposta equilibrata cerchiamo di capire quale sia il fine istituzionale della Chiesa.
Il fine per cui la Chiesa è stata istituita non è parteggiare per una forma di amore o per un'altra (per quanto si possa trovare un chiaro indirizzo scritturistico su questo argomento), ma indicare qualcosa di superiore all'umano e preparare le persone per qualcosa di cui, nei suoi membri migliori, la Chiesa stessa ha avuto esperienza.
La nascita per il Paradiso (del quale nessuno parla più) prevede che la gestazione su questa terra avvenga in un certo modo e in quel modo il cristiano non può non avere intuizione di ciò che lo attende in seguito. 
Se ciò non succede, qualcosa da qualche parte è andato storto. Se poi non si crede più a tutto questo e non si vede nel nostro orizzonte alcun membro ecclesiale spiritualmente eccellente, tutto decade e diviene solo pura contingenza: la Chiesa per i poveri contro i ricchi, la Chiesa per i ricchi, la Chiesa a favore dei gay, la Chiesa per un ordine sociale e la famiglia contro i gay, ecc. 
Iniziano, allora, le dispute tra partiti opposti come allo stadio. Nel nostro caso, il campo si divide in due sezioni: i moralisti che difendono la legge (quasi fosse un fine cristiano e non un puro mezzo!) e i possibilisti e i lassisti che la relativizzano o la uccidono perché vedono unicamente il proprio bene individuale (o individualistico), qui e ora.
Personalmente non so che farmene di tutti costoro (come di certi siti catto-tradizionalisti che sono sempre particolarmente informati di cose gay, quasi fossero l'agenzia clericale dell'arcigay!). 
A me costoro non interessano perché mi infondono l'impressione d'aver uno sguardo totalmente chiuso nella loro individualità, nella difesa del loro pezzettino di terra sul quale appoggiano i piedi, che sia pro o contro i cosiddetti gay, pro o contro i poveri o i ricchi, ecc. 
Ho realmente l'impressione che per questi partiti non ha molto senso se il Paradiso esiste o no poiché tutta la loro attività ha un orizzonte unicamente intramondano.
Alla fine, gli opposti si raggiungono e si assomigliano. Sia i moralisti sia i possibilisti (o lassisti) sembrano davvero figli di un'unica mamma e non è un caso se, talora, attivisti antigay passano nel campo opposto (come fu per mons. Charamsa).
Se queste Chiese, trascinate dalla mentalità secolaristica, confermano gli  uomini in un'individualità chiusa in se stessa (in nome di diritti umani o della legge morale, per favorire o limitare i cosiddetti gay), hanno cessato di servire al loro vero scopo, lo scopo per cui è stata creata la Chiesa stessa: stabilire una comunicazione tra questo e il mondo dell'Al di là poiché è là che, o prima o poi, tutti andremo e la terra, per quanto bella, è una semplice preparazione. Ma queste cose non preoccupano più nessuno e le conseguenze si vedono chiaramente, purtroppo!

mercoledì 18 gennaio 2017

La mutazione antropologica e la simulazione religiosa

Credo che non si possano negare delle solari evidenze con le quali ci scontriamo ogni giorno. 

Una di queste evidenze è una vera e propria mutazione antropologica: l’uomo odierno non è per nulla identico a quello di alcune generazioni fa ed è molto diverso da quello di solo 100 anni fa. 

Su ciò è stato scritto molto ma forse non si è posta sufficiente attenzione al rapporto esistente tra questa mutazione e la sfera religiosa, come cercherò di fare a breve. 

La mutazione antropologica pone sotto i nostri occhi un uomo psicologicamente molto fragile ma con grandi pretese. La fragilità non consente all’uomo odierno di avere profonde radici in qualsiasi ambito. Questo spinge le istituzioni stesse ad abbassare il loro livello. Ad es. un tempo un buon liceo poteva dare quanto ora, con difficoltà, cercano di dare le facoltà umanistiche universitarie. Se pure in tutti i tempi gli studenti hanno cercato le vie più facili e meno faticose, oggi siamo giunti a livelli un tempo impensabili. 

Mio malgrado io stesso me ne sono accorto. Un giorno mi si avvicinò una laureanda sui sessant’anni chiedendomi una bibliografia per una sua tesi in storia bizantina. Avendo a che fare con i libri, le consigliai di leggere alcuni titoli ricordandole che è bene compulsare anche opere in lingua straniera. La signora con grande indifferenza mi disse di non avere tempo per leggere e tanto meno per imparare l’inglese, volendo prendere prima possibile la laurea. Ad un certo punto fu esplicita e mi chiese se, pagandomi, gliela scrivevo io. Ovviamente rifiutai e non solo perché mi parve disonesto ma perché costei in questo modo non avrebbe imparato nulla e la sua laurea non sarebbe stata che carta straccia. Poco dopo incontrai il docente, suo relatore, il quale esprimendo una finta rassegnazione, mi rivelò l’esistenza di gente peggiore che lui, nonostante tutto, aveva felicemente laureato. 

Gente fragile (e furba!), con grandi pretese, in possesso di titoli che non significano nulla ma che impressionano i grulli… 

Di fatti del genere ne ho visti abbastanza. Mi limiterò a citare l’ultimo capitatomi in questi giorni. 

Sono stato cercato da una signora che s’interessa di musica bizantina. Pare che costei organizzi concerti e sedute di musicoterapia. Ogni tanto mi giungono notizie sulle sue frequenti attività. Non discuto la sua buona fede ma ho più di qualche perplessità sul suo metodo, visto quanto segue. Qualche giorno fa chiese se avevo i cosiddetti “microtoni bizantini”, cosa che per me, tutt'altro che esperto di canto bizantino, era quasi arabo. Alla mia risposta evasiva la signora insistette. La sua insistenza mi fece ricordare che ben 17 anni fa, in un sito internet da me curato e poi dismesso (me lo sono ritrovato letteralmente rubato in un altro indirizzo), avevo aperto una pagina sui toni bizantini in cui avevo messo le scale bizantine con dei files sonori esplicativi. La signora, evidentemente, aveva ricevuto una buona informazione. 
La cosa strana è la seguente: com’è possibile che una persona, teoricamente esperta di canto bizantino, non sia in grado di conoscere e riprodurre da se stessa le scale bizantine e me le chieda? Costei diffonde effettivamente l’idea di non essere una sprovveduta in tal campo! La cosa mi ingenera notevole stupore. 
Infatti è come trovarsi dinnanzi ad un docente di letteratura italiana, o supposto tale, che chiede al primo passante incontrato la sequenza alfabetica dando l’impressione di non sapere se la A vada prima o dopo la Z! 

Temo che siamo dinnanzi ad un altro caso di grandi pretese con scarsi fondamenti (le scale musicali sono l’ABC del canto e si imparano bene prima di ogni altra cosa, soprattutto prima di dirigere un coro! Sarebbe infatti ridicolo che un direttore d’orchestra non fosse in grado di cantare un “do-re-mi-fa-sol-la-si-do”!). 

Alla fine anche questo caso, forse, s’iscrive tra i molteplici e diversificati esempi dei simulatori. 

Se trasportiamo queste caratteristiche in ambito religioso gli effetti sono devastanti. Già qualche decennio fa i monaci atoniti ripetevano a certi pellegrini: «Che andate cianciando di “luce divina” e trasfigurazione se prima non siete in grado di vivere i comandamenti?». Nel frattempo l’ andazzo della simulazione religiosa, del facile cianciare per farsi credere “qualcuno”, si è diffuso ovunque e abbiamo pure visto fin troppo clero incapace di vivere i comandamenti…

Ultimamente, vista l’impossibilità di volerli vivere, si sta iniziando a teorizzare una via religiosa anche per chi non li vuole vivere, come se questo possa essere possibile! Evidentemente, pure qui siamo nel caso di una simulazione, anzi di una vera e propria alterazione! 

Liturgie simulate (e alterate), religiosità simulata (e alterata), conoscenze simulate (esistono “esperti religiosi” o “guru” sia cattolici che ortodossi, privi di seri titoli di studio che girano l’Italia per ingannare i grulli di turno), clero falsificato e Chiese false si stanno facendo largo in modo sempre più evidente pure all’interno delle Chiese istituzionali. L’era della plastica ha, in effetti, finito per plastificare pure lo spirito in chi glielo permette!